Londra, dicembre 2006

IL VOLO
Le hostess della ryan hanno delle divise molto kitsch e una di loro ha lo smalto fucsia e il rossetto in tinta, sembra una collegiale. Il mio sedile non si reclina e non riesco a dormire, complice anche una tensione legata alla "paura dell'ultimo volo", ce l'ho ogni volta che prendo l'aereo, ma poi mi passa nella traversata.
Sono seduta da sola, vicino al finestrino come sempre e all'altezza dell'ala. I miei compagni di viaggio sono seduti dietro di me, ma più in fondo e le compagne nella fila accanto alla mia.
Il cielo è luminosissimo, sotto di me vedo sfrecciare un paio di aerei e sorrido immaginando il cielo come una sconfinata superstrada.
Inizia l'abbassamento di quota e riesco a intravedere il verde dell'Inghilterra e le nuvole si diradano tanto da apparirmi come batuffoli di cotone in disfacimento.
Atterraggio a balzi, ma l'importante è essere con le ruote per terra!

WELCOME!
Per arrivare al ritiro bagagli dobbiamo attraversare mille corridoi e presentare la carta d'identità a dei tipi che sembrano perfettamente alternati tra inglesi di origine controllata e acquisiti. A me capita il d.o.c. ...bianco pallido e grassoccio, mi dice qualcosa riguardo il fatto che non ho tolto la carta dal porta documento, ma io non capisco e rischio di andare in panico. Quando terminiamo, i nostri bagagli sono già arrivati e ci dirigiamo a fare i biglietti per Londra (14 pounds a/r). Sull'autobus mi siedo in fondo nei posti da due dove si sta larghi, sempre vicina al finestrino per sbirciare fuori e con accanto Ilaria. Ascoltiamo l'mp3 e mettiamo Vinicio...ma ci chiacchieriamo sopra e io mi distraggo e vedere i palazzi, ma non provo l'eccitazione da viaggio che dovrei...vorrei...
Arriviamo a Victoria Station e si va a fare i biglietti dopo la prima cazzata del viaggio(Matteo che ci fa fare su e giù per le scale mobili e tornare al punto di partenza: prime risate londinesi!)
Marco compra gli abbonamenti per tutti (15 pounds e 40 cents) e andiamo a prendere la metro per andare all'ostello a lasciare i bagagli. Metropolitane che Roma (capitale d'Italia...IMPARA!)si sogna!!!

THE HOSTEL
Il personale è gentile e sono tutti giovani. La stanza è più piccola di come appariva in foto, i letti sono incastrati come nel tetris e sono piccoli, la moquette azzurra e sbiadita dà un'idea di zozzo immenso e poi, a chiudere il quadretto, la doccia in camera decorata con un paio di slip celesti da donna...l'igiene è opzionale!
Facciamo un po' di conti dei soldi e scazzo con Marco,il tempo di andare in bagno a lavarmi le mani e mi passa. Usciamo. Londra è nostra o comunque lo sarà presto. Sono le 13, 00 credo...o lo saranno state!!!


WALKING INTO THE STREETS
Si inizia con Piccadilly. La via principale è addobbata con delle luminarie enormi azzurre, la gente va e viene ed entra ed esce dai negozi e io cammino, ma non mi sono ancora resa conto di essere a Londra, è come se camminassi con la testa fra le nuvole, inconsapevole di trovarmi in una città sconosciuta. Vedo la gente di ogni colore, tipologia estetica, mi sento l'inglese nelle orecchie e cammino e sorrido, ma non sono ancora convinta. Sarà vero? Sono sul serio qui? Ci si ferma in un market a comprare qualcosa da mettere sotto i denti, il cassiere mi chiede di dove sono e quando sente "Italy" sorride e mi augura buon natale in italiano: che gentile! Non mangio dalla sera prima, quindi tramezzini e lattina di foster...tanto per ambientarci. Camminiamo ancora, ci addentriamo nelle viuzze caratteristiche coi pub , la gente che alle 5 del pomeriggio già sta accalcata fuori con la birra in mano: pazzesco e bellissimo! Arriviamo in una sorta di quartierino dove ci sono bancarelle e locali e decidiamo di scendere in un pub dove il buttafuori chiede a noi ragazze la carta di identità perché gli sembriamo troppo piccole (per fortuna c'era Marco a tradurre, altrimenti non avrei capito una ceppa!)...certo che scambiare me per una minorenne è una bojata bella grossa (soprattutto con le occhiaie che mi ritrovo e il sorriso da fattona), comunque spintonando a destra e sinistra riusciamo a entrare. Faccio il mio primo ordine in inglese e quando la barista mi chiede se voglio una birra grande o piccola io le dico "little" e lei mi fa: "small"? E io di rimando: "Yeah Yeah...little small!" intrippandomi con la lingua!!! Ridiamo entrambe. Mentre bevo inizio ad avere un caldo pazzesco, sono ancora bardata come un eschimese, allora esco fuori e Marco mi raggiunge febbricitante. Poi io rientro dentro e mi metto a parlare con Matteo e Dany e riscopro la sigaretta con la birra in un locale chiuso e forse vi sembrerà stupido e insignificante, ma a me ha fatto un effetto strano! Insomma, mi sono balenati alla mente tanti ricordi adolescenziali ed era troppo figo , perché quando bevo, fumo anche un sacco e farlo in un locale mi era ormai passato dalla memoria. Siamo stati lì un po', ma non saprei quantificare. Poi facciamo un altro giretto e vediamo un giocoliere bravissimo su un motociclo altissimo, e infine ci dirigiamo a South Kensigton in un locale (il CACTUS BLU, una sorta di club,dove fanno cocktails a manetta e si mangia pure. Molto carino e fashion) dove lavora un'amica di Matteo. Saliamo al piano di sopra dove imbocchiamo in una festa privata, ma nessuno ci caccia e tanto meno noi ce ne accorgiamo. L'unica birra che c'è è la corona e noi ne beviamo a litri, anche perché i cocktails sono cari e noi dobbiamo economizzare.
