Lanzarote e Fuerteventura on the road - agosto 2017

 

Di che segno sei?

Ci si scalda così, vino e quattro chiacchiere, gioiosi come bambini in gita scolastica, con qualche ruga in più sul viso, e qualche storia in più da raccontare. A cuor leggero, come vecchi amici. E pensare che eravamo quattordici estranei, fino a poche ore prima…

Di che segno sei?

Cerchiamo di scrutare negli occhi dei nostri compagni di viaggio il bagliore del fuoco, la forza della terra, la vitalità dell’aria, l’abbraccio dell’acqua. Fuoco, terra, aria, acqua. I quattro elementi che qui, Canarie, un fazzoletto di Europa a pochi chilometri dall’Africa, miracolosamente scampato alla furia costruttrice-distruttrice dell’Uomo, celebrano da sempre la Natura e la sua magnificenza.

Nel nostro gruppo manca il segno di fuoco, un controsenso qui, in questa terra nata, morta e risorta dal fuoco: quel vulcano, che quasi trecento anni fa, durante un’eruzione durata ben sei anni, ha distrutto la vecchia Lanzarote ed ha creato la nuova. Non manca, però, il calore. Il calore dei sorrisi dei compagni di viaggio e del popolo che ci accoglie, pigro, lento: un altro mondo per noi scappati dal caos cittadino. Il calore del rum ambrato addolcito col miele che ci offrono dopo ogni pasto. Il calore delle viscere della terra, l’orrore dell’eruzione cristallizzato attorno a grotte magnifiche. Un calore che abbaglia, racchiuso in una distesa interminabile di rocce nere come la pece, che sembrano suggerire morte, desolazione, il Nulla. Eppure, timidi e tenaci come formichine, nascosti sotto piccoli muri al riparo dal vento, tralci di vite sbucano qua e là per offrirci il loro frutto. È la Terra, solo apparentemente arida, la nostra certezza, una solida affidabilità. Terra generosa, che protegge col suo abbraccio una malvasia dolce come il bacio del sole sulla pelle, in queste isole di eterna primavera. Terra da calpestare: la polvere della strada, quella fatta e quella da fare. Terra aspra come rocce scoscese a picco sul mare, splendente come i cristalli del Timanfaya, pronta a scivolarti tra le dita come l’interminabile distesa di sabbia di Corralejo. Si torna bambini sul serio, qui, a rotolarsi giù dalle dune su questa polvere dorata portata qui da un altro continente…un continente così lontano e così vicino, unito a queste isole dal vento. I segni d’aria sono distratti, ci ripetiamo ridendo. Ma il vento qui non si distrae mai: costante, incessante, instancabile. Un vento che ci mette alla prova, mentre guardiamo la distesa di crateri e di colori dall’alto; che ci sfinisce e ci unisce nella ricerca dell’equilibrio e della mano del compagno più vicino, per vincere la vertigine, lassù sulla Caldera Blanca. Un vento che i più temerari cercano, per cavalcare un’onda, i propri sogni, la libertà, su una tavola da surf, nelle calette di Fuerteventura. Un vento che modella il paesaggio, e cancella in pochi secondi le nostre impronte vagabonde sulla sabbia. Mutevole ed immutabile. Come l’Acqua, il più volubile degli elementi, il più reattivo dinanzi ai suoi “fratelli”. Pronta ad evaporare se avvicinata troppo al Fuoco, come ci viene dimostrato in un’attrazione troppo turistica per non stonare in questo posto selvaggio. Pronta ad infrangersi testardamente contro la granitica solidità della Terra, che la ripaga e ne esalta la purezza regalandole una moltitudine di colori e sfumature dal verde smeraldo al blu cupo, a seconda del fondale che le offre come culla. Pronta ad aizzarsi al contatto con l’Aria, a diventare un’insidia per chi vi si immerge. Un’acqua fredda e ostile dalla quale, una volta entrato, non vorresti uscire più. Agitata. Trasparente. Profonda. Come un’Emozione.

Ed è facile emozionarsi qui, scoprendo una caletta isolata dietro un promontorio, percorrendo strade infinite in cui l’asfalto ha lo stesso colore della distesa lavica tutto intorno, o scrutando l’orizzonte da un mirador fino a perdere lo sguardo mentre cerchi di seguire la traiettoria del sole che tramonta. Ed è facile stupirsi, quando scopriamo che chiedere un caffè in un bar significa averlo dopo qualche minuto, e che forse quelli sbagliati siamo noi, sempre di fretta, sempre abituati ad avere tutto e subito; o quando entriamo in una trattoria in un villaggio di pescatori e capiamo, dal panico negli sguardi che ci vengono rivolti, di essere i primi a chiedere un tavolo da quattordici. Ed è ancora più facile ridere e ridere ancora, tutti insieme, come ragazzini alla scoperta del mondo. Perché l’esperienza di un viaggio in condivisione è questo: scoperta…di un angolo nascosto in un’isola lontana, degli altri, di se stessi.

Di che segno sei?

Una domanda. La voglia di conoscersi e la sensazione di sapere già quello che conta.

 

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