In camper intorno al mondo

Come ogni diario che si rispetti, si inizia con le presentazioni, giusto?

Un minimo di educazione ci vuole anche nei resoconti di viaggio…

Io mi chiamo Cinzia e ho 55 anni .

Per circa 35 anni ho lavorato nello stesso ospedale come coordinatrice infermieristica e enterostomista e pur piacendomi il lavoro l’idea di altri 10 anni e più a compilare carte e dirimere litigi sempre più lontana dai veri bisogni dell’ammalato, mi mandava nel panico!

Mio marito è Luca 50 anni, eterno precario tuttofare in un’Italia che non da’ certezze anche lui con 35 anni di lavoro alle spalle e tanta, tanta frustrazione.

Tre  anni fa abbiamo deciso di lasciare baracca e burattini, andare in Costa Rica e comprare un ostello.

I nostri figli, Tania una fumettista agli esordi nonché protagonista di rievocazioni storiche, vive ancora in Italia, mentre il figlio Dario informatico rampante al momento vive in Germania o ovunque lo porti il lavoro.

Ovviamente ci avevano preso per matti per questa nostra decisione apparentemente improvvisa di cambiare vita, ma poi sono stati dalla nostra parte e ci hanno aiutato a gestire la parte informatico pubblicitaria dell’Hakuna Matata Hostel di Cahuita, il  nostro gioiello!

 

Ma dei grandi viaggiatori come noi chi li tiene fermi a lungo?

L’Ostello è ben avviato con ottimi risultati, abbiamo due fidati collaboratori che si sono offerti di affittarlo e allora perché non partire?

Già camperisti in Italia, ma con il sogno di vedere il mondo intero, abbiamo deciso che a 50 lui e 55 io, è arrivato il momento di realizzarlo…per cui si parte!

E per chi volesse vedere i resoconti dei nostri viaggi passati su:

https://viaggiareliberamente.wordpress.com/  potrete leggerveli tutti.

 

Le prime difficoltà nell’organizzazione sono state nella scelta di dove iniziare il viaggio, ma soprattutto dove acquistare un camper che avesse tutti i requisiti per affrontare un simile progetto.

Alla fine dopo mesi di paziente ricerca da parte di Luca, sui vari siti di vendita dell’usato negli USA e in Europa,  abbiamo trovato il nostro camper ideale  in Italia su Subito.it!

Lo vende un giovane veneto che dopo averlo completamente ristrutturato e attrezzato di ogni possibile accessorio, ha deciso di non usarlo.

L’acquisto è abbastanza complicato con noi in Costa Rica e lui in Italia, per cui prima mandiamo in avanscoperta Tania per controllare che caratteristiche e prezzo corrispondano all’annuncio, poi approfittando  di un mio breve ritorno in patria, si compra!

Lo terranno i nostri meccanici fino alla nostra partenza.

Nel portarlo a casa la prima disavventura: scoppia una gomma!

Apparentemente le gomme sembravano nuove, ma un lungo periodo di inutilizzo le ha rese fragili… il problema è che manca anche la chiave per svitare i bulloni, dopo un momento di panico comunque riusciamo a farcela prestare e cambiata la gomma si riparte.

 

Ritornata in Costa Rica, mentre Luca si guarda praticamente ogni giorno i video che ho fatto, per mostrare anche a lui tutte le funzionalità del mezzo e mi subissa di domande alle quali non so rispondere, io paese per paese, compilo una scheda riassuntiva con documenti, visti, cose da vedere, moneta, ecc. ecc. cercando di farmi un’idea, certo ipotetica, di quanto tempo dedicare per ogni nazione.

Siamo intenzionati a viaggiare sempre con il caldo, non amiamo  particolarmente i paesaggi invernali, per cui un minimo di programmazione ci vuole!

Luca dal canto suo oltre a stressarmi con le domande, si sta facendo una cultura su You Tube e su Facebook, per vedere le esperienze di chi ha fatto o sta facendo in questo momento il giro del mondo.

Inoltre siamo in contatto con numerosi viaggiatori che sono stati nostri ospiti presso l’ostello e che ci aggiornano sulle loro tappe.

 

All’inizio, anche se abbiamo comprato il camper in Europa, decidiamo di partire con il nostro viaggio dal Nord America per i seguenti motivi: la difficoltà (nonché il costo) per ottenere il “Carnet de Passage”, documento essenziale per transitare in Iran, India, ecc. con un mezzo proprio, la necessità di procurarci i visti d’ingresso per ogni nazione extraeuropea e la necessità di rimanere relativamente “vicino” all’ostello, per lo meno nei primi 2 anni in cui lo daremo in gestione.

Non ultimo, impratichirci maggiormente della lingua inglese in cui siamo veramente scarsini entrambi!

Per cui il programma originale era: partenza da Anversa con la Sea Bridge, arrivo ad Halifax in Canada, presumibilmente a giugno.

Avevamo trovato anche un assicuratore americano che ci faceva un ottimo prezzo per una copertura totale sul camper valida per Canada e Stati Uniti:jens@lionsgroupinsurance.com

 

 

Ma…

Per poter transitare negli Stati Uniti, ci serviva un visto di durata superiore ai 3 mesi classici permessi dall’Esta, avevamo previsto almeno un anno e mezzo.

Per cui con tanta buona volontà e non poca fatica, compilo le domande assolutamente demenziali, necessarie per richiedere tale permesso e ovviamente pago la quota richiesta: 320$...e serenamente ci accingiamo al colloquio con il funzionario del consolato di Milano.

In una giornata gelida, siamo stati sottoposti come tutti gli altri richiedenti ad una perquisizione maniacale.

Io metto in allarme i poliziotti per essermi dimenticata di segnalare una cintura porta soldi, per un momento hanno pensato fosse una cintura esplosiva!

Finalmente giunti al top, dopo aver presentato tutte le referenze possibili con estrema noncuranza ci viene negato il visto d’ingresso con questa semplice risposta: “spiacenti ma non avete i requisiti per un permesso di tale durata”!

Come un pappagallo la “gentile” signora americana risponde con questa formula a tutte le nostre allibite domande: quando potremo ripresentare la domanda? E se chiediamo un periodo più breve?

Ma soprattutto: perché??? Sarà che siamo stati in Siria nel 2010?

 

Ergo, con grande felicità di Luca che non brillava di entusiasmo per il giro negli States, ritorniamo al nostro itinerario originale via terra!

Devo dire che questo rifiuto non turba particolarmente neanche me, ad occhio e croce prima ancora di iniziare il viaggio, fra imbarco del camper, assicurazioni sanitarie e camper, voli aerei, ecc. risparmiamo circa 10.000 euro, ed inoltre iniziamo il tour dalle nazioni meno costose e più storicamente appetibili.

Per cui si riparte con Carnet du Passage, visti, ecc.!

 

 

PARTENZA!

Finalmente si parte, il cambio di itinerario dovuto al visto USA negato, ci ha costretto a perdere più di un mese e mezzo di tempo per ottenere i visti di Iran e India, ma soprattutto il Carnet de passage.

Anche alcune riparazioni aggiuntive al circuito frenante del camper ci hanno creato un po’ di ansia, problemi che per fortuna sono comparsi prima della partenza e che spero siano definitivamente risolti!

Per cui oggi 28 giugno 2017, con 167.525 chilometri sul contachilometri, ci avviamo verso la nostra prima tappa: Monaco di Baviera.

Per il nostro viaggio questa volta sceglieremo una strada alternativa passando dalla Svizzera, Germania e Austria.

Il perché di questa scelta è dovuto al fatto che abbiamo già pagato l’autostrada svizzera (32 euro per 10 passaggi in quanto mezzo speciale), in Germania per la precisione a Monaco abita nostro figlio Dario, da cui faremo scorte alimentari in abbondanza!

Le autostrade tedesche sono gratuite e ben tenute e il gasolio costa decisamente meno.

Un pezzo di Austria via statale e poi Slovenia…

Certo la allunghiamo un po’, ma a conti fatti a parte la gradita visita a Dario, c’è un risparmio economico notevole e poi noi non abbiamo fretta! 

 

Nel frattempo nei tre giorni a Monaco visitiamo nuovamente il centro della città, il parco della Reggia Nymphenburg, saliamo sul campanile della chiesa di San Pietro, passiamo un pomeriggio di puro relax nel parco centrale con tuffo nelle acque gelide del canale che lo attraversa… beh, siamo sinceri, in realtà il tuffo se lo fanno marito e figli, mentre io molto saggiamente rimango a fare la guardia alle nostre borse e a quelle di tutti gli altri vicini!

Ma la giornata più memorabile la trascorriamo a Landshut.

