Olanda per boschi e piste ciclabili

Questa foto non si ingrandisceL'Olanda dei coffe shop, l'Olanda della trasgressione, l'Olanda dei tulipani e dei mulini a vento... questi i cliché più diffusi. La mia Olanda, invece, è stata quella delle piste ciclabili, delle tele di Van Gogh, del tramonto mai prima delle dieci di sera, del campus universitario in cui lo status di studente implica una condizione privilegiata neppure lontanamente immaginabile a quella di noi (sfigati) studenti italiani...
Decido di partire per l'Olanda per andare a trovare Pippo, che da quando vi si è trasferito non fa altro che inviarmi e-mail in cui si lamenta del fatto che ad Enschede non vede mai il sole... decido soprattutto che lo stesso viaggio di andata e ritorno Roma-Amsterdam deve essere un tragitto fatto di suoni, colori, gente... lo spostamento fisico deve essere parte integrante dell'esperienza.

VENERDI' 17 MAGGIO
Ventisette ore di autobus per arrivare ad Amsterdam, passando attraverso Italia del Nord, Germania, Belgio, infine Paesi Bassi. Parto in autobus con Eurolines, proprio io, che di solito viaggio con il travelgum in borsetta e l'immancabile sacchetto di plastica nell'eventualità in cui nausee pericolose evolvano in gesti più o meno prevedibili... Il viaggio di andata è una “Comedie Humaine” degna del miglior Balzac: atmosfera internazionale e cosmopolita, stringo amicizie che si estingueranno il giorno seguente, ripasso la mio piccolo prontuario di frasi inglesi per le situazioni di emergenza, mi rileggo le informazioni scaricate da una miriade di siti internet sull'Olanda, dato che non ho neppure i soldi per comprarmi una guida turistica in libreria (e poi Pippo il giorno prima mi aveva assicurato che l'avrebbe acquistata lui...). Ma queste attività sono solo un contorno alle chiacchiere scambiate con i miei compagni di viaggio: Edwin dall'India, che si ostina a interrogarmi sulla grammatica inglese come se fossi una scolaretta, Mauricio dal Cile, che mi fa ascoltare il concerto di Woodstock con il suo lettore cd portatile, un tipo giapponese che sta facendo l'equivalente dell'inter rail in pullman Eurolines, e infine l'unico italiano della combriccola, Matteo, che frequenta l'accademia delle belle arti in Olanda... mi conferma anche lui che lì non c'è mail il sole, e sta meditando di trasferirsi in Spagna....
Le 27 ore di pullman passano in un batter d'occhio, e mi ritrovo nella stazione di Amstel (a pochi Km. da Amsterdam) dove piove... incomincio immediatamente a familiarizzare con l'uggioso clima olandese, dove i cambiamenti di temperatura e nuvolosità sono repentini, e nel corso di una stessa giornata è possibile sperimentare tutti i tipi di clima possibile e immaginabile... escluso il sole in un cielo terso, ovviamente!

