New Zealand



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Arriviamo ad Auckland, nell´ Isola del Nord, alquanto rimbambiti dopo ben 26 ore di volo e 12 ore di fuso orario. A casa sono le due di notte e saremmo a letto... quasi dormiamo anche qui. Insomma a recuperare la lucidità ci mettiamo un pò. Dopo tanta strada alla ricerca di quiete, di natura indomita e selvaggia, ci accoglie una grande città piuttosto caotica, come tutte le metropoli in ogni angolo del mondo ormai. Dei 4 milioni di neozelandesi 1,2 milioni abitano e lavorano qui.

E' stato un piccolo shock: " Che ci fanno qui questi grattacieli con le finestre a specchio, questi ponti ultramoderni, queste strade piene di traffico? ".

Un po' preoccupati per la guida a sinistra ritiriamo il camper noleggiato dall'Italia, il più economico trovato. Ora capiamo perchè: vecchio, scomodo, lento e consuma una quantità di benzina spropositata; più avanti in salita ci sorpasserà un vecchio Westfalia, suscitando ilarità e dubbi sulla nostra scelta.

Comunque, armati di coraggio e attrezzatura fotografica, il giorno dopo partiamo all´alba. Procediamo verso Nord, fra colline verdi lungo strade in un continuo saliscendi, praticamente deserte...ci eravamo preoccupati troppo presto.

Intorno a noi si estendono prati sterminati; chilometri di territorio senza abitazioni, come non siamo abituati a vedere; scarse le tracce dell´uomo, se si escludono le pecore che pascolano in gran numero. Ruminare l´erba di un verde brillante e abbandonarsi al sole sono le loro uniche occupazioni. Le invidiamo un po'. Spalanchiamo gli occhi per abbracciare questi immensi spazi, ma sembra di non riuscirci mai abbastanza. Ci investe quella stessa quiete, quella pigrizia che dispiega l´ anima sotto la striscia color cobalto del cielo.

E´ un paese sorprendente! Convivono natura selvaggia e tecnologia. Ci eravamo documentati su libri e su Internet: lo dipingevano come un paese poco progredito. Qualcuno lo descriveva come l'Italia degli anni '50. Non possiamo che affermare il contrario: pochi abitanti ma bene organizzati, paesi distanti ma collegati da strade ben curate, campeggi con rete wifi!

Senza dimenticare i neozelandesi, bella gente, tranquilla ma laboriosa. Una miscela tra la filosofia scanzonata di un napoletano e l'efficienza di un tirolese, in una parola: perfetti.

Abbandonata l'idea di andare fino a Cape Renga (causa camper) costeggiamo ad Est, verso le spiagge della North Island: tante calette semideserte, al massimo qualche barca di pescatori. In questo momento cominciamo a capire che forse il mare ci piacerà, ma ancora non ci pervade del tutto lo spirito di Aotearoa (nome maori per la Nuova Zelanda che significa "isola dalla lunga nuvola bianca").
Anche la visita a Coromandel, penisola delle meraviglie, almeno secondo la Lonely Planet, non ci conquista come dovrebbe: bella ma non da far girare la testa. Fa eccezione Cathedral Cove, sognante baia circondata dalla foresta, a cui si accede scendendo un sentiero attraverso la fitta vegetazione.

Giriamo verso Sud e scopriamo Piha Beach, incantevole spiaggia in cui passeggiare senza farsi largo fra rumorosi bagnanti; praticamente ci siamo solo noi. La guida ci consiglia il Tongariro National Park per un'escursione intorno ai crateri del Ruapehu ( Monte Fato de "Il signore degli anelli") e del Tongariro. L' indomani imbocchiamo il sentiero, lungo ma semplice, che dovrebbe portare ad un passo panoramico ma, nonostante la buona esperienza di montagna, sottovalutiamo il clima della zona e rimaniamo senz'acqua. Al ritorno in campeggio prosciughiamo quasi la fontana, imprecando per tanta leggerezza. Ora l' obbiettivo è l'isola del Sud: andiamo a Wellington dove ci aspetta il traghetto. Approdati a Picton imbocchiamo la strada verso Kaikoura. Il maltempo e il mare in tempesta fanno di questi 150 km i più belli sin qui: non una casa, non un distributore, pochissime macchine, il camper che sbanda sferzato dalle raffiche di vento gelido e il primo incontro con foche e leoni marini...questa è l'avventura che cercavamo!



