Kungsleden: diario di viaggio


PRIMO GIORNO, GIOVEDI' 7 AGOSTO: 35 KM

Parcheggiamo l'auto all' Abisko tourist station e dopo avere meticolosamente controllato e ricontrollato tutto l'equipaggiamento, finalmente, attraversata la strada asfaltata varchiamo la“porta ufficiale” del Sentiero dei Re...non ce ne rendiamo ancora conto ma l'avventura è davvero incominciata!

Fin dai primi passi sentiamo gli zaini particolarmente pesanti ma dobbiamo “abituarci”, del resto sappiamo di non poter rinunciare a nulla di quel già minimo indispensabile che abbiamo deciso di portare con noi.

Messi assieme: vestiti, fornello, pentole, tenda, sacchi letto e provviste per sopravvivere in autonomia 10 giorni, anche se superleggeri, pesano purtroppo!!!

Il tragitto inizialmente è caratterizzato da boschetti di betulle e corre accanto ad un canyon scavato dall'impetuoso fiume Abisko Jakka. Numerose passerelle facilitano il passaggio di zone acquitrinose dove altrimenti, sprofondando, si avanzerebbe con estrema fatica e lentezza.

Dopo aver attraversato un paio di ponti sospesi sopra degli spumeggianti corsi d' acqua arriviamo in breve tempo all'altezza del rifugio Abiskojaurestugorna.

Abbiamo percorso i primi 15 km agevolmente su un terreno pressoché pianeggiante. Considerando che è ancora presto e che siamo troppo “freschi” per piantare la tenda, decidiamo di avvicinarci al rifugio Alejaurestugorna, nostra meta successiva.

Superato e lasciato sulla destra il primo rifugio saliamo un facile pendio immersi tra fitte betulle.Sbuchiamo in un'ampia valle dove gli arbusti iniziano a diradarsi, affrontiamo una ripida dorsale che ci porta velocemente fino a quota 750m: davanti a noi si apre un vastissimo altipiano. Il panorama è cambiato ancora, adesso la vegetazione è bassa, cespugliosa e rada, gli alberi sono spariti, nella sua asprezza il paesaggio è assolutamente grandioso!

Tutt'intorno risaltano dei frutti colorati che scopriremo essere tipici della Lapponia, in inglese li chiamano “cloudsberry” e in effetti sono a forma di nuvola, arancioni, con un sapore molto particolare e deciso. Qui li usano per fare la marmellata e anche noi, durante il cammino, ne mangiamo alcuni. Tutto intorno è un piacere per i nostri occhi: ampie valli glaciali, cascate e il lungo Lago Alisjauri che sembra non finire mai, come il giorno, ancora chiaro e pieno di luminosità.

Sull'altra sponda notiamo un piccolo villaggio di pastori Sami con capanne dai camini fumanti sparse tutto intorno.Ci troviamo ad una quota piuttosto bassa ma a questa latitudine l' ambiente e la temperatura sono di alta montagna. Sembra di essere a 2000m sulle nostre Alpi e fatichiamo ancora a realizzare di trovarci qualche centinaio di chilometri a nord del circolo polare artico!

Percorriamo lungamente saliscendi infiniti, passano le ore, la stanchezza si fa sentire, lo zaino ci sta martoriando ed io personalmente contemplo troppo spesso il GPS nella speranza che la nostra meta si avvicini! Lo strumento ci dice che mancano ancora 15 km in linea d'aria alla destinazione...saranno i 15 km più lenti e penosi della mia vita.

