La mia magica Islanda - Parte terza





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9 agosto 2008
Oggi c’è un bel vento freddo, tanto per cambiare! Il vento è stata una componente presente quasi ogni giorno nel nostro viaggio, di tutte le cose di cui avremo nostalgia di sicuro il vento non sarà tra queste.
Riprendiamo il nostro viaggio sulla famosa strada 1, ma per poco. Vogliamo infatti fare una bella deviazione nella penisola di Vatnsnes. Sarà per il forte vento, il cielo grigio o chissà perché ma questa penisola ci pare aspra, severa, austera e solitaria e proprio per questo ricca di fascino e di poesia.
Lasciata l’asfaltata strada 1 per la sterrata 770 ci fermiamo per visitare un luogo non proprio storico ma quasi: Borgarvirki. Si tratta delle rovine di una fortezza del decimo, undicesimo secolo. La cosa curiosa è che nessun testo storico cita tale luogo mentre le saghe e le leggende lo nominano più volte. Già le saghe medioevali islandesi sono una parte importante della cultura di questa nazione. Sono forse il primo esempio di romanzo scritto ma a parte l’aspetto letterario della cosa che vede narrare sempre storie di epiche battaglie, sanguinari eventi o amori sfortunati che videro come protagonisti personaggi dell’epoca della colonizzazione dell’isola questo luogo è o non è un luogo storico? Chissà...
Più o meno in punta alla penisola c’è un luogo dove nidificano uccelli e dove si possono osservare le foche, ma oggi la zona Hindisvìk è una riserva naturale non accessibile.
La zona è proprio desolata, pochissime fattorie e pochissime auto.
Per vedere le foche ci si può fermare a Illugastaðor. C’è un piccolo sentiero che costeggia la costa e le scogliere dove le foche riposano al sole poco lontane. C’è un piccolo campeggio con dei servizi niente male, di recente costruzione e una piccola caffetteria. Non ci sono campeggiatori o altre persone in giro e il vento che soffia rende tutto più sinistro e suggestivo. Peccato che è ancora presto altrimenti avremmo potuto fermarci in questo posto per la notte.
La strada che costeggia la parte ovest della penisola ci permette di dare una sbirciatina da lontano ai fiordi occidentali. Ieri sera in tenda abbiamo studiato la cartina con molta attenzione valutando quale direzione prendere sulla base del tempo ancora a nostra disposizione. Purtroppo i fiordi occidentali ci avrebbero portato via un bel po’ di tempo, e anche se a malincuore decidiamo di lasciarli per un altro viaggio, se non altro abbiamo una scusa per tornare!
Lasciata quindi questa penisola prendiamo la direzione di un'altra penisola Snaæfellsnes dove ci aspettano meravigliosi fiordi, scogliere spettacolari, vette vulcaniche e bellissime spiagge! Insomma affrettiamoci ad arrivare!!!
Percorrendo la strada numero 57 in direzione ovest il Breiðafjörður si presenta subito in tutta sua bellezza e i paesaggi non mancano di incantare e stupire. Ci sono tantissime isolette paradisi per l’avifauna locale.
Poco prima di arrivare a Stykkishòlmur, tra l’altro affollatissima di turisti, ci fermiamo per fare una passeggiatina fino sulla sommità della montagna sacra venerata dai cultori del Dio Þòr: Helgafell. Decidiamo di raggiungere questa cima, ben 73 metri non tanto per questioni storico culturali ma perché dalla sua sommità si vede proprio un bel panorama di tutta la zona.
Per la notte decidiamo di fermarci a Grundarfjörður. Un tranquillo villaggio posto in una posizione molto spettacolare, vette spettacolari, cascate e il mare, qualcosa di molto suggestivo e bello. Scegliamo un tranquillo campeggio di una fattoria prima di arrivare in città non lontano dalla zona in cui vogliamo fare un po’ di trekking domani: Setberg.
Il posto è idilliaco, la serata è piacevole, ceniamo davanti alla nostra tenda godendoci la splendida vista sul mare. Da un punto di vista paesaggistico è senz’altro uno dei migliori campeggi, stendersi sull’erba appena tagliata e osservare il cielo azzurro nella pace di questi luoghi è straordinario. Il monte Kirkjufell con la sua forma a gianduiotto contribuisce al fascino di questo angolo di Islanda. Dicono che scalare questa montagna da questa particolare forma sia tutt’altro che cosa semplice.
