Nicaragua e Costa Rica con Vagabondo: dal sogno al viaggio!

2004: Nicaragua questa estate? Timidamente chiesi a mio padre se potevo (ancora non ero pronta a partire senza il suo “benestare”) e la risposta fu: “Ma sei matta?!!! C’ è la guerra civile!!!”. Calcolando che non avevo mai fatto “quel genere di viaggi” mi feci “convincere” che era pericoloso e mi limitai a farmi il passaporto, in caso avessi mai avuto “il coraggio” di partire… 3 anni dopo avevo fatto il mio primo viaggio “di quel tipo” e fu subito amore!

2011 – ormai padrona delle mie decisioni in merito ai viaggi- la solita amica ci riprova: “Questa estate Nicaragua e Costa Rica? Non siamo mai partite insieme, dai!!! Ti farà bene!”.
Che avevo un bisogno disperato di partire era ovvio, come la solita risposta “ma c’ è la guerra civile!”…solo che stavolta ero preparata: ”E’ finita da un pezzo!!! E voglio vedere le tartarughe e i coccodrilli!” se poi ci si aggiunge che il centro America è un luogo che desideravo visitare da una vita...eccomi lì, una mattina d’ Agosto a prendere il taxi con due future compagne di viaggio, arrivate a Roma per la partenza la sera prima.
Non appena scendiamo in Costa Rica si sente e si vede subito la differenza con il belpaese; con un pulmino raggiungiamo il piccolo hotel in cui passeremo la notte prima di prendere il nostro primo mezzo pubblico per sconfinare in Nicaragua (faremo prima il Nicaragua, che in fondo non è poi così lontano).
L’ hotel è in una zona “popolare”, forse, di certo non è il centro glamour di San Josè  e la sera si deve andare a mangiare, così si parte alla ricerca di un posto che ci ispiri…e dopo una bella passeggiata eccoci in centro…
Io mi adatto abbastanza, ma non senza un doveroso “battesimo”, così, la prima a beccarsi una birra col collo sporchissimo di non so cosa (ndr:MAI indagare…) sono stata io e, come è ovvio in questi casi, DOPO averci bevuto: per me è il panico da cagotto! Come è altrettanto ovvio, l’ attacco di panico passa senza cagotto: ndr.
Il giorno dopo siamo su un pullmann per raggiungere quello che ho chiamato, per non so quanto tempo “Los Chicas” (Los Chiles per iTicas), ma proprio non mi veniva! E dopo una piccola sosta in dogana eccoci sulla comodissima barca di Josè: il nostro miglior amico per la settimana successiva! Josè è un perfetto conoscitore di fauna e flora Nicaraguense;  ha un potente binocolo grazie al quale ho potuto avvistare un sacco di Iguana e scimmiette, nonchè uccelli e rettili di ogni tipo e dimensione, nascosti tra la foltissima vegetazione della verde e lussureggiante foresta pluviale.
     
Josè ha una famiglia numerosa: hermane, hermani e cognati sparsi ovunque in Nicaragua e uno dei suoi figli, Josè Carlos, è il suo degno successore in quanto avvistatore di animali di ogni tipo, Venadi golosi di coccodrilli compresi! Eh si, stare in barca con loro e aggirarsi nella foresta non significa solo stare dietro ad una guida, ma avere un’ amico che, con orgoglio, amore ed esperienza, parla della sua terra..e, talvolta, il piccolo Josè Carlos fa “buttare” l’ intero gruppo da un lato della barca alla ricerca del famosissimo “venado che mangia i coccodrilli”! Coccodrilli che, se non hanno paura dell’ uomo, devono davvero soffrire il caldo, perché non se ne vedono in giro, se non di notte, a pelo d’ acqua, intorno alla rigogliosissima isola di fronte San Fernando (quella che, per quache giorno, ho imparato a considerare casa).

 
La sera, dopo doverosa doccia (che si fa con l’ acqua di lago, quindi ad una unica temperatura – ero un po’ spaventata all’ idea che mancasse l’ acqua calda, ma davvero col caldo che fa, è inutile: viene a temperatura perfetta da madre natura!) si mangia pollo, talvolta hanno res o puerco, e pescado (un pesce di lago brutto, ma brutto davvero…almeno quanto è buono e saporito, però!) e si chiacchiera can una Tona insieme a Josè che ci è venuto a trovare…per finire a crollare sull’ amaca dopo un bicchierino di Rum (io, gli altri reggono di più).
Riserva Naturale “Los Guatuzos”, il ponte sospeso alla “noi uomini duri”…Wow!!!! Poi, quando ci sali ti rendi conto che è scivoloso, dondola e che non è poi così sicuro…beh indietro non si torna, soprattutto dopo aver tenuto tra le mani un piccolo caimano, si deve arrivare dall’ altra parte! E, scendendo dal ponte, ti senti un mito!!!
Il cibo non è molto vario ma è semplice e non è strano: frutta, pollo, pollo, pollo, pollo, res, pollo, puerco, pollo, pescado, pollo, pollo, pescado, ecc…ma che spasso provare la frutta presa presa al mercado: la lingua assume una colorazione fucsia che è impossibile non fotografare!!!! (Ma chi ha la foto?!!).