Il carico massacrante, dopo ore di cammino, mi procura così forti dolori alle spalle, al bacino ed alla pianta dei piedi, non posso fare altro che stringere i denti e cercare di non pensare...quasi in trance la mente vaga, per analogia, dai ricordi di estenuanti marce forzate sotto Naia alle continue ipotesi sul peso del maledetto fardello che mi porto sulla schiena, ma soprattutto alquanto tempo ancora il mio fisico potrà sopportare un simile supplizio! Serena, sofferente come poche altre volte, da un paio d'ore è muta, non è un buon segno e la sua espressione del viso mi fa pensare. Alle sue poche domande sul quanto manca sono costretto, mio malgrado, a mentire sempre e spudoratamente. Vento gelido a raffiche e pioggia battente ci accompagneranno lungo gli ultimi interminabili chilometri. Arrivati nei pressi del rifugio quasi increduli, ci liberiamo finalmente della zavorra e con una velocità sorprendente montiamo il nostro riparo e ci prepariamo la tanto agognata cena rigorosamente liofilizzata.

Siamo veramente malconci; muscoli ed articolazioni doloranti ci consigliano l'assunzione preventiva di antinfiammatori, il sonno viene subito e ci rapisce ... solo il tempo di chiuderci nel caldo sacco a pelo ad assaporare il primo giorno di una grande avventura iniziata con 35 km in 10,5 ore di cammino!

SECONDO GIORNO, VENERDI' 8 AGOSTO: 20 KM

Sveglia alle 7.00 in punto.Grande sorpresa nello scoprire che fisicamente stiamo abbastanza bene...ottimo recupero o miracolo dell'Aulin? Il dubbio ci tormenta ancora!

Ieri abbiamo davvero esagerato, strafatto, ci siamo comportati da irresponsabili rischiando di compromettere l'intera traversata! Così prima di partire ci imponiamo delle regole da rispettare: soste obbligate ogni 3 ore e ricerca del luogo dove bivaccare tra le ore 18.00 e 19.00, indipendentemente dalla strada percorsa.

Fuori la giornata è bellissima: il cielo è terso, completamente sgombro e attorno a noi ci sono fantastiche cime innevate.Facciamo una colazione abbondante, senza fretta, contemplando lo splendore che ci circonda.Visitiamo il rifugio, indichiamo il nostro passaggio e destinazione sul libro e partiamo.Camminiamo lungamente prima in piano poi in leggera salita. Il paesaggio è sempre maestoso e ogni volta che ci si volta ad ammirare la tanta strada percorsa è sempre una vista che rallegra il cuore. Per noi tutto questo vuole dire senso di libertà a 360 gradi! Ci fermiamo come da “regolamento” dopo 3 ore di cammino per riposare e mangiamo un paio di barrette energetiche e frutta secca.

Passiamo accanto al rifugio Tjaktastugan a circa 1000m. e puntiamo dritti verso il passo più alto dell' intero trekking, il Tjaktapasset, attraverso una lunga pietraia, piuttosto massacrante per i nostri piedi già duramente provati. Al passo troviamo un piccolo ma grazioso bivacco dove lasciamo la nostra firma. Dopo una breve sosta per ammirare panorami e renne selvatiche che brucano beate, proseguiamo scendendo lungo una ampissima vallata glaciale a U incredibilmente bella. Alle 18.00 scorgiamo a pochi chilometri il rifugio Salkastugorna e decidiamo di fermarci. Il posto è talmente magico e piacevole che decidiamo di accamparci in una posizione sopraelevata che domina la valle.

Ci sistemiamo e recuperiamo l'acqua necessaria per preparare da mangiare, qui serve solo quella! Cena e ozio a contemplare il paesaggio grandioso; fuori ora, complice il vento, fa davvero freddo. Il sonno arriva quasi subito nonostante le raffiche impietose strapazzino rumorosamente la tenda.