Il campeggio non è affollato, ci sono alcune coppie di turisti e due gruppi di tre famigliole islandesi.
Il tramonto sul mare davanti a noi è stato qualcosa di unico, il rosso infuocato che lentamente scendeva e si perdeva nell’orizzonte lontano del mare, è stata pura poesia, bellissimo. Peccato che a rompere l’idilliaco incanto di questo tramonto fantastico in questo paesaggio così bello c’era la musica a tutto volume di uno stereo di uno dei due gruppi di famigliole presenti in campeggio. Eh si.... Anche noi abbiamo avuto modo di domandarci il senso di tutto questo festeggiare il sabato sera. Bah... Fatto sta che tra musica, canti, giochi e bere (questo ahimè è proprio una piaga) sono andati avanti fino a notte fonda. Purtroppo il buio tarda ad arrivare e le attività all’aperto vanno avanti a lungo. È perfino passato un furgoncino, con tanto di campanella, che portava i gelati. Avvolta nel mio pile avrei preferito una buona cioccolata calda invece di un bel gelato freddo! Ma i gusti sono gusti.. i bambini si sino subito precitati a scegliere il loro gelato e dopo poco erano felici e contenti a scorazzare per i prati leccando il loro gelato.

10 agosto 2008
Mi aspettavo che dopo il casino di ieri sera questa mattina avrebbero dormito fino a tardi e invece... qualcuno è già sveglio e sta già armeggiando per smontare l’accampamento.
Fatta colazione e smontata la nostra tenda ci incamminiamo verso quello che dovrebbe essere il punto di partenza del sentiero che vogliamo percorrere. Stanno facendo dei lavori per cui la strada è piuttosto sconnessa ma riusciamo comunque a trovare l’imbocco del sentiero, subito dopo il campo da golf, per raggiungere la vetta del Setberg, se così si chiama visto che la cartina e le indicazioni sono piuttosto approssimative.
Il sentiero è ben tracciato, si sale costeggiando un piccolo ruscello e si arriva in un bel pianoro circondato dalle montagne. Ci sono dei laghi e infatti incontriamo una coppia di uomini armata di canne da pesca, pare che in questi laghi ci siano anche dei pesci. Il sentiero piega sulla destra. Inizialmente sale dolcemente per poi salire in maniera più ripida verso un ulteriore altopiano dove ci sono alcune pecore che pascolano tranquille.
Arrivati su questo altopiano la vetta di questa montagna modello panettone, è davanti a noi ma i picchetti rossi che segnano il sentiero vanno in un’altra direzione. Marco decide di raggiungere la vetta mentre io voglio vedere dove portano i paletti. I paletti portano ad un piccolo laghetto incastonato tra le rocce, si vede solo quando gli si arriva a ridosso. Ma poiché da qui non si vede un fico secco di vista decido di salire su un cucuzzolino poco sopra il laghetto e da qui mi godo una bella vista sul fiordo. Anche Marco dalla vetta ha potuto godere di una bella vista.
Ripresa l’auto riprendiamo il nostro viaggio verso il parco nazionale di Snaæfellsjökull. Si tratta dell’ultimo parco nazionale, è stato infatti istituito nel 2001 per proteggere la punta di questa strepitosa penisola e la calotta glaciale del vulcano Snaæfell. Jules Verne ambientò in questo particolare luogo uno dei suoi romanzi più famosi Viaggio al centro della terra, dove i protagonisti intrapresero un viaggio all’intero del cratere di questo vulcano. L’ambiente intorno al vulcano è eccezionale, c’è il ghiaccio, la lava, è un ambiente dove l’acqua, il freddo, il fuoco si sono mescolati dando luogo ancora una volta a paesaggi unici.

Ci fermiamo più volte perché i maestosi paesaggi che abbiamo sotto gli occhi lo richiedono, ci sono le nuvole che vanno e vengono e ogni tanto la vetta dello Snaæfell è completamente sgombra da nubi e si erge dinnanzi a noi in tutta la sua maestosità.
Di questa penisola, oltre alla nostra guida in italiano, disponiamo di una mini guida, in inglese, presa in un ufficio informazioni strada facendo. È un libricino ben dettagliato di tutto quello che incontreremo lungo questa strada, veramente un opuscolo ben fatto e di grande utilità.
