Olanda sopra le righe

Anno: 1987

 

Partecipanti in camper (il “Pilgrim”) e barca “Bukaneer 6”:

Pasquale [io], Liliana con la figlia Valentina

Piero e moglie con il figlio Andrea (che chiameremo Andrea piccolo), genovesi

 

Partecipanti in Citroën BX + tende e barca “Bukaneer 9”:

Tonino e Caterina con il figlio Andrea (che chiameremo Andrea grande), genovesi

Michele, un cugino di Caterina, carabiniere, e la ragazza, laureanda in lingue.

 

L’obiettivo della vacanza è fare un giro in houseboat sui canali dell’Olanda e poi girare nei campeggi in camper la seconda settimana. Dobbiamo raggiungere Warmond, base di partenza, per le 16 della domenica, per cui partiamo al sabato mattina da Asti: noi con Piero e famiglia in camper, gli altri in auto, veloce e confortevole.

Ora prevista per la partenza 8, ora effettiva di partenza 10. C’è la colazione da fare, soprattutto per le creature.

 

sabato

La prima complicazione sorge quando Tonino inizia alla grande la sua serie di sbagli di strada. Va al Piccolo San Bernardo anziché al Gran San Bernardo. E noi ad aspettarlo sotto il tunnel alla frontiera per circa due ore [niente cellulari all’epoca!].

Poi al piccolo Andrea grande viene la febbre ed è necessaria una visita in ospedale. Altre due ore perse e Warmond è ancora molto lontana. In qualche modo raggiungiamo Mannheim.

Tonino & Co. sono muniti di tenda ma non hanno mai visto un campeggio in vita loro. Quindi tocca agli esperti – quelli che hanno il camper perché erano stufi di montare e smontare tende – montare due tende.

 

domenica

Chi non è capace a montare una tenda non è nemmeno capace a smontarla, quindi…

C’è il sacro rito della colazione santa per le creaturine e allora noi con il Pilgrim, mezzo che raggiunge i 70 km/h solo lanciato in discesa, decidiamo di partire subito – sono le 8 –, tanto Tonino con la sua veloce BX ci raggiungerà in poco tempo, è tutta autostrada da qui a destinazione, semplice, Francoforte, Colonia, Aachen, Venlo, Breda, Warmond. Infatti Tonino ci raggiunge a Warmond alle 8 di sera, noi eravamo lì dalle 5. Perché lui è uscito a Francoforte, poi è uscito a Colonia, poi è uscito tutto dove poteva uscire, d’altronde io così gli avevo detto.

Il proprietario delle barche è già un pochettino adirato e già non è un tipo affabilissimo. Ci impartisce una sommaria lezione di guida e ci vede partire un po’ incerti ma trionfalmente.

Un’oretta di navigazione e ci fermiamo in un posto molto ameno ai bordi di un prato verde smeraldo. Affascinato salto dalla barca per farmi una passeggiata nello smeraldo e atterro in una gigantesca merda di vacca spruzzandomi fino in testa. Sotto il verde smeraldo c’è molto ma molto marrone.


lunedì

Puntiamo verso Amsterdam e il traffico sul canale è abbastanza intenso. Attraversiamo cittadine situate sul canale e in una di queste ci fermiamo per fare le prime spese (anche se la barca è già stracolma di vettovaglie, ma i due Andrea devono mangiare il minestrone). Queste soste sono necessarie proprio per l’acquisto di vagonate di roba per le creature e soprattutto per la confezione del minestrone, che poi inevitabilmente finirà in acqua, visto che le creature proprio non lo vogliono mandar giù.

Traccheggiando traccheggiando arriviamo ad Amsterdam; prima passiamo la chiusa di ingresso in città poi attraversiamo la stessa per un canale, senza complicazioni salvo un testacoda di Tonino a causa di un difficile incrocio con una barchetta. Giungiamo al porto e, dopo aver rischiato il ribaltamento per l’incrocio con un rimorchiatore lanciato a tutta velocità, arriviamo in un tranquillo deposito per natanti da diporto. Tranquillo fino a quel momento, perché dal nostro arrivo tutto si vivacizza e assume toni molto diversi da quelli usuali. Michele, alla guida del Bukaneer 9, con abile manovra tampona violentemente due barche ormeggiate, dando inizio a un travolgente susseguirsi di eventi e di emozioni. Intanto, da una delle due barche esce una signora con la faccia stravolta: stava leggendo tranquilla il suo libro coricata in cabina, quando si è sentita scaraventare sul soffitto della sua barca, colpita da uno tsunami.

