Incantesimo alle Aran



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Alla partenza eravamo due isole che da poco avevano deciso di respirare insieme nell'oceano della vita quotidiana.

La prima vacanza in coppia sarebbe stata importante per capire e per capirsi, direbbe qualcuno a tarda notte su Rai Uno. La meta decisa di comune accordo, l'Irlanda. Una scelta classica, quasi banale ormai per i nostri connazionali, eppure sempre vincente e piena di angoli affascinanti, per rompere la prigione dei replay dell'abitudine.

Il nostro itinerario era stato comunque disegnato con l'obiettivo di dribblare almeno in parte il fiume italico diretto verso il verde paradiso. Pertanto, atterraggio a Dublino certo, ma poi subito via dalla capitale in direzione Galway. Il viaggio sugli autobus attraverso le hills irlandesi ha un bel sapore, perché a volte, come nel nostro caso, c'è poca gente a bordo e il silenzio aiuta a concentrarti sul paesaggio. Una chitarra acustica ricama preziosi intarsi nella mia mente mentre guardo attraverso il finestrino. Giungiamo a Gaillimh accompagnati dalle luci del tramonto. Pur non essendoci mai stati prima di allora, siamo fortunati nello scovare dove si nasconde il nostro B&B sbagliando solo una volta strada. Qualche saluto, breve sosta ai box e si riparte per la cena, a base di fish and chips, naturalmente. E ce ne vuole per trovarne uno davvero caratteristico!

Quay Street è piena di vita, suoni e colori che adornano insieme ad una fresca brezza la nostra notte sino alle 24, quando, dopo l'ultima pinta, decidiamo di rientrare. Al mattino ci svegliamo e siamo inevitabilmente contagiati dalla musichetta-tormentone della pubblicità irlandese contro l'inquinamento. Impossibile gettare una cartaccia a terra, dopo averla ascoltata! Segue una ottima e sostanziosa colazione, prima di una breve passeggiata lungo il Corrib, ammirando il poetico candore di alcuni cigni. Ho visto varie volte una foto caratteristica avente come soggetto un vecchio saggio che contempla il panorama su una panchina, ad un certo punto me lo trovo davanti in carne e ossa, con tanto di elegante pipa in bocca e radiolina sprizzante musica lirica. Miti di ieri che affascinano ancora oggi o viceversa, per fortuna.

Alle 11,40 scocca l'ora di prendere il bus per giungere al traghetto che ci condurrà alla vera meta di questa vacanza, le isole Aran. Il clima grigio lascia filtrare qualche raggio di sole in più. La navigazione, ahimè, non è delle migliori. Per inesperienza infatti, scegliamo uno scafo piccolo e veloce che, se da un lato presenta il vantaggio di un minor tempo di traversata, dall'altro si lascia cullare decisamente troppo dalle onde capricciose. Gli ultimi dieci minuti sono interminabili, la tensione a bordo è palpabile ed il bagno sempre occupato. Alla fine però, tutto si conclude bene e con un bel sospiro di sollievo raggiungiamo l'agognata destinazione e posiamo i nostri piedi a terra. Siamo ad Inishmore, la più grande e popolata delle tre isole, con poco più di 800 abitanti. Appena arrivati, abbiamo giusto il tempo di salutare un gattone che percorre fieramente i muretti a secco caratteristici del luogo, quindi veniamo assaliti dall'allegra brigata di chi propone tour in furgoncino o bici: nessuno può convincerci, optiamo per un sano e fuori moda calesse. Martin, il nostro simpatico conducente, ha la pelle dura e le rughe sapienti e si vede che preferirebbe parlare gaelico piuttosto che inglese. Un perfetto testimonial per l'amaro Montenegro, penso salendo a bordo.



Il viaggio attraverso le strette stradine che salgono verso il forte di Dún Aengus, (una fortificazione che risale addirittura all'età del ferro) è divertente e regala splendide vedute, anche se ogni tanto rischio di perdermele perché sono affascinato dal modo in cui Martin si rivolge al suo cavallo per regolare l'andatura durante le salite e le discese: muove le labbra secondo un codice probabilmente tramandato da secoli, emettendo qualcosa a metà tra un fischio e un bacio, che l'animale recepisce immediatamente. Arrivati ad un certo punto proseguiamo a piedi. Il percorso è ripido, ma vale la pena affrontarlo, non tanto per il monumento in sé, quanto per la vista che da lì si può godere. Una scintilla di infinito ci accarezza mentre nuotiamo nell'aria su scogliere a picco sul mare. Prima di risalire a bordo del nostro favoloso mezzo di trasporto ci fermiamo alcuni minuti ad ammirare quelle opere che corrispondono al nome di Aran sweaters, maglioni di lana con motivi che variano a seconda delle famiglie del posto. Secondo la tradizione ogni nucleo familiare usava un suo motivo diverso dalle altre , così se un pescatore fosse morto in mare, sarebbe stato possibile risalire alla sua identità dal maglione che indossava. Quando torniamo verso il porto rubiamo gli ultimi raggi di sole saltellando sulla spiaggia e raccogliendo qualche conchiglia. Prendiamo qualcosa da mangiare alla Spar (è un po' fuori posto ve lo concedo, ma per risparmiare qualche soldo rispetto ai bar affamati di turisti era l'unica soluzione), poi ci rechiamo all'ostello per guardare il cielo da una finestra e afferrare qualche goccia di pioggia, infine è tempo di dormire e fantasticare una esistenza alternativa. "No one knows where our secrets go".

Il giorno dopo tocca a Inisheer. E' la più piccola delle tre Aran e conta appena 260 abitanti. Il paesaggio non cambia molto rispetto alla sorella maggiore: splendidi panorami, fiumi di verde e fiori, resti antichi e molti cottage, raccolti attorno al centro di Fromna Village. Ci spiace non poter completare il tris con Inishmaan, che è la meno accessibile e - si dice - la più incontaminata, ma in serata abbiamo il nostro appuntamento con il traghetto per il ritorno a Galway, stavolta per un viaggio molto più tranquillo, pur se comprensibilmente con uno stato d'animo ornato da lampi malinconici. La mattina dopo piove come nelle migliori istantanee irlandesi, eppure nella mia testa si canta "Been in a palace, been in a jail /I just don't want to be reborn a snail /Just want to spend eternity /Right where I am, on the sunny side of the street".

Oh mi stavo dimenticando di dirvelo: eravamo diventati una sola isola.

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Luoghi visitati:
Giuseppe Ciliberto
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