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TERZO GIORNO, SABATO 9 AGOSTO: 21 KM
Alle 7.00 usciamo dal sacco, facciamo scaldare l'acqua calda per il tè e consumiamo la colazione. Smontata la tenda partiamo lungo la valle glaciale, calpestando pietraie infinite, eredità di un'antica morena. Fa un po' impressione pensare che un tempo l'intera valle era percorsa da una lunga lingua glaciale spessa centinaia di metri e che ora noi ne stiamo percorrendo il fondo! Dopo 3 ore di marcia raggiungiamo il rifugio Salkastugorna. Ci sbarazziamo di un po' di immondizie servendoci di contenitori per il riciclaggio (cosa non si fa per alleggerirsi di qualche grammo!), approfittiamo anche della bilancia per la pesata dello zaino posta fuori dal rifugio...28 kg il mio, 17 quello di Serena...e senza riserve idriche! Potabilizziamo 2 litri d'acqua dal torrente e proseguiamo verso il rifugio Singistugorna. Sopra di noi ora splende un sole stupendo. La stanchezza si sta accumulando: probabilmente mangiamo troppo poco e le calorie spese sono davvero tante. Ci fermiamo a fare un pediluvio ghiacciato ed abluzioni varie nel fiume sperando che porti giovamento.

Al Singistugorna scambiamo due chiacchiere con il gestore che ci conferma che le giornate di sole che abbiamo avuto sono davvero eccezionali, ma che è in arrivo una perturbazione. Proseguiamo fino alle ore 18.00, quando iniziamo a guardarci in giro per cercare un posto adatto al pernottamento. Dopo mezz'ora una soleggiata spalla erbosa, piattissima e con vista strepitosa, fa proprio al caso nostro.

Prendiamo acqua potabile da un torrentello vicino e ci prepariamo una ricchissima cena, doppia razione di tutto, pasta, frutta secca , dolci, caffè e tè. Fuori fa freddo e rintanarsi in tenda, infilati nel caldo asciutto di un soffice sacco letto a scrivere e pensare, è sempre un momento piacevole, speciale, meraviglioso epilogo di una dura, intensa giornata.

QUARTO GIORNO, DOMENICA 10 AGOSTO: 20,5 KM

Sveglia ore 8.50...senza sveglia! Avevamo proprio bisogno di dormire. Fuori il sole splende nel cielo blu e non c'è nemmeno una nuvola. Il tempo sembra proprio essere dalla nostra parte, situazione quasi anomala come anomalo è il caldo dell' odierna giornata. Facciamo la solita colazione e smontiamo la tenda, la calura è davvero soffocante. Uscendo dalla valle dove ci eravamo accampati notiamo che la vegetazione cambia nuovamente e ricompaiono le betulle che emanano un profumo particolare, leggermente aromatico. Passato un ponte ci fermiamo in un torrente a purificare l'acqua e scendiamo rapidamente verso il rifugio Kaitejaurestugorna, posto quasi in riva all'omonimo corso d'acqua. Attraversiamo il tumultuoso fiume su un ponte metallico ed entriamo in una zona cintata dove il sentiero inizia a salire lungo un pendio costellato da betulle e...grandi funghi!?! Passiamo un laghetto trasparente poco profondo dove la tentazione di un tuffo è mitigata solo dalla tanta strada che ancora ci separa dalla odierna meta. Raggiunta un'ampia dorsale priva di arbusti notiamo che qui il segnavia è costituito da lastre di pietra verticali poste sul margine sinistro e destro del sentiero a modo di portale. Il panorama che si apre davanti a noi è di una magnificenza unica: dietro la valle appena attraversata con il Kebnekaise, la cima più alta della Svezia: davanti le aguzze vette delle Alpi del Sarek, che danno il nome all' omonimo parco, la zona più selvaggia ed incontaminata dell'Europa intera. La discesa ci porta rapidamente al rifugio Tesajaurestugorna, proprio sul lago.

Ci facciamo distrarre da un cartello che indica “showers” e notiamo che, nei pressi di una cascata , hanno costruito una doccia che pesca l'acqua direttamente dal fiume a lato della stessa. La tentazione di lavarci è davvero forte ma dobbiamo proseguire. Ci facciamo traghettare dal gestore del rifugio al di là del lago e in 10 minuti siamo sull'altra sponda per 50 sek a testa. Da qui il sentiero sale ripido lungo un verde vallone di betulle.

