Attività di intrattenimento con animali in viaggio: perché le abbiamo eliminate
Ospiti del mondo, nel rispetto di chi lo abita.
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Per noi di Vagabondo, il viaggio è incontro e scoperta. Ma non può esserci vera scoperta senza un ingrediente fondamentale: il rispetto. È per questo che abbiamo preso una decisione chiara: nei nostri itinerari non troverete più attività che prevedono l'utilizzo di animali. Niente cavalcate sui cammelli, niente elefanti, niente slitte trainate dagli husky.
Non è stata una scelta guidata dal desiderio di privarci di qualcosa, ma dalla volontà di aggiungere valore a ciò che viviamo. Siamo consapevoli di non essere perfetti: sappiamo bene che il turismo, per sua natura, genera sempre un impatto sui luoghi che visitiamo e sulle comunità che ci ospitano. Tuttavia, non essere perfetti non può essere una scusa per non provare a migliorare le cose.
Scegliamo di fare la nostra parte, dando un contributo concreto e lanciando un segnale che speriamo possa essere contagioso. Siamo convinti che iniziare a mettere in discussione certe abitudini possa aprire porte importanti anche su altri fronti della sostenibilità e dell'etica del viaggio. Non è un punto di arrivo, ma un passo necessario per guardare al mondo con occhi nuovi e più attenti.
Abbiamo deciso, ormai da anni, di eliminare tutte le attività che coinvolgono gli animali per farci divertire e qui sotto vi raccontiamo le ragioni che ci hanno spinto a farlo.

Oltre la narrazione del "trattati bene"
Troppe realtà turistiche oggi mascherano lo sfruttamento animale dietro una facciata di benessere apparente. Spesso ci sentiamo dire: "Ma l'animale è amato, è nutrito bene, è parte della famiglia".
Tuttavia, come tour operator, dobbiamo essere onesti: la cura quotidiana non giustifica l'uso forzato per scopi commerciali. Quando un'attività diventa di massa, l'animale smette di essere un essere vivente per diventare un ingranaggio di un business che deve rispettare orari e numeri, spesso a discapito della sua dignità.

L'impatto invisibile sugli ecosistemi
Spesso il danno non è solo fisico o evidente. Esistono pratiche come la pasturazione, ovvero attirare squali, delfini o razze con il cibo per garantirne la vista ai turisti, che alterano profondamente i comportamenti naturali.
Rispettare i ritmi della natura per noi significa accettare una grande verità: si può anche non vedere un animale. La bellezza del wildlife watching sta proprio nell'attesa e nella fortuna. Preferiamo tornare a casa senza una foto, piuttosto che aver disturbato un ecosistema per il nostro divertimento.
Non solo cammelli: il peso della "foto perfetta"
Non si tratta solo di non cavalcare un animale. La nostra scelta riguarda anche tutte quelle attività nate solo per essere "instagrammabili": il bagno con gli elefanti, i selfie con i cuccioli o la foto con la tigre.
In questi casi, l'animale è ridotto a un semplice oggetto di scena per i nostri contenuti social. Spesso questi esemplari vengono addestrati fin da piccoli a non reagire, annullando completamente la loro natura selvatica. Noi di Vagabondo vogliamo viaggiare per vedere il mondo così com'è, non come vorremmo che fosse per i nostri follower.

Le domande più comuni
Ma i cammelli non hanno sempre portato persone nel deserto?
È vero, per secoli sono stati fondamentali per la sussistenza e il trasporto delle carovane. Ma oggi, nel contesto turistico, non si parla più di sopravvivenza o necessità, ma di puro svago. I ritmi dei tour moderni costringono spesso questi animali a turni estenuanti sotto il sole, senza i tempi di riposo di cui avrebbero bisogno.

E gli husky? Loro amano correre!
Gli husky nascono per correre, è vero, ed è la loro natura. Ma un conto è la corsa libera o l'allenamento con il proprio padrone, un altro è il ritmo industriale del turismo invernale. Quando l'attività diventa un servizio commerciale seriale, il benessere dell'animale rischia inevitabilmente di passare in secondo piano rispetto alla tabella di marcia del gruppo.
Osservare, non possedere
La vera bellezza di un incontro sta nel vederli nel loro habitat, rispettando i loro spazi e i loro confini. Rinunciare alla "cavalcata" o al "contatto forzato" non significa rinunciare all'emozione; al contrario, la rende più autentica.
Come viviamo l'incontro con gli animali ora?
- Wildlife watching: Osservazione in libertà e a distanza di sicurezza.
- Supporto consapevole: Visitiamo solo santuari e centri di recupero realmente certificati, dove l'obiettivo è la riabilitazione, non l'esibizione.
- Incontri spontanei: Ci lasciamo emozionare dagli incontri casuali lungo il cammino, dove sono gli animali a decidere se e quanto avvicinarsi a noi.
Un’impronta leggera
Vogliamo che i nostri viaggi lascino un'impronta positiva in chi li vive, senza che questa diventi un peso o una sofferenza per le altre specie. Viaggiare con consapevolezza significa anche saper fare un passo indietro per lasciar spazio alla natura.
Perché un mondo rispettato è un mondo molto più bello da scoprire.
Risposte
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Grazie per l'articolo, condivido in pieno 🙂
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