IV Tappa - Avventura in Australia


Questa volta, con Scott, esploriamo le Blue Mountains, con un bellissimo trekking e due percorsi di canyoning...

.: Indice ::
I Tappa ::
II Tappa ::
III Tappa ::
IV Tappa :.

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Ringraziamo il nostro amico Scott, senza il quale questo viaggio non sarebbe stato così bello; ringraziamo Marthy e tutti i ragazzi della casa di Coogee a Sydney per la simpaticissima ospitalità. Ringraziamo quindi la Malaysian Airlines, il calzaturificio Crispi, e la Ferrino per l'aiuto fornitoci nell'organizzazione del viaggio.



Trekking nelle Blue Mountains

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Le Blue Mountains sono la parte vicina a Sidney della catena montuosa che percorre tutto il lato est dell'Australia. Devono il loro nome (montagne blu) agli eucalipti che, nei giorni di massima calura estiva, vaporizzano nell'aria il loro olio essenziale in tali quantità che la foschia appare bluastra anziché bianca.

Ma la stranezza più grossa di queste montagne sta nella loro forma: non sono delle vette verso il celo, come le nostre Alpi o gli Appennini, ma sono formate da un immenso “zoccolo” piatto solcato da valli e canyons, come vedete nelle foto qui accanto. Questo fa si che le aree colonizzate dall'uomo siano quelle piatte più alte, mentre quelle naturali stanno sotto, nelle valli...

Scott ci ha tracciato sulla carta un trekking di tre giorni che secondo lui è il migliore per esplorare la zona: si parte dalla stazione ferroviaria di Mount Victoria, per finire in una rosticceria a Blackheath, dove lui verrà a recuperarci venerdì sera.
Poco più sotto troverete una descrizione dettagliata del percorso per poterlo ripetere...

Proprio per quanto detto sopra sulla forma delle montagne tutto comincia con una lunga discesa in una valle. Ci sono degli uccelli (non capiamo quali) che emettono un suono metallico simile ad una campanella: si cammina sempre con la sensazione che da un momento all'altro sbucherà un gregge di pecore.

La sera campeggiamo in riva al torrente.

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Il secondo giorno seguiamo il corso del torrente principale verso valle, fino nel cuore del Parco Nazionale delle Blue Mountains: la Blue Gum Forest.

Questa antichissima foresta è impressionante, con alberi che superano i 50 metri di altezza e si alzano come pilastri perfettamente cilindrici e bianchi. Questi alberi hanno sviluppato un curioso sistema anti-incendio: in età adulta non hanno ne rami ne foglie sotto i 30 metri d'altezza, in questo modo gli incendi gli passano sotto senza toccare le chiome.

La Blue Gum Forest è stato anche il primo episodio di difesa dell'ambiente in Australia: quando il parco non esisteva, agli inizi del secolo scorso, la popolazione di Sidney fece una grande raccolta fondi ed acquistò la foresta per salvarla dai produttori di legname che volevano abbatterla.

Il terzo giorno è tutta salita: dobbiamo tornare in cima allo “zoccolo” per ritrovare la civiltà.

Veniamo svegliati all'alba da quello che sembrano essere tamburi lontani: in realtà si tratta di canguri grigi che saltano nel bosco...

La valle che risaliamo è molto più stretta delle altre che abbiamo percorso e ci riserva splendidi passaggi fra rocce coperte di felci enormi, cascate e scorci bellissimi.

Fa parecchio caldo, ma da due giorni seguiamo piccoli torrenti e ci fermiamo a fare il bagno in quasi tutti i laghetti, non senza un minimo di preoccupazione verso le grosse e minacciose chele rosse delle aragoste di fiume, che ci guardano seminascoste sotto i sassi.

L'ultima parte del percorso è stata vittima di un incendio recente ed è chiusa al pubblico, decidiamo che in fondo noi non stiamo cercando di “entrare”, ma di “uscire” e che quindi il divieto per noi non vale, ci muoviamo guardinghi per evitare di incontrare qualche ranger che potrebbe avere un'opinione diversa...

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La sera, dopo 4 o 5 Km di autostop, siamo al pub di Blackheath ad aspettare Scott davanti a due immensi piatti patate “weges”.

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Ripetere il nostro trekking - descrizione del percorso.

Il percorso che abbiamo fatto su indicazione di Scott si presta ad essere ripetuto anche da altri vagabondi, ma non è presente sulle guide, quindi ho pensato di descriverlo in dettaglio; anche perchè Scott è stato bravissimo a indicarci un sentiero che inun percorso abbastanza breve presenta tutte le caratteristiche di queste montagne.