Mi siedo con Dany da una parte e inizio a parlare con un tipo irlandese sulla trentina, mi dice che uno dei suoi più cari amici è di Gela, che adora l'Italia e mi chiede di parlargli italiano, ma io ormai sono brilla e mi sono lanciata a parlare una lingua simile a quella del frate storpio de "Il Nome della Rosa": un misto di inglese, francese, spagnolo e italiano e gesti...insomma alla fine ci si capisce! Intanto si avvicinano altri ragazzi e uno di loro, un inglesino che non lo sembra, anche caruccio,ci prova visibilmente e mi abbraccia e mi dice "I love you" e io ricambio gli abbracci e gli dico che anche io lo amo e che Londra è da paura...Forse è in quel frangente, mentre parlo sincretico, che realizzo che mi trovo a Londra, perché in Italia forse una situazione così l'avrei evitata. A una certa ora mi ritrovo circondata da un gruppo di ragazzi che mi offrono da bere e ridiamo tutti, fumiamo, tiro dentro Daniela, che poi parla con l'irlandese, e Matteo, mentre Riccardo, Marco e Ilaria stanno per i fatti loro. E' una situazione da paura, il doversi sforzare di capirsi e tutto è allegro, faccio fatica a mettere in fila i pensieri, sono ubriaca ormai, ma bevo a oltranza!
Infine ce ne andiamo e ci mettiamo per la strada a urlare e io inizio a cantare il ritornello de "Al Veglione" e poi ci mettiamo tutti abbracciati in cerchio a saltellare e cantarlo! Il delirio. Arriviamo all'ostello verso le 3,30, credo, e le battute si sprecano...l'alcol è ancora in circolo, ma crolliamo tutti sui nostri letti luridi!
Il secondo giorno ci svegliamo in tempo per fare colazione, almeno noi ragazze e poi ci si prepara per uscire. Marco non viene perché non sta bene, ha l'influenza che lo indebolisce e soprattutto lo indispone.
La giornata è meravigliosa, il cielo è terso, azzurro, poche nuvole e andiamo a vedere Westminster: stupenda, enorme, imponente ed elegante e il Big Ben...l'ho visto migliaia di volte in foto e nei film e ora ci sono sotto. Il ponte sul Tamigi...nessuno di noi ha la macchina fotografica e devo aprire bene gli occhi per raccogliere nella memoria quello che vedo. Ancora nessuna adrenalina, solo la consapevolezza della bellezza che mi si para innanzi. Entrare nell'abbazia costa 10 pounds e sinceramente nessuno di noi vuole allungare tutti quei soldi agli anglicani, perciò optiamo per entrare nella chiesa affianco, sfarzosa anch'essa, ma più piccola. Nel nuovo testamento c'è scritto che Gesù cacciò i mercanti dal tempio...cosa avrebbe fatto se fosse entrato lì? Si sarebbe sparato! Quelli hanno le casse e vendono "oggettini religiosi" e ti danno anche lo scontrino fiscale! Orgia di ringraziamenti al re e alla regina. Foto di funerali reali sotto vetro, vicino a una mini-corona, ma l'architettura fa il suo effetto.