Già la cittadina meriterebbe una visita per il suo spettacolare centro storico con le sue case dipinte, l’architettura particolare, le chiese e il castello posto in cima ad una roccia, però oltre a questo possiamo partecipare ad una bellissima sfilata medioevale che fra fiumi di birra, canti e balli, si snoda per circa due ore per le vie cittadine.

Questa rievocazione con cadenza quadriennale, coinvolge così tanto i partecipanti che oltre ad essere vestiti in maniera impeccabile con gli abiti del tempo, gli uomini per più di un anno  si fanno crescere i capelli in modo da essere il più possibile simile ai propri avi!

 

Oggi 3 luglio, ripartiremo per il nostro viaggio dopo aver lasciato la figlia in aeroporto per il suo ritorno in Italia.

Purtroppo per un lungo periodo non riusciremo a trovarci tutti e 4 insieme nello stesso posto, per cui questi 3 giorni sono stati veramente importanti!

 

Abbiamo scelto di evitare l’autostrada austriaca perché visto la tipologia del camper, saremmo stati costretti ad acquistare il loro telepass, un oggettino da 70 euro che visto il nostro itinerario, ci sarebbe servito solo una volta.

La strada statale è un po’ lunga, ma si snoda attraverso le montagne, costeggiando paesini, castelli fiabeschi e freschi torrenti.

Ci fermiamo quasi al confine presso il Camperpark  Nockberge.

Per prezzi veramente competitivi offre di tutto, dalla piscina ai campi da tennis.

Il gestore oltre ad essere simpaticissimo parla anche un discreto italiano, il che non guasta!

 

CHILOMETRI PERCORSI:  2.015

SPESE:  406 EURO

 

 

BULGARIA

 

Entrata: 6 luglio 2017

 

Il 5 di luglio ci vede proseguire per le statali slovene, il paesaggio è sempre interessante e le strade agevoli, ma il tutto veramente molto lungo, per cui arrivati in Croazia, decidiamo di fermarci a riposare.

 

Il giorno dopo in un unico viaggio arriviamo in Bulgaria, facendoci ancora tante ore di guida, ma abbiamo preferito non fermarci in Serbia, perché ogni volta che ci passiamo, abbiamo sempre qualche esperienza truffaldina.

Anche questa volta non ci smentisce:

siamo comodamente seduti a mangiare quando un tizio ci bussa al vetro e ci fa notare che perdiamo olio nero dal giunto della ruota posteriore… ovviamente lui conosce un meccanico lì vicino che può risolvere il problema!

Però gli va male, per prima cosa ha buttato talmente tanto olio a terra da riempire una bottiglia da un litro, poi giusto 10 minuti prima io avevo fatto il giro del camper per controllare tutto e quella macchia non c’era e poi diciamocelo, non siamo così fessi, questi trucchetti li abbiamo già incontrati altre volte!

 

Dopo i vari passaggi in frontiera senza problemi, ci si ferma a dormire in un parcheggio per camion veramente rumoroso.

 

Avevamo deciso di viaggiare con calma da veri nullafacenti, ma fino ad ora abbiamo tenuto i ritmi frenetici di quando andavamo in ferie, per cui stop, adesso siamo in Bulgaria, una nazione che non abbiamo mai visitato, ma solo attraversato nei nostri precedenti viaggi, per cui prendiamoci qualche giorno per scoprire questo Paese.

Prima tappa il Monastero di Riva.

A 130 chilometri circa a sud di Sofia, incastonato nel verde delle montagne, questo monastero è veramente spettacolare.

La chiesa di tipo ortodosso è piena di coloratissimi dipinti sia all’esterno che all’interno, che rappresentano le varie tappe della storia sacra, diavoli, santi, torture varie e miracoli, raccontano parete per parete un film religioso impressionante.

L’interno in legno intarsiato e dorato con un gigantesco lampadario in oro, non è meno interessante dell’esterno.

Tutto intorno le zone abitative bianche con decorazioni varie spiccano sul verde dei boschi.

L’ingresso è gratuito ma purtroppo non si può pernottare nel parcheggio come avevamo sperato. 

Continuiamo il nostro giro per monasteri con Bachkovo nei pressi di Plovdiv.

Molto meno interessante, soprattutto la parte esterna molto semplice, anche in questo caso non si può parcheggiare all’esterno per cui ci fermiamo in una piazzola a ridosso di un torrente.

Bellissimo posto, ma spazzatura ovunque, sembra essere un’abitudine bulgara, buttare l’immondizia, nel luogo in cui si crea, senza nessun problema del resto a sostare, mangiare e rilassarsi di fianco ai mucchi di schifezze.

Di notte la zona si svuota, rimane solo un gruppo di 5 uomini che sbevazza di fianco al nostro camper… quando se ne vanno anche loro ci accingiamo a dormire ma la mia fantasia alimentata dalle mie letture preferite, i thiller, incomincia ad immaginare scenari sanguinari! Presto la mia ansia si trasmette a Luca ed anche se ci eravamo ripromessi di non viaggiare di notte, partiamo alla volta del parcheggio di una fortezza vista in precedenza.

Bellissimo posto, tranquillo e rilassante e i ruderi della fortezza sembrano pure belli alla luce della luna piena!

 

Il giorno 9, prevista visita a Plodviv.

Vecchia città romana dal nome di Filippopoli, un tempo meravigliosa, ora solo moderna.

Ci sono molti lavori di recupero delle antiche vestigia, ma pretendere come sta scritto fuori dal teatro romano, che è “il meglio conservato del mondo”, è una vera esagerazione!

La città vecchia, con case in stile ottomano e le strade che sembrano quelle di Pompei è abbastanza interessante e ben tenuta.

 

Prossima meta il Mar Nero. Ci arriviamo dopo aver percorso 250 chilometri in mezzo a distese infinite di campi di frumento e girasoli.

In questa lunga e calda tratta diamo un passaggio a 4 ragazzi che fanno l’autostop, felicissimi dopo una lunga attesa, di essere caricati insieme.

Che volete farci, ogni volta che vediamo un ragazzo zaino in spalla, ci ricordiamo delle pazze esperienze dei nostri figli e ci lasciamo commuovere!

 

Sosta di due giorni di puro relax in un campeggio modesto sul Mar Nero ad Aheloy e dopo il sacrosanto riposo, nuova visita ad una cittadina patrimonio dell’Unesco: Nesbar.

Questo paese sorge su una penisola tuffata nel mare e sarebbe veramente affascinante se non fosse completamente snaturato dai miliardi di negozietti che sorgono ovunque.

Le piccole chiese sono tutte a pagamento e considerato che siamo in Bulgaria e che sono veramente minuscole, l’ingresso è anche abbastanza costoso.

Le numerose case in stile ottomano, sono rovinate da condizionatori rumorosi e sporgenti e da antenne paraboliche.

Capisco che non si può fermare la modernità e che gli abitanti del posto necessitino delle comodità e del giusto guadagno, però un po’ più di rispetto per la bellezza del loro paese, probabilmente incrementerebbe ulteriormente i guadagni.

 

Proseguiamo il nostro viaggio verso Sinemores quasi ai confini con la Turchia e qui il mare ci appare di un azzurro abbagliante.

Ci fermiamo in un campeggio che si estende per circa un chilometro sulla costa e che è ancora più modesto e mal tenuto del precedente, ma per una notte ci si può adattare, la prossima e ultima in Bulgaria, sicuramente campeggio libero!

Ultima tappa in questa nazione è Sinemorets, ed è un vero gioiello naturalistico!

Qui il Mar Nero da il meglio di se stesso, una spiaggia bianca a cavallo fra fiume e mare, un mare trasparente e pulitissimo. Anche la spiaggia è perfettamente pulita e pur essendoci parecchi bagnanti, non mostra il disordine e la sporcizia degli altri luoghi visitati.

Siamo a pochissimi chilometri dalla Turchia, ed è strano pensare alle donne che qui prendono il sole in topless, oltre la frontiera rimarrebbero modestamente vestite anche in acqua.

Ci dirigiamo alla frontiera di Malko Tarnovo, la strada è pessima ma passa attraverso stupende colline ricoperte di boschi.

Nessun problema a varcare il confine, veloci ed efficienti!

 

Sarebbe presuntuoso da parte nostra, giudicare questo Paese dopo solo una settimana di permanenza, per cui solo qualche impressione personale.

La gente è riservata, poco curiosa, ma non scortese. Purtroppo ha poca cura del proprio territorio e le montagne di immondizia che si creano nei posti più pittoreschi lo dimostrano.

Quasi tutti i paesi, piccoli o grandi che siano, hanno numerosi edifici in costruzione, ma abbandonati, che sia nella speranza di un boom economico mai realizzato?

Le strade generalmente con l’asfalto malmesso, non sono però diverse da moltissime strade italiane!