Si fa comodamente in tre giorni (volendo anche in due, ma visto che uno è arrivato fin quaggiù è meglio goderselo con calma).

Con la mappa non presenta difficoltà di orientamento ed è accessibilissimo all'escursionista medio.

NON sono presenti strutture di alcun tipo e bisogna prevedere di essere indipendenti sotto tutti i punti di vista. Noi non avevamo un cellulare, quindi non lo so con certezza, ma ho dei seri dubbi che lì ci sia campo.

Le carte da acquistare (indispensabili) sono pubblicate dal "Land Information Centre" del New South Wales e sono la 8930-1N "Mount Wilson" e la 8930-1S "Katoomba", entrambi in scala 1:25.000


Dalla stazione ferroviaria di Mount Victoria si segue la strada principale in direzione sud per circa 1 Km, quindi si imbocca la Victoria Falls Road (sterrata) che si segue fino al Victoria Falls Lookout (5 Km, si fanno molto velocemente perchè la strada è tutta pianeggiante).

Da qui si imbocca il sentiero che porta alla cascata Victoria Falls e si continua verso valle fino al Burra Korain Flat, dove ci si congiunge con il Grose River, il torrente principale.

Noi eravamo partiti tardi ed abbiamo dormito qui, ma se siete più mattinieri potete tranquillamente continuare e troverete molti altri posti per sostare.

Si segue verso valle il Grose River facendo il bagno ogni qual volta forma un bel laghetto. Prima di arrivare a Little Blue Gum è bene fare acqua in quanto dopo il corso diventa più lento e l'acqua meno limpida.

Si raggiunge la Blue Gum Forest, i triangoli e rettangoli sulla mappa indicano le aree acquistate dagli abitanti di Sidney per difendere la foresta, questo è l'unico punto del percorso in cui è vietato campeggiare.

Qui lasciamo il corso principale e cominciamo a risalire seguendo il corso del Govett Gorge, superiamo Acacia Flat ed entriamo nella seconda mappa, la 8930-1S "Katoomba".

Si arriva a Junction Rock dove il sentiero si biforca e bisogna fare attenzione a non sbagliare strada visto che ha lo stesso nome (Rodriguez Pass) da entrambi i lati. Il rischio, comunque, è solo quello di fare un percorso molto meno bello e non quello di sparire fra le montagne :-). Dobbiamo andare a sinistra e seguire ancora per un po' il Govett Gorge (il sentiero sbagliato porta alle Trinity Falls), quindi a destra e risalire il Greaves Creek.

Cominciano a apparire cartelli indicatori, dovete sempre seguire quelli per il Grand Canyon, una volta nel canyon non potete più sbagliare: il sentiero lo risale fino a portarvi sulla Evans Lookout Road.

Da questa, o a piedi o in autostop, si raggiunge il centro di Blackheath (6 km molto noiosi, l'autostop è meglio), da qui si può riprendere il treno per Sidney.

Consigli pratici:

  •  Un giro sulle Blue Mountains è un approccio ideale alla natura australiana anche se per chi fa un viaggio di tipo meno naturalistico del nostro.
  •  Qui si trovano le famose “Three Sisters”, i tre picchi rocciosi che troverete su una marea di cartoline.
  •  Vista la sua vicinanza a Sidney, il parco è attrezzatissimo con sentieri segnati per ogni tipo di escursionista, da facili a molto impegnativi.
  •  E' anche molto facile trovare mappe e guide (che conviene acquistare in città).
  •  Il periodo migliore è novembre-dicembre, mentre ad estate avanzata (gennaio-febbraio, quando ci siamo stati noi) molti sentieri potrebbero essere chiusi come strumento di prevenzione degli incendi.
  •  Il campeggio libero è normalmente permesso, mentre sono vietati tutti i fuochi fuori dalle aree autorizzate, in estate c'è il “total fire ban” ed in questo periodo accendere un fuoco è un reato penale!
  •  Nonostante in Australia il trekking e le attività a contatto con la natura siano più diffuse che da noi l'attrezzatura è molto più cara (anche il doppio!).
  •  Un'auto in affitto può essere utile, ma i mezzi pubblici servono bene quest'area.
  •  L'NSW, a differenza degli altri stati australiani che sono veramente carenti, produce delle favolose carte 1:25.000 che coprono tutto il territorio nazionale, oltre ad essere chiarissime e dettagliatissime sul retro si trova l'immagine satellitare dello stesso territorio della carta ed alla stessa scala: se come me siete appassionati di orientamento e cartografia andrete in “brodo di giuggiole” :-).
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Canyoning in Australia

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Il nostro amico arriva in auto verso le 22 con suo cugino, loro non hanno viveri per il fine settimana e ci fermiamo a dormire in un prato vicino all'ultimo paese in modo da fare colazione e spesa prima di partire.