Intervento delle forze di polizia, comparsa di personaggi misteriosi, di compagnie di assicurazioni. Goffi tentativi di comunicare in lingue strane da parte della laureanda in lingue, che si assume il delicato incarico di interloquire con un poliziotto alto due metri e dalla faccia molto inc…zata. «Escusame senor, nous avons tamponado el barco parce que nous sommes…». Poliziotto dalla faccia sempre più inc…zata, vedo che comincia a passare la mano sul suo manganello, urge intervenire e parlargli in inglese, la disgraziata studia, e con poco profitto, spagnolo e francese.

Dopo ore di tragicommedia tutto si sistema e possiamo ormeggiare e preparare un bel minestrone. Ma non così semplicemente. Ancora una volta il nostro ingresso agli ormeggi è trionfale. Smuoviamo la compassata tranquillità regnante in questo tardo e pigro pomeriggio fra tutti gli ospiti del “Marina Boat” con esilaranti manovre nel tentativo di parcheggiare le barche. Il senso di profonda vergogna che ancora mi pervade mi impedisce di scendere in più sapidi particolari. Alla fine, bene o – soprattutto – male, riusciamo a sistemarci.

Alla sera degustazione della più genuina tradizione culinaria olandese alla pizzeria “Da Luigi”.

 

martedì

Lasciamo le barche tranquille e visitiamo Amsterdam a piedi. La visita è un po’ sommaria ed è incentrata soprattutto sulla ricerca di un supermarket dove trovare gli ingredienti per il minestrone. Alla sera si riparte, non senza aver lasciato dietro di noi una scia di sano buonumore per gli spettatori sulla riva, e si risale il porto fino all’imboccatura del canale che ci porta a Zaandam. La zona è tipicamente industriale e offre ben poco, salvo l’incrocio con innumerevoli barconi da trasporto.

Poco dopo Zaandam ci troviamo in uno stupendo scenario: sulla sinistra un delizioso paesino di case in legno tutte verdi e sulla destra quattro mulini a vento di cui tre in funzione. È lì che decidiamo di fermarci, anche se i cartelli lo proibiscono assolutamente. Ma noi non sappiamo l’olandese e non senza qualche difficoltà ormeggiamo.

 

mercoledì

L’obiettivo sarebbe Alkmaar, ma il destino dispone diversamente, facendoci sbagliare strada, anzi canale. L’inizio della giornata non è privo di interesse.

Mi sveglio prestissimo e, mentre tutti dormono, mi avvio nella nebbia fittissima per farmi una passeggiata sulla riva, previo accurato controllo dello stato di merdosità del prato. Faccio il mio bel balzo a riva e dalla nebbia parte un lampo. È un giapponese che mi fotografa. Saranno le 7 del mattino, non di più, in un luogo nel nulla lontanissimo da qualunque cosa.

Il destino intanto, in attesa di farci sbagliare canale, non se ne sta con le mani in mano e fa sì che Tonino parta senza aver slegato la barca: nessuna conseguenza grave, salvo il rovesciamento della caffettiera che era sul fuoco. Slegata la barca, Tonino riparte e puntigliosamente si schianta contro un palo. Il mattino ha l’oro in bocca.

Il mattino nuvoloso e grigio man mano si mette al bello e il panorama diventa bucolico e ameno; questo ci rende euforici e anche distratti. Solita sosta alla ricerca di un supermarket scopo minestrone, con qualche problema di ormeggio e di motore per la barca di Tonino.

Nell’incantevole pomeriggio ci accorgiamo, verso le 4, di aver sbagliato itinerario. Poco male, torniamo indietro. È qui che ci scontriamo con la dura realtà degli orari in Olanda. Il primo ponte apribile che incontriamo non è più apribile dalle 16 in poi. Dobbiamo fermarci sul posto per il resto della giornata, poi la notte, e non potremo ripartire prima delle 9 del mattino dopo.