Kaikoura è una cittadina di pescatori. Per via delle correnti le acque che la bagnano sono ideali per avvistare le balene. Il mattino successivo ci imbarchiamo per il nostro Whale Watching e facciamo l´incontro più magico. Il mare è agitato da piccole increspature per via del vento continuo. Ad un tratto un forte getto d'acqua ed una macchia scura annunciano la regina del mare a non più di 20 metri da noi..., che si mostra in tutta la sua grazia e potenza.




La pinna della coda si erge maestosa, esce dall´acqua con lenta eleganza; le due mezze lune smarginate, altere e perfette. Il capitano Achab l´avrebbe guardata con sospetto ed essa avrebbe rischiato. Per fortuna non sono più quei tempi. Noi siamo riempiti di meraviglia e di gioia! Immagini saranno le sole cose che porteremo via, con umiltà e rispetto. Arrivederci grande amica.

Più a Sud, nella penisola dell' Otago, c'è una famosa colonia di Albatros, non possiamo mancare.

Dalla scogliera vediamo i gabbiani volteggiare e cerchiamo il maestoso veleggiatore. Non c'è bisogno di aguzzare la vista: quando si avvicina colpiscono i suoi 3 metri di apertura alare e la grazia con cui si libra in volo. E' una macchina per coprire lunghe distanze, non lo abbiamo mai visto battere le ali .

Facciamo tappa a Queenstown: una variazione sul tema di questa vacanza dedicata alla natura.

E' la capitale degli sport estremi. Siamo curiosi di provare il Jet Boat, un motoscafo che sfreccia a tutta velocità in mezzo alle pareti di un canyon. Adrenalina pura! Il pilota, che ci auguriamo conosca ogni angolo del torrente, passa a pochi centimetri dalle rocce ad ogni curva e, appena lo spazio lo consente, si produce in testacoda mozzafiato.

Ci voleva questo piccolo break; più "rilassati" riprendiamo la retta via e andiamo a Te Anau, capoluogo del Fiordland National Park.



Ci accoglie una giornata splendida, almeno secondo i parametri della regione: il sole, seppur coperto, c'è. A bordo di uno splendido veliero ci inoltriamo nel fiordo: pareti scoscese, cascate vertiginose gonfie d'acqua, nebbia sul mare, il nostro cuore trabocca di gioia. All'imbocco dell' oceano mi sistemo a prua per godermi la virata e il vento impetuoso mi costringe ad aggrapparmi alla ringhiera mentre la chiglia sobbalza furiosamente sulle onde. Probabilmente il comandante sorriderà a vedermi appollaiato qui, ma non importa, questa mattina mi sento il capitano Cook.

Ci dirigiamo proprio al monte Cook, il più alto della nazione; per noi appassionati di montagna, era la meta principale. Cielo terso, imponenti ghiacciai, cime stupende ma molto simili alle Alpi...troppo simili: per questo, con gran sorpresa, vogliamo rivedere il mare. Non ce lo saremmo mai aspettato e con due giorni in anticipo ci avviciniamo a Christchurch, dove fra tre giorni ci aspetta l'aereo per il ritorno. Improvvisiamo una visita alla penisola di Banks, a pochi chilometri da lì. La guida le dedica poche righe, noi vi trascorriamo due giorni. Scelta giusta: è un posto magnifico! La penisola è di origine vulcanica e la sua baia è quel che resta di un grande cratere. Una strada panoramica percorre la dorsale e stradine, a volte sterrate, scendono in piccole spiagge semideserte. Banks è decisamente più bella e caratteristica del Coromandel; non sempre le guide dicono la verità, o forse non conoscono i nostri gusti.

Il nostro viaggio ormai è alla fine, nel campeggio di Christchurch passiamo nervosamente l' ultimo giorno. Un pezzo del nostro cuore rimarrà qui e già non vediamo l'ora di tornare.

Arrivederci Aotearoa!

Curata da:
Luoghi visitati:
Luca Ciaudano e Silvia Lorenzetti
Quando:
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