Nei pressi di Hellissandur-rif ci fermiamo a vedere la chiesa di Ingjajdshòll. È la prima ad essere stata costruita in cemento e risale al 1903, ma purtroppo la porta è chiusa quindi dobbiamo accontentarci di osservare solo l’esterno.
Da qui decidiamo di percorrere la strada 574 che è completamente asfaltata e ci permette di visitare tutta la punta della penisola e di godere di paesaggi straordinari ed unici.
Oggi è tutto un sali e scendi dalla macchina ma da vedere c’è proprio tanto. Ci fermiamo ad osservare un antico pozzo irlandese, si si irlandese. I primi coloni dell’Islanda furono infatti dei monaci irlandesi che volevano vivere da eremiti, quando poi giunsero i primi vichinghi si trasferirono altrove verso la Groenlandia. Comunque in questa zona sono visitabili i resti di quello che fu un pozzo irlandese Irskibrunnur sovrastato da un pezzo del cranio di una balena. Nell’immensità di tutti questi campi di lava visitiamo anche le rovine di tanti fiskbyrgi, si tratta dei ruderi delle capanne costruite dai vichinghi per essiccare il pesce nel Medioevo.
Verso la punta della penisola lasciamo la strada asfaltata per prendere una strada sterrata che conduce prima ad una delle spiagge più idilliache della zona, sabbia dorata bagnata dalle azzurre acque del mare, un paesaggio da cartolina che, se non fosse per il freddo, sarebbe gremita di turisti in costume. È molto suggestiva e quasi fuori luogo in questo contesto, ma eccezionale proprio per questo.
Proseguendo su questa strada passeggiamo poi lungo la costa dove le onde del mare si infrangono sulle aspre scogliere di lava; è un ambiente strano, severo, fantastico. C’è anche un faro che si erge in tutta la sua maestosità su queste ripide scogliere dove nidificano gli uccelli e dove per i piccoli più maldestri o sfortunati che cadono dal nido c’è soltanto la crudeltà di queste scogliere. Resto infatti impressionata dal numero di giovani uccelli morti che si possono osservare. E in mezzo a tutte queste scogliere dove spostarsi non è sempre agevole il nostro sguardo viene rapito da un visone che veloce si sposta tra i massi di lava neri.
Ripresa la strada principale, la 574 ci fermiamo quasi subito per andare a dare una sbirciatina nel cratere di Beredalur. Un ripido sentiero porta fino in cima.
Il tempo passa veloce e noi abbiamo ancora un sacco di cose da fare prima di questa sera. Come tutti non possiamo non andare a visitare le spiagge di sabbia nera di Dritvìk e Djùpalònssandur. Un sentiero collega le due spiagge ed è possibile ammirarle dall’alto oppure scendere fino in riva al mare per una passeggiata romantica. Propongo questa opzione con annessa sosta seduti in riva al mare ma lo scarso romanticismo del mio maritino non apprezza questa variante da film d’amore e preferisce andare a ‘giocare’ con le pietre da sollevamento che sono presenti sulla spiaggia. Si tratta di una serie di massi di peso diverso che in passato servivano per valutare la forza dei marinai da imbarcare sulla nave. Il mio maritino riesce giusto a sollevare la più piccola, in un’epoca lontana mi sa che gli avrebbero fatto fare giusto le pulizie sul ponte della nave! Comunque su entrambe le spiagge sono visibili i rottami dei pescherecci che nel XVI e XIX secolo attraccavano su queste spiagge. Tra l’altro pare che in questo tratto di costa vi siano molti relitti di navi.
Arriviamo al campeggio in prossimità di Armastapi. Il campeggio è grosso e ci sono molti viaggiatori e come sempre i servizi sono, come numero, sotto stimati e nonostante il costo del campeggio sia uno dei più alti la qualità dei servizi è una delle più scarse.

11 agosto 2008
Come quasi tutte le mattine ci si sveglia con le nebbia. Prendiamo la nostra auto e ci dirigiamo verso la 570 che attraversa la penisola da sud a nord (da Armastrapi a Olafsvìk) portantoci a due passi dai ghiacciai dello Snaæfellsjökull. Raggiungere la vetta non è un’impresa difficile, ovviamente con l’attrezzatura giusta. Percorriamo delle piste e dei sentieri che ci portano a pestare i ghiacciai. In alcuni punti la morena è formata da sabbia e pietre in alti tra ghiaccio ricoperto da sabbia. Sarà per la nebbia mattutina, per l’austero e severo paesaggio che ci circonda ma questi luoghi sono davvero strani, suggestivi. Forse è per questo che Verne ambientò in questi luoghi la sua singolare storia.
