OVENTIC: la “Porta Proibita”

Uno dei motivi principali che mi ha spinto a tornare in Messico per la terza volta è stato la possibilità di visitare un villaggio zapatista. Per tutto il viaggio non riuscivo a pensare ad altro, dovevo a tutti i costi visitare Oventic.
Eccoci finalmente a San Cristobal, bella come sempre, sono passati 11 anni dal Marzo 2003, quando arrivai qui, solo con il mio zaino e con pochissimi dollari in tasca.

Appena arrivati in hotel a San Cristobal alle 6 di mattina, cerco subito Sergio, il nostro corrispondente per organizzare la visita ai “pueblos”. La prima cosa che mi dice è proprio quella che non avrei mai voluto sentire. “Oventic està cerrada”. Potete immaginare come mi sentivo. Ho passato un giorno intero a fermare persone per strada e cercare un modo per visitarla ma tutti mi hanno dato la stessa risposta, Oventic è stata chiusa da un paio di mesi agli stranieri. Non volevo in nessun modo rassegnarmi all’idea di abbandonare la possibilità di visitarla.

Il giorno dopo partiamo per la visita ai “Pueblos”, San Andreas, San Juan de Chamula e Zinacantan. Viene a prenderci Ignacio,la nostra guida-autista e appena salito in pulmino, la prima cosa che gli chiedo è che voglio provare in tutti i modi a visitare il villaggio zapatista.

Stessa risposta anche da Ignacio: “Ahora no es posible”. Probabilmente esausto dalle mie mille domande, mi dice che possiamo passarci davanti con il pulmino.

Iniziamo a salire sulle montagne del Chiapas e dopo circa 30 minuti, Ignacio mi dice: “Aqui està Oventic”. Vedo un supermercato vicino al cancello di ingresso e chiedo al nostro autista che voglio scendere a comprare dell’acqua. Sbuffa, ma si ferma, probabilmente aveva capito le mie intenzioni. Mi accompagna al piccolo supermercato, e passando davanti al cancello di ingresso del villaggio, vediamo due simpatici signori con il passamontagna. Entro nel supermercato, e cerco di studiare la situazione, prendo tempo, mi guardo intorno, la bottiglia d’acqua era chiaramente una scusa per scendere e avvicinarmi all’ingresso.

Dico a Ignacio che voglio provare, cosi si avvicina lui all’ingresso e inizia a parlare con le “guardie”. Torna nel supermercato e mi dice che non è possibile.

Ero li e non volevo assolutamente rinunciare. Passiamo di nuovo davanti al cancello, mi fermo, voglio parlare con loro, Ignacio mi invita a proseguire verso il pulmino e io invito lui a lasciarmi da solo e di aspettarmi nel pulmino insieme al resto del gruppo che era rimasto col fiato sospeso vedendomi avvicinare a loro.

Mi presento, e gli spiego che il motivo principale del mio viaggio fosse proprio la visita del loro villaggio. Mi fa aspettare 10 minuti, poi torna con un foglio e mi chiede Nome, cognome, nazionalita, etc. E cosi per altre 2 volte, va via con le informazioni che gli ho appena dato e poi ritorna con altre domande. Gli dico che siamo 7 persone, studenti e ricercatori universitari e che non ci interessa fotografare nulla, solamente ammirare il loro villaggio.

Mi lasciano solo all’ingresso della “Porta Proibita”, aspetto ancora e mentre stavo per avvicinarmi al pulmino per avvisare il gruppo che forse avremmo dovuto abbandonare l’idea di visitare Oventic, sento chiamare il mio nome da uno dei due guardiani “SIMON’”, mi giro, aprono il cancello e mi invitano ad entrare, abbiamo 20 minuti. Solo io e il mio gruppo, l’autista deve rimanere fuori.

Scappo subito a chiamare il resto del gruppo, che tra euforia, eccitazione e preoccupazione non riuscivano nemmeno a parlare. Tutti in silenzio, come a scuola

Arrivati al cancello, cerco subito di rompere il ghiaccio per far capire al resto della troupe che gli zapatisti sono “pacifisti” e non “terroristi”.

Entriamo nel villaggio, tutti in silenzio e in fila indiana, probabilmente sono un po’ agitati perché veniamo scortati da i due signori in passamontagna. Uno davanti e uno dietro a chiudere la fila.

Il signore che guida il gruppo, mi fa domande, sorride e per fortuna le ragazze si rilassano.

I muri delle case sono tutte ricoperti di dipinti. Zapata e Che Guevara in prima linea. La tentazione di scattare fotografie è tanta ma per fortuna nessuno ha voluto mancare di rispetto a quel popolo ospitale, che ci ha concesso di entrare nel loro territorio.

Ci salutiamo all’ingresso, le ragazze si fermano fuori al villaggio a scattare fotografie, io saluto il signore, colui che mi ha dato la possibilità di entrare nel suo villaggio, mi sorride, mi allunga la mano e mi saluta con un caloroso “Hasta Luego Simon”.

Oventic probabilmente tornerà ad essere un luogo turistico come gli ultimi anni, ma averlo visitato in “quel” momento e in “quel” modo, rimarrà una delle esperienze più belle degli ultimi anni. E’ stata dura….ma ce l’abbiamo fatta. Vagabondo c’è!!!!!!!!! ;)

Curata da:
Luoghi visitati:
Simone Smarrelli
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