 
Così siamo arrivati al Castillo, fortezza di guardia sul Rio San Juan (100% Nica – ci tengono!!!!) all’ imbocco caraibico dei famigerati pirati (c’è tutto il museo che ne racconta la storia e, con sorpresa, scopro che isla Tortuga esiste, non è una invenzione del cinema!).
 Un po’ più in là c’è un’ altra riserva naturale, che fai non la visiti? E lì scopriamo che, se scivoliamo nel fango dobbiamo lasciarci cadere più o meno rovinosamnete perché qualunque cosa potresti toccare per tenerti su è velenosa: formiche, ragni, ranette, serpenti e fiori…ma non gli alberi che “camminano” né quelli con le liane piene di vere e proprie “riserve d’ acqua” naturale…

Lasciamo El Castillo e torniamo a San Carlos, sempre con la barca del nostro amico Josè che, tenendo una hermana che doveva andare a Managua  ci ha affidati a lei (o lei a noi?) e così, quando, abbiamo lasciato l’ autobus “della speranza” (chissà se la ruota l’ hanno poi riparata?) ce la siamo portata con noi a Granada (era troppo tardi: non ce la siamo sentiti di lasciarla sola nell’ ultima tratta per Managua, dove sarebbe arrivata ormai di notte): ha dormito in camera con me…chissà se sta bene! Mi chiedo spesso come le va la vita! E’ molto dolce…che risate quando le ho parlato del mio ex…non sarebbe voluta andare a lavorare lì, ma doveva…cara Esmeralda…
 

A Granada la senora Marta, che ha un ristorante vicino al mercado, mi abbraccia forte, come se mi conoscesse da sempre!  
Lei ha 2 figli, tutti e due avvocati, appena sente che devo andare alla ricerca di una card per la fotocamera mi affianca il più giovane, Martin (Tomas lo incontreremo la sera, con una gamba ingessata…peccato: Marta ci ha detto che è un’ ottimo ballerino…) che mi porta in giro per Granada, in attesa che un suo amico che vende memory card, torni a casa, ed io, nonostante sia attratta dalla gita in kayak, scelgo di seguirlo: è stato come andare in giro per la città con un’ amico di vecchia data!
Siamo anche passati vicino ad una palestra: finestre spalancate e un sacco di gente che ballava, sembrava almeno, qualcosa tipo balli di gruppo..boh…o forse era aerobica?
Abbiamo, poi, scoperto che i genitori dell’ amico di Martin avevano un’ agenzia di pompe funebri: era lì che stavamo andando…ma…davvero questa è un’ agenzia di pompe funebri?!!! La casa, da fuori è come tutte le altre, si l’ entrata era molto sobria, spoglia più che altro (volutamente, credo), poi ci siamo messi a chiacchierare del più e del meno, fuori, in strada, con le sedie, come fa la gente del posto.
Granada però è anche più “vicina” allo stile americano, ed è lì che li trovi, loro, gli “uomini duri” in cerca di “avventure facili” (in Costa Rica scoprirò che anche le donne pagano…ndr), anche questo si vede, se si passeggia e non si gira la testa dall’ altra parte, come si vedono i bambini che, invece di andare a scuola, vanno a chiedere l’ elemosina per strada…ma ci sono anche quelli che vanno a scuola e fanno i turni per andarci! (noi abbiamo la scuola per i più piccini, i piccoli e i grandi; loro ne hanno una e basta e si fanno i turni per imparare…e quando ci parli ti chiedi come possano sapere più cose di te se non hanno neppure internet a casa…).
Non è facile pensare che un popolo possa vivere in povertà per sempre, ma neppure pensare che, con la scusa di rendergli la vita migliore, lo si deve distruggere con la piaga dello sfruttamento: è così che si trasformano i popoli integri in popoli incattiviti! Ma, forse, è proprio questo quello che siamo noi popoli “civili”…incattiviti dall’ egoismo?