Usciamo e facciamo un giro per il parchetto che sta tra la chiesa e l'abbazia, poi andiamo a vedere da fuori Buckingham Palace: candido e colossale. La gente si ferma a guardare le guardie che camminano in modo preciso e girano su sé stesse in modo buffo e artefatto. Ci andiamo a sedere sotto il Victoria Memorial, sui corrimano di marmo bianco. Qui i palazzi, sia storici che non, sono puliti, ben tenuti e tutto è ordinato, sincronizzato, nonostante sia una metropoli che ospita gente da ogni parte del mondo. Decidiamo di andare a fare una passeggiata per il parco che costeggia la zona e vediamo da lontano un paio di scoiattoli... L'aria è fresca, si sta bene e c'è un clima di serenità e pace. Non mi sembra di essere immersa nella frenesia, anzi... Non so più che giro si fa, camminiamo e poi andiamo a mangiare, perché ancora una volta si è fatto tardi e abbiamo lo stomaco vuoto e le gambe ancora stanche dal giorno precedente. Oziamo forse un paio d'ore nel posto in cui pranziamo e poi ci dirigiamo a Piccadilly Circus sotto la Shaftesbury Memorial Fountain e ci sediamo lì ad aspettare Marco; Dany va alla Virgin a fare un'ispezione, quando Marco arriva ci mettiamo a parlare sulle scale della fontana davanti ai mega-schermi pubblicitari della Sanyo e TDK e gli altri vanno allo stadio dell'Arsenal senza avvisarci. Dany arriva dopo che ha fatto il giro della fontana 3 volte senza vederci e ci mettiamo a guardare dei tipi che fanno acrobazie nella piazza: salti mortali e passi sui muri, roba da capogiro! Stanno in canottiera e pantaloni a tre quarti, mentre noi sembriamo i nipoti illegittimi di babbo natale! Mentre aspettiamo che gli altri tornino dal loro giro clandestino Marco ci porta nel negozio di giocattoli più grande e figo che io abbia mai visto! Il tripudio del divertimento e del consumismo!!!Torniamo indietro, perché gli altri sono tornati e ci dirigiamo a Trafalgar Square dove c'è la statua del comandante Nelson, ma noi ci sediamo sui parapetti che danno verso la National Gallery. Matteo e Ilaria incontrano un gruppo di italiani che fanno la fiaccolata per Welby, che sarà sincronizzata a quella di altre città europee. Ci mettiamo a chiacchierare per decidere cosa fare e intanto ci sfrecciano davanti un paio di limousine bianche, simbolo di ricchezza e per me super pacchiane!
Matteo propone di dirigerci sulla Old Street, una via con tanti pub. Ci andiamo e finiamo in un pub inglese filo messicano dove ceniamo. Nel momento di pagare ci incasiniamo con la mancia! Poi entriamo in un pub piccolo e affollato (come tutti gli altri) dove la birra costa meno, ma è calda e fa cagare! Usciamo e alla fine si decide di tornare all'ostello e mentre andiamo a prendere l'autobus vediamo un gruppo composto da una cinquantina di persone vestite tutte da babbo natale...forse tornano o vanno a una festa.
Una volta in ostello non andiamo subito in camera, ma restiamo nella sala dove ci sono i videogiochi, il biliardo, divani, sedie e tavoli e i miei amici si mettono a giocare a scopone scientifico, mentre io mi abbiocco sulla spalla di Daniela. Intanto si avvicina un tipo che si mette a parlare con Matteo e si presenta: Mike. Dice di essere figlio di un ambasciatore, che è nato a Londra, ma vive in Germania e ora si trova qui per cercare lavoro (e tu, figlio di ambasciatore te ne vai in un ostello di quart'ordine?! Penso io). Ci dice una frase in tedesco, ma gli diciamo che non lo capiamo, poi lo sentiamo appellare altri dell'ostello in francese...è poliglotta il nostro Mike! Si appolpa e noi non ce lo filiamo più di tanto, alla fine saliamo in camera perché siamo a pezzi!
Mentre ci stiamo per mettere a letto bussano alla porta e quando chiediamo chi è, Riccardo per scherzo dice "Sarà Mike!"...bhè, apriamo ed è proprio lui che ci domanda "Where is my wife?"e noi gli diciamo che non lo sappiamo! Quando chiudiamo, iniziamo a ridere, perché la situazione è troppo comica e anche dopo aver spento la luce io scoppio in risate sonore che non riesco a trattenere.
La mattina dopo ci svegliamo tardissimo rispetto a quanto programmato, la cucina è chiusa e non possiamo più fare colazione. Iniziano i primi rodimenti di culo e Marco si affaccia a vedere che tempo fa e dice: "Oh, fuori ce sta Mike co' la polizia!" e noi ridiamo e io zompo sul suo letto per vedere se dice la verità e infatti fuori ci sono due volanti e tre poliziotti che gli fanno domande, praticamente lo hanno sbattuto fuori dall'ostello, ma non sappiamo il motivo! Grasse risate: quell'uomo è una fonte di ilarità! Dopo mille ore e scazzi usciamo per dirigerci a Camden al mercato domenicale.