Per quanto riguarda arte e storia, considerando che abbiamo visitato alcuni dei 10 posti considerati fra i più spettacolari, non si può dire che di questo sia rimasto molto di conservato e valorizzato ed è un vero peccato.

Rimarrà nei nostri ricordi l’immagine di infiniti campi di frumento e girasoli!

 

Uscita: 13 luglio 2017

CHILOMETRI PERCORSI: 2.010

SPESE: 170.550 EURO

 

TURCHIA

 

Entrata: 13 luglio 2017

 

Giorno 13 luglio

Finalmente in Turchia!

Ovviamente con il tempismo che ci contraddistingue finiamo in piena ora di punta ad Istambul, per cui per fare i 50 chilometri di circonvallazione ci mettiamo 2 ore.

Una nube di smog rende l’aria grigia e poco respirabile, in compenso possiamo ammirare gli splendidi giardini che costeggiano la strada!

Questa è la 4° volta che veniamo in Turchia, la prima nel lontano 2006 l’abbiamo girata tutta in lungo e in largo per circa un mese, nel 2009, solamente Istambul e nel 2010 tutta di corsa per arrivare in Siria.

Devo dire che in questi 11 anni è cambiata veramente tantissimo.

Le strade statali sono perfette e portano ovunque spesso a 2 o 3 corsie per marcia, per cui meglio evitare l’autostrada che è costosissima.

In compenso il gasolio che nei viaggi precedenti costava come in Italia, adesso costa circa un euro: è aumentato nel nostro paese o è diminuito in Turchia? Io propenderei per la prima ipotesi!

I turchi guidano molto meglio e le città sono modernissime con enormi centri commerciali con marche occidentali anche nelle città minori.

Dove prima ci si fermava in riva al mare in tutta solitudine, sono sorti come funghi paesi tutti nuovi stile Rimini,  sempre puliti e ordinatissimi.

A differenza di quello che ho scritto nel diario precedente, qui si vedono pochissime donne velate, forse meno che in Europa, sulle spiagge alcune prendono il sole addirittura in topless…quale cambiamento per lo meno in questa prima parte del viaggio sulla costa occidentale di fronte alla Grecia.

A Bursa abbiamo comprato una SIM telefonica della Turkish Telekom per circa 24 euro 10 giga di dati al mese e non so quanti minuti di telefonate (troppo difficile capirlo dal contratto!). La validità della SIM è di 6 mesi.

 

Proseguiamo il nostro viaggio verso sud, sempre alla ricerca di “attracchi” al mare in solitudine e con molta difficoltà a volte riusciamo a trovarli.

Nei pressi di Ayvalik, troviamo un bel parcheggino in riva al mare dove fermarci 2 giorni. Dopo pochissimo ecco che l’immancabile ospitalità turca si presenta nei panni del proprietario del piccolo bar della zona, che prima ci offre dei dolci locali e il giorno dopo, allestisce un barbecue, fuori dal nostro camper per prepararci un Adana Kepap!

 

Prossima meta Pergamo, qui chiamata Bergama. Già vista nel 2006, non manca ancora di stupirci per la sua bellezza. La città nuova si è notevolmente ingrandita e adesso c’è una teleferica che porta alla Acropoli che con grande piacere mio e molto timore di Luca, ci porta in cima in meno di 10 minuti.

Questa volta visitiamo anche l’Asklepion, trascurato la volta precedente, anch’esso molto particolare, ma decisamente meno spettacolare dell’Acropoli che solo per la sua posizione in cima ad un’altissima rupe, vale la visita.

 

Dopo la cultura, ritorniamo al relax. Ci dirigiamo ad Aliaga, ma scappiamo: è un polo industriale dei più pestiferi, numerose ciminiere ammorbano l’aria, per cui proseguiamo verso Foca su una strada costiera a picco sul mare e qui troviamo un bel campeggio di proprietà di un tedesco il cui nome è stranamente evocativo: Camping Fuhrer!

 

Proseguiamo per le Gole del Saklichent. Nel nostro primo viaggio le avevamo percorse solo parzialmente a causa dell’acqua alta in certi punti e della caduta della macchina fotografica in acqua a causa di uno scivolone.

Prima di arrivare un’ultima sosta al mare .

 

Ovviamente dopo tutti questi anni la zona intorno alle Gole è notevolmente cambiata.

Dove prima c’era solo un parcheggio in terra, ora c’è un bellissimo campeggio con piscina e attrazioni varie. Una decina di ristoranti e tante, tante bancarelle.

Malgrado ciò, tutto sommato il paesaggio non è stato completamente stravolto, alberi, cespugli di erbe aromatiche e l’acqua del fiume che è stata canalizzata un po’ dovunque, rende il tutto molto piacevole.

Anche il prezzo del campeggio è veramente economico considerato che siamo in una zona turistica.

Le Gole sono sempre bellissime anche se questa volta l’acqua è poca. Riusciamo a risalirle per circa un chilometro dei 2,5 che dovrebbe essere la loro lunghezza, poi una cascata con un dislivello di circa 4 metri ci ferma. Dopo aver osservato attentamente la fatica di 5 ragazzi giovani e pimpanti aiutati da una guida, decidiamo di salvaguardare le nostre ossa probabilmente osteoporotiche e ritornare indietro!

Unico neo: tanti rifiuti, filtri di sigarette, bottiglie di plastica, persino un assorbente usato… deduco che questa Turchia che fino ad ora abbiamo trovato pulita e ordinata, non è grazie all’educazione delle persone, ma grazie ad un costante lavoro degli spazzini!

 

Per consolarci della mancata avventura, nel pomeriggio ci rifaremo con una piccola discesa lungo il fiume gelato trasportati da canottini singoli… niente a che vedere con il “rafting” come hanno denominato questo percorso!

L’atmosfera di questo campeggio è bella circondati dalle montagne, con le cicale e il rumore del fiume, per cui decidiamo di fermarci 3 giorni.

Del resto ci dobbiamo preparare per il lungo viaggio fino al Monte Nemrut e a seguire il Lago di Van.

Abbiamo deciso visto l’incertezza del passaggio in Pakistan di anticipare l’ingresso in Iran, nel caso dovessimo cambiare itinerario. 

 

Una lunga tratta per raggiungere Goreme con fermata notturna sulle rive di un grandissimo lago.

La strada percorre i soliti immensi panorami che variano ogni volta che si supera una collina.

Come le precedenti volte che siamo stati in Turchia, stupisce vedere un panorama così vasto con la strada che si prolunga su distanze infinite.

Una sosta al Caravanserraglio di Sultanhami completamente privo di turisti e finalmente arriviamo a Goreme dove ci fermiamo nello stesso campeggio di 11 anni fa quasi identico a come ce lo ricordiamo.

 

E’ da allora che abbiamo un sogno (uno dei tanti a quanto sembra!), fare un giro in mongolfiera.

Goreme è uno dei posti più interessanti del mondo per poterlo fare, per cui questa volta non ci lasciamo scappare l’occasione di vedere questa fantastica zona dall’alto.

Sveglia alle 4 di mattina per raggiungere il posto dove partiranno le mongolfiere... viste dal basso sono enormi e i fuochi che servono a scaldare l’aria e farle volare, punteggiano il buio prima dell’alba.

Considerato che io a volte soffro di vertigini e Luca ha paura a salire su una funivia, siamo entrambi un po’ impauriti, ma decisi.

Nel cestello saremo circa 15, ma ognuno ha il suo posto da cui ammirare il paesaggio.

Il pallone si alza e si muove apparentemente con grande lentezza, in realtà in poco tempo raggiungiamo l’altezza di 600 metri, che detta così sembrerebbe poco, ma vista dall’alto è veramente notevole.

Nel cielo ci saranno una cinquantina di mongolfiere  ma invece di creare ressa, offrono uno spettacolo veramente interessante. Il silenzio dell’alba interrotto solo dal rumore del fuoco è impressionante e l’arrivo dell’alba rende i Camini delle Fate una vera favola.

Al termine del giro di circa un’ora, aiutiamo a sgonfiare il gigantesco pallone, poi dopo un brindisi con spumante analcolico  e la consegna di una medaglia ricordo, si torna al campeggio con una nuova esperienza da mettere nel nostro bagaglio di viaggio!

 

Anche in questo campeggio ci fermiamo tre notti dopodiché  iniziamo a percorrere i circa 550 chilometri che ci dividono dal Monte Nemrut. Seguiamo la nostra strada ormai amica D300, che praticamente attraversa in lungo e in largo la Turchia, gratuita a 2 o 3 corsie per marcia e sempre perfetta.

Solo gli ultimi 100 chilometri da Malatya alla cima del monte sono una vera faticaccia: quasi 3 ore di curve e saliscendi su una strada discreta ma con delle pendenze veramente impressionanti, gli ultimi 3 chilometri addirittura sterrata.

