La mia magica Islanda - Parte seconda





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2 agosto 2008
Il vento questa mattina è ancora più forte e smontare la tenda non è proprio stata una passeggiata ma anche per oggi è andata. Oddio senza accorgercene il telo che mettiamo sotto la tenda ha preso il volo, ma fortunatamente due bambini francesi se ne sono accorti e sono andati subito a recuperarlo. Se non era per loro andava perso! Prima di lasciare definitivamente il campeggio di Stafafell ci fermiamo alla vicina fattoria per pagare il nostro pernottamento. Pensavamo che il fattore, come le sere predente, venisse a riscuotere il pernottamento ma visto che non si è visto facciamo un salto noi da lui prima di incamminarci. A dover di cronaca preciso che i bagni, anche se un po’ spartani sono forniti di tutto quanto serve, c’è perfino la doccia (compresa nel prezzo), una lavatrice ed un’asciugatrice.
Il cane del fattore ci accoglie abbaiando ma come tutti i cani di piccola taglia fanno tanto rumore per nulla, suoniamo il campanello ed il fattore, o chi per lui, viene ad aprirci. E’ un omone, sicuramente discendente dei vichinghi, con i capelli arruffati e un fare un tantino burbero, come si addice ad un fattore di un area così isolata.
Lasciata la fattoria riprendiamo la strada verso est, attraversiamo la zona di Lòn, che letteralmente significa laguna, fermandoci più volte ad osservare e fotografare questa immensa distesa di cigni. Già in questa laguna nidifica una grossa colonia di cigni, devo dire di non aver mai visto così tanti cigni tutti in una volta. E’ uno spettacolo unico. La laguna è immensa e guardando l’orizzonte si vedono tutti questi puntini bianchi che sguazzano tranquilli nella laguna. Impressionante!
Proseguiamo quindi la nostra strada diretti verso i fiordi orientali. Benché la giornata sia cupa e grigia i paesaggi che attraversiamo sono ricchi di fascino. Man mano che ci avviciniamo a questa zona le larghe pianure e lagune lasciato spazio ad aspre montagne che cadono a picco sul mare, a scogliere severe e fa impressione vedere la strada scorrere, a mezza costa a picco sul mare dove le onde si scagliano contro le rocce.
Arriviamo così a Djùpivogur, un piccolo villaggio dei fiordi orientali con le sue caratteristiche case in legno colorate. Il porto di questo villaggio è il più antico porto di tutta la zona dei fiordi e da qui partono i battelli per l’isola di Papey, o anche isola dei frati, perché un tempo prima dell’arrivo di coloni scandinavi era abitata da un gruppo di frati eremiti. Oggi quest’isola è abitata solo da uccelli marini e da foche. Se il tempo fosse stato bello, il cielo sereno e il mare calmo avremo sicuramente fatto una scappatine su quest’isola ma il vento forte, il cielo grigio e soprattutto il mare molto mosso non ci danno nessuna possibilità.
Percorriamo così quest’unica strada che attraversa i fiordi e si immerge in questa zona quasi con prepotenza. La strada numero uno va detto, è anche l’unica strada che corre su tutto il perimetro dell’isola, è i prevalenza asfaltata.
Per pranzo ci addentriamo lungo una strada che risale una valle che si affaccia lungo il Berufjörður, un paesaggio alpino a due passi dal mare, sono impressionanti le pareti rocciose che caratterizzano questi fiordi queste valli. Percorriamo qualche chilometro di questa strada, che si addentra nella valle per poterne godere del paesaggio e per poter ammirare della vista del fiordo dall’alto di questa strada.
Una volta pranzato riprendiamo la strada principale, la uno in direzione di Breiðdalsvìk. Ma a questo punto devo dire che benché io volessi continuare a percorrere la strada che costeggia i fiordi Marco insiste per cambiare un po’ il paesaggio e mi convince a lasciare la strada che costeggia i fiordi orientali per addentrarci nella Breiðdalur una splendida valle alpina che conduce ad un passo da cui si ridiscende verso Egilstaðir. La strada in parte è sterrata e a parte qualche pecora che pascola non incontriamo altre auto od altri viaggiatori.
Di fatto è una di quelle tipiche strade alpina a tornanti che consente di salire velocemente di quota e soprattutto di beneficiare di un panorama sulla valle molto bello. In punta al colle un piccolo laghetto e un bivacco.
Scendiamo così a Egilsstaðir costeggiano il lago Lagarfjot che si dice essere la dimora di un mostro come quello di Lokness. Ma visto che le giornate sono sempre lunghe decidiamo di proseguire e di raggiungere Borgafjörður Eystri, il villaggio più a nord dei fiordi orientali.
