Ukuli Bula, Il Salto Della Vita.



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Una nuvola di polvere ci sorpassa quando Deju blocca il fuoristrada all'altezza di due donne di etnia Banna curve sotto il pesante carico di legna da trasportare al mercato di Key Afer. Gube, il giovane inserviente dell'hotel senza nome di Key Afer assoldato come guida, domanda del salto del toro che si dovrebbe tenere oggi da qualche parte tra il suo villaggio e Dimeka. Sono passati sei giorni da quando incontrammo al mercato un ragazzo banna che ci informo' di questa importante cerimonia. Il salto del toro e' la cerimonia di iniziazione che determina il passaggio del giovane dall'adolescenza alla vita adulta in auge tra le popolazioni di etnia Banna e Hamer che vivono nella valle del fiume Omo nel sud-ovest dell'Etiopia.

All'ennesimo tentativo incontriamo la persona giusta che ci accompagna sul luogo destinato alla cerimonia, una capanna in mezzo ad un territorio arido e desolato.

Ci fanno sedere in terra sotto un grosso albero dopo aver steso delle pelli di mucca essiccate mentre, poco lontano, alcune donne attorniano una baracca fatiscente di legno di pochi metri quadrati intonando canti tradizionali accompagnati dal suono di trombette e fischietti. Intanto, in una capanna vicino alla nostra postazione, due donne stanno cuocendo il sorgo dentro pentoloni di terracotta anneriti dal fuoco.

Un bambino si affaccia dalla capanna appoggiandosi con disinvoltura ad un pettorale di cuoio incastonato di conchiglie cauri, cipree provenienti dall'Oceano Indiano, che penzola da uno dei pali che ne costituiscono la porta. Mi avvicino a due ragazze sotto una tettoia di pali di legno e frasche appena tagliate mentre una delle due sta impastando con un miscuglio di argilla rossa, burro e acqua i capelli della sua amica. Il lavoro continua meticoloso, treccia per treccia, regalando alla sua capigliatura un colore rossastro che viene amplificato dalla forte luce solare. Nel frattempo a poche decine di metri dalla capanna principale i ragazzi stanno improntando con pali e fronde una grande tettoia che servira' ad ospitare i maz, padrini dell'iniziato che hanno gia' superato positivamente la prova, ed i suoi parenti. Cariche di arique', un distillato di sorgo e mais altamente alcoolico, le giovani si muovono intorno a noi in preda all'euforia facendo tintinnare i sonagli che portano sotto le ginocchia mentre suonano fischietti e trombette.

Nella capanna giacciono all'ombra grandi otri di terracotta pieni di talla e bordi, la caratteristica birra di cereali che servira' per la festa. Fa molto caldo e gli anziani di Tungo, il villaggio banna da cui provengono, stanno riposando sotto l'albero che fornisce anche a noi una ombra refrigerante. Il tempo passa lentamente. Il sorgo oramai cotto viene versato nelle calabasse per farlo raffreddare. Ci viene offerto ancora caldo. Mangiamo insieme agli anziani pescandolo con le mani direttamente dalla calabasse, una enorme zucca tagliata a meta' e lasciata essiccare. Dimenticandoci le elementari norme igieniche infiliamo le dita cariche di sorgo nelle nostre fauci bisognose di cibo. Poi e' la volta del talla, la birra di sorgo. Di colore caffelatte, calda e dal sapore acidulo e' piuttosto disgustosa e la mia espressione facciale dopo la prima sorsata fa trasparire tutta la mia "repulsione" scatenando una ilarita' generale.

Alle 15,30, quando la temperatura si e' fatta piu' sopportabile, ci incamminiamo verso una radura nei pressi della pista che va verso Dimeka. Qui un gruppo di giovani di ca. 20 anni si sta radunando. Arrivano portando con se' lunghe verghe di legno che depositano sotto una grossa acacia insieme ad alcuni paia di sandali di gomma consumati dal tempo. Indossano soltanto un gonnellino di tessuto che gli copre le parti intime. Le braccia e le caviglie sono abbellite da splendidi bracciali di perline di colore blu e rosso che sono i colori tipici dell'etnia Banna. Alcuni portano grossi orecchini di perline che risaltano contro la pelle scura. Con l'aiuto di esili bastoncini mescolano, in pietre concave, un impasto di acqua e gesso e un altro di argilla rossa e acqua. Prima di cominciare a dipingersi il volto due maz dalla testa rasata si siedono uno dietro l'altro con le mani giunte mentre davanti a loro altri due maz passano le pietre sopra le loro mani diverse volte come a volerle consacrare. Con gli stessi bastoncini cominciano a tracciare delle bande di colore bianco che dalla fronte arrivano fino al mento per poi completare l'opera con grossi bolli di color ocra all'interno delle due bande bianche. Improvvisamente alcune ragazze ubriache irrompono nella scena chiedendo con insistenza di essere frustate. E' il metodo con cui le parenti dell'iniziato dimostrano il loro amore verso il congiunto. Profonde cicatrici ricordano altri ukuli-bula ai quali hanno preso parte. Una sola frustata e' concessa al maz che prontamente getta in terra lo scudiscio mentre la ragazza continua a ballare e a suonare la trombetta senza apparentemente sentire dolore. Dopo pochi minuti ritorna per chiedere con insistenza una nuova frustata allo stesso maz che cerca di evitarla fino a quando sopraffatto desiste. Il ciclo si ripete.