Arriviamo con il buio, due o tre macchine nel parcheggio e un po’ di confusione, non è proprio come ci ricordiamo, in pratica siamo arrivati proprio sotto la tomba del Re senza pagare nessun ingresso a differenza dell’altra volta che avevamo dovuto fare una discreta camminata in salita per raggiungere le rovine.

Stiamo preparandoci il nostro tea serale, quando un ragazzo ci chiede se gliene offriamo una tazza a lui e a sua moglie. E’ così che faremo la conoscenza con questa simpatica coppia curda, parlando di politica, turismo ed abitudini religiose.

 

Il mattino dopo siamo gli unici visitatori del sito. Con la luce ci accorgiamo di aver fatto un’altra strada rispetto alla volta precedente, forse più impegnativa ma veramente interessante.

Ad un certo punto vediamo salire 5 militari armati di Kalashnikov, che ci spiegano essere di guardia alle rovine e ci mostrano orgogliosi le loro armi.

 

Sempre sulla D300 proseguiamo per il Lago di Van anche se non riusciremo a raggiungerlo in serata, il percorso è veramente troppo lungo e caldo.

In effetti ci siamo fermati in una stazione di servizio a soli 10 chilometri dall’inizio del lago che è talmente vasto da sembrare un mare.

Anche qui la strada in alcuni punti costeggia il lago con aree di sosta e piknik ben attrezzate, in altri attraversa zone collinari molto rurali.

In effetti dal Monte Nemrut in poi la Turchia diventa meno “occidentale”. Mentre fino ad ora la percentuale di donne velate era inferiore a quella europea, ora quasi tutte sono coperte da capo a piedi, chi in modo più leggero e moderno e chi con il tipico abito nero. Nelle città si vedono quasi esclusivamente uomini e c’è una presenza importante di posti di controllo dell’esercito con tanto di mezzi corazzati.

Noi non veniamo mai fermati, neanche per un controllo passaporti, forse la scritta “Italia” sul camper è sufficiente per togliere ogni sospetto!

Purtroppo la nostra idea di trascorrere altri 3 giorni in un campeggio in riva al lago, per rilassarci in vista della tappa iraniana e approfittare di un WIFI migliore, non si realizza.

Gli unici 3 “campeggi” che troviamo nei pressi de Edremit, sono poco più che aree di sosta, senza nessun servizio. Lo stesso lago in questa zona, pur essendo all’apparenza pulitissimo, ha un che di oleoso, forse a causa di 2 stabilimenti nelle vicinanze.

Per cui penso proprio che domani affronteremo la frontiera con l’Iran sperando che tutto vada bene!

 

Cosa dire di questo stupendo Paese?

Pur essendo molto cambiato rispetto alle nostre visite precedenti, sono del parere che sia cambiato in meglio. Forse un po’ troppo urbanizzato, tutte queste nuove costruzioni, soprattutto sulle coste hanno tolto molto alla sua bellezza selvaggia, ma per il resto c’è stato un grosso lavoro di modernizzazione e recupero di certe zone.

Strade perfette, ben illuminate e asfaltate alla perfezione. Chilometri e chilometri di montagne un tempo desertiche ripiantumate con milioni di piccoli pini.

Cittadine con siepi, aiuole fiorite e parchi gioco per i più piccoli.

Ma neanche un turista straniero …

Le persone curiose ma mai invadenti, generose senza secondi fini, quasi sempre oltre al rifornimento di carburante c’è l’offerta di 2 o più tazze di tea. Se ci si ferma vicino a qualche abitazione, non manca mai la condivisione di cibo, frutta o ospitalità.

E tutti ci chiedono: perché gli italiani non vengono più in Turchia? La politica è una cosa, ma noi turchi non siamo cambiati, il paese non è pericoloso!

 

In effetti trovo che la Turchia sia un’ottima meta turistica, per la natura, per l’arte, per la storia e perché no: è veramente economica!

 

Uscita: 31 luglio 2017

CHILOMETRI  PERCORSI:  3.613

SPESE:  1.081 EURO

 

 

 

 

 

IRAN

 

Entrata: 31 luglio 2017

 

Oggi 31 luglio 2017 ci accingiamo a superare la frontiera iraniana.

La strada dal lago di Van al confine, in alcuni punti in rifacimento tocca cime di 3.000 metri al momento tutte aride, ma mi immagino che in primavera siano ricoperte di erba e di fiori multicolori.

I controlli militari si fanno più frequenti ma non particolarmente fastidiosi e per uscire dalla frontiera turca servono solo 15 minuti.

Io sono leggermente preoccupata per la burocrazia iraniana e per la necessità o meglio l’obbligo di cambiare il tipo di abbigliamento fin ora indossato, questa mia ansia viene accentuata da un funzionario turco che ci chiede perché mai desideriamo visitare l’Iran dove secondo lui ci sono persone cattive e ci garantisce serie difficoltà per il disbrigo delle pratiche necessarie per l’entrata…

Evidentemente fra i due paesi non corre buon sangue!

In realtà appena entrati in frontiera un funzionario iraniano ci accoglie e preso in custodia Luca, lasciando me in attesa, lo conduce ad espletare tutte le pratiche.

In meno di un’ora e mezza, con due blande ispezioni al camper e senza chiedere nessuna mancia, entriamo in questo nuovo Paese!

La cosa più complicata è stato intenderci sul cambio Euro, Ryal per pagare l’assicurazione stradale per camper.

Dopo 15 chilometri decidiamo di fermarci in una stazione di servizio perché siamo stanchi morti, per la strada, il caldo e l’emozione.

Qui ci viene offerta la cena e ancora meglio facciamo 50 litri di gasolio per 8 euro!!!

 

Il giorno dopo in direzione Tabriz attraversiamo il lago salato di Orumiyeh, la distesa di sale cambia di colore dal bianco al rosa al verde, veramente bellissimo!

Arrivati a Tabriz, su consiglio di due ragazzi italiani, Stefania e Pietro che hanno fatto questo giro prima di noi, parcheggiamo al Elgoli Park  un bellissimo parco frequentato dagli iraniani per piknik e feste.

Ovviamente noi siamo un’attrazione e sia durante la strada che qui nel parco, tutti ci chiamano, vogliono conoscerci, vedere il camper e fotografarci e non mancano gli inviti a cena o a pranzo!

 

A Tabriz grande e incasinata città, la cosa più importante da visitare è il Bazar, dichiarato patrimonio dell’Unesco.

Ovviamente ci andiamo e lo giriamo in lungo e in largo… diciamo che l’80% delle cose in vendita sono Made in Cina, veramente pochissimo artigianato. Di notevole solo i quadri fatti di tessuto: sembrano veramente dipinti invece che tessuti tant’è la dovizia di particolari e sfumature.. Quello che non siamo riusciti a capire se sono fatti a mano oppure a macchina con l’aiuto del computer, ma soprattutto non saranno Made in Cina anche questi?

C’è di positivo che i negozianti non sono per niente insistenti o fastidiosi, ci guardano passare e a volte salutano cortesemente

Scopriamo anche una cosa che già sospettavamo ieri ossia che in Iran non prendono le carte di credito straniere, ne negli ATM, ne in banca. Per fortuna abbiamo diversi euro e dollari in cotanti e stranamente il cambio è molto più favorevole di quello dichiarato nei siti ufficiali.

Passeremo ancora una notte al Elgoli Park, anche se questa notte c’è stato parecchio rumore. Sembra che tutta la popolazione di Tabriz verso le 8 di sera si riunisca qui per fare festa fino alle 2 o 3 di mattina… ma il giorno dopo non vanno a lavorare?

Dopo il passaggio di questa fiumana umana le strade sono piene di spazzatura, ma di primo mattino i soliti poveri spazzini efficienti, hanno fatto piazza pulita di tutto il lerciume!

 

La nuova meta è nei pressi di Bandar e Anzali. Percorriamo per un buon tratto l’autostrada A2 per Teheran per più di 200 chilometri, solo in due caselli ci fanno pagare l’equivalente di un euro, negli altri tre i casellanti ci accolgono con simpatia ed entusiasmo, facendoci passare senza pagare…un rifornimento di 110 litri di gasolio per la bellezza di 13 euro ci rende ancora più contenti: we love Iran!!!

Ma dopo questi 200 chilometri, dobbiamo superare una catena montuosa veramente impressionante.

Purtroppo in Iran pur avendo una buona connessione dati quasi ovunque, Google maps non funziona, come del resto è censurato anche Facebook e You Tube,  l’unico navigatore che “funzionicchia” dei 4 che ho scaricato è Here ed è lui che ci guida per questa strada che scavalca montagne bellissime ma impressionanti per i colori, le forme ma soprattutto le centinaia di pericolosi tornanti.

