Lao Time



Questo racconto partecipa al concorso Storie Vagabonde!

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Muang Ngoi Neua, 08 Gennaio 2009

Oggi siamo a Muang Ngoi Neua, un idilliaco villaggio sulla sponda del fiume Nam Ou, raggiungibile solo in barca.

In verità ci abbiamo impiegato 2 giorni partendo dal Nord, non tanto per i km percorsi ma per via dei collegamenti mancanti e dell'esasperante mancanza di fretta dei Laotiani. Se poi aggiungiamo anche il guasto al motore, è facile impiegare 2 giorni per percorrere nemmeno 300 km!! Siamo stati fermi un'ora e mezza vicino al confine cinese aspettando il pezzo di ricambio e nessuno ha fiatato. Non ci sono impegni urgenti qua e a volte i tragitti con i minibus sembrano più delle scampagnate tra amici che trasporti pubblici. Si viaggia con musica pop e folk che ti culla tra queste stradine di montagna (ed infatti tutti cascano in un sonno profondo), ci si ferma al mercato a comprare frutta e carne per i parenti a casa, ci si ferma per i bisogni ogni volta che scappa a qualcuno, tutto con grande calma.

Veramente ieri mattina non l'abbiamo presa con tanta calma, dopo che abbiamo aspettato 2 ore, con il biglietto in mano, la partenza del nostro minibus prevista per le 9. Non volevamo perdere un altro giorno tra stazioni polverose e spostamenti, ma anche qui nessuno diceva niente, si aspettava qualche altro passeggero per riempire il minivan, tutti accovacciati per terra a mangiare e fumare incuranti della nostra impazienza.

Poi finalmente siamo partiti, e subito ci rassereniamo perché, come sempre, il paesaggio ed i villaggi che sembrano usciti da un quadro naif ci mettono calma. Tutti questi villaggi senza ombra di cemento, poche macchine, animali da cortile ovunque, trattori stranissimi, fanno si che il Laos sia considerato più un insieme di tribù che un vero e proprio Paese.

In particolare il villaggio dove siamo ora, adagiato sulla sponda del fiume e circondato da imponenti massicci calcarei, sembra uscito da un romanzo fantasy. Potremmo benissimo essere in un capitolo del Signore degli Anelli, immersi nel verde, con fiumi cristallini e immense risaie punteggiate di bufali e mucche.

Ieri poi abbiamo trovato il "Paradiso" all'interno del paradiso del Laos, il Villaggio della Pace.

Pensavamo di essere già in un posto abbastanza remoto a Ngoi Neua ma, camminando un'ora verso l'interno tra grotte calcaree e rigagnoli di montagna, siamo arrivati ad un'immensa vallata con in fondo, nascosto e riparato sotto una parete verticale, il sonnacchioso villaggio di Banna.

Ci siamo seduti al ristorante dell'unica guesthouse, una palafitta immersa a 360° in un paesaggio quasi irreale nella sua bellezza. Leggendo i commenti della gente ci è venuta anche voglia di fermarci per la notte. Gente cordialissima, ogni sguardo è un sorriso.

Sicuramente ci vuole molto tempo per entrare nella dimensione di questo villaggio, per calarsi lentamente in una diversa concezione del tempo. Nel primo momento si pensa: cosa ci faccio qua tutto il giorno senza far niente, sai che noia...ma già dopo qualche ora il pensiero si rilassa, osservando la gente del villaggio intenta nei semplici lavori quotidiani, tessere, spaccare la legna, curare l'orto. La semplicità della vita.

E ti viene da pensare che il problema del dover impiegare il tempo è un concetto solo nostro, del mondo occidentale.

Entrare nel Lao Time e' difficile, per noi abituati a dover sempre riempire la giornata. Ci vorrebbe ancora più tempo di quello che abbiamo per calarsi nella loro diversa concezione del tempo...



Luang Prabang, 13 Gennaio 2009

Luang Prabang ci è piaciuta molto, nonostante gli avvertimenti della gente sul fatto che era diventata troppo turistica. In effetti lo è ma, come tutte le cose, basta avere un po' di fantasia, uscire dai percorsi più battuti, non avere la smania di visitare tutto per forza come se fosse un dovere e dedicare più tempo alle persone.

Del resto una città la si conosce parlando con i suoi abitanti e se tu ti comporti da turista, loro chiaramente ti trattano come tale.