Camminiamo tantissimo fino ad accorgerci che abbiamo terminato l'acqua potabile e attorno a noi non vediamo né “sentiamo” ruscelli! E' la prima volta che ci capita. Proseguiamo oltre più assetati che stanchi fino a quota 800m., dove la carta indica un ponte ed un fiume.La precisione Svedese non si smentisce: troviamo il ponte, scendiamo al fiume, purifichiamo l'acqua e, visto che sono le 19.00, decidiamo di trovarci un posto per la notte. Purtroppo il terreno nei pressi del fiume non è adatto, è acquitrinoso, e dobbiamo quindi proseguire fino ai quasi 1000m. del passo. Non appena ci fermiamo veniamo assaliti da miriadi di voracissime zanzare che si infilano letteralmente da tutte le parti! Non risparmiano niente; occhi, narici, orecchi sembrano essere il loro bersaglio/nascondiglio preferito tanto da costringerci ad indossare i cappelli con retina tipo apicoltori.

Non abbiamo mai visto così tante zanzare, vere nuvole di vampiri volanti! Ci viene da pensare che siamo gli unici animali a sangue caldo e quindi succulente prede nel raggio di miglia e miglia!!! Nonostante il paesaggio ed il sole ancora alto siamo obbligati a rifugiarci nella tenda con le zanzariere ben chiuse, sperando che si alzi di nuovo il forte vento, unico rimedio che fa scomparire queste insopportabili bestiacce!

Cena a base dei soliti pasti liofilizzati e, prima di andare a dormire, ammiriamo ammaliati un suggestivo tramonto che infiamma le aguzze vette che spuntano dai ghiacci perenni del Sarek, ennesimo momento di bellezza e grandiosità della natura che ci circonda.


QUINTO GIORNO, LUNEDI' 11 AGOSTO: KM 26.

Sveglia ore 6.50...dobbiamo percorrere gli ultimi 8 km che ci separano dal rifugio Vaccotavaure, per prendere l'unico pullman della mattina e la barca che ci consente di arrivare a Saltaluokta, per proseguire sul sentiero. Il tempo oggi non è bellissimo: è coperto ma non piove. Smontiamo la tenda e alle 8.45 siamo in strada. Il percorso è tutto un saliscendi e Serena inizia ad accusare un lieve dolore al ginocchio destro. Alle 11.00 siamo al rifugio, in anticipo rispetto alla nostra tabella di marcia: abbiamo tirato oltre le nostre forze per paura di perdere il collegamento. Al Rifugio prendiamo obbligatoriamente il pullman che, in 40 minuti circa, ci porta a Kebnats,, dove ci aspetta la barca che ci fa attraversare il lago e ci fa scendere a Saltaluokta,. Questo rifugio è molto popolare e pieno di gente che si ferma a dormire e a mangiare. Comperiamo solo due pastiglioni antidolorifici per il ginocchio dolorante ed una confezione di balsamo di tigre; alle 13.30 proseguiamo per la nostra strada. Lungo la salita incrociamo una ragazza svedese che attacca bottone nella sua lingua. Ci ha scambiati evidentemente per suoi conterranei. Quando in inglese le spieghiamo che siamo italiani e che stiamo arrivando da Abisko lungo il sentiero dei Re rimane piacevolmente sorpresa, si complimenta e saluta. Depuriamo un po' di acqua da un torrente dove altra gente beve tranquillamente e arriviamo ad un bivacco “autogestito”. Il tempo di metterci le giacche a vento che inizia a piovere a catinelle. Ripartendo facciamo fatica a trovare subito il sentiero perché questa parte, a differenza della prima, non è segnalata molto bene. Ci attacchiamo dietro ad una coppia di escursionisti francesi che tengono un buon passo e in poco tempo percorriamo i chilometri mancanti. Stanchi, alle ore 18.00 cerchiamo uno spiazzo per la tenda. Ci accorgiamo di avere poca acqua e non si vede alcun rigagnolo nei dintorni. Piantiamo la “casa” nella nebbiolina e gironzoliamo per un paio di chilometri alla ricerca dell'acqua. Stavolta purtroppo la fortuna non ci arride, beviamo e cuciniamo con l'unico litro avanzato. Utilizziamo l'acqua per farci la pasta e ingegnosamente con quella di scolo ci prepariamo due buste di cibi liofilizzati...che risulteranno essere salatissimi! La fame è tenuta a bada ... ma la sete ci farà soffrire tutta la notte.