Arriviamo alla meta sul Mar Caspio, distrutti e come prima cosa ci tuffiamo nelle sue acque calde, molto simili al nostro Adriatico, io ovviamente rigorosamente vestita!

Anche qui, la spiaggia si popola in serata e le famiglie e gli amici si divertono fino a tarda ora. Tutte le donne hanno il capo coperto in questo Paese in cui sembrerebbe che la stretta “religioso-morale” sia più stretta, però uomini e donne mangiano insieme e si divertono senza grossi problemi e molte volte si nota anche qualche discreto gesto di affetto.

In Siria, dove siamo stati nel 2010, non ero obbligata come qui ad avere i capelli coperti ed un abito che nascondesse le forme, però quando ci siamo trovati a pranzare presso una o due famiglie, le stanze erano divise, da una parte gli uomini e dall’altra donne e bambini, anche se dal poco che riuscivo a capire, sembrava che le donne fossero felici di “liberarsi” dei loro uomini!

 

Dopo una notte tranquilla e un pigro risveglio, i “vicini” di spiaggia ci riforniscono di ogni prelibatezza cucinata da loro, dalla colazione alla cena, compresi bevande e spuntini. Se va avanti così questo mese in Iran ci verrà a costare veramente poco!

 

La prossima meta è Masuleh, che la Lonely Planet definisce “il più accessibile dei villaggi terrazzati dell’Iran”.

Anche questo tanto per cambiare si trova in mezzo alle montagne, però questa volta ricoperte di boschi, un bel cambiamento rispetto agli altri paesaggi.

Il villaggio è carino ma molto turistico, unica nota un po’ particolare, un signore che si è sentito male portato in carriola giù per gli stretti sentieri del paese.

Dormiamo in una specie di campeggio, dove riceviamo la visita con relativa foto di gruppo di almeno 6 famiglie… abbiamo deciso di mettere un cartello in farsi che dice “per le visite guidate al camper dalle 10 alle 22”, perché alle 23 c’è ancora chi ci bussa per salutarci e farsi una foto con noi!

Altro che attori, siamo la coppia più fotografata del mondo!

 

Il mattino dopo la visita prevista è la Valle di Alamut con il suo famoso castello degli assassini. In un precedente diario di viaggio, un turista scriveva che da Qazvin c’era un’ora di strada… probabilmente si era fatto una dose di quel preparato che rendeva così efficienti gli assassini e da cui deriva questo nome, ossia l’hashish, sostanza che li rendeva coraggiosi e invincibili.

In realtà ci sono 3 buone ore del nostro ormai consueto sali e scendi dalle montagne.

Come sempre il panorama è mozzafiato e solo per questo il castello meriterebbe una visita: appunto solo per questo!

Dal parcheggio ai ruderi c’è un dislivello di 200 metri, da superare per mezzo di scalini abbastanza alti. Arrivati in cima a 2.150 metri, la vista spazia su tutta la valle, peccato che del castello non restino che poche rocce coperte da antiestetici tetti di lamiera arrugginita.

Ma soprattutto per chi mi conosce: mi avreste mai creduto capace di arrampicarmi fin lassù, senza morire durante la salita???

Ebbene ce l’ho fatta e Luca che oramai non fuma più da tre mesi, è stato ancora più arzillo di me!

Sopra al castello chi andiamo ad incontrare? Un gruppetto di sloveni in tour, sono i primi turisti stranieri che incontriamo in Iran e ci fa piacere scambiare 4 chiacchere con uno di loro che parla italiano.

Domani ci aspetta il ritorno per la stessa strada, la nostra prossima meta è Tehran, dove ci aspetta una nostra conoscente iraniana.

Questo sì che ci fa paura… come orientarci in questa megalitica città senza esaurirci?

 

In realtà, a parte il traffico intenso e grazie a un link di Google Map mandatoci da Shahrzad ci arriviamo abbastanza facilmente.

Lei ci ha riservato un posto nella via fuori casa sua, il che ha veramente del miracoloso visto la penuria di parcheggi della città…decisamente è un boss!

Pranziamo con lei e la sera ci porta in un parco sopra Tehran per ammirare la città illuminata.

E’ una specie di parco giochi pieno di luci e colori, ma è fresco ed allegro ed oltre alla confusione possiamo anche ammirare un’eclissi di luna, giusto preparata per noi!

 

Il giorno dopo ci rechiamo al consolato del Pakistan per informarci sul visto e ovviamente scopriamo che quello che ci avevano detto in Italia, sia a Roma che a Milano, non è per nulla vero. Per ulteriori particolari vedere alla voce “burocrazia”.

Dopo le formalità necessarie, una breve visita al bazar affollatissimo, un veloce ma gustoso pranzo in un ristorantino ancora più affollato ed infine la visita al Golestan Palace.

Un vero gioiello, specchi ovunque che brillano di migliaia di riflessi, ceramiche colorate, legno intarsiato e guarda un po’, una galleria con almeno 6 quadri che rappresentano le bellezze di Roma!

In alcune stanze gli specchi che ricoprono sia pareti che soffitto, sono collocati in modo da mostrare ciò che avviene alle spalle di chi passa, valido aiuto contro eventuali aggressori! 

Il palazzo è bellissimo e merita senz’altro una visita!

Tutti questi posti li abbiamo raggiunti per mezzo di taxi non ufficiali ma connessi con internet, ovviamente grazie alla costante guida della nostra amica a prezzi veramente bassissimi, considerata la durata del viaggio, giusto una media di 4 euro per circa mezz’ora nel traffico intenso della città.

Questa sera, offriamo a Shahrzad e alla sua famiglia un bel piatto di pizzocheri, misera ricompensa per l’aiuto che ci sta dando, oltre al fatto che vuole pagare sempre lei!

Oggi buone notizie dall’Ambasciata Pakistana, il visto ci verrà consegnato entro 4 giorni, precisamente di domenica. Invece di aspettare in Tehran, ci spostiamo ancora sul Mar Caspio nella zona di Nur…ma lo sapevate che questo mare è sotto il livello del Mare (scusate il gioco di parole) di ben 60 metri? Siamo in una fossa sottomarina!

Comunque per arrivare fin qui ci sono le solite 4 ore di scampagnata su e giù dalle montagne, passando di fianco ad una montagna alta 5.650 metri con tracce di neve malgrado questo caldo.

L’idea di aspettare nella zona di Nur è stata pessima, il mare è molto ondoso e poco pulito, come del resto le spiagge, per completare il quadro c’è un vento terribile che alza nuvole di polvere e sabbia, in breve ci troviamo ricoperti di fastidiosi granellini e prima di riuscire a ripulire l’interno del camper, passeranno alcuni giorni.

Per cui ci trasferiamo all’interno per vedere delle cascate senza acqua, ma stufi di girovagare a vuoto, domenica siamo di nuovo nella capitale a ritirare i nostri passaporti con tanto di visto.

Ne approfittiamo anche per visitare il Bridge Park, un bellissimo ponte che sovrasta delle strade affollatissime, ma che è come un’oasi di natura in questa caotica città.

Lunedì salutati con tanto di lacrimuccia Shahrzad e famiglia ci dirigiamo a Kashan.

 

Finalmente una città che mi piace veramente tanto!

Non troppo grande, con indicazioni turistiche chiare, una zona storica veramente importante e ben conservata.

Le case storiche sono in mattoni ricoperte con intonaci fatti di paglia e fango, all’interno sono ricche di elaborati mosaici.

Anche il bazar è bellissimo e a differenza di quello di Tabriz e Teharan, è un piacere visitarlo perché decisamente poco affollato.

Unica piccola delusione è il Fin Garden, anche chiamato Persian Garden: incluso nei siti dell’Unesco ha un costo veramente alto rispetto a ciò che propone. Con il senno di poi, avremmo anche potuto tralasciarlo.

Invece è stato veramente interessante passeggiare per i vicoli della città vecchia salutando le persone sedute sulla soglia in cerca di un po’ di refrigerio dalla calura estrema!

Due notti in questa città sono veramente ben spese.

 

Ora ci attende Esfahan, vecchia capitale della Persia.

Momenti di forte tensione fra me e Luca all’ingresso di questa città! Il traffico come sempre è caotico, il navigatore non funziona alla perfezione causa censura, per cui prima di trovare un parcheggio decente giriamo su e giù per le stesse strade, tentando di trovare quella giusta.

Alla fine troviamo un ottimo posto nei pressi del Ghadir Garden e la pace ritorna!

Verso le 9 di sera però vengono le guardie del parco pregandoci di spostarci per la loro tranquillità (più che per la nostra) nel loro parcheggio privato all’interno del parco…perché no? Acqua, bagni, e sicurezza non si rifiutano mai!