I viaggi ci arricchiscono se prendiamo tutto: il buono e il cattivo, se non giriamo la testa dall’ altra parte, altrimenti sono solo bei posti che ancora non abbiamo distrutto con le strutture turistiche o imponenti città..
Il giorno dopo gita al Volcan Masaya; anche in Nicaragua i bambini vanno in gita scolastica, così incontriamo una chiassosissima scolaresca proveniente da Managua! Siamo anche stati al mercado, quello vero, autentico, quello dove fanno compere i Nicas non i turisti: e io mi ci compro una favolosa Amaca 100% Nica!

 

E’ il momento dei saluti con i nostri amici di Granada…continuiamo il nostro giro a Ometepe e sul traghetto mi presto a un servizio fotografico che fa sbellicare tutti…però, tra una foto e l’ altra, una decente è venuta! Dove dormiamo ci sono delle amache troppo belle!!!! La sera è un piacere affondarci, mentre si fanno 2 chiacchiere! Si fa anche una puntatina in una stazione termale: finalmente uno specchio d’ acqua dove ci si può bagnare in totale relax!!!! (tra coccodrilli, squali e correnti pericolose, non si può fare il bagno tranquilli!!! Anche se c’ è chi lo ha fatto...).

E il giorno dopo si parte par una nuova avventura: i ragazzi su uno dei due vulcani e noi ragazze il trekking delle “mammolette” in cerca di una meravigliosa cascata di 140 mt sotto la cui rigenerante acqua fresca ci abbandoniamo, dopo il trek…poi si va in riva al lago…per un tramonto di quelli da cartolina…solo che, questa volta, in cartolina ci sto io!!!!
 
Dovunque sia andata non si trovava un Nica che parlasse Inglese ed io, che con il mio Inglese perfettino me la sono sempre cavata un po’ ovunque, mi sono accorta che potevo imparare una lingua che ha un suono assolutamente favoloso! Come una dolce canzone, le parole ti scivolano dalla lingua…e vista la similitudine con l’ Italiano è facile impararla e anche venir equivocato, per via che molte parole sono simili ma con significato completamente diverso: che ridere con certe di esse!!!! E i Nicas sono molto gentili, se tu vuoi imparare, loro ti assecondano con gentilezza ed un gran sorriso!
Ecco la gente del Nicaragua che tanto ci spaventa! Ecco la guerra civile! (l’ unico strascico, sono i numerosissimi posti di blocco militari che, per noi che non ci siamo abituati, sono un po’ inquietanti e noiosi, visto che ti devi registrare ogni 3 passi)…ma la gente è cordiale, amichevole, si spacca in 4 per aiutarti (e perché dovrebbe? In fondo chi siamo?): è gente semplice, di buon cuore, che non ha nulla e se ha qualcosa, la condivide con gioia! Certo, bisogna sapere dove non andare, ma se non ci si presenta come il classico turista da spennare e si chiede con gentilezza di farci conoscere la loro terra, ne sono entusisti! Eppure cosa hanno? Coccodrilli, zanzare (maledette-l’ unica nota stonata..in ogni dove, poi!Mica solo lì!) foreste spesso impraticabili…laghi e cascate, insomma: la natura! Ma hanno anche tanta voglia di vivere un gran cuore e un sorriso che non si può dimenticare!
Penso di avere imparato molto da queste persone, e spero di vederli ancora, prima o poi! E devo a loro il grande amore che sento per questo paese!

Lasciato il Nicaragua e i nostri amici proseguiamo il viaggio in Costa Rica…finalmente un po’ di mare!!!!
E arriviamo sulla costa pacifica…ma già da subito mi accorgo delle differenze con il Nicaragua: le persone sono molto più distaccate e formali, anche nell’ abbigliamento in autobus e i ragazzi sono un po’ più “American style” con i loro cellulari e le loro pose da adolescente “occidentale”, tanto che, guardandoci ci siamo prese una cuffietta a testa e ci siamo sentite vasco, come quando eravamo adolescenti!
Non ricordo di aver visto alcun gallo o venditore sul bus, cosa comune in Nicaragua.