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SESTO GIORNO, MARTEDI' 12 AGOSTO: KM 20

Sveglia ore 6.45 con le fauci a dir poco arse. Dobbiamo percorrere i tre chilometri che ci separano dal rifugio Sitojaure in tempo per essere traghettati dall'altra parte del lago con l'unica barca che fa spola nella giornata. Il tempo non è bellissimo: il cielo è coperto e dense nubi minacciano pioggia. Arriviamo a Svine, dall'altra parte del lago, dove purifichiamo l'acqua da una cold spring e ci fermiamo al bivacco da soli a fare colazione abbondante bevendo tanto tantissimo te!!! Il gruppo che ha fatto la traversata con noi è già partito di gran lena. Perché correre tanto, se bisogna aspettare il tardo pomeriggio per essere traghettati oltre il lago successivo? Saliamo un lungo pendio attraversando un bosco di betulle fino a quando la pendenza del sentiero si fa piuttosto impegnativa. Ci si arrampica lungo una traccia fino all'altipiano soprastante che percorriamo lungamente e poi scendiamo in picchiata per altri 9 km. fino ad arrivare alle 14.00 al rifugio Aktse, dove dobbiamo aspettare la barca delle 17.30. Il nostro sguardo cade sulla solita doccia all'aperto.Questa volta, avendo tempo a disposizione e necessità di lavarci, ce la facciamo davvero! Quella di Serena non dura più di 30 secondi perché l'acqua pescata direttamente dal torrente è a dir poco gelata e fuori fa un freddo cane. Ci asciughiamo più veloci della luce e ci sistemiamo all'aperto a cucinare i nostri spaghetti. Guardando il paesaggio ci gustiamo il pranzo senza accorgerci che il tempo è letteralmente volato e che è l'ora...della barca! Corsa affannosa verso il molo che, nella nostra testa era dietro al rifugio mentre in realtà è a circa 1 km! Madidi di sudore e trafelati per la corsa fuori programma, riusciamo ad imbarcarci per miracolo quando il natante stava già mollando gli ormeggi. A bordo solo noi due più un inglese di mezza età che perdiamo subito dopo aver attraversato il lago. Dove si saranno ficcati tutti gli altri? Arrivati sull'altra sponda, dal molo, sulla destra oltrepassiamo il piccolo bivacco e scavalcata una staccionata entriamo nel famoso Parco Nazionale del Sarek.

Le guide avvertono che ogni escursione all' interno di questo parco, per la mancanza di sentieri segnati, ponti , punti di appoggio ed isolamento, deve essere pianificata come una vera e propria spedizione. Soli in mezzo ad un fitto bosco di conifere col sole calante, la suggestione non tarda a fare i suoi scherzi. Il passo è veloce, l'inglese è sparito, molti animali affollano le nostre menti. Notiamo un sacco di alberi rotti, probabilmente per fulmini o neve...ma nella testa di Serena ci sono solo orsi, ghiottoni dai lunghi artigli e draghi! Non ci parliamo nemmeno ed abbiamo entrambi la sensazione di essere osservati! Al primo ponte incontriamo una signora di mezza età con il figlio forse undicenne e il loro cane “autosufficiente” con le bisacce sul dorso...solo al Nord si vedono queste cose! Serena si tranquillizza un po' sapendo che altri esseri umani sono attorno a noi (magra consolazione). Proseguiamo ad andatura sostenuta e dopo 6 km di sentiero leggermente ondulato a 500m il bosco da abetaia si trasforma in “betullaia” sempre più rada e impenna in modo a dir poco deciso. La salita è una di quelle “spacca gambe” e ci porta rapidamente a 820m. Ora piove bene e non vediamo posti adatti per la tenda. Un po' la suggestione del luogo, un po' le nuvole basse tipo nebbia in val Padana...vorremmo andare il più avanti possibile.