 

giovedì

Si riparte. Sole e vento. Percorso dolcissimo in aperta campagna e tanti mulini a vento. Tutto bene fino ad Alkmaar. Tutto bene per la visita della graziosa cittadina (ricca per altro di supermarket pieni di verdure), tutto male alla ripartenza. Accosto un attimo per permettere a Piero di saltare a terra e chiedere un’informazione e nel frattempo arriva un traghetto che deve accostare proprio lì. Retrocedo di due metri e mi trovo incagliato nel cemento. Le manovre di disimpegno fanno accorrere tutta la popolazione in festa per un così bello spettacolo. Ci salva poi il traghetto stesso trainandoci con una corda. Abituati e incalliti ormai alla vergogna e al pubblico ludibrio, lasciamo Alkmaar con la solita scia di ilarità tra popolazioni entusiaste per il buonumore che distribuiamo, ma – bisogna dirlo – molto compostamente.

Amarezze a parte, il pomeriggio è forse il più bello dell’intero viaggio. I canali che percorriamo sono bellissimi, anche se stretti e difficoltosi per la ridotta altezza del ponti e la ridotta luce del passaggio, che naturalmente induce Tonino a non mancare neanche un pilone con la barca.

Alla fine di una giornata magnifica arriviamo a Purmerend. Ci fermiamo: tragedia. I supermarket sono già chiusi, e così la città a prima vista molto bella perde gran parte del suo fascino. Tonino nel pomeriggio ha centrato, tra i tanti, un pilone che gli ha portato via mezzo parapetto della barca.

 

venerdì

La giornata è nuvolosa e triste e c’è anche il vento. La destinazione sarebbe Edam e poi Volendam. Tra queste due città bisogna percorrere un tratto di mare aperto che ci era stato vivamente sconsigliato in caso di maltempo. Ma noi abbiamo dei genovesi a bordo e perciò lo facciamo ugualmente. Non senza tragicomiche conseguenze.

Da Purmerend imbocchiamo, previo pagamento pedaggio per passare alcuni ponti, il canale che ci porterà a Edam. Là giunti visitiamo i supermercati della città e nell’intervallo tra l’uno e l’altro vediamo il paese, formato dalle solite deliziose case olandesi ben tenute e ricche di ninnoli e fiori.

Dopo pranzo ci mettiamo in viaggio verso il mare. Sembrerebbe facile, ma c’è una chiusa. Aspettiamo il nostro turno e quando i portelloni si aprono entriamo con il nostro Bukaneer 6 nel bacino; legata la barca, ci voltiamo convinti di trovare il Bukaneer 9 di Tonino e Michele. Lo spettacolo che ci appare è desolante e nello stesso tempo apocalittico. Michele è appollaiato su un palo di ormeggio (scivoloso e infido) in mezzo al canale, la barca di Tonino è malinconicamente alla deriva per il canale stesso nel patetico tentativo di un impossibile recupero del naufrago. In noi al primo senso di sgomento subentra un’irrefrenabile isteria da riso, e il burbero guardiano della chiusa abbandona quel suo fastidioso atteggiamento di impazienza e si dà alla più sfrenata e incontrollata allegria. Chiama tutti i passanti, conoscenti e amici per passare con loro uno dei più bei pomeriggi della sua vita. Alla fine Caterina, la confezionatrice stabile di minestroni, strappato il volante dalle mani del marito Tonino, riesce a recuperare l’ormai rassegnato Michele, non senza aver prima colpito con un’ardita retromarcia il palo affiorante su cui il poveretto stava appollaiato. C’è anche da aggiungere che l’intrepido Michele, da noi consigliato, aveva tentato di raggiungere terra a piedi, vista la scarsa profondità dell’acqua in quel punto, ma un possente quanto irascibile alano lo aveva dissuaso in modo brutale dalla riva.