Bellissima l'esperienza col giovane novizio Phew, incontrato nel tempio più bello della città. Abbiamo chiacchierato con lui qualche ora: lui vuole imparare lo spagnolo per poter diventare guida turistica, prevedendo l'arrivo di molti spagnoli in futuro.

Un ragazzo gentilissimo, come del resto tutti qua. E' impossibile percepire alcun segno di cattiveria o invidia dai suoi occhi. Sarà il Buddismo o una condizione normale di tutti i laotiani?

Forse con la rinuncia del desiderio (Buddismo) veramente si arriva ad una condizione mentale di pace interiore e verso gli altri! Che non vuol dire non avere ambizioni nella vita (lui infatti vuole diventare guida turistica) ma percepisce i desideri (di cose inutili forse) come fonte di sofferenza.

E' non è forse vero che nel nostro mondo facciamo proprio il contrario e per questo generiamo "gigabyte" di stress? E' una cosa che abbiamo capito da tempo ma che qua per la prima volta la vediamo in pratica e funziona!! Anche da noi, nel malessere della nostra società, si parla spesso di eliminare le cose inutili, ma poi chi è capace di farlo, bombardati come siamo di spazzatura pubblicitaria ogni giorno?

Da Luang Prabang abbiamo fatto il nostro primo viaggio notturno di 10 ore fino a Vientiane, 380 km di curve dove lo stomaco dei laotiani si è dimostrato ancora più debole. Tutti a vomitare, in silenzio, nei loro pacchettini di plastica.Sarà colpa di tutto quello sticky rice che mangiano che gli blocca lo stomaco?



Bolaven Plateau, 19 Gennaio 2009

Pressione a zero.

Siamo ad Attapeau, l'estrema provincia nel sud-est del Laos, descritta come il Far Est vicino al confine con Vietnam e Cambogia, prossima nostra meta.

Ci siamo arrivati con uno scooter noleggiato a Pakse con l'intenzione di visitare l'altopiano di Bolaven e le zone circostanti. La prima notte l'abbiamo passata a TadLo in una palafitta affacciata sul fiume e con vista sulle cascate. Posto splendido, abbiamo trascorso l'intero pomeriggio nelle pozze sopra le cascate osservando i bambini che si tuffavano scivolando tra le rapide. E la sera nel Tim Restautant in un'atmosfera molto accogliente accompagnati dalla chitarra blues di un signore americano stile hippy old style. La mattina prima di partire le 2 splendide bimbe Sofia e Meo ci hanno coinvolto nei loro giochi: saltare il nastro, suonare le foglie e fare il cavallo. Nei dintorni di un'altra cascata, vicino ad una parete verticale altissima, dei bambini si improvvisano guide turistiche chiedendoci dei soldi in cambio della visita alla cascata. Per accontentarli gli abbiamo fatto fare la pesca: una maglietta, due bandana ed una penna. Almeno si sono divertiti, non ci piace dare soldi ai bambini ma nemmeno fare gli indifferenti.

Poi il selvaggio Est, esplorato in libertà con una moto, attraverso Sekong, città dimenticata ai confini del mondo, e Attapeau, posto molto carino per rilassarsi ed osservare la vita quotidiana dei laotiani. Siamo andati in un Wat di un villaggio vicino e abbiamo trascorso la mattinata a chiacchierare con i giovani monaci. L'ultimo giorno il rientro, tra strade di polvere rossa, piantagioni di caffè e cascate fino a Paksong, dove il proprietario della nostra guesthouse aveva due gibboni "addomesticati" nel giardino. Per quattro giorni siamo stati gli unici occidentali in giro per le strade, accolti da facce stupite e mille sorrisi. E qua i nostri gesti si fanno più lenti, il tono della voce si abbassa, si sorride tanto, incapaci di avere pensieri malvagi, invidia, rabbia e rancore sono sentimenti che non attecchiscono nel cuore dei laotiani.



Il Laos è veramente uno stato d'animo, quando lo vivi ti rendi conto di stare bene, sai che la vita dovrebbe essere così, ma è quando esci dal paese che la consapevolezza e l'esigenza di questo benessere interiore ti appare ancora più chiara.

Curata da:
Luoghi visitati:
Andrea Ridolfi
Quando:
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