SABATO 18 MAGGIO
Arrivo ad Amstel sabato 18 maggio all'ora di pranzo, ma lì sembra novembre. Arriviamo ad Amsterdam dopo un quarto d'ora di treno, e sotto una pioggerella fine e fitta io e Pippo ci dirigiamo all'ufficio del turismo per prenotare un ostello... ma non abbiamo fatto i conti con il fatto che durante il week-end è un'impresa titanica trovare un letto in un ostello. Per fortuna ad Amsterdam c'è un'usanza singolare: i proprietari di bed & breakfast (o meglio, coloro che ti affittano un letto nello sgabuzzino di casa loro) si propongono con molta disinvoltura fermando per strada chiunque abbia in mano una valigia e una faccia sconsolata... io e Pippo siamo abbastanza perplessi, ma decidiamo di tentare la sorte, e ci lasciamo tentare da un iraniano che ci offre una stanza a 50 euro a notte... lo seguiamo un po' titubanti, ma io sono allo stesso tempo incuriosita e affascinata dalla insolita e avventurosa situazione... seguire uno sconosciuto che mi vuole affittare una stanza chissà dove... Il “chissà dove” si rivela essere un suburbio di Amsterdam, in altre parole il CEP, dove ci sono le casa popolari. Benvenuti nell'Eastamsterdam! Siamo a pochi metri dalla fermata della metropolitana Wibaustraat, per l'esattezza in Pretoriusstraat 95 II. Entro immediatamente in confidenza con i ripidi scalini olandesi, nei quali mi imbatterò spesso nei giorni che seguiranno. Odore di spezie e cous cous, musica orientaleggiante, atmosfera da “casa-famiglia”: siamo nell'appartamento dell'iraniano, che ci domanda di tutto di più sulla nostra vita (io lo paraculo raccontandogli che sono una giornalista... e sono talmente convincente che anche Pippo quasi ci crede...) ma soprattutto ci chiede in anticipo i soldi per due notti. La nostra stanza mi ricorda quelle stanzette delle case della classe operaia inglese, che si vedono nei film di Ken Loach, con la variante che né io né Pippo siamo minatori, manovali, disoccupati od operai della ferrovia. E soprattutto, abbiamo scelto questa sistemazione per una puro senso di incoscienza e “sete di avventura” che ci ha spinto a fidarci di questo personaggio iraniano. Il letto ha una coperta di panno grezzo grigia con righe blu elettrico (che ha la morbidezza della carta vetrata) c'è una cucina a gas (ed io ho il terrore che la bombola perda), una seggiolina, un comodino che io occupo immediatamente con tutte le mie cianfrusaglie, un armadio che forse non veniva pulito da qualche anno, un bagno su cui sarebbe meglio sorvolare... ma a noi, chissà perché, sembra una reggia!
Non vogliamo perdere un attimo di tempo, ed eccoci immediatamente in strada, a passeggio sulla Damrak, in piazza Dam e zone limitrofe, sulle sponde del Prisengracht, a mio parere il canale più bello di Amsterdam, e bazzichiamo la zona nord-ovest, esattamente nei pressi della Wester Markt. In un primo momento siamo presi dall'euforia di seguire uno dei tanti itinerari proposti dalla Lonely Planet di Pippo, ma presto ci scocciamo e decidiamo di seguire il nostro istinto (che spesso ci tradirà nei giorni successivi!) Sono le 19, non abbiamo ancora mangiato praticamente nulla, ma non possiamo resistere alla tentazione di visitare la casa di Anna Frank, il famoso nascondiglio in cui ha trascorso gli ultimi mesi della sua vita e in cui ha scritto il suo famoso Diario. Esperienza toccante e commovente, resa ancora più coinvolgente dal fatto che sulle pareti erano riportati gli stralci significativi della vita quotidiana nel suo “alloggio segreto”. Ne usciamo abbastanza provati, ma continuiamo la nostra passeggiata imbattendoci per caso nella casa di Cartesio, che desta l'interesse di Pippo. A me, invece, non me ne può fregar di meno, dato che sono una seguace della filosofia negativa tedesca (Nieztsche e Shopenahuer, tanto per intenderci...).
Camminiamo a zonzo, mentre incomincia a fare sempre più freddo. Mi dondolo su un'altalena di fronte alla Western Kerk (una chiesa) e un forte vento porta la temperatura a livelli decisamente invernali. Un veloce giro per il quartiere a luci rosse, dove abbiamo modo di sperimentare la miseria della natura umana e ci allontaniamo disturbati dalla mercificazione del corpo femminile e dall'atmosfera tutta artificiale che si respira per quelle strade.
Ho anche modo di farmi un'idea sull'alimentazione olandese... mangiare “etnico” lì non è una moda o una tendenza radical-chic sinistrorsa come in Italia: ad Amsterdam ci sono esclusivamente locali e rosticcerie cinesi, tailandesi, italiane, birmane, turche, egiziane. Shoarma e Felafel sono le scritte più gettonate per le strade di questo panorama gastronomico. Ma non mancano i fast food, come ad esempio l'inquietante “De Muur”: le varie schifezze fritte ammazza-fegato sono disposte in piccole cellette a muro protette da un vetro, stile loculi dei cimiteri: si inseriscono i soldi, e le “frikandelle” (una specie di Sofficini ripieni di un surrogato del formaggio fuso) sono pronte per essere mangiate.