Scott spiega il percorso: “Domani facciamo il Canyon Kanagra Main, siamo solo noi quattro, per quello di domenica verranno anche altri amici...”.

Chiedo come mai domani saremo solo noi, anche se l'enorme ammasso di corde nel cofano mi fa sospettare qualcosa... “Perchè non voglio che i miei amici muoiano” è la risposta di Scott che sorride...

Sbircio la sua guida ai canyons delle Blue Mountains, il livello di difficoltà di Kanagra Main è indicato come: “The ultimate experience”.

Il viaggio in macchina la mattina presto è stato bellissimo: lungo la traccia sterrata abbiamo incontrato decine di canguri ed altri animali strani, adesso però è un'ora che vaghiamo persi in un mare di cespugli con sei chili di corde sulla schiena di ciascuno. Su queste strane montagne quando sei in cima tutto è piatto ovunque intorno e una vallata non la vedi fin quando non ce l'hai sotto il naso.

E sotto il nostro naso appare di colpo una fessura profonda 180 metri in cui si getta una cascata, il nostro canyon comincia qui. Per chi non ha dimestichezza con i metri, 180 equivale ad un grattacielo di 60 piani!

Scott stende un primo tiro di corda da 60 metri col quale atterriamo su un sasso grande come un'auto incastrato fra le due pareti del canyon, qui un tronco precipitato e stretto fra le rocce fa da base per il secondo tiro da 60.

Questa volta scendiamo su un piccolo terrazzo naturale, sarebbe proprio sotto la cascata, ma dopo 120 metri il getto si è vaporizzato in una pioggia lucente, l'ultimo tiro ci porta in un laghetto da attraversare a nuoto.

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Fortunatamente la “ultimate experience” non sembra tanto “ultimate” quanto alcuni canyon del nostrano Gransasso che ho promesso a me stesso di non fare mai: le verticali sono molto alte, ma la gola è aperta, l'acqua non è troppo fredda e la corrente non crea difficoltà.

Continuiamo ad incontrare cascate dai 30 ai 60 metri una dopo l'altra, ad attraversare laghetti a nuoto ed a saltare da un masso all'altro.

Verso le quattro di pomeriggio raggiungiamo il fondovalle e la fine del canyon, ma qui non siamo in Italia: non basta camminare venti minuti per trovare un bel ponte con l'auto parcheggiata ed i vestiti asciutti... dobbiamo risalire, risalire fino in cima, attraverso un bosco ripidissimo in una valle secondaria (vedi la foto per avere un'idea).

Ricordiamo la salita come una delle cose più faticose degli ultimi anni: reggendosi agli alberi, con la terra che frana e cede sotto i piedi ed entra nelle scarpe, con chili corde bagnate ed altri bagagli sulla schiena.

Quando arriviamo alla macchina è già buio, crolliamo a dormire sui tavolini di un area pick-nick.

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Un altra corsa in auto all'alba fra i canguri che zompettano sui prati ci porta all'appuntamento con gli amici di Scott per il secondo canyon.

La nuova forra si chiama Whungee-Wheengee (è un nome aborigeno, si pronuncia “Uongi uingi”) ed è completamente diversa da quella del giorno precedente (Scott le ha scelte apposta per presentarci le due principali tipologie di canyon australiane): una fessura strettissima, a volte poche decine di centimetri, taglia il bosco per una profondità di 20 - 30 metri, l'andamento è quasi orizzontale e la corda serve solo un paio di volte, a volte ci si muove strisciando fra i grandi blocchi caduti come in un labirinto tridimensionale, felci gigantesche rendono il luogo molto esotico, l'acqua è freddissima.

E' anche pieno di aragoste di fiume e siamo un po' preoccupati per le dita dei piedi, una si attacca ad uno zaino e convincerla a mollarlo non è affatto facile...

Il nostro canyon sfocia in uno molto più ampio che seguiamo a lungo a nuoto: qui l'acqua è molto più calda e ci si può godere lo spettacolo delle alte pareti rocciose mentre ci si lascia trasportare dalla corrente.