 

La visita alla città ci prende tutta la giornata, partendo da Naqsh-e Jahan Iman Square , visitiamo la Moschea Masjed-e Shah, recentemente rinominata Masjed-e Imam in onore di Komeini, poi il solito Bazar ed infine il pazzo ritorno a piedi fino al camper, in tutto 13 chilometri sotto il sole cocente e una temperatura di 38 gradi…ci vogliamo veramente male!

Sia la moschea anche se in ristrutturazione, che la piazza, sono veramente grandiose. Rinunciamo alla visita del famoso ponte sul fiume perché del detto fiume rimangono solo i ciottoli riarsi dal sole.

 

Per la serie cose insolite: due giorni fa a Kashan abbiamo incontrato 2 comitive di italiani che malgrado il nostro saluto entusiasta ci hanno snobbato in maniera palese. …capisco che un gruppo che fa parte di un tour organizzato e che viene fino a qui, meta abbastanza insolita, non voglia ritrovarsi fra i piedi i soliti e onnipresenti italiani, ma per noi che da un mese e mezzo balbettiamo l’inglese con chi ci vuole conoscere, sarebbe stato un piacere scambiare due chiacchiere nel nostro idioma!

Oggi a Esfahan ci siamo riusciti con 2 iraniani che studiano a Torino e che a differenza dei nostri compatrioti, hanno voluto fermarsi con noi e scambiare piacevolmente quattro chiacchiere!

Davanti alla moschea poi, un’insegnante ci ha chiesto gentilmente se potevamo parlare in inglese con le sue alunne per permettere loro di fare pratica con la lingua…noi????

Le ho spiegato che non eravamo proprio gli insegnanti giusti, però si sono accontentate ed è stato molto divertente fare conversazione con queste ragazzine.

 

Da Esfahan a Persepoli 7 lunghe ore di viaggio circondati dal deserto. E’ stranissimo perché la nostra idea di deserto è una terra di nessuno a livello del mare, qui invece viaggiamo dai 1.800 ai 2.500 metri di altezza! A volte incrociamo alcune piccole città che non sono nient’altro che oasi in questo grande nulla con catene montuose ricoperte di cespugli secchi.

Molti di questi posti, sono famosi per i loro preparati alle rose: distillati da bere, profumi, creme, ecc. addirittura si vendono sacchi pieni di boccioli di rosa, ma dove sono tutte queste piante? Non lo abbiamo ancora scoperto, come del resto non abbiamo ancora visto un pozzo di petrolio. Eppure sia di rose che di petrolio qui in Iran c’è grande abbondanza!

 

Arriviamo a Persepolis nel tardo pomeriggio e rimandiamo la visita al giorno dopo, dormendo nel parcheggio e con cena naturalmente offerta da una famiglia che ha deciso di fare un picnic ai piedi del nostro camper.

Come sempre ci stupiamo della loro capacità di fermarsi a bivaccare nei posti più fetidi e inospitali dei dintorni!

Ovviamente non manca la solita visita guidata al camper, offerta gratuitamente ad alcuni ospiti del parcheggio!

Se dovessimo chiedere un pagamento diventeremmo ricchi…

 

Persepolis: bellissima!

Incominciamo a visitarla verso le nove, quando ancora non c’è un caldo atroce e per circa due ore percorriamo le sue antiche strade.

Questa volta siamo in buona compagnia, Luca il chiacchierone, è riuscito ad attaccare bottone con una simpatica coppia di romani che viaggiano autonomamente con il loro simpatico figlioletto di 6 anni.

E’ bello trovare qualcuno che condivide le nostre abitudini di viaggio, ci ha ricordato di quando viaggiavamo con i figli piccoli e le loro eterne domande: “quando arriviamo?”, “quando si mangia”, “siamo stanchi”… ecc.

Ma ci ha anche ricordato quando erano così piccoli da stare comodamente in braccio a farsi coccolare, anche se loro direbbero che non hanno avuto sufficienti coccole da due genitori nazisti come noi!!!

Ma tornando all’antica città di Dario, trovo che sia un misto architettonico e artistico di diversi luoghi già visitati: le statue giganti in Egitto vicino alla valle dei Re, i bassorilievi visti ad Hattusa in Turchia, le enormi colonne visitate a Palmira in Siria, le tombe simili a quelle di Petra in Giordania… insomma di tutto un po’, ma in un insieme veramente coinvolgente.

Visitiamo anche le Tombe di Dario e di un altro imperatore a pochi chilometri di distanza, ma senza entrare nel sito, perché già visibilissime dalla strada, dopodiché dedichiamo il pomeriggio io all’ozio più totale, Luca che non riesce mai a stare fermo anche quando è stanco morto, a fare delle piccole ma necessarie riparazioni al camper: le vibrazioni di queste strade sono terribili per la nostra casa viaggiante!

 

E ora Shiraz…abbiamo sentito e letto delle meraviglie su questa città, però a noi non è piaciuta!

Con questo non voglio dire che non ci siano cose belle da vedere, però forse per il caldo, forse la confusione o anche un po’ di stanchezza accumulata negli ultimi giorni, è una città che non ci ha colpito particolarmente.

Incominciamo dall’arrivo. Io trovo un posticino discreto vicino alla Qur’an Gate, ma a Luca non piace, per cui si gira per un’ora e mezza in città alla ricerca di un posto migliore, fino a ritornare dove avevo proposto io…già la premessa è negativa!

Del resto ha anche ragione lui, il famoso parco con tanto di cascate e meravigliosa moschea, nonchè la grandiosa Porta, sarà che è tutto secco, non offrono certo uno spettacolo eccitante, per non parlare poi del traffico!

Prendiamo un taxi e ci facciamo portare al Mausoleo che ospita 2 figli di un famoso Imam (perlomeno questo è quello che abbiamo capito delle spiegazioni in inglese!).

Qui, come se non fossi già coperta abbastanza, mi ricoprono con un lenzuolo che più che salvaguardare la mia modestia, aumenta di brutto il calore e mi cade costantemente sugli occhi: una vera tortura.

Gli stranieri devono essere obbligatoriamente accompagnati da una guida, una ragazza molto gentile ma ahimè anglofona e pure un filino integralista, visto gli abiti che indossa e i discorsi che ci fa.

Ovviamente a noi non è concesso l’ingresso alle due tombe, che viste dall’esterno devono essere molto belle anche se abbastanza piccole.

Ah,  dimenticavo, prima di farci entrare da ingressi separati veniamo perquisiti, hanno paura di un attentato? Considerato che giusto 2 giorni fa ce né stato uno a Barcellona, ci sembra una misura un po’ eccessiva, ma bando alla polemica, è il caldo atroce che mi fa parlare così!

Giusto per continuare nel mio sproloquio: cosa continuano a scrivere su internet che se si è ben coperti si sente meno il caldo? Forse per questi popoli che si vestono integralmente per scelta o costrizione a partire dai 10 anni, ma noi? Appena ritorniamo in camper e ci togliamo i vari strati stiamo un gran bene!!!

Dopo in Mausoleo la fortezza Arg-e Karim Khan, vista da fuori, perché una sbirciata all’interno non ci convince a comprare il biglietto.

Poi il Bazar, poi un giro per le sue strade vecchie e nuove e poi esausti decidiamo di non vedere nient’altro e ritornarcene a dormire a Persepolis.

Qui a sera ci prende un poco di sconforto: siamo stanchi, accaldati, un filino nervosi…saremo in grado di continuare il nostro viaggio ed affrontare l’India che è un Paese decisamente molto più impegnativo?

 

Dopo una bella dormita (per fortuna la notte si dorme sempre bene perché la temperatura si abbassa di molti gradi), tutto ci appare più positivo, per cui partiamo alla volta di Yazd con animo sereno.

Una sosta di circa 3 ore a Pasrgadae, non solo per vedere le rovine e la tomba di Ciro il Grande, ma anche farci una bella chiacchierata con due ragazzi italiani diretti anche loro a Yazd.

A noi si uniscono altri 2 italiani, sempre “turisti fai da te” e in men che non si dica, si inizia a parlare di politica, cibo e costume.

 

La strada per Yazd è eccezionale a livello paesaggistico e ancora adesso rimpiango di non esserci fermati almeno una notte a Abarkuh, un paese che non è neanche segnalato sulla Lonely Planet, ma che con i suoi edifici conici, case antiche, caravanserragli e il deserto pazientemente coltivato, secondo me, merita veramente una sosta.

Purtroppo per noi  però il tempo stringe, oggi è il 21  il 29 ci scade il visto e abbiamo ancora un po’ di strada da fare fino alla frontiera.