Lungo questa strada ci fermiamo anche a vedere una serie di grotte laviche ricche di graffiti che risalgono al XVIII secolo. La più grande di queste grotte è detta Sönghellir ed oltre ad essere piena di graffiti (serve una pila per vederli perché è buio) ha un’acustica particolarissima. Un signore che accompagna un gruppo intona infatti un canto per mostrare alle persone che accompagna la particolare acustica del luogo.
Riprendiamo la strada 574 che avevamo lasciato perché il tempo passa e il nostro viaggio prosegue. Ci fermiamo a pranzare nei pressi del parcheggio da cui parte un breve sentiero che porta all’interno di una stretta fenditura Rauðfeldargjà dove scorre il torrente.
Ripresa la nostra strada possiamo vedere da lontano la sagoma del vulcano Eldbord. Un bel sentiero parte nei pressi di una fattoria con annesso campeggio e raggiunge la sommità del vulcano. È una bella passeggiata, non breve perché ci sono ben 4 chilometri da percorrere. Lungo il cammino incontriamo un bel gatto bianco e nero molto socievole. Ci viene incontro sul sentiero e si lascia coccolare come se fossimo di casa.
L’ultimo tratta di sentiero è attrezzato con delle catene per rendere più agevole la salita visto che il terreno è un tantino scivoloso.
Come succede in tutti i viaggi esiste il giorno no per la ricerca del pernottamento. Sarà perché ci attardiamo anche a vedere le colonne di basalto di Gerðuberg, ma quando decidiamo che è ora di trovare un posto per pernottare di nostro gradimento succede che non lo troviamo! E pensare che lungo la strada ne abbiamo incontrati parecchi!!!
Comunque finiamo in un tranquillo campeggio sperso nel nulla dalle parti di Varmaland. Ci sono altri campeggiatori ma sono proprio pochi. I servizi sono puliti e ben tenuti mentre la campagna introno al campeggio, con i campi dall’erba alta mossi dolcemente da vento e i tralicci dei pali con il cielo colorato dai colori del tramonto è semplicemente suggestiva.

12 agosto 2008
Una volta in macchina consultiamo la cartina per scegliere il percorso di oggi, scegliamo così di percorrere la strada sterrata numero 523 disseminata qua e la di tranquille fattorie, lasciamo poi questa strada per la pista F550 che percorriamo fino al bivio che porta ad un rifugio nei pressi di una lingua del ghiacciaio Langjökull. Il rifugio è chiuso, lasciamo la nostra auto nel piccolo piazzale e ci incamminiamo verso la lingua di ghiaccio. È impressionante questo ambiente, questa vastità di terra aspra e questi enormi ghiacciai che prepotentemente si fanno spazio in questi paesaggi severi. Facciamo due passi sul ghiaccio che ha poca pendenza. Intanto arrivano altri turisti, tra cui due persone accompagnati da una guida. Ho letto che organizzano delle escursioni sul ghiacciaio, prima caricano i turisti su un enorme camion che percorre un pezzo del ghiacciaio e poi sulle motoslitte. Insomma la solita cosa da turisti a cui non riesco proprio a dare un senso. Non vedo il senso di farsi scorazzare su un ghiacciaio per il solo gusto di dire ‘ci sono stato’. Mah....
Lasciato questo paesaggio arido e ripresa la strada principale ci fermiamo ad ammirare due cascate carine: la Hraunfossar e la Barnafoss. Sono particolari per il paesaggio in cui si trovano. Le Barnafoss sono anche dette cascate dei bambini perché una volta esisteva un arco naturale di roccia, alcuni bambini vi si arrampicarono sopra e caddero tragicamente nella cascata. Da allora la cascata è stata intitolata in onore di questi bambini morti e l’arco di pietra è stato fatto saltare per evitare altri incidenti di questo tipo.
Ripresa la strada passiamo anche per Reykholt, dove c’è la sorgente di acqua calda più grande d’Europa. Nella zona sono anche visibili le serre dove coltivano riscaldando le medesime con l’acqua calda di queste sorgenti. In questa zona il sottosuolo regala, agli islandesi, 180 litri di acqua tutti i giorni.
