L'isola che non c'è e le qualità che non rendono

Ban Keng Koum, Laos 9.11.14

Oggi un uomo mi ha fatto una domanda alla quale non sapevo rispondere. La difficoltà non stava tanto nel cercare qualcosa da dire, ma nel trovare le parole giuste con cui esprimermi affinchè il mio interlocutore mi potesse comprendere.

Sono a Don Som da due giorni, nel mezzo dell'arcipelago delle 4000 isole sul Mekong, vicino al confine cambogiano; un luogo dove ' il pendolo del tempo scorre lentamente ' , un mondo sconnesso dalla terra circostante.

Phyn non parla l'inglese e per chiedermi quello che gli interessava ha usato il limitato inglese di suo figlio di 13 anni, che guardandomi timidamente la barba mi domanda: "Why travel?".

Non me lo ero mai chiesto, o meglio, non mi era mai capitato di doverlo spiegare a delle persone lontane anni luce dal nostro mondo occidentale. Persone povere, che non possiedono niente se non la loro capanna e qualche gallina, che passano le giornate a lavorare nelle piantagioni di riso.
Eppure non gli manca niente per essere felici. Sorridono e condividono tutto quello che hanno. Non sono neanche riuscito ad offrire la birra, volevano pagare loro ad ogni costo perchè ero ospite in casa loro. Certamente la birra più buona della mia vita.

Phyn non ha studiato ed è contento che i suoi figli possano andare a scuola. La sua conoscenza del mondo è limitata alla sua isola ed a quelle circostanti. Ecco la difficoltà della domanda: se me l'avesse fatta un amico, un mio pari, avrei risposto con una frase fatta del tipo "perchè i viaggi danno una grande apertura mentale: si esce dal cerchio dei pregiudizi del proprio paese e non si è disposti a farsi carico di quelli stranieri". In realtà non serve un motivo, si viaggia per viaggiare, punto.
Come potevo dunque spiegare tutto questo ad una persona che non conosce nè il mondo nè il concetto di "vacanza"? Semplicemente non capiva perchè fossi venuto da lontano per stare li e basta.

Ho risposto dicendo: "per conoscere posti nuovi e persone come voi". Penso che il viaggio sia prima di tutto dato dall'incontro con l Altro, intendendo sia i luoghi sia le persone che li abitano. Abbandonando la nostra schifosa presunzione di superiorità si capisce che abbiamo tante cose da imparare noi da loro che loro da noi. Proust diceva: "Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell'avere nuovi occhi". Nonostante la globalizzazione stia facendo sfumare sempre di più i colori del mondo rendendolo più piatto, uguale e noioso, viaggiare è ancora possibile.

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Alessandro Lira
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