La strada da Egilsstaðir è lunga (circa 70 chilometri) in gran parte sterrata. Attraversiamo ampie praterie per addentrarsi sui monti fino ad un passo da cui si ridiscende la valle fino al fiordo costeggiando severamente la costa. Queste strade della serie, meglio non uscire di strada se non si vuole finire a mollo, sono impressionanti!

Il villaggio di Borgafjörður Eystri si trova in una posizione incantevole, nella zona ci sono molte escursioni da fare sulle vicine montagne di Dyrfjöll ma è veramente lontano dal resto del mondo. Nella zona vivono stabilmente meno di 150 persone. Dyrfjöll è una delle catene montuose più suggestive dell’Islanda ricca di laghetti glaciali e paesaggi molto belli.
Il campeggio è in centro al paese, i servizi sono molto belli e curati, c’è perfino la cucina. Ci sono parecchie tende ma non si può certo dire che è affollato. Dopo cena facciamo due passi per il paesino, sarà per le nebbie basse per il clima da fine novembre ma mette una malinconia... L’Islanda è una terra bellissima ma alle volte mi chiedo come sarebbe vivere in uno di questi paesini, noi abituati al calore del sole, alla luce dei cieli azzurri, chissà..
Gli islandesi festeggiano il 24 aprile il primo giorno dell’estate. La fine dell’inverno, della lunga notte artica, è accompagnata con festeggiamenti, canti, e spettacoli per le strade, è una vera e propria festa nazionale! E visto che siamo in tema di feste il 17 giugno si festeggia l’indipendenza avvenuta nel 1944 (durante la seconda guerra mondiale furono occupati dagli inglesi) per chi ha l’occasione di assistervi ci sono grandi festeggiamenti, cerimonie, cortei e balli.
L'Islanda dal 1994 è diventata una Repubblica Costituzionale. Ha un sistema di governo parlamentare dove il capo del governo ed i ministri formano il governo, più o meno come avviene da noi, e questi restano in carica se sono sostenuti dalla maggioranza dei membri del Parlamento chiamato Althing. Anche l’Islanda ha un presidente della Repubblica che però rimane in carica per quattro anni. E cosa molto importante una certa Vigdís Finnbogadóttir è stata la prima donna presidente dell’Islanda e stata eletta per ben tre volte. Altro che ministero delle pari opportunità!!!
Un’altra cosa curiosa dell’Islanda è che non dispone di un esercito, almeno non spendono i soldi pubblici in inutili armamenti vari. L'Islanda infatti è uno dei pochissimi paesi al mondo a non avere un esercito, certo esiste la polizia, la guardia costiera ma non ci sono i militari! In ogni caso l’Islanda fa parte della NATO.

Ma torniamo a di Borgafjörður Estri...
In centro al paese è possibile ammirare la casa più pelosa d’Islanda, già una casetta rossa ricoperta di torba. Per godere della vista dall’alto del piccolo paese saliamo sulla collina di Alfaborg (30 metri) raggiungibile con un breve sentiero segnato. Questa collina è anche la casa della regina degli elfi che ci siamo guardati bene dal disturbare, si sa mai che questi reali non gradiscano le visite a sorpresa.

3 agosto 2008
La mattina seguente, una volta smontata la tenda, andiamo a visitare la vicina isoletta di Hafnarhòlmi collegata alla terra ferma da una strada rialzata. Su quest’isola nidificano circa 10.000 esemplari di pulcinella di mare! Un vero e proprio paradiso per questo adorabile uccello. L’accesso all’area è gratuito e un sistema di passerelle e scalette permette di osservare questi uccelli. Ci sono tantissimo esemplari di pulcinella che vanno e vengono dal mare ai loro nidi con il becco pieno di pesce. Si posano sull’erba, si guardano intorno e poi veloci si intrufolano dentro il loro nido.
Rimarrei qua tutto il giorno, questi simpatici uccelletti mi piacciono da impazzire, ma il tempo vola e dobbiamo riprendere la nostra strada... good bye puffins!!!!!
Ritornati a Egilsstaðir decidiamo di percorrere un’altra panoramicissima strada, quella che porta a Seyðisfjörður un altro pittoresco villaggio dei fiordi orientali.
Ci fermiamo ad osservare le Gufufoss prima di arrivare al villaggio, la vallata del Seyðisfjörður è molto ripida e questo, durante l’inverno rappresenta un problema per le valanghe che possono verificarsi, tra le più brutte si ricorda quella del 1996 che però non produsse vittime e quella del 1885 che invece travolse 24 persone. A titolo di cronaca all’epoca di questa tragica valanga il paese esisteva da poco più di quarant’anni (1848). Durante la seconda guerra mondiale questo villaggio fu utilizzato come base militare, insomma di storia da raccontare questo paese ne ha parecchia!