Nel pomeriggi ci troviamo a percorrere l’Havalfjörður, uno spettacolare fiordo dove si dice che d’estate si possono anche avvistare le balene.. mah... Lo percorriamo non solo per ammirare questi paesaggi ma perché vogliamo andare a vedere la cascata più alta d’Islanda la cui strada sterrata che conduce a questa cascata parte dal fondo del fiordo. Se vi aspettate segnaletiche o altro beh, evitate di cercarle, perché non ci sono. Lasciamo la nostra auto in un piccolo parcheggio dove un cartello, solo in islandese, cita questa cascata. Poiché non possiamo comprendere le indicazioni del cartello e la nostra guida non è sufficientemente dettagliata ci affidiamo all’istinto ed iniziamo a seguire il sentiero tracciato con dei bolli gialli che si addentra nella valle. La cascata Glymur, così si chiama non è infatti visibile da lontano, scorre severa in uno stretto canyon dalle gole vertiginose. Per poterla ammirare occorre camminare almeno un’ora e bisogna seguire il sentiero che sale alla sinistra orografica del fiume che esce dalla cascata. Il sentiero si addentra nella valle per poi scendere, passando per una formazione rocciosa che pare una caverna, alla base del fiume. Lo si attraversa su un ponte costituito da un tronco di legno e si risale la scarpata su terreno sdrucciolevole. A questo punto si può scegliere un sentiero che costeggia il bordo del canyon (dall’alto) o uno leggermente più alto che offre altrettante vedute della zona. Dopo circa un’ora di cammino si arriva ai primi punti di osservazione della cascata! E’ veramente impressionante, non si riesce a vedere dove l’acqua cade, tanto è profonda e tanto è stretta la gola. È veramente suggestiva non solo per la sua portata d’acqua ma per tutto il contesto e questo strettissimo canyon. Proseguiamo a salire per oltrepassare la cascata ed entrare nell’ambio vallone dove scorre il fiume che da origine alla cascata. Proseguendo si raggiungono dei laghi ma non abbiamo il tempo di andare così lontano. Pensavamo che una volta giunti nel vallone fosse semplice attraversare il fiume da cui nasce la cascata, veramente confidavamo in un guado o in un ponte. Niente di tutto questo, ci tocca toglierci gli scarponi ed attraversare il fiume. Ridiscendiamo poi dall’altro lato, constatando di persona che da quel lato la cascata non è infatti visibile.
Arriviamo alla nostra auto che è già sera, non ci resta che andare a cercare il campeggio di Akranes e sistemarci per la notte.
Il campeggio è carino, ci sono i servizi ben curati con le docce comprese nel prezzo e anche un locale con le lavatrici. Il campeggio si trova nella periferia della città lungo il mare, così possiamo goderci l’ennesimo tramonto romantico sul mare. Anche in questo campeggio il custode non c’è ma più tardi compare un addetto del comune a pretendere il pagamento del pernottamento e a regalare una cartina di Akranes ai turisti.

13 agosto 2008
Akranes, secondo alcuni testi storici islandesi, fu fondata intorno all’880 da un gruppo di eremiti irlandesi. Oggi è un centro molto vivace con parecchie industrie.
Visto che la giornata è molto bella non possiamo non andare sulla vetta del Akrafjall, la montagna di 572 metri che sovrasta la città. Trovare dove inizia il sentiero non è stato facile, le indicazioni non erano precise e non ci sono segnaletiche particolari. Lasciamo l’auto nei pressi di un piccolo parcheggio dove c’è una sorta di vasca per la raccolta dell’acqua. Da qui seguiamo dei paletti che pensiamo essere il sentiero invece ci portano solamente nell’ampio piano della valle di Berjadalur che divide questo altopiano. Attraversiamo così il piccolo fiume su un ponte e prendiamo la direzione della cresta dove abbiamo visto due persone scendere. Ci sono un po’ di pecore al pascolo, queste ovviamente non mancano mai... Raggiunta la cresta troviamo anche il sentiero che costeggia tutta la cresta della montagna per arrivare fino in cima dove troviamo anche una scatola con il libro di vetta. Lo sfogliamo, senza capirci una parola e lasciamo anche il segno del nostro passaggio. La vista dalla vetta è molto bella. Questa gita è stata molto piacevole ed è stata una scelta più che azzeccata.