La giornata sarebbe già piena così, ma siamo solo agli inizi. Ondate ciclopiche sballottano i nostri Bukaneer come fuscelli e la fine sembra ormai vicina. A Volendam non riusciamo ad attraccare per la violenza del mare e dobbiamo proseguire per forza verso Marken. Finalmente il mare si placa. In lontananza appare il campanile del paese. Tranquilli e rilassati decidiamo di non correre più rischi e bordeggiamo lungo la costa puntando calmi calmi verso il paese, vicini più possibile alla tranquillizzante riva. Troppo vicini, perché ci areniamo. Non si va né avanti né indietro. Scendo per tentare di spingere la barca, ma non c’è niente da fare. Tonino, avvisato da noi, gira al largo e si ferma a circa 500 metri e sta a guardare. Secondo noi sta a guardare anche troppo, tanto da meritarsi appellativi niente affatto bonari da parte nostra, che attendiamo da lui un aiuto che non accenna a venire. Lui se ne sta tranquillo fermo in mezzo al mare.

Decido allora, dopo circa un’ora, di guadagnare la riva e andare a chiedere aiuto: c’è giusto una casetta lì nei pressi e spiego la situazione. Mentre attendo che il mio gentile olandese si dia da fare, mi sporgo sull’argine e assisto ad alcuni colpi di scena: in lontananza vedo il Bukaneer 9 mestamente a rimorchio di una barca a vela, mentre il Bukaneer 6, miracolosamente, o forse più per merito dell’alta marea, si disincaglia da sola. Preferisco non tornare a bordo per non compromettere la precaria fortuna che ci è toccata e decido di raggiungere la città a piedi, o meglio in autostop. Non passa una macchina neanche a pagarla. Io sono in costume da bagno, zoccoloni e maglietta bagnata, fa un freddo cane. Il paese è a circa 10 km. Ci arrivo che il sole è già tramontato, per cui mi consolo che nessuno mi vedrà in questo stato, perché in questi posti c’è una specie di coprifuoco e dopo una certa ora le strade sono deserte. Non quando c’è la festa del paese, però. Passo tra la folla festante guardato come uno zombie, visto che loro – olandesi avvezzi al freddo – indossano pesanti cappotti e giacche a vento. Giro per la via principale del paese e per vie secondarie fino a essere intercettato dai miei che mi cercavano con un paio di jeans.

Raggiungo l’imbarcadero e Andrea grande mi corre incontro entusiasta. È sì il più grande dei due, ma non grande abbastanza perché la sua testa sorpassi in altezza la mia zona più delicata, contro la quale la testa del caro infante impatta con una certa violenza. La giornata si chiude con grandi mangiate, tanto male ai piedi e non solo lì.

 
 

sabato

È d’obbligo arrivare a Warmond e quindi fare molti kilometri, visto che alle 9 di domenica mattina dobbiamo consegnare le barche. Puntiamo su Amsterdam, il percorso è al solito molto bello. Ad Amsterdam imbocchiamo l’Amstel Canal, quello più importante della città. Talmente importante che cogliamo l’occasione di lasciare sotto un ponte un pezzo della chiglia della nostra barca a perenne ricordo. Naviga naviga, verso sera stiamo raggiungendo la meta, quando l’implacabile ponte chiuso ci blocca. Non ci resta che telefonare che ci è impossibile essere a Warmond per le 9, visto che il ponte aprirà alle 10. La prendono sportivamente. Molto meno sportivamente la prendono alle 12 del giorno dopo…

 

domenica

… quando vedono come sono ridotte le loro barche. Sorvolerò sulla penosa figura e parlerò di come, lasciati e relitti e cauzioni, ci dirigiamo a Enkhuizen, che raggiungiamo verso sera decidendo di sostare lì per tutto l’indomani.

La settimana seguente si snoda in maniera molto più tranquilla e ci permette di visitare accuratamente posti magnifici come i supermercati di Amsterdam, Delft, Bruges. Ovvio che tra una passata e l’altra al banco della verdura e a quello degli yogurt si vedano anche discreti monumenti e altre bellezze, sarebbe sciocco non approfittarne. Non si vive di solo minestrone, che diamine.

Ancora la valle del Reno e poi Heidelberg. Perdiamo Tonino poi lo ritroviamo.

Arrivo in patria.

 

Totale km su strada 3220, in barca 250, a piedi per supermercati 4000-5000

 

Curata da:
Luoghi visitati:
Pasquale Caccavale
Quando:
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