Oggi vivono stabilmente nella zona 750 persone e l’economia locale è principalmente basta sull’industria del pesce, ma anche il turismo fa la sua parte, approdano infatti nel porto di Seyðisfjörður i traghetti provenienti dall’Europa per chi decide di spostarsi via mare.
Di ritorno dal villaggio quasi in cima al colle incontriamo un gruppo di renne che pascolano tranquille, o almeno così sembrava visto che non appena si accorgono della nostra presenza si incamminano velocemente. Sembrano dei burattini con il loro procedere quasi ciondolante.
Per la notte ci fermiamo nel poco frequentato campeggio di þurshofðavìk sulle rive del lago Lagarfljòt, speriamo che il famoso mostro non decida di fare uno spuntino con noi due proprio questa sera. I primi avvistamenti di Lagarfjòtsormurinn, anche il nome è tutto un programma ma significa semplicemente serpente del Lagarfljòt, risalgono all’epoca vichinga. L’avvistamento più recente risale al 1987, mah.... In ogni caso questo mostriciattolo non deve patire il freddo visto che le acque di questo lago hanno origine da un ghiacciaio.
Il campeggio è bello, c’è tantissimo spazio e i servizi sono molto ben tenuti e curati.
Sulla sponda orientale del lago c’è una fitta boscaglia di abeti e betulle: Hallormsstaðaskògur la foresta più ampia d’Islanda! Chi, prima di partire mi aveva detto ‘In Islanda non esistono alberi’ non era ben informato! Non hanno di certo i nostri boschi, visto il loro clima è pressoché artico, ma anche gli uccellini islandesi hanno qualche albero su cui posarsi per riposare o per farsi una bella cantatina!

4 agosto 2008
Abbiamo passato una notte tranquilla, gli unici rumori sono stati il vento e l’acqua del lago mossa dal vento, il mostro fortunatamente non si è fatto vivo.
La recente dibattuta costruzione della diga sul fiume Jökulsà à Dal che ha dato origine al bacino artificiale di Hàlslòn ha di fatto modificato la natura di questo fiume riducendone, ovviamente la sua portata, ma ha permesso a noi di visitare il vasto altopiano del Jökulsà à Dal poiché la strada è stata tutta asfaltata. Non approfittare di questa strada (la 910) per dare una sbirciatina a questa zona sarebbe stata un’eresia ma a quanto pare quest’idea è venuta solo a noi visto che incontriamo pochissime auto.
Il paesaggio dell’altopiano è unico, tundra che si perde a vista d’occhio e sullo sfondo il ghiacciaio del monte Snæfell con i suoi 1830 metri di altezza, una delle vette più alte d’Islanda. Percorriamo un pezzo della pista che dalla 910 si dirama verso il rifugio montano di Snæfell ma dobbiamo fermarci in prossimità di un guado che non ci fidiamo ad oltrepassare. In alternativa decidiamo di salire su una vicina montagna per godere della vista dall’alto. Zaino in spalla ci incamminiamo verso la vetta di questo monte da dove possiamo ammirare di una vista strepitosa su tutto l’altopiano.
Ma il tempo è tiranno e dopo la nostra gita sulla vetta di una sconosciuta montagna dobbiamo rimetterci in macchina.
La prossima tappa è la Hengifoss, la terza cascata d’Islanda per altezza. L’acqua cade da un altezza di 120 metri in una gola profonda di un canyon. Non è proprio, quel che si dice, a portata di turista comodo perché per raggiungerla ed ammirarla occorre fare una piccola camminatina di circa un’oretta (solo andata) in salita. A metà strada si può già ammirare la Lìtlanesfoss, una suggestiva cascata circondata da spettacolari colonne di basalto.
Risaliti in auto lungo la strada incontriamo due renne che pascolano nei prati.
Il nostro percorso prevede ora di prendere la strada numero uno da Egilsstaðir a Myvatn dove attraversiamo una delle zone più selvagge e suggestive del paese che ci hanno permesso di avere un assaggio di quello che è l’interno di questo straordinario luogo.
Il tempo di certo ha fatto la sua parte per rendere molto suggestivo il paesaggio, oltre al cielo cupo e a qualche avvisaglia di pioggia ci fanno compagnia delle fitti nebbie invernali. Attraversiamo aridi campi di lava che testimoniano la durezza di questi elementi di come la forza della natura possa imporre la sua presenza, la sua volontà. Incontriamo qualche ciclista che non invidiamo affatto, il freddo, il vento e la probabile pioggia non sono di certo elementi che rendono piacevole pedalare in questa zona. Ma man mano che ci avviciniamo a Myvtan ci lasciamo alle spalle questo triste tempo che abbiamo incontrato lungo questa strada.