Ripresa l’auto proseguiamo il nostro viaggio verso il parco di Þingvellir. Un tunnel, da Akranes, permette di raggiungere velocemente Monfellsbæer senza dovere percorrere la tortuosa strada che si snoda nel fiordo di Hvalfjörður che regala certo dei bei panorami ma noi ci siamo già stati ieri quindi.. oggi proviamo l’emozione di passare in questo tunnel sotto l’acqua.
Il parco di Þingvellir è stato il primo (1930) parco nazionale nato in questo paese e nel 2004 è stato dichiarato dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità.
Questo parco si trova in una zona paesaggisticamente molto bella, si affaccia sulle acque del lago Þingvallavatn, il lago naturale più grosso d’Islanda, le cui acque provenienti dal ghiacciaio Langjökull strada facendo si mescolano con le acque calde delle sorgenti termali di Vellankatla. Insomma le acque di questo lago ancora una volta mescolano l’essenza degli elementi principe di questo paese: il ghiaccio e il fuoco. Sul lago è possibile fare delle crociere con dei battelli, è veramente immenso.
Il parco oltre a proteggere il territorio è un luogo di grande interesse storico infatti, secoli e secoli addietro, in questa pianura tra queste particolari fenditure e anfiteatri naturali si riunivano per legiferare. Þingvellir significa infatti ‘pianura dell’assemblee’. Il potere legislativo attribuito a quest’assemblea (Þing) venne definitivamente perso con lo scioglimento dell’assemblea nel 1798.
Ma a parte tutta questa storia il luogo è straordinariamente interessante perché non c’è solo da vedere la Lögerg, ossia la roccia della legge, dove si riuniva l’assemblea, ma anche le fenditure e cascate di questa pianura. Le orde di turisti annunciati li abbiamo trovati tutti qua, ma questo luogo fa infatti parte di quello che turisticamente parlando è chiamato il Circolo d’Oro, quindi....
Ci sono vari sentieri e percorsi che si snodano attraverso queste spaccature conducendo i turisti nei luoghi più caratteristici. In mezzo alle spaccature scorre anche il fiume che forma più cascate, una tra questa fa la sua figura. Da un punto di vista geologico che cosa sono queste spaccature? Non sono altro che il punto in cui le zolle tettoniche del continente americano si incontrano con quelle del continente europeo. Lentamente i due continenti si stanno allontanando, si dice al ritmo di 2 mm all’anno e queste spaccature sono la testimonianza di questo lento allontanarsi.
Per la notte ci fermiamo in uno di campeggi nel parco. C’è il vento forte e questa sera fa anche parecchio freddo. Comincio a sentire un po’ la nostalgia del caldo estivo di casa mia. Devo ammettere che l’Islanda è una terra bellissima, affascinante, strepitosa ma.... Ma non so se prenderei in considerazione l’ipotesi di trasferirmi da queste parti...

14 agosto 2008
Questa mattina completiamo la visita del parco e poi visto che ci avanza un giorno decidiamo che è giunto il momento di andare a mettere il naso sulla famosa pista F35. Eh si.. sono giorni che quest’idea ci perseguita....
Prendiamo quindi la direzione di Geysir senza prima fermarci a comperare qualcosa per il pranzo e per la cena. In certi posti i negozi chiudono presto per cui abbiamo imparato che la spesa è meglio farla quando se ne ha l’occasione, tanto fa talmente freddo che il nostro baule è più fresco del nostro frigorifero di casa!
Abbiamo deciso di percorrere la F35 fino a Hveravellir, una zona che a detta di un opuscolo è molto suggestiva. E’ un area con sorgenti di acqua calda e dai colori più svariati. MMMhhhhh... le sorgenti le abbiamo viste ma non le ho trovate così spettacolari come le immagini riportate sull’opuscolo. C’è un piccolo campeggio e un rifugio e fa un freddo che non vi dico. La giornata per giunta è pure nuvolosa e sembra voglia piovere da un momento all’altro.
Percorrere questa pista, andata e ritorno, è stato allo stesso tempo emozionante e noioso. Se da un lato la vastità di queste terre deserte, lo sconfinare dell’orizzonte fatto di nulla, di deserto e ghiaccio e un unico serpente di terra battuta che gli scorre in mezzo ci ha fatto provare sensazioni di immensità, ci ha permesso di godere di questi ampi paesaggi, di assaggiare cos’è l’interno di questo paese, dall’altra lo scorrere lento di un paesaggio sempre uguale, sempre solitario e austero ci ha fatto sembrare il tempo trascorso in auto interminabile. È stata una bella esperienza; ed è stato un altro pezzo del nostro modesto viaggio alla conoscenza di questo paese.