DOMENICA 19 MAGGIO
La giornata sembra promettere bene: dalla finestra della nostra stanzetta si scorge un raggio di sole. Ma è transitorio: non appena siamo per strada, ci troviamo sotto la grandine. Questa è l'Olanda, deliziosamente imprevedibile. Giornata consacrata alla Cultura (eh sì! Proprio con la C maiuscola!). Dopo un po' di peripezie per cercare l'ufficio in cui c'è la prevendita dei biglietti dei musei, dalle parti della Spiegel Markt, riusciamo finalmente a dare un senso alla nostra giornata: da mezzogiorno alle quattro e un quarto visitiamo a tempo record il Rjiskmuseum, contenente opere dei maggiori artisti fiamminghi, Rubens, Vermeer, Van Gogh... siamo ossessionati dalla paura di non farcela a visitarlo per intero... infatti non ce la facciamo e alla fine ci limitiamo a soffermarci sulle maggiori opere segnalate dall'audio-guida! Una mezz'ora di pausa per sgombrare la testa dai dipinti, e alle 17 pronti a riprendere, in coda all'ingresso del Van Gogh Museum dove, oltre ai dipinti lì custoditi (praticamente il 90% della sterminata produzione di Van Gogh), visitiamo anche la mostra-evento dell'anno: una collezione di dipinti di Van Gogh e Gauguin nel periodo della loro convivenza burrascosa ad Arles e anche oltre. Una mostra assolutamente splendida. Usciamo dal museo appagati ma stanchi morti. Passeggiata nel Vonkelpark (il più grande e importante parco di Amsterdam) e chiacchiere sotto un cielo ancora incredibilmente chiaro per essere circa le 20.30. Io sono affamata, abbiamo completamente saltato il pranzo (siamo turisti stacanovisti, Pippo e io!). Pippo propone di incamminarci verso casa (cioè la casa dell'iraniano, il nostro “nido” proletario!). Camminiamo per un'ora senza trovare nulla, se non un Mc Donald's in cui io mi rifiuto categoricamente di mettere piede dato che lo boicotto. Sono quasi le 23: non mi reggo in piedi, nella mia testa si alternano come in un caleidoscopio impazzito gli autoritratti di Van Gogh con l'orecchio mozzato (la fame fa anche di questi effetti!). Camminiamo per le strade di un'Amsterdam periferica, in una città che sembra uscita da un film di fantascienza, tipo Blade Runner, oppure è la fame che mi dà le allucinazioni. Non abbiamo ben chiaro dove ci troviamo e quanto dista la casa dell'iraniano. Verso le 23, distrutti e affamati, ci fermiamo in una bar-pub-take away orientale, che vende appunto specialità esotiche, fra cui il mitico Shoarma. Lo stile è a metà fra un pub irlandese e taverna kitsch mediorientale: lucine dell'albero di Natale (e siamo a fine maggio!) avvinghiate come l'edera intorno al bancone di legno, targhe di alluminio gialle con canguri e koala australiani appese alle pareti, tovagliette sotto-piatti in plastica con la scritta “Pronto Italia” (non è possibile!!!), poster di Duffy Duck e tv sintonizzata su un canale spagnolo: la globalizzazione di fronte a me! Mi è toccato “sostenere” anche lo sfruttamento di lavoro minorile: a quell'ora della sera, il proprietario del locale (un algerino) faceva servire ai tavoli il suo figlioletto che avrà avuto sì e no 10 anni...