Già che ci siamo e visto che è giorno fino a tardi decidiamo di approfittare di tutta questa luce e di fermaci a visitare la zona intorno al vulcano Krafla. Quando si dice Krafla si vuole indica tutta questa particolare area, ma ad essere precisi si tratta di un vulcano di circa 818 m. È una zona interessantissima, si possono osservare i crateri fumanti del vulcano, le pozze dai colori vivaci e le acque turchesi del piccolo lago del cratere di Stòra-Viti è possibile costeggiare quest’ultimo percorrendo un sentiero che costeggia l’orlo del cratere.
Per visitare i crateri fumanti è consigliato attenersi ai sentieri segnati. Ci sono varie alternative, si può fare un giro completo o limitarsi sono ad alcuni tratti. Noi decidiamo ovviamente per il giro più lungo.
E in mezzo a questa dimostrazione di potenza da parte della natura l’uomo ha pensato bene di approfittare di questi elementi e di utilizzare tutta questa energia geotermica per genere energia elettrica. I lavori della centrale di Krafla, e si poco originali nella scelta del nome, terminarono nel 1978. Da questo punto di vista l’Islanda si può dire fortunata. Tutti questi fenomeni geotermici non solo alimentano il turismo ma evitano al paese di comperare energia elettrica a destra e sinistra come invece capita in Italia.
Lasciamo questi siti insieme a pochi altri viaggiatori ritardatari; questa sera ci siamo proprio attardati ma tanto il sole non tramonterà prima di due ore.
Raggiungiamo il lago di Myvatn, il quarto lago più grande d’Islanda, e il piccolo abitato di Reykjahlið. Ci sono due campeggi uno sulle rive del lago l’altro sulla collina da cui si può ammirare il lago e i vasti campi di lava. Scegliamo quest’ultimo perché ci sembra anche meno affollato. Ci siamo chiesti più volte cosa e come determinano i prezzi dei campeggi, abbiamo trovato luoghi bellissimi a costi piccolissimi e campeggi i cui servizi non era certamente dei migliori a prezzi più alti... mah... Questo fa parte di questa seconda categoria!

5 agosto 2008
Il bello di viaggiare da soli con la tenda è anche quello di cambiare itinerario ogni volta che ne viene voglia. Abbiamo un unico appuntamento, quello con il volo di ritorno, a cui purtroppo non possiamo mancare, per il resto possiamo girare a piacimento, andare a est o andare ad ovest, tornare verso sud o magari verso nord. Il bello di non avere prenotazioni o itinerari statici è proprio questo. Ieri sera siamo andati a dormire pensando che dopo la visita al parco nazionale di Jökulsàrgljùfur avremo ripreso la strada verso il lago Myvatn e da qui verso Hùsavìk mentre una volta nel parco decidiamo di proseguire in questo parco verso nord, senza tornare indietro. Questo è proprio ciò che mi piace dei nostri viaggi... la possibilità di cambiare idea e decidere in ogni momento dove andare e cosa fare.
Ma procediamo con ordine. Una strada circolare di 36 km abbraccia tutto il lago Myvatn e permette di farci il giro intorno. Nel lago Myvatn si contano circa 50 tra isole e isolotti. Ci sono un sacco di possibilità per fare trekking, passeggiate e quant’altro. E’ un ambiente strano, particolare. Si possono vedere fenditure piene d’acqua, grotte e archi naturali. Vi è anche un’importante area di nidificazione protetta, sulle sponde nord-occidentali del lago. È una zona acquitrinosa, con paludi, tundra e laghetti. Ci facciamo un giretto per vedere se avvistiamo qualcosa di interessante. Su un paletto un girifalco si guarda intorno, forse il cerca della colazione. Non abbiamo di certo la pazienza di un appassionato di birdwatching per cui dopo un po’ abbandoniamo quest’attività e proseguiamo la nostra visita della zona.
Abbiamo anche visto su un paletto lungo la strada uno smeriglio, un piccolo falco che muove la testa come se stesse ascoltando la musica ‘tunzi tunzi’ con le cuffiette! È proprio buffo!
Ci sono anche dei bagni termali che si sono la riposta del nord, alla Laguna Blu della penisola di Reykjaness.
La nostra prossima sosta è presso Bjarnarflag, ad est di Reykahlið un’area geotermale ancora attiva. Ma basta guardarsi intorno per capire che tutta la valle, tutta l’area che ci circonda è ancora attiva, si vedono vapori spuntare un po’ ovunque.