Uscire dalla metro è come sbattere la faccia su un'altra Londra: meno acchittata, più di strada e colorata. C' è un mucchio di gente e dato che ognuno di noi vuole fare compere, decidiamo di separarci in due gruppi: ragazzi e ragazze e ci diamo appuntamento davanti al palazzo giallo prima del ponte. Noi percorriamo la via principale, senza addentrarci in Camden Market, ma fermandoci a vedere tutte le boutiques di scarpe possibili e immaginabili: stupendo! Poi andiamo a mangiare da un "kebabbaro" e decidiamo di riprendere il giro questa volta entrando nel mercato e lì dopo un quarto d'ora mi sale un panico assurdo! Ansia, agorafobia, insofferenza, tristezza...mi irrita tutto e non c'è neppure un articolo per cui perdere la testa davvero e mi sento come se fossi lì a comprare per forza! Lascio Ila e Dany dentro e vado ad aspettarle fuori, davanti all'entrata. Mi si avvicina un tipo e mi chiede se voglio erba, sarebbe stata l'unica cosa che avrei comprato in realtà, ma preferisco dire di no. Dany e Ila escono dopo un tempo che a me sembra infinito e Dany mi fa ridere per tirarmi su e attraversiamo la strada per vedere i negozietti che non abbiamo visitato ancora. Finalmente mi calmo e compro una felpina viola molto urban style. Intanto Ila si è allontanata e la perdiamo di vista. Accompagno Dany dentro Camden Market ad acquistare il cappottino che le piace, ma la prego di volare che mi prende a male e poi ci becchiamo con Marco al palazzo giallo e aspettiamo gli altri. Ora sono più calma. Quando ognuno torna dai suoi giri andiamo nella zona che noi ragazze avevamo completamente ignorato: la zona più figa che io abbia visto! Marco mi porta al Cyberdog, un negozio techno troppo assurdo dove vendono oggettistica e abbigliamento e c'è una cubista che balla forsennata! Le commesse sembrano uscite da un fumetto, e c'è la musica a palla, che io potrei reggere solo se fossi un'impasticcata! Mi sembra di trovarmi in un altro mondo...è una dimensione fuori! I negozi stanno chiudendo tutti e allora entriamo a bere in un locale cubano enorme dove la salsa è la musica per eccellenza. Guinness a pinte...il mio cappuccino alcolico! Stiamo lì un bel po' di ore e poi mi viene voglia di dolce e con Ila e Marco andiamo alla ricerca di un posto dove poter spizzicare qualcosa. Finiamo in un cinese take away dove ordino ananas fritta...me la servono col miele: che buona! Ila non è ispirata e preferisce puntare su un take away indiano dove ci serve una cinese: Londra è cosmopolita!!! Ritorniamo nel pub dove ci ha raggiunti l'amica di Matteo e dopo una chiacchierata si va a mangiare dalle parti di Piccadilly. Prendo un thè caldo per riassettare lo stomaco! Ormai è tardi e noi dobbiamo prendere l'autobus che ci porta all'aeroporto alle 4,50, quindi dobbiamo tornare all'ostello, prendere le valige e uscire. Una volta arrivati a Victoria Station ci perdiamo alla ricerca del capolinea del bus, che troviamo dopo un po' di giri. Nel tragitto mi addormento vicino a Marco in una posizione scomodissima, stiamo tutti storti, perché lui non ci sta con le gambe. All'aeroporto la fila per il chek- in è un serpentone chilometrico, ma procede più rapidamente che se fossimo in Italia! Tutto fila liscio fino al momento dell'imbarco, quando per colpa di non si sa chi la fila si blocca e restiamo ad aspettare in piedi non si sa quanto. Intanto io sono incazzata e nervosa per vari motivi , che mi stanno facendo maledire la vacanza. Nell'aereo mi metto su per giù dov'ero all'andata, ma vicino a me c'è Marco e gli altri nei sedili dietro di noi. Questa volta gli steward sono dei pischelletti imbranati poco professionali che mentre mostrano le dinamiche di salvataggio ridono come se avessero fatto uno scherzo alla prof! Mi chiedo con che criterio li scelgano. Non mi godo il volo, perché sono troppo stanca e svengo! Apro gli occhi poco prima di atterrare (peggio dell'andata, i piloti hanno preso la patente per volare coi punti della mulino bianco!!!).
Il resto è Italia...è malinconia, è incapacità di dire a me stessa che sono stata a Londra (e non me ne sono accorta!).

BILANCIO
Avrei voluto veder meglio e di più, avrei voluto che si creassero meno tensioni e avrei voluto poter spendere un patrimonio di sterline! Il bilancio non è super positivo per molti motivi di natura tecnico pratica, ma in fondo è stata un'esperienza da ricordare e che mi ha fatto divertire.

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