LUNEDI' 20 MAGGIO
La mattinata è più o meno trascorsa cercando un posto in cui dormire la notte seguente. Passaggio repentino dal caos all'ordine: dalla casa dell'iraniano all'ostello cristiano: ordine, pulizia, lenzuola candide e perfino momento di preghiera comunitaria ogni giorno alle 19! Colazione-pranzo a mezzogiorno e poi visita della torre della Western Kerk, con veduta di Amsterdam a 40 metri di altezza. Nel pomeriggio tappa al famoso Mercato dei Fiori, colorato e profumato, e al cortile delle Beghine, oasi silenziosa in cui pareva che il tempo si fosse fermato all'800. Ci siamo poi concessi un passatempo tipicamente turistico: la gita in battello sui canali di Amsterdam. Cosa assai gradevole, anche perché ci siamo sistemati all'esterno dell'imbarcazione e abbiamo potuto godere di una leggera brezza che ha spazzato via anche le nuvole e l'aria di pioggia. Mi sono poi lasciata convincere a visitare una “mostra sugli strumenti di tortura” alquanto deludente, a dire la verità, ma qualche fregatura la si deve pur prendere in viaggio, no? Abbiamo impiegato il resto della serata a cercare la sinagoga (Portuguese Synagogue) sbagliando varie volte strada (il mio senso dell'orientamento mi ha clamorosamente tradito!), scoprendo però varie viuzze molto carine e dandomi l'opportunità di vedere la tipica “lavanderia olandese”, ossia un locale con tante lavatrici in fila una accanto all'altro, e la gente che fa la fila per lavare i panni (noi italiani la conosciamo a causa di un vecchio spot pubblicitario della Levi's, quello che lanciò Nick Camen...). La sinagoga l'abbiamo ritrovata alle 10 di sera, ed era per giunta chiusa, ma tutto sommato è stato meglio così, visto che per vistarla avremmo dovuto spendere una cifra esorbitante! Cena etnica a base di felafel.

MARTEDI' 21 MAGGIO
Partenza di buon'ora per Den Haag (L'Aja), la capitale amministrativa dei Paesi Bassi. Prima tappa all'ufficio del turismo, dove abbiamo acquistato una cartina per seguire un percorso a piedi alla scoperta delle “meraviglie” di questa città. In seguito la suddetta cartina si è rivelata una fregatura, poiché ci segnalava farmacie e palazzi del tutto insignificanti con distanze completamente falsate! Alla fine abbiamo fatto di testa nostra, e ne è uscita fuori una delle giornate più belle di questo viaggio, di cui ricorderò sempre la tappa alla gelateria italiana gestita da una signora di Brescia, il palazzo della Corte Internazionale di Giustizia, il mare del nord. Eh sì, perché l'Aia non è altro che la “Rimini olandese”, con tanto di spiagge e stabilimenti, ombrelloni, impianti turistici, hotels, Mc Donald's e fast food a volontà, chioschi e souvenir. Incantevole passeggiata in riva al mare, a pochi metri di distanza dai gabbiani che sostavano sulle alghe di un molo naturale. Abbiamo raccolto conchiglie celesti da sistemare in una scatola in ricordo di questa giornata (chissà se Pippo le ha conservate...), abbiamo mangiato uno squisito panino al salmone seduti in riva al mare. Ma soprattutto, io ho visto per la prima volta il mare del Nord, e non mi è sembrato poi tanto diverso dal mio Mediterraneo! In serata ritorno in treno verso Enschede Dienerlo, al Campus dove alloggiava Pippo. Ho dormito per quasi tutto il viaggio.

MERCOLEDI' 22 MAGGIO
Sveglia all'alba per andare a Hoge Veluwe. Le informazioni scaricate da Internet me lo segnalano come il più importante parco naturale dei paesi Bassi, che fonde arte, natura e architettura. Lo si può visitare passeggiando a piedi o in bicicletta nel bosco, che sembrava tanto la foresta di Sherwood. Arrivarci con i mezzi pubblici (treno + autobus) è stato alquanto complicato e ci ha fatto perdere un'infinità di tempo (e di soldi, diciamolo pure!), e al nostro arrivo siamo stati accolti da una pioggia fitta e insistente che è andata intensificandosi nel corso della giornata. Abbiamo iniziato a pedalare incuranti del freddo e della pioggia, e a me sembrava tanto una situazione fantozziana: eravamo gli unici, con quel tempaccio, in mezzo alla foresta, ad andare in bicicletta. Per ripararmi dalla pioggia mi sono sistemata in testa il mio foulard indiano a mo' di velo musulmano, ed effettivamente, bruna come sono, sembravo una donna araba in trasferta.... Visita al Kroller Muller Museum, originalissimo nel suo impianto: le sculture di arte contemporanea (Arp, Moore, Christo, Marta Pan, Marini) sono sistemate en plein air nel parco, e un'ala interna coperta, illuminata grazie dalla luce naturale grazie a pareti di vetro, conteneva dipinti dell'immancabile Van Gogh, Modigliani ed altri grandi dell'arte contemporanea. Pippo invece ha preferito andare a visitare il Museonder, dedicato alla geologia e alla botanica. De gustibus....
Ritorno caratterizzato dall'attesa snervante degli autobus (avevo quasi l'impressione di trovarmi a Roma!), e finalmente a “casa”, nel campus di Enschede in cui vive Pippo.