Per fare un po’ di moto decidiamo di salire fino al passo di Nàmaskarð, dove possiamo vedere tutta la zona dall’alto. Scendiamo poi da un altro sentiero che ci porta direttamente nel campo geotermale di Hverir. Il sentiero è un tantino ripido e scivoloso in alcuni tratti, ma niente di che, di certo non è da scegliersi come via di discesa dopo una pioggia intensa.
Passeggiamo come tanti altri turisti tra bocche fumanti, pozze di fango ribollenti e piacevoli profumi di uova marce, per poi ritornare alla nostra auto e dirigersi verso il parco nazionale di Jökulsàrgljùfur passando sul ponte di Grimsstadir che di particolare non ha nulla se non che si narra che nella casetta vicino al ponte c’è ancora lo spirito dell’ultimo traghettatore morto. Non sarà mica morto perché hanno costruito il ponte e lui ha perso il lavoro di traghettatore, no? Fatto sta che noi transitiamo di nuovo su questo ponte, ci eravamo passati ieri, ma del fantasma nemmeno l’ombra.
Il parco di Jökulsàrgljùfur proteggere una stretta gola lunga circa 25 chilometri scavata dal fiume che vi scorre. Il canyon in alcuni punto largo fino a 500 m e profondo un centinaio si è formato a causa di inondazioni causate da eruzioni vulcaniche avvenute sotto la calotta glaciale, insomma ghiaccio, acqua e fuoco hanno creato tutto questo! L’Islanda è forse il migliore esempio di come questi elementi possano plasmare terra e rocce per creare così tante meraviglie della natura. Basta guardarsi intorno in questo affascinante paese per capire cosa questi elementi sono in grado di creare, di plasmare.
Tanto per curiosità in islandese canyon si dice gljùfu, mentre Jökulsàr è il nome del fiume che scorre nel canyon, dalla fusione di queste due parole nasce il nome del parco.
Il parco è attraversato da nord a sud da due strade: la 864, non asfaltata, ma tranquillamente percorribile con un auto normale e la pista F862 percorribile invece solo con mezzi 4wd. Le due strade corrono ai due lati del canyon.
Le attrazioni principali di questo parco sono le cascate Dettifoss e Hafranilsfoss. Dettifoss è senza ombra di dubbio l’attrazione per eccellenza del parco e non si sbaglia se la si definisce una delle cascate più spettacolari dell’intero paese. L’acqua, una quantità incredibile di acqua cade solo da un’altezza di 44 metri ma la potenza di tutta quest’acqua impressionano tutti i presenti. Un po’ più a monte c’è Selfoss una cascata molto ampia e pittoresca le cui acque però precipitano solo da un altezza di 11 metri.
Lasciate queste due cascate proseguiamo sulla 864 in direzione nord, senza però trascurare una visita alla cascata di Hafragilsfoss. Questa cascata è molto particolare perché esce dal canale vulcanico che l’ha generate. È molto suggestiva e merita senz’altro la visita.
Anche l’estremo nord del parco non è povero di attrazioni. Ad Asbyrgi il canyon assume la forma di un ferro di cavallo e si estende per la bellezza di 3,5 chilometri.
Percorriamo poi la strada 85 pensando di doverci sorbire una purga di strada sterrata invece con nostro grande piacere la strada è tutta asfaltata, per cui il viaggio verso Hùsavìk è da questo punto di vista molto piacevole. I panorami che vediamo, aspre scogliere a picco sul mare sono veramente affascinante e nuovamente ci fanno apprezzare ancora di più la nostra scelta di variare il percorso e passare anche da queste parti. Ottima scelta anche questa volta!
Arriviamo ad Hùsavìk, la capitale del whale-watching, verso l’ora di cena. Ci sistemiamo nel campeggio dove ci viene anche consegnato un buono omaggio per l’ingresso nella piscina del paese. E pensare che a Hùsavìk ci vivono circa 2.400 persone!
Hùsavìk è una cittadina carina, con delle belle case colorate che si affacciano sulla via e un bel porto. Fu qui che nel 870 morì l’esploratore svedese Garðar Svavarsson che non so assolutamente chi sia ma è interessante leggere che questi morì 4 anni prima che il primo abitante ufficiale dell’Islanda, un certo Ingòlfur Arnarson, si insediasse in quella che oggi è conosciuta come la capitale della nazione.

6 agosto 2008
All’alba le pernici bianche hanno fatto sentire il loro canto. Non è la prima volta che le sentiamo con il loro caratteristico ‘krik krrrr’ (più o meno) e Marco è sempre rimasto impressionato di poter ascoltare questo canto a due passi dal mare. Beh.. le pernici bianche che vivono sulle Alpi (queste sono però pernici bianche artiche) si trovano a quote molto elevate. Ma qui è tutta un’altra cosa.