 

Arriviamo a Yazd alle 19 e troviamo un discreto parcheggio nella zona centrale, abbastanza vicini alla moschea e al Bazar.

E questa volta senza litigi!!!

 

E pensare che volevo quasi depennare questa meta dall’itinerario, per fortuna ci ho ripensato!

Ancora una volta una città piena di fascino. Sarà che a noi più che la magnificenza di palazzi e moschee, ci attraggono le rovine ben integrate con il paesaggio circostante e a Yazd abbiamo trovato tutto questo.

In realtà le rovine sono poche, le case con le torri del vento, i vicoli, il bazar, tutto intonacato perfettamente con il solito miscuglio di fango e paglia rendono la visita a questa cittadina un’esperienza da non trascurare.

E che dire dei colori? Il marroncino dei vicoli e delle case che fa da contrasto all’azzurro del cielo e al verde dei pochi ma ben tenuti giardini.

La moschea, la prigione e il Mausoleo, non sono certo i più ricchi di tutto l’Iran, ma è il contesto nel quale sono inseriti a renderli veramente interessanti.

Le torri del vento poi sono un’idea antica ma estremamente efficace, altro che condizionatori moderni. Svettanti sopra i vari edifici, portano all’interno degli stessi una brezza freschissima. Siamo stati in un locale così “refrigerato” ed è stata una sofferenza il doverlo lasciare per ributtarci nel caldo esterno.

Anche in questo paese siamo l’attrazione principale delle scolaresche e veniamo avvicinati dalle persone più normali per posare per numerose foto, mi chiedo come  mai pur essendoci altri turisti stranieri, veniamo spesso scelti come modelli…sarà per i baffoni di Luca o per i miei capelli biondi che sparano ovunque fuori dal velo.

Oppure sarà come scrivevo oggi ad un’amica, la nostra faccia felice che rende meno timidi i discreti iraniani?

Luca poi oggi si è voluto fare bello: barba, baffi, peli del naso e orecchie perfettamente rasati da un barbiere del luogo, il cui locale sembrava un negozio di antiquariato. L’espressione di beatitudine di Luca era proprio da foto!

Altra cosa piacevole è fare la spesa nei loro negozi e supermercati. Frequentemente accanto alla confezione chiusa del prodotto, ce né una aperta per permettere al cliente di provare o assaggiare ciò che si vuole comprare, non male come idea anche per farsi uno spuntino gratuito!

Questa sera ancora in questa città e domani si riparte.

 

Invece di fermarci a Kerman tappa consigliata dalla guida, preferiamo proseguire ancora per 45 chilometri e fermarci a Mahan, una cittadina più piccola a quasi 2.000 metri di altezza.

La strada è lunga ma tranquilla, circondati dal deserto, da antichi resti di caravanserragli e in un posto anche da un mulino a vento stile olandese, arriviamo senza fatica alla nostra meta e troviamo in 10 minuti  un bellissimo parcheggio all’ombra della  moschea, così sì che mi piace!

Il paese è piacevole e tranquillo, ma stranamente è l’unico posto in cui alcune persone ci avvicinano non per conoscerci ma per chiederci soldi… considerato che in quasi un mese di viaggio avremo visto non più di una decina di persone ad elemosinare, ci sembra veramente molto strano.

Dopo una notte fresca e tranquilla decidiamo di avventurarci nel deserto di Kaluts per vedere i castelli di roccia.

Come sempre la strada è già uno spettacolo a sé stante, si arriva a 2.700 metri per poi scendere a 300. Anche qui rovine di caravanserragli e un piccolo ruscello dalle gelide acque che non capiamo come sopravviva al caldo intenso.

Naturalmente con il nostro solito tempismo arriviamo alle formazioni rocciose alla una di pomeriggio e scendendo dal camper capisco finalmente il vero significato della frase che si legge in numerosi racconti: “il vento ardente del deserto”… è talmente bollente da seccare le caccole del naso in meno di un minuto!!!

Però lo spettacolo merita veramente il sacrificio, siamo completamente soli nel caldo, nella luce e nel silenzio e del resto chi sarebbe così pazzo da visitare uno dei deserti più caldi alle 13 e in agosto?

Ed invece troviamo pure 3 operai che stanno facendo manutenzione ad un cartello stradale e non manchiamo di farci fotografare da loro!

Torniamo con il radiatore in ebollizione a Mahan sempre all’ombra della grande moschea.

Questa sera grande uscita in un ristorante di “lusso”, con divani tipici e numerose fontane con giochi d’acqua: cena per due 6 euro!

Ad un certo punto ci si avvicina una ragazza che in maniera cortese ma molto formale ci chiede in inglese se può conversare con noi… ovviamente non le posso dire che odio l’inglese e che lo parlo giusto un pochino meglio dell’ostrogoto!

Per fortuna le domande e le conseguenti risposte sono sempre le stesse, per cui ce la caviamo abbastanza bene!

 

Oggi Bam.

E’ una vergogna! La Cittadella di Bam è una delle cose più belle che abbiamo visitato in Iran e sulla Lonely Planet si merita non più di una mezza paginetta!

Se non fosse per Luca che spulciando su internet il percorso si è fatto incuriosire dal nome, ci saremmo passati senza neanche fermarci.

Certo è che nel 2003 prima del terremoto che l’ha praticamente rasa al suolo, doveva essere meravigliosa. Ora grazie al contributo dei giapponesi, ne è stata ricostruita una piccola parte, ma anche solo questo scorcio ci permette di capire quanto era grandiosa.

Queste mura in parte distrutte, si stagliano nel paesaggio circostante pieno di palme da datteri che con nostro grande piacere sono maturi e pronti per essere raccolti da 2 golosoni come noi

Siamo parcheggiati vicino all’ingresso e ormai alle 19,30 viene buio…per la prima volta si ferma una macchina della polizia. Io sono un poco timorosa perché ho appena finito di leggere sempre sulla famigerata Lonely, che da qui in poi l’Iran è da considerarsi “pericoloso” a causa di droga ed estremisti. Ed invece il poliziotto gentilmente ci lascia il suo numero di telefono invitandoci a contattarlo in  caso di necessità. Questo, unito ai 2 o3 inviti a cena da parte degli altri visitatori del sito, ci fa sperare che ciò che scritto sia una vera esagerazione!

 

Da Bam alla frontiera attraverso il nulla!

Più di 400 chilometri nel deserto più piatto, per lunghi percorsi violente raffiche di vento che alzano nuvole di sabbia che ovviamente sporcano dentro e fuori il camper lavato il giorno prima dopo quasi 2 mesi di viaggio!

In altri tratti numerose carcasse di dromedari in decomposizione, sembra di essere in un film ambientato nel deserto (ma va?) dove si vedono ossa animali e umane che spuntano dalla sabbia!

Pochissime macchine o camion su questa strada infinita il che sarebbe positivo se non ci fosse la paura di finire, unici inconsapevoli, in una tempesta di sabbia.

Da Bam in poi, sembra cambiare l’atteggiamento delle persone, non più saluti e sorrisi, non più allegre strombazzate, ma pura indifferenza. Cortesia ma nessuna cordialità.

Ovviamente anche l’abbigliamento è cambiato, ora anche gli uomini vestono molto castigati e i “fantasmi in nero” come ormai definiamo un po’ irriverentemente le donne integraliste, sono la maggioranza.

Veniamo fermati 3 volte a posti di blocco, ma solamente per curiosità, nessun problema da parte di esercito o polizia.

 

Alla fine arriviamo abbastanza provati all’ultimo paese dell’Iran, Mirjaveh e ci fermiamo a dormire in periferia presso la stazione dei vigili del fuoco a cui per ringraziamento Luca offre una pizza, in cambio riceviamo una marmitta di datteri, un profumo per Luca e un braccialetto da tre etti per me

Domani 27 agosto con due giorni di anticipo rispetto alla scadenza del visto, attraverseremo la frontiera con il Pakistan.

Passata la mezzanotte, mentre noi siamo già nel mondo dei sogni, la polizia ci bussa, ci saluta, solite curiose domande e poi ci da la buonanotte…stiamo nuovamente per addormentarci, quando dopo un quarto d’ora  ci ribussano, spiegandoci che per la nostra sicurezza e la loro tranquillità, preferiscono scortarci nel parcheggio chiuso di un hotel, sembra che ci siano in giro ladri, ovviamente pakistani, che potrebbero darci fastidio.

Ok, chiudiamo tutto, li seguiamo e mentre loro tentano in tutti i modi di svegliare il portinaio con urla e fischi, fino ad arrivare a scavalcare l’inferriata per scuoterlo, noi caschiamo dal sonno.