La via del ritorno è una piacevole passeggiata nei boschi di un paio d'ore e non ricorda neanche lontanamente l'incubo del giorno prima.

Scott è gentilissimo e ci presta l'auto consigliandoci di andare a visitare il parco di Barrington Tops.

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Consigli pratici:

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  •  Il Canyoning è molto praticato nel New South Wales (negli altri stati no), non vi sarà difficile trovare libri e guide.
  •  Sicuramente esistono agenzie che organizzano uscite di canyoning, ma non so essere più preciso in quanto Scott per noi aveva organizzato tutto.
  •  Se andate da soli considerate che vi troverete in aree molto più sperdute delle nostre, quindi fate attenzione.
  •  Le difficoltà di orientamento non sono da trascurare (e se ve lo dico vuol dire che è vero!), procuratevi le splendide carte 1:25.000 del NSW per l'area in cui andrete.
  •  In Italia abbiamo la bella l'abitudine di lasciare un'auto a valle con i vestiti asciutti: scordatevelo! Qui a valle può non esserci niente per giorni di cammino...
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Barrington Tops National Park.

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Partiamo la mattina dopo una buona dormita ed una bella spesa, la nostra meta è a 350 chilometri a nord, ma a raggiungerla ci metteremo tutto il giorno: molte delle strade non sono asfaltate ed in corrispondenza di due fiumi non c'è il ponte, ma un servizio di traghetto attaccato ad un cavo stile Far-West. Arrivati a 40 chilometri dal parco arriva un temporale talmente forte da costringerci a fermarci per mancanza di visibilità oltre i 2 metri. Dopo un ora la pioggia cala, ma non smette; quando raggiungiamo il parco è praticamente notte e piove ancora, non ci va di montare la tenda e dormiamo sui tavoli di un'area pick-nick (sono coperti da una tettoia).

La mattina ci guardiamo intorno sorpresi (ieri avevamo visto solo ciò che i fari della macchina avevano illuminato): siamo in una foresta magica con alberi immensi ed altissimi coperti da felci e lunghe barbe di muschio, la bruma avvolge tutto in un alone di mistero e grandi goccioloni di rugiada cadono rumorosamente dai rami più alti. Ci sono animali ovunque: uccelli simili a galletti, pappagalli coloratissimi, cangurini microscopici di trenta centimetri ed i soliti canguri grigi, che qui però non scappano, ma si avvicinano incuriositi.

Barrington Tops N.P. è stato inserito nella “World Heritage List” dell'UNESCO in quanto una delle rarissime forme di “foresta temperata pluviale”, ovvero una foresta pluviale che, anziché trovarsi ai tropici, sta in un clima con temperature simili a quelle delle nostre coste: la ricchezza di flora e fauna è impressionante, l'atmosfera è quella del Signore degli Anelli e ci aspettiamo di incontrare Barbalbero da un momento all'altro...

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Non abbiamo ancora finito colazione che già rimpiangiamo di avere solo un giorno per visitare questo posto. Facciamo una passeggiata verso la vetta, in cima la carta segna dei laghetti e delle paludi in mezzo alla foresta, ma purtroppo sappiamo che non abbiamo abbastanza tempo per raggiungerli, ecco qualche foto...

Consigli pratici:

  •  In questo parco si può fare uno splendido trekking di 2 o 3 giorni.
  •  Abbiate tutto per essere indipendenti: tutte le “facilities” disponibili si riducono a qualche tavolo e panca, non ci sono campeggi ne luoghi dove comprare viveri.
  •  Per dormire o campeggiate oppure prendete una stanza nella guest house (non so se è cara o economica).
  •  Per arrivare un'auto è indispensabile.
  •  Salutatemi i canguri e non date confidenza ai cavalieri neri ;-)
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Il Ritorno.

Ripartiamo nel tardo pomeriggio e puntiamo verso il mare giusto in tempo per vedere il tramonto sulla spiaggia, dormiamo in riva ad un lago costiero.

Giornata di ritorno: dopo una passeggiata al mare visitiamo l'albero più alto del New South Wales, un eucalipto di 76 metri, e ripartiamo per Sidney, dove ci aspetta l'ultima cena a casa dei ragazzi di Coogee.

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La mattina seguente facciamo il nostro ultimo bagno fra le onde dell'Oceano e Scott ci accompagna all'aeroporto, ci imbarchiamo con i capelli ancora bagnati di acqua di mare (alla dogana ci guardano un po' storto...) il nostro viaggio è finito... per ora.

Ciao a tutti,

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Scritto da Matteo

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Matteo
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