Da un altro villaggio intanto giungono dei ragazzi completamente nudi e ricoperti di un particolare unguento che fa riluccicare i loro corpi nudi e muscolosi. Tutti insieme ci avviciniamo al luogo della cerimonia. Prima di sedersi sotto la tettoia preparata in precedenza soffiano su una foglia e la gettano in un calderone di caffe' in ebollizione sul fuoco. Poi ordinatamente si siedono cosi' come i parenti dell'iniziato. I maz possono bere solo caffe' e mangiare solo miele, mentre i parenti in un contiguo ambiente mangiano sorgo e bevono bordi e arique'. Le donne battono le mani in modo cadenzato intonando canti tradizionali. Gli anziani mi invitano a sedersi tra loro a bere talla e a cantare. Poco dopo sono i maz ad invitarmi a bere caffe' che scopriro' mio malgrado essere peggio dell'acqua sporca. Continuamente le ragazze entrano nello spazio occupato dai maz per scegliere colui dal quale desiderano essere frustate. Alcune di loro hanno la schiena sanguinante martoriata dalle verghe di legno che facilmente penetrano la carne nuda.

Un'ora dopo i maz si radunano intorno ad un alberello dove e' stata creata artificialmente una porta con dei rami tagliati e legati assieme. Sotto,, in terra, viene stesa la pelle di una mucca e sopra, tra i rami, viene posizionato il cilindro di rattan che viene utilizzato per raccogliere il miele. Si aspetta l'arrivo dell'iniziando. Arriva correndo completamente nudo con solo una pelle di capra a tracolla. Si siede sulla pelle di mucca. Tra lunghi scudisci viene inserito un fallo di legno. Le sue mani stringono il tutto aiutate da quelle dei maz: i bastoni vengono sollevati e abbassati ritmicamente come a simulare l'atto sessuale. Quindi vengono inseriti all'interno del fallo di legno alcuni anelli di ferro di quelli che le donne portano alle caviglie e alle braccia e sopra vengono aggiunti anelli di foglie. Viene simulato di nuovo il coito e quindi vengono spinti con forza verso l'alto per simulare la fine dell'atto sessuale. Questo avverra' per diverse volte di seguito. Del latte fresco viene spruzzato sul suo corpo per simulare lo sperma. L'iniziato si alza e si sposta. Ora i maz cercano di far passare un vitello e subito dopo un toro sotto la porta di rami riuscendoci con molta fatica e dopo tanti tentativi. Il sole sta tramontando. Camminiamo verso il luogo prefissato per il salto del toro lungo una pista di terra che porta dapprima ad un villaggio e poi ad un fiume in secca dove su una delle sponde pascola indisturbato del bestiame. I maz si inginocchiano in terra e ad un segnale prefissato scattano tutti assieme a catturare le bestie che non hanno alcuna voglia di collaborare. E' quasi buio quando gli animali vengono posizionati in fila e tenuti fermi per le corna e la coda. Sono una quindicina e due vitelli, che serviranno da rampa di lancio, aprono e chiudono le fila. Per quattro volte dovra' camminare avanti e indietro sulle loro schiene senza cadere. Solo due cadute sono consentite pena l'annullamento della prova. Cadra' una sola volta e ne uscera' vittorioso. Nel caso di fallimento sarebbe stato deriso dalla comunita' per tutta la vita, respinto dalla sua famiglia e impossibilitato a sposarsi. La felicita' e' tangibile nella buia notte mentre rientriamo verso la capanna nella radura. Fino a tarda notte balleranno e canteranno per dimostrare la loro felicita'. Goffi e impacciati ci mescoliamo a loro tentando invano di imitare i loro gesti e i loro graziati movimenti. Poi piano piano usciamo dalla scena. Ubriaco di emozioni mi addormentero' con fatica sotto il cielo stellato nel cortile della casa dove Gube vive.

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Uliano Massimi
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