Abbiamo visitato l'immenso campus in bicicletta. Il Governo olandese offre agli studenti universitari ciò che uno studente medio italiano mai potrebbe neanche lontanamente immaginare: un parco immenso e immerso nel verde, con campi sportivi all'aperto e strutture coperte di tutti i generi, boschi e foreste, supermercato e sportello bancario, medico e barbiere, laghetti con papere e ninfee (sembrava di guardare in una tela di Monet). Sempre immersi nel verde, appartamenti a più piani ospitano fino 16 studenti, in cui ognuno ha una camera abbastanza grande confortevole, con grande cucina comune e un bagno per piano, parcheggio bici (di fronte all'appartamento di Pippo ce n'erano almeno 30!). I vari dipartimenti si confondono fra sentieri boscosi, e ce n'è perfino uno (quello di matematica) all'interno di una “palafitta” con le fondamenta che poggiano in uno dei tanti laghetti. Questi fortunatissimi studenti ricevono dal Governo circa 210 euro mensili con i quali possono pagare l'affitto della loro stanza. Gli studenti raggiungono le varie aule in massimo 10 minuti di bicicletta (se penso ai “viaggi della speranza” che facevo io in autobus per arrivare all'università... senza mai avere la certezza che sarei arrivata puntuale a lezione...), viaggiano praticamente gratis sui mezzi pubblici (la puntualità degli autobus lascia un po' a desiderare, ma i treni spaccano il secondo) grazie a uno speciale tesserino magnetico, una sorta di smart card multifunzionale che usano per avere sconti e riduzioni un po' dappertutto, ricevono in omaggio un telefono cellulare (proprio così!), che comunque non dovranno restituire dopo la laurea. Inutile anche dire che il campus opera in totale sinergia con aziende che propongono periodi di stage agli studenti, e che il percorso universitario prevede un periodo obbligatorio di studio all'estero ben retribuito (se ne fa un baffo del nostro programma Erasmus!) Gli esami sono più “facili” rispetto a quelli che sosteniamo nelle università italiane, se non altro per il fatto che sono tutti scritti con quiz a risposta multipla, e non esistono prove orali. Tutto ciò mi ha affascinato ma, allo stesso tempo, anche un po' inquietato: mi è parso tutto troppo... facile! Ed anche estremamente ordinato, quasi “rigido” nella sua perfezione... insomma, qui lo status dello studente medio equivale quasi a quello di un principe, ma ho rimpianto il caos della mia università italiana, le aule stracolme e lo stress degli esami rinviati anche due o tre volte.
Gli studenti che abitavano nell'appartamento di Pippo, quasi tutti olandesi abbastanza taciturni e poco comunicativi, hanno una passione tale per il cibo ammazza-fegato del “De Muur” (il fast food con il cibo nelle cellette trasparenti), da averne delle confezioni piene nel surgelatore... quindi mercoledì sera cena a base di frikandelle (i nostri Sofficini ripieni di formaggio-plastica fuso), arancini di riso e salsiccia. Il tutto rigorosamente fritto (o se no, come lo ammazzi il fegato?). Nonostante io sia una fondamentalista dello slow food e boicotti questa alimentazione “all'americana”, quella sera mi sono leccata anche il piatto: era tutto squisito!