Dal porto di Hùsavìk ci sono due compagnie che effettuano crociere in mare per avvistare le balene, la nostra scelta ricade su quella che ha l’orario più consono alle nostre esigenze, non vi è molta differenza tra le due compagnie ne in termini di costi che di imbarcazioni. Comperati i biglietti ci abbigliamo per l’occasione, non è la prima volta che facciamo queste escursioni e sappiamo bene che a queste latitudini la gita in mare richiede un bell’abbigliamento anti freddo. Così ci abbigliamo per benino e ci mettiamo anche dei pantaloni anti pioggia... si sa mai, qui il tempo è imprevedibile.
La gita è stata carina, l’avvistamento delle balene, che come sempre non è per niente facile, la vista sulla baia sono comunque momenti piacevoli. La guida, un ragazzo molto giovane con un bel paio di scarponi da alta montagna della Sportiva, spiegava in un ottimo inglese tutto quello che succedeva e quello che c’era da vedere. Ho anche dovuto aiutarlo a portare i vassoi con la cioccolata calda e un dolcetto tipico Islandese niente male ma cosa molto importante non ho versato nemmeno una cioccolata! Da non credere visto che passeggiare sulla nave non era proprio quello che si dice il massimo in fatto di stabilità!
L’unica nota dolente di quest’escursione è imputabile ad un gruppo di connazionali che facevano parte di un noto tour operator, che tale non si definisce, di viaggi per così dire avventurosi. Non ho nulla contro i viaggi in comitiva, basta che non li devo fare io, ma mi danno un po’ fastidio le comitive, tutto dove passano, che tendono ad impadronirsi di tutto come se ci fossero solo loro. In questo caso che si sono allargati e sistemati sul battello come se fossero gli unici, come se fosse a loro esclusivo uso e consumo. Mi da fastidio quest’invadenza, questo non rispettare anche gli altri.
L’escursione termina in tarda mattinata così riprendiamo la strada 85 in direzione sud-ovest per immetterci nuovamente sulla strada 1, la strada che corre lungo tutto il perimetro dell’isola. Attraversiamo anche un altro sandur, questo particolare territorio, ma tutto è particolare in questa terra, in questi luoghi.
La prima tappa del pomeriggio è presso la cascata Goðafoss, o anche detta la Cascata degli Dei. Non è sicuramente tra le più imponenti, sia per altezza che per quantità di acqua trasportata, ma è sicuramente molto bella forse anche per la sua forma leggermente a ferro di cavallo.

La cascata ha comunque un suo significato storico molto importante per il popolo islandese, infatti nell’anno 1000 l’oratore delle leggi dovette prendere una decisione difficile, ossia quale religione doveva adottare la nazione Islandese. Ci pensò per circa 24 ore e poi giunse alla conclusione che doveva essere una nazione cristiana, così tornando a casa sua passo davanti a questa cascata e vi buttò dentro tutti gli oggetti delle divinità pagane norvegesi, da qui il nome della cascata.
Riprendiamo quindi la strada verso ovest attraversando dei paesaggi silenziosi ed incantevoli. Montagne e spazi aperti a non finire. Superba è la vista dell’Eyjafjörður, questo è anche il fiordo più lungo di tutta l’Islanda. In punta al fiordo c’è Akureyri, la seconda città più grande d’Islanda che conta circa 16.000 abitanti. Il fiordo, la città, il paesaggio è molto bello. Ci sono vette perennemente imbiancate, suggestivi prati verdi e il mare. La cittadina di per se è carina, ci fermiamo a dare un’occhiata e andiamo anche a vedere all’ufficio informazioni se c’è qualche opuscolo interessante sui sentieri della zona. Non troviamo quello che cerchiamo ma incontriamo un gruppo di Italiani in disperata ricerca di una sistemazione alberghiera. Purtroppo l’ufficio informazioni non può fare altro che consigliare loro di raggiungere Hùsavìk (fin la?) perché nella zona è tutto tutto pieno. Ancora una volta ci troviamo a pensare "Fortuna che noi abbiamo la nostra bella tenda"!
Prima di lasciare la città facciamo una scappatine al supermercato che si trova dentro ad un centro commerciale, è forse il primo centro commerciale che incontriamo ed è anche la prima volta che notiamo come le bambine, chiamarle ragazzine è eccessivo, se ne vadano in giro da sole per il centro commerciale atteggiandosi da ragazzine.
Non lontano dalla città c’è quella che viene definita la foresta più visitata d’Islanda, ossia il bosco di Kjarnaskògur. Si fa in fretta ad essere la foresta più frequentata d’Islanda, non è che ce ne sono molte tra cui scegliere!