Poiché abbiamo passato tutto il giorno su questa strada polverosa (la strada asfaltata inizia una decina di chilometri, o forse meno, prima della cascata di Gullfoss) ci concediamo un bel bagno rilassante nelle piscine termali dell’hotel di Geysir. Per la notte ci fermiamo infatti nel campeggio essenziale (non ci sono le docce e non c’è l’acqua calda) di Geysir di proprietà del vicino hotel. Nel costo del campeggio è previsto l’ingresso nella piscina dell’hotel e questa volta ne approfittiamo. Un po’ di relax non fa male, ci fanno compagnia tre signore islandesi. Ho letto sulla guida che in Islanda è consuetudine fare la doccia, nel vero senso della parola e non darsi una bagnatina come succede da noi, prima di entrare nella piscina, e poi ovviamente anche dopo. Si irritano un tantino se si infrange questa semplice regola e così mi attengo alle regole, come si dice.. paese che vai usanza che trovi. E non sarebbe nemmeno male ci fosse anche da noi!

15 agosto 2008
Ahi ahi ahi... il nostro tempo sta proprio per finire!
Oggi lo dedichiamo alla visita della capitale. Raggiungiamo la città e lasciamo l’auto nei pressi di un parcheggio per poi spostarci a piedi.
Reykjavìk è la capitale dell’Islanda. Il 17 giugno 1944 con il proclamare la Repubblica d'Islanda a Þingvellir si stabilisce che Reykjavík ne è la capitale nonché sede del primo ministro. Mentre, cosa curiosa, la sede del presidente della repubblica si trova a Bessastaðir uno dei sobborgo di Reykjavík. Ometto di narrare tutta la storia di questa città da quanto Ongòlfur Arnarson, il primo, o presunto tale, abitante dell’Islanda, battezzo questa zona con questo nome il cui significato, ‘baia fumosa’, trae origine dal vapore che le bocce fumanti delle vicine aree geotermiche sprigionavano nel cielo. Per arrivare fino agli anni 50 dove la città vide una crescita vertiginosa. Oggi è una città molto vivace di circa 190.000 abitanti, nulla se paragonata alle maggiori città italiane. Nella capitale vive più o meno il 38% degli islandesi. L’Islanda va comunque detto è una delle nazioni meno popolate d’Europa.
Reykjavík è la capitale più settentrionale del mondo e così, con oggi, possiamo dire di essere stati nella capitale più settentrionale e in quella più meridionale. Quella più meridionale è infatti Wellington in Nuova Zelanda, dove ci siamo stati tanti anni fa.
Al centro della città si trova un piccolo lago, il Tjörnin che non mancheremo di visitare. Sulle sue acque nuotano tranquilli tanti paperotti e si affacciano splendide dimore.
Una cosa curiosa, che riguarda Ongòlfur Arnarson, sempre lui, è la modalità con cui scelse Reykjavík come sua residenza. Secondo un rituale vichingo chi voleva stabilirsi in Islanda gettava i pali portanti della sua precedente residenza in mare e quindi, andandosi ad arenare da qualche parte questi avrebbero stabilito dove la nuova dimora sarebbe nata. Non era più semplice scegliersi direttamente un bel posticino?

Per le strade di Reykjavík ci sono già stata nelle pagine dei libri di Indridason Arnaldur, un autore islandese contemporaneo di gialli che apprezzo in modo particolare e non perché ho visitato il suo paese ma perché mi piace il suo stile e il suo modo di raccontare. Di certo il maggior scrittore islandese, di cui però non ho mai letto nulla, è un certo Halldór Laxness che ha anche vinto il premio Nobel per la letteratura nel 1955. Mi sa che dovrò provvedere a questa mancanza!
Visto che siamo in tema di arte, la musicista più famosa islandese è Björk.
L’icona della città è la cattedrale Hallgrìmskirkja che si vede da lontano. Peccato che è in ristrutturazione e quindi è completamente impacchettata. Si vede certo da lontano ma non è la stessa cosa! Sigh!
Passeggiamo un po’ per il centro, dove guardiamo le vetrine dei negozi, gli edifici, le vie nemmeno troppo affollate. È una città tranquilla, con un traffico certamente non hai livelli di altre capitali europee. Appare forse per il via vai di persone più una cittadina di provincia che una capitale di nazione. Ma il suo fascino è anche questo!