GIOVEDI' 23 MAGGIO
Finalmente ho potuto godere delle fantastiche e tanto decantate piste ciclabili olandesi. Sono effettivamente meravigliose, soprattutto per una come me, che girerebbe il mondo in bicicletta. I ciclisti hanno propri semafori, propri segnali di precedenza, e soprattutto hanno la precedenza su tutti, perfino sui pedoni, che devono stare molto attenti per non essere investiti da queste bici sfreccianti a notevole velocità. A mezzogiorno abbiamo partecipato a una gita organizzata dall'associazione per gli studenti stranieri (di cui Pippo fa parte) alla fabbrica della birra Grolsch, una fra le più famose in Olanda (almeno mi dicono, ed io ci credo, non essendo una grande intenditrice di birre...) e la più famosa della regione (Twente). Appena giunti, caffè e pasticcini hanno allietato una breve “lezione di marketing aziendale” dedicata alle campagne pubblicitarie della Grolsch “dalle origini ai giorni nostri”. E' seguita la visita vera e propria dello stabilimento, di cui francamente ricordo ben poco, a causa della stanchezza, dello scarso interesse che suscitava in me il luogo, e della spiegazione in inglese (il che accentuava l'effetto soporifero). Mi rimarranno però impressi gli sbalzi repentini di temperatura da un ambiente all'altro, con passaggi bruschi da 25 a 10 gradi. Per fortuna è arrivato il momento di ricreazione, con tanto di panini al formaggio e birre di ogni genere. Mi sono lasciata tentare dall'esotismo di una birra all'arancia, abbastanza buona, tutto sommato.
Al termine della visita, una lunga passeggiata in bici per visitare la bella Enschede, una graziosa cittadina tipicamente olandese. Ci siamo poi concessi una passeggiata in un boschetto poco distante, e infine una tappa “obbligata” nel coffee shop del paese, dove abbiamo avuto una mezza fregatura: la canna era già bell'è e rollata e, non avendo constatato alcun effetto sulla nostra psiche, siamo giunti alla conclusione che contenesse solo tabacco!

VENERDI' 24 MAGGIO
Giornata abbastanza mesta e dal tono calante, caratterizzata da una pioggia insistente, cattivo tempo e atmosfera di “ritorno imminente”. Credevamo che il tempo sarebbe migliorato, poiché in Olanda i cambiamenti climatici nell'arco di una stessa giornata sono simili ai cambiamenti di stagione in Italia. Contrariamente alle nostre previsioni, il clima è rimasto il medesimo per tutta la giornata: cielo scuro, pioggia insistente. Ora capisco chiaramente da che cosa deriva la tipica “depressione” dei popoli nordici: la mancanza del sole è alla base del cattivo umore. A me, italiana del sud cresciuta a pane e sole e abituata ai campi di grano e al mare costantemente illuminati, questo clima dà la stessa sensazione che si prova nel trovarsi in una situazione claustrofobica e senza via d'uscita. So che qui non ci potrei mai vivere.
Sostanzialmente non abbiamo fatto nulla, poiché con quel tempaccio non era possibile andare né in bicicletta né a piedi. Ho preparato dunque il borsone, e ho buttato su un foglietto di carta queste poche impressioni sulla settimana appena trascorsa, che poi, a distanza di tre mesi, ho cercato di approfondire con quanto state leggendo.

SABATO 25 E DOMENICA 26 MAGGIO
Anche il viaggio di ritorno con Eurolines in Italia è stato un'avventura. Questa volta niente amicizie internazionali, viva il localismo! Ho fatto amicizia con un ragazzo di un paese a pochi chilometri dalla mia città, ma che da diversi anni lavora come cuoco a Lussemburgo, e con una ragazza di un altro paese vicino a casa mia, ma che vive in Inghilterra perché ha sposato un pilota (un top gun) inglese.
Giunti a Milano, l'atmosfera è stata “ravvivata” da una rissa stile far west fra l'autista (un energumeno francese attaccabrighe) e un passeggero italiano, a cui l'autista voleva far pagare un supplemento per il bagaglio. E' intervenuta la polizia (che ha dato ragione al passeggero) e siamo partiti con due di ritardo! Per “vendicarsi”, l'autista ha detto che l'impianto di aria condizionata si era rotto. Risultato: un interminabile viaggio da Milano a Firenze (circa 5 ore) in un caldo soffocante. Come per magia a Firenze, con il cambio d'autista, l'aria condizionata ha ripreso a funzionare! Il viaggio di ritorno è stato comunque caratterizzato da un umore sul depresso andante (che in Olanda io sia stata contagiata da quel sottile malessere che pervade la popolazione “a dieta” di sole?). Ci ho impiegato almeno un mese ad uscire da questo stato d'animo, senza sapere se questo paese mi sia piaciuto sul serio.

Una cosa è certa: Pippo è un compagno di viaggio meraviglioso e, se non fosse stato per lui, sicuramente non avrei conosciuto tutti questi aspetti meno turistici dell'Olanda. Grazie di tutto, Pippo. Spero di rivederti presto.

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Tiziana
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