Alle 20.30, stremati, sotto una pioggia fitta, mettiamo su “casa”e cuciniamo.

Ogni tanto sentiamo dei rumori che a me sembrano voci di persone lontane, Serena ha in testa solo orsi. Alle 22.30 scopriamo che le “voci” appartengono a mamma con figlio e cane; così dopo aver chiesto agli attardati gitanti se tutto era O.K. chiusi ben bene nel sacco a pelo dormiamo come sassi.

SETTIMO GIORNO, MERCOLEDI' 13 AGOSTO: KM 10

Il tempo non è granché: nuvole basse di condensa creano nebbia e offrono pochi scorci. Conveniamo che siamo stati davvero fortunati fino ad ora perché è questo il tempo tipico a queste latitudini e finora tutto è filato liscio...detto questo Serena si alza con un grande dolore alla gamba sinistra. Probabilmente i ripetuti ed intensi sforzi le hanno causato una contrattura muscolare o un piccolo strappo. Si carica lo zaino in spalla ma ogni passo è una fitta di dolore! Sono costretto a fasciarle il ginocchio ma la situazione non migliora e durante la discesa lacrime le rigano le guance. Proviamo con il travaso delle cose più pesanti dal suo al mio zaino ma il problema non si risolve. Arrivati al rifugio Parte, dopo 10 km di calvario con continue soste, decidiamo di fermarci. Piantiamo la tenda nel primo pomeriggio, poco prima che inizi a diluviare. Mangiamo e dormiamo e poi ci rintaniamo nel confortevole e grazioso rifugio a bere tè e a giocare a carte al caldo, grazie alla stufa di ghisa che scoppietta e diffonde un bel tepore. Altri escursionisti intanto iniziano lentamente ad arrivare, tutti bagnati fradici. Alle 20.00, dopo aver cenato, torniamo nella nostra tenda, umida all'inverosimile. Ci addormentiamo pensando ai 15 chilometri che mancano alla fine della nostra spettacolare traversata.

OTTAVO GIORNO, GIOVEDI' 14 AGOSTO: KM 15

Sveglia ore 6.50...fuori c'è quella terribile pioggerellina fine che bagna tutto! Smontiamo la tenda e lentamente ci incamminiamo verso Kvikkiokk. La gamba della Serena non fa troppo male e riesce a tenere un buon passo per i primi 5 chilometri. Il terreno è spietato: rocce affioranti bagnate con muschio e radici scivolose, ad ogni passo dobbiamo fare gli equilibristi. Alle 11.00 inizia a zoppicare vistosamente e quindi deve prendere un pasticcone antinfiammatorio. Attraversiamo lungamente un fitto bosco senza mai fermarci, in questa parte del percorso il paesaggio è piuttosto monotono: un saliscendi continuo nella foresta con tanta tantissima umidità, pioggia e fango. Sono un continuo attenta di qua, attenta di la fino a quando sbilanciato dall'enorme zaino mi esibisco in uno spettacolare volo a pelle di leopardo dal quale miracolosamente esco incolume ma decisamente infangato...sono proprio stanco! Alle 13.30 finalmente arriviamo a Kvikkiokk, dopo 15 chilometri di marcia. La soddisfazione è tanta ma già affiorano nostalgia e amarezza tipiche di una bella esperienza giunta ormai al termine. Siamo un po' tristi perché lo scopo che ci ha portati quassù, così lontani, è stato raggiunto e la magnifica avventura che abbiamo vissuto fa già parte del nostro passato. Facciamo le foto di rito anche in questa occasione e ci compriamo parecchi snack e la Coca Cola fresca e frizzante che sognavamo da giorni. Alle 14.20 prendiamo il Bus che ci riporerà a Gallivare da dove l'indomani prenderemo il treno per recuperare l'auto lasciata ad Abisko.

Un lunghissimo viaggio verso casa ci attende che già si parla di una nuova meta...

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Agosto 2003

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