Tanto per la cronaca non consigliano di pernottare ad Hùsavìk durante il fine settimana, perché pare che gli Islandesi festeggino il sabato sera fino al mattino in maniera per niente silenziosa, anzi... Ma avremo modo di provare anche noi l’euforia del sabato sera estivo degli Islandesi!
Proseguiamo la nostra strada verso Dalvìk, vogliamo infatti visitare questa zona chiamata Arskògsströnd. È una bella regione agricola che si estende per tutta la lunghezza del fiordo e regala stupendi paesaggi.
Dalvìk è un tranquillo villaggio che si affaccia sul fiordo contornato da splendide montagne e valli ma... questo fine settimana c’è un non so bene che festival relativo al pesce ed il villaggio è decisamente preso d’assalto dai turisti, per la maggior parte Islandesi. Il piccolo campeggio cittadino ha rotto i suoi perimetri e tutto il villaggio ed i prati intorno sono stati trasformati in campeggio. Mai visti così tanti campeggiatori, alcuni hanno avuto l’ardire di sistemare camper o tende nei prati delle case. Forse in queste occasioni si usa così!
Dalvìk è anche il luogo da cui partono i traghetti per Grìmsey, l’isola dell’Islanda che attraversa il circolo polare artico. Bah... molti ci vanno solo per questo, noi il diplomino per aver attraversato il circolo polare artico lo abbiamo già rimediato in occasione di un viaggio in Norvegia. In ogni caso Grìmsey è visitata anche per le sue spettacolari scogliere e vedute.
Intanto che meditiamo se fermarci pure noi a Dalvìk o scegliere un villaggio un tantino meno affollato percorriamo una strada sterrata che si addentra in una delle valle laterali del fiordo. Percorriamo così questa strada che si addentra nella valle del Dalur e ci permette di ammirare splendidi paesaggi montani e ghiacciai.
Alla fine decidiamo di andare a dare un occhiata a Olafsfjörður, un piccolo villaggio che si raggiunge passando attraverso un tunnel di tre chilometri, a senso unico. Si trova incastrato fra le montagne ed è particolarmente suggestivo. Il campeggio ha dei servizi nuovi e molto belli, il pernottamento si paga direttamente alla vicina piscina. Ci sono altri campeggiatori ma poca roba. Verso sera calano le nebbie e il freddo si fa più pungente, decidiamo lo stesso di fare due passi per il villaggio. Non incontriamo nessuno, pare quasi deserto eppure le case ci sono, le auto fuori dalle case anche, ma come sempre questi luoghi ci danno una sensazione di solitudine. Perfino i paperotti del laghetto vicino al campeggio sono già andati a letto. Non ci resta altro da fare anche per noi!

7 agosto 2008
Bene bene... anche oggi non è una giornata per così dire di afa estiva!!! E pensare che a casa nostra si sta morendo di caldo!!!
Hrìsey è la seconda isola, per dimensioni, ed è dove vogliamo andare noi oggi. Abbiamo scelto quest’isola perché è il terreno di riproduzione nonché area protetta delle pernici bianche nordiche, si dice che ce ne sia una grande colonia. Oltre alle pernici sull’isola si possono vedere anche gli edredoni e le simpaticissime sterne codalunga un po’ troppo polemiche e aggressive!
Per raggiungere l’isola, escludendo l’ipotesi di farla a nuoto visto che le acque del fiordo potrebbero essere un tantino gelide, si può prendere il traghetto Sævar che parte da Arskògssandur, un microscopico centro lungo il fiordo. Da qui in circa 15 minuti si raggiunge l’isola. Il costo del traghetto è di 900kr A/R e il biglietto si fa direttamente sul traghetto. C’è più o meno un traghetto ogni due ore. Gli uffici turistici distribuiscono un opuscolo con gli orari dei traghetti e con delle utili informazioni sull’isola e i suoi sentieri per meglio pianificare la propria escursione.
Il traghetto sull’isola approda nel minuscolo porto del piccolo ma suggestivo villaggio di Hrìsey dove vivono stabilmente circa duecento persone. Sull’isola sono stati tracciati alcuni sentieri per meglio visitare il luogo e avvistare gli uccelli, una parte dell’isola è una riserva integrale il cui accesso è regolamentato con un permesso. Ci incamminiamo subito ad ovest del villaggio con l’intenzione di percorrere uno di questi sentieri. Iniziamo a camminare in questa tundra artica un po’ dubbiosi sul fatto di vedere o meno tutti questi uccelli che gli opuscoli promettono. Poco lontano sulla strada principale vediamo un trattore che traina una carro con i turisti seduti sopra, lo avevamo visto anche al porto. Un po’ di originalità e fantasia per portare a spasso per l’isola i turisti.