L’ aria che si respirava era più turistica, decisamente! Se mi vedevano in difficoltà con lingua: no problem e parlavano Inglese; ma come?!!! Dopo tutta la fatica che avevo fatto per parlare Spagnolo (o, per lo meno, qualcosa che gli somigliasse)?!!!
L’ hotel era piccolo e pulito e quasi si perdeva tra i mega hotel a più piani che gli avevano costruito intorno…il giorno dopo siamo andati a playa Conchal, un vero paradiso!!! Lì un piccolo iguana ci è venuto a salutare, curiosando fino allo zaino, non troppo spaventato dalla nostra presenza…come del resto è stato anche per i simpatici e dispettosi mono carablanca (le piccole scimmiette con la faccina bianca che vediamo nei film…) a Cahuita.
Sulla via del ritorno abbiamo incrociato dei ragazzini che si preparavano per la festa nazionale…

 
La sera c’è da sbizzarrirsi tra ristoranti sulla spiaggia e locali notturni con ragazzini americani ubriachi e donne e uomini soli in cerca di “compagnia”…ok decisamente, mare a parte, meglio ripartire alla volta di Tortuguero: la strada è molta perché sull’ altra costa, così prendiamo un’ altro pullmann Ticas che ci porta a San Josè, dove pernottiamo ancora prima di ripartire per Cariari, da dove prenderemo una barca che ci porterà nel parco naturale protetto di Tortuguero.
Il Bus che ci porta è molto affollato e decisamente in stile Ticas! Finalmente un po’ di autenticità! Tra le varie fermate ce n’è una che cattura il mio interesse: una signora esce da casa portando un fagotto che consegna a un viaggiatore, poi lo fa ancora…ah allora è così che mangiano!!!!  
A Cariari, mentre attendiamo il nostro turno mangiando un cocco che qualcuno ha raccolto da terra e aperto (siamo ancora vivi, quindi era buono!), arriva una barca con un pescione da record: una bestia immensa che appendono alla bilancia per misurarne i peso; naturalmente ci siamo fatti una bella foto anche noi con il mostro del fiume Tica!!!!

Mentre traghettavamo, vedo i mio primo “pezzo” di coccodrillo “ravvicinato”: che paura!!!! Vederne gli occhi a pelo d’ acqua e vedere le spire del suo enorme ventre grigiastro che si inabissano a pochi metri da me su un fondo melmoso su cui ci incagliamo spesso nella prima parte del viaggio…ma non è stato comunque sufficiente a farmi desistere dalla “gita” in barca a remi del giorno seguente per i corsi d’ acqua secondari alla scoperta di piante e animali nel loro habitat silenzioso e incontaminato…

  
Lì mamma coccodrillo lascia al sicuro i suoi piccoli mentre va a caccia delle nutrie lungo il corso maggiore, nutrie che sono preda per gli adulti, predatori per i piccoli, ci spiegano. Serpenti dai colori fluorescenti e coloratissimi Tucani si aggirano tra gli alberi insieme alle scimmie: scatto un mare di foto, nella speranza di riportare a casa un a testimonianza, per far capire a chi avrà la pazienza di ascoltarmi e guardare, cosa è la natura…ma, le foto non rendono lo splendore che solo gli occhi possono cogliere.
Un momento importantissimo è stata la serata dedicata alla scoperta delle tartarughe che depongono le uova: un’ emozione unica! Non si filma né si fanno foto e si deve stare in religioso silenzio per non spaventarle, altrimenti scappano e perdono le uova; già ne sopravvivono poche delle numerose che depongono! La tartaruga era immensa, bellissima, ci hanno detto circa 200kg, per me un’ enormità, per loro nella norma…peccato non aver potuto trattenerci di più, ma le regole sono ferree per non disturbare troppo madre natura…
L’ ultima mattina andiamo a fare colazione in un posticino che avevamo scoperto il giorno prima, dove mangio una torta al cioccolato deliziosa e altissima!
Poi si riparte alla volta di Cahuita, qui per fortuna si può fare il bagno senza il terrore degli squali, delle correnti o dei coccodrilli…c’ è anche una riserva naturale dove inoltrarsi per accedere a spiaggette vicino la barriera corallina…al ritorno, ad, un certo punto ecco lì che mi sono persa il gruppo…mannaggia, se non fosse stato per le zanzare, mi sarei fermata anche io ad ammirare le mono carablanca in branco!

 
La sera eravamo ormai ospiti fissi del pub dal jamaicano: un rummetto o una birra, lì non ce li toglieva nessuno! Ma la mattina avevamo scoperto un baretto mooolto carino, dove fare colazione!
Il giorno dopo, l’ ultimo, parte del gruppo ha scelto di starsene sulla spiaggia vicina, ma io, con con alcuni altri, ho voluto concedermi l’ ultima escursione del viaggio e ci siamo avventurati con l’ ultimo mezzo pubblico della vacanza in una spiaggia dove eravamo quasi solo noi, e le immancabili scimmiette sulle palme e sui rami lungo la costa…tanto, poi, si dorme in aereo!

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Lilybonda
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