Andiamo anche a ficcanasare sulla terrazza panoramica esagonale, nell’edificio dove c’è anche il museo delle Saghe, dove si narra l’antica storia del paese. La vista della città, nonostante il cielo grigio che preannuncia la pioggia, è molto bella, spazia proprio a 360 gradi! All’interno oltre ad un ristorante ed al museo sopra citato c’è anche una mostra di un artista islandese, Teddy, che lavora il legno. Ci sono opere molto belle e altre che non si capisce bene cosa vogliono rappresentare. Proprio mentre stiamo commentando l’alto costo, sono tutte in vendita, di una di cui non si capisce bene il senso alle nostre spalle spunta Teddy, così abbiamo anche avuto modo di conoscerlo.
Visitiamo anche i dintorni di Reykjavík ed in particolare la zona di Seltjarnarnes, c’è una bella passeggiata lungo la costa e la promessa di poter vedere tanta avifauna ma purtroppo il vento è troppo forte, ne percorriamo dei tratti ma poi desistiamo dal nostro proposito, fa troppo freddo ed il vento è troppo forte.
E così gira di qui, gira di là la nostra giornata volge al termine e alla fine non resta che prendere le nostre cose e andare a montare la nostra tenda per l’ultima volta in questa terra. Beh di certo non avremo nostalgia di tutte le volte che abbiamo montato e smontato la nostra tenda lottando con il vento.
Per la nostra ultima notte ho scelto il campeggio gratuito del bellissimo promontorio di Garðskagi. Il vento è forte e la pioggia non tarda ad arrivare ma questo posto è talmente suggestivo e ricco di fascino che è il luogo da cui vogliamo salutare questo paese.
E come sempre la frenesia della partenza ha la meglio, così passiamo la serata riordinando le idee, raccogliendo le cose sparse nell’auto e cercando di fare mente locale su tutto quello che ancora dobbiamo fare prima di ripartire.

16 agosto 2008
Questa mattina non abbiamo molto tempo prima di lasciare questo paese, giusto il tempo di fare colazione, piegare la tenda e preparare i nostri bagagli. Il vento e le pioggia ci hanno fatto compagnia per tutta la notte e anche mentre prepariamo le nostre cose a tratti la pioggia si unisce al forte vento. Questo promontorio, freddo e severo, con questo tempo pare, ai nostri occhi, ancora più austero. La sensazione di essere piccoli in questo mondo è ancora più forte.
Salutiamo questo angolo di Islanda che ha un non so che di poetico e di romantico per dirigersi verso l’aeroporto di Keflavik. La strada verso casa ci attende ed le nostre vite in un mondo affollato e caotico ci impongono di tornare.

Qualcuno sostiene che Dante abbia viaggiato fino in Islanda e che in alcuni passi della Divina Commedia descriva appunto i paesaggi lavici che aveva visto in questo paese. Che sia vero o sia solo leggenda non ci è dato di saperlo, la discussione è ancora in corso! Chi sostiene sulla veridicità storica di questa teoria non solo dice di trovare riscontro nei passi dell’Inferno ma vede in Dante il viaggiatore arrivato da lontano descritto in non so bene che testo storico Islandese. Mah..
Per quanto riguarda me... non c’è ombra di dubbio! Ci sono stata!
Non vorrei affidarmi ai soliti luoghi comuni per finire questo diario ma non vedo come fare diversamente. L’Islanda è un paese strepitoso, i suoi paesaggi sono unici, selvaggi, aridi, talvolta così crudeli e severi, altre volte dolci e ricchi di poesia. C’è da chiedersi che cosa aveva in mente il Buon Dio quando ha creato l’Islanda, che cosa voleva fare... ha messo insieme così tanti elementi, così tante forze della natura, come l’acqua, il fuoco e come su una tavolozza di un pittore ha combinato qua e là quantità diverse di questi elementi creando tutti questi paesaggi straordinariamente unici!
Grazie magica Islanda, grazie per quello che ci hai dato e per i bei ricordi che ci porteremo nel cuore per il resto del nostro cammino.

Bibliografia
Islanda – 5° Edizione 2007 – Edt/Lonely Planet
Around Iceland – 2008 - Heimur
Altri libri sull'Islanda

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Luoghi visitati:
Anna Marchisio
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