L’isola è veramente il paradiso delle pernici bianche artiche. Camminando tra la tundra abbiamo iniziato a spostare gli animali fermi a terra. Abbiamo visto adulti, voli di genitori e piccoli, insomma.. abbiamo visto tante tante tante pernici bianche, qualche ededrone e le immancabili sterne che come sempre se la sono presa con me fino ad esasperarmi. Ma possibile che ce l’hanno sempre con me!!!!
Lasciamo l’isola nel pomeriggio senza però prima gironzolare per le graziose vie del villaggio.
Ripresa l’auto riprendiamo anche il nostro viaggio. Eh si abbiamo parlato della tenda, la nostra fedele compagnia di viaggio ma anche la macchina che abbiamo noleggiato è stata una preziosa amica. Ironia della sorte è lo stesso modello e lo stesso colore dell’auto di mia sorella, quando ce l’hanno consegnata ci hanno fatto notare che la macchina era nuova, immatricolata meno di un mese prima, quasi a dirci... ‘mi raccomando! Riportatecela sana e salva!!’ Eh eh eh!!! Abbiamo da poco comperato anche noi un auto nuova quindi Marco è in quella fase che attraversano ogni tanto gli uomini dove sono ossessionati da consumi, cavalli, cilindri e che ne so io, eh eh eh..
Attraversiamo l’Oxnadalsheiði, una bellissima zona che regala panorami alpini particolari per arrivare a Varmahlìð, un piccolo centro con tanti servizi e un centro informazioni con relativo uso di internet gratuito per una decina di minuti. Ci sono due campeggi e noi scegliamo quello più appartato nella macchia del bosco, è anche più suggestiva la posizione. Si tratta di un campeggio molto tranquillo e molto ben tenuto e soprattutto pulito ma notiamo che il custode è un tantino maniaco delle pulizie, sempre li che gira con il suo straccetto a raccogliere gocce di acqua o a togliere macchie! C’è anche una bella doccia, il cui costo è escluso dal pernottamento.
Dopo cena raggiungiamo la cima del Reykjahòll ben 110 metri, da cui si gode di una bella vista su tutta la zona intorno. Nella campagna sono disseminate ovunque le balle di fieno avvolte nel cellophan bianco. Paiono tanti pallini sparsi nei campi. Il sentiero parte direttamente dal campeggio ed è una passeggiatina veramente piacevole.






8 agosto 2008
La prima tappa di questa mattina è la visita della fattoria con il tetto di torba di Glaumbær. Si tratta di un gruppetto di case con il tetto in torba, sono comunque un museo. Oltre a queste casette con il tetto in torba vi sono anche due edifici in legno del XIX secolo e la chiesa la cui costruzione risale al 1926.
Visto che oggi la giornata è proprio bella anche se non calda decidiamo che è ora di dedicarci ad un’escursione come si deve. Consultando la cartina e la guida abbiamo scelto la vetta del Tindastòll, ben 989 metri di altezza! Ohh... Lasciamo l’auto nei pressi di una stazione sciistica e ci incamminiamo verso quella che ci sembra la vetta. Ovviamente spuntano le nebbie e in niente non si vede più nulla. Arriviamo sulla punta di questo panettone dove c’è una specie di segnale che ne indica la sommità, camminiamo ancora un po’ intanto che le nebbie si diradano e che scopriamo? Che forse abbiamo sbagliato montagna. Che fare... ridiscendiamo nei pressi di un colle e risaliamo dall’altra parte questa volta nella direzione giusta. Veramente la guida parlava di un sentiero ma noi non ne abbiamo nemmeno visto l’ombra. Sulla vetta ci sono delle pernici che il nostro passaggio fa scappare. Il panorama sul fiordo Skagafjörður è superbo.
Ridiscesi alla nostra auto, senza incontrare altri escursionisti, riprendiamo la strada verso est, siamo diretti a Blönduos dove pernotteremo nel piacevole campeggio del paese. A Blönduos c’è anche un centro espositivo sul ghiaccio marino e sui primi abitanti dell’Islanda. Ho letto che gli islandesi sono fieri di essere i discendenti dei vichinghi norvegesi ma in realtà non è proprio così per tutti. Si certo i primi a raggiungere questa terra lontana furono i vichinghi ma pare che i primi norvegesi che furono invitati a trasferirsi in questa terra non furono proprio il meglio dei norvegesi, ma anzi... tutti coloro che per un motivo o un altro il restante dei norvegesi era fiera di imbarcare su un traghetto e spedire lontano! Il primo cittadino ufficiale dell’Islanda fu un certo Ongòlfur Arnarson, un norvegese fuggito dalla madrepatria.. quindi non uno stinco di santo.. direi... e questo pare avvenne nel 871.

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