Meraviglie sottocasa: il sacro Monte di Varallo






Quarantatré cappelle bizzarramente disposte in un percorso attorno ad una chiesa, cappelle in cui non si può entrare, si può solo guardare l'interno attraverso un'antica grata di legno. In ogni cappella una scena della vita di Gesù: dall'Annunciazione alla Resurrezione, rappresentate da centinaia di statue di terracotta colorate a grandezza naturale, sullo sfondo curvo di affreschi e pitture che creano ambienti e folle di personaggi dell'epoca.

L'epoca varia dalla fine del '400 all''800.

Si tratta del Sacro Monte di Varallo Sesia, una delle piccole meraviglie "sottocasa" che in genere ignoriamo.


Secondo me, avendo guardato su Internet, era abbastanza semplice: autostrada A4 Torino-Milano fino al casello di Biandrate, quindi proseguire per la A26 Genova Voltri-Sempione sino all’uscita di Romagnano Sesia – Ghemme. Qui immettersi sulla strada statale 299 in direzione Alagna per 9,5 km.

Ma avevo fatto i conti senza la triplice scienza del navigatore satellitare e dei miei due amici, entrambe milanesi e seriamente intenzionati ad entrare in competizione con quella saccente maestrina che abita nel navigatore satellitare, la quale, con pazienza invidiabile, di tanto intanto diceva "fare inversione di marcia appena possibile". C'è stato anche da risolvere l'incertezza tra Varallo Sesia e Varallo Pomba (fortunatamente ce ne sono solo due). Tuttavia in circa un'ora e tre quarti siamo arrivati a Varallo Sesia.

Contrariamente al giorno prima, in cui splendeva un sole decisamente già primaverile, la giornata era grigia, brumosa, il che però aggiungeva un particolare fascino prima al paesaggio di pianura e poi, imboccata la S.299, a quello di montagna. Sulle prode, tra i cespugli ancora stecchiti, occhieggiavano mammole di un viola intenso e praticelli di minuscole primule gialle.

Arrivati a Varallo, dopo un falso tentativo, abbiamo imboccato la salita giusta al Sacro Monte.


Vi chiederete cos'è un Sacro Monte, pensate che tra Piemonte e Lombardia ce ne sono ben 19 e che nel 2003 tutti insieme sono stati dichiarati Patrimonio Mondiale dall'UNESCO.

La storia cominciò alla fine del '400, quando un frate francescano, di ritorno dalla Palestina e superando tutte le difficoltà burocratiche (erano meno, ma c'erano anche allora) riuscì a Varallo ad ottenere il terreno e a costruire la prima cappella dedicata al Santo Sepolcro. La montagna era inteso come luogo che avvicina l'uomo al cielo, l'ascesa al monte pure era carica di valori simbolici, riproponeva l'esperienza ascetica di San Francesco quando si ritirò sulla Verna in contemplazione della Passione di Cristo.

Inoltre l'idea era di ricostruire i luoghi e gli accadimenti della Palestina in un epoca in cui, dopo la caduta di Costantinopoli sotto l'impero ottomano, era sempre più difficile andarci in pellegrinaggio. Nei secolo successivi una fitta rete di Sacri Monti si sviluppò in giro per l'Europa, introducendo anche nuovo temi devozionali.

Per la storia del Sacro Monte di Varallo vi rimando ad un bel sito: www.valsesia.it, dove trovate tutti i dettagli; qui vi dirò soltanto che vi lavorarono artisti molto importanti, come Gaudenzio Ferrari e Galeazzo Alessi e che verso la fine del '500 il cardinale Borromeo, San Carlo Borromeo, quello dei Promessi sposi, prese la cosa molto a cuore, tanto che si recò spesso sul posto per vedere l'andamento dei lavori.


Sia le statue che le pitture sono quindi di varia qualità e di stili diversi, a seconda del periodo in cui sono state realizzate e degli artisti che vi hanno lavorato, ma tutto l'insieme è una narrazione di grande fascino, ricca di effetti scenografici, di trompe l'oeil, con un numero di personaggi che va dai soli due dell'Annunciazione (ma se non ricordo male ci sono anche Adamo ed Eva) alle decine di personaggi delle scene dei processi.

E la cosa più curiosa è che pur essendoci andati in un sabato di primavera, c'eravamo praticamente solo noi ed un paio di coppie a fare il giro delle cappelle, un pullman di pellegrini locali erano venuti per la messa nella chiesa, detta "la Basilica", si erano fermati a mangiare nella caffetteria per poi andarsene.

Se mangiate alla caffetteria e vi chiedono che birra volete, tenete presente che se chiedete una birra piccola vi danno una bottiglietta tipo succo di frutta!


A ritorno i miei amici si erano stufati e hanno obbedito pedissequamente alle indicazione della maestrina. Arrivati a Milano, molto sportivamente, hanno ammesso che ci avevamo messo di meno....

Eccovi alcune foto:













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