Ma non è finita, sistemati comodamente al sicuro nel silenzio del cortile e in procinto di chiudere nuovamente gli occhi, ecco che ci bussa il guardiano che ci porge attraverso il finestrino un  contenitore con acqua e ghiaccio di cui se ne versa la metà sul letto… non c’è problema, stanotte si dorme al fresco!!!

In effetti dormiamo come dei sassi, alle 5 di mattina una breve ma sonora preghiera del muezzin, giusto sopra la nostra testa, non ci disturba più di tanto.

 

Giorno 27 agosto 2017

A cinque chilometri dalla frontiera ci prendono in custodia i militari e ci aiutano a sbrigare tutte le pratiche burocratiche per l’uscita dal Paese.

Tutto molto semplice e sereno, neanche un’ispezione al camper, tante strette di mano e sorrisi.

Il nostro viaggio in Iran inizia e finisce senza nessun problema!

 

Considerazioni e consigli

Una delle difficoltà maggiori è dovuta al  fatto che non prendano carte di credito straniere. E’ necessario trovare uffici di cambio, perché neanche le banche accettano di cambiare valuta straniera, per cui anche se i costi non sono imponenti è meglio avere un po’ di contanti in dollari (che stranamente non fanno mai schifo) o in euro.

Generalmente le persone quando dicono il prezzo in Ryal tolgono uno zero, per cui se vi dicono 10.000, intendono 100.000.

Un consiglio è imparare i numeri in arabo perché gli unici a fare i furbi con noi sono stati negozianti e taxisti, sapendo leggere i loro cartelli dei prezzi si possono evitare alcuni “fraintendimenti” intenzionali sul cambio.

L’altra difficoltà è avere alcuni siti censurati, compreso quelli di navigazione stradale, ma a parte questi due “difetti”, questo è un grande paese che offre moltissimo ad un viaggiatore “fai da te”.

Comunque comprando una SIM iraniana, noi avevamo la Irancell, praticamente si ha una connessione internet ottima quasi ovunque e i prezzi rispetto a quelli europei sono veramente interessanti.

Il consiglio per chi viaggia con un mezzo proprio è di cercare parcheggio vicino ai parchi pubblici, solitamente ce ne sono molti perchè gli iraniani di sera amano frequentare questi luoghi con famiglia e amici.

Attenzione alle strade, anche se generalmente sono discrete, nei paesi si possono trovare numerosi ed enormi dossi non segnalati che sono un vero disastro per la cellula del camper!

Occorre anche ricordarsi che a differenza delle città europee, in cui generalmente il centro storico si trova al centro della città, nella maggior parte delle città visitate sia in Turchia che in Iran, non sempre le cose si equivalgono, per cui in assenza di indicazioni stradali chiare, può essere difficile trovare quello che si cerca!

Per quanto riguarda l’acqua si trova ovunque, noi abitualmente riempivamo il camper presso i benzinai.

Per il gasolio sarebbe necessario avere una tessera gialla che non abbiamo scoperto dove si compra e quanto costa. Comunque non abbiamo mai avuto problemi, in genere i benzinai inserivano la loro, oppure quella di qualche autista di camion, il prezzo del carburante era il doppio rispetto ai locali, ma comunque ridicolo per noi italiani!

Invece non è stato possibile riempiere il bombolone di GPL, perché in Iran non si trovano distributori che lo erogano, per cui per non rischiare di rimanere senza, abbiamo comprato una bombola normale.

Per quanto riguarda il periodo in cui visitare questo bellissimo Paese, consiglio vivamente di farlo fra aprile e maggio, sia per il clima più clemente, che per poter ammirare i fiumi, i laghi e le cascate provviste di acqua e gli alberi nel pieno della loro fioritura.

 

Uscita: 27 agosto 2017

CHILOMETRI  PERCORSI:  4.617

SPESE:   731   EURO

 

PAKISTAN

Entrata: 27 agosto 2017

 

Welcome to Pakistan!

Accompagnati passo per passo dalle guardie di frontiera iraniane che ci hanno scortato negli ultimi 10 chilometri prima della frontiera,  veniamo affidati a quelle pakistane.

Anche qui un militare ci prende in consegna e ci porta superando ogni fila a sbrigare le pratiche burocratiche necessarie.

Gentilissimi, ci fanno accomodare, ci regalano due bottiglie di acqua fresca, ci danno informazioni sul loro Paese e ne chiedono sul nostro.

Ad ogni passaggio di frontiera, paesi considerati pericolosi, a rischio, o arretrati, mi stupisco e mi compiaccio della cortesia educazione e disponibilità che hanno nei nostri confronti e faccio il confronto con la maleducazione, l’arroganza, la prevaricazione e il sospetto, del trattamento ricevuto presso il consolato statunitense di Milano.

I veri incivili e retrogradi sono proprio loro!

In circa un’ora e mezza sbrighiamo la prima parte della burocrazia relativa ai passaporti e io che per prudenza mi sono nuovamente vestita come una suora di clausura, stupisco il solito gruppo di osservatori, spostando il camper da un posto all’altro!

Abbiamo già superato il cancello e siamo sotto il cartello che ci annuncia l’entrata nel Paese, quando ci viene spiegato che dovremo passare la notte nella loro caserma, per poi venire scortati a Quetta domani alle sette.

Niente di male ce lo aspettavamo da altri racconti di viaggio, anzi ci consideriamo fortunati che ci sia solo una notte di attesa e poi è meglio un eccesso di prudenza, piuttosto che rischiare qualche fastidio durante la strada.

Alle 18 secondo disbrigo di documenti per registrare il carnet de passage e poi relax anche se “imprigionati” in un piccolo cortile.

Purtroppo non ho potuto neanche fare la foto di rito con il camper sotto il cartello del nuovo stato!

 

La mattina dopo si parte abbastanza puntuali, io vengo relegata dietro perché al mio posto si deve accomodare il soldato di scorta, armato di mitra.

Il loro rapporto con quest’arma è molto “ingenuo”, lo tengono in modo molto disinvolto, lo posano ovunque e in un caso lo hanno perfino consegnato a Luca per poter avere le mani libere! Dubito che mal tenute e sporche come sono, queste armi possano fare la differenza in caso di attacco, né questi militari mi infondono molta sicurezza, considerata che questa è la precisa funzione della scorta agli stranieri in questa regione.

Il primo militare, conosce giusto quel tanto di inglese per chiederci la mancia.

Il secondo un po’ vecchiotto con capelli e barba tinti di rossiccio, passa tutto il suo tempo con il telefono in mano. In parte per cercare campo in pieno deserto, poi per chiacchierare quando lo trova.

Il terzo, si addormenta con la canna del fucile puntata sotto il suo mento.

Il quarto, un vecchietto senza denti ma con tanti sorrisi, fa cadere il caricatore del mitra e passa parte del suo tempo a raccogliere i proiettili finiti sotto il sedile.

E poi ancora altri 2, fucile con noncuranza puntato verso Luca e aria addormentata!

In 8 ore riusciamo a fare circa 200 dei 600 chilometri che ci dividono da Quetta.

Alle 15 siamo obbligati a fermarci nel parcheggio di un ristorante a Dalbandin, perché non c’è disponibile più nessun militare, ma anche perché è l’unico paese abbastanza grosso per avere un albergo ristorante!

Siamo un po’ demoralizzati e stanchi per questa situazione, quando arrivano due ragazzi austriaci, Oliver e Remo, con il loro camper, più fortunati di noi, perché non sono stati obbligati a fermarsi una notte in frontiera!

Sono molto simpatici e visto che “mal comune, mezzo gaudio”, facciamo subito amicizia, anche perché volente o nolente dovremo passare con loro diversi giorni!

Purtroppo ci danno una brutta notizia, sembra che in Thailandia non si possa entrare con un mezzo superiore ai 35 quintali e questo vale sia per il nostro mezzo che per il loro… già mi preoccupo per come questa notizia potrà cambiare il nostro itinerario!

 

Il 29 si parte di buon ora con la promessa di arrivare a Quetta velocemente nel primo pomeriggio in quanto la strada a detta loro è molto bella.

Di questi 600 chilometri, forse un centinaio sono decenti, gli altri 500 vanno dal pessimo al estremamente pessimo, una pista infinita nel deserto a volte molto simile ad uno sterrato, larga giusto il necessario per farci passare 2 camion affiancati, senza paesi, o altri punti di sosta se non i posti di blocco in cui spesso ci si ferma pazientemente ad aspettare il prossimo cambio di guardia.

 

Riflessioni e un po’ di filosofia spicciola:

mentre sono relegata dietro, dall’ennesimo militare, penso a quanto sia stato magniloquente e presuntuoso, definire il nostro viaggio un “giro del mondo” e chiamare di conseguenza in questo modo il sito.

Non che non fossimo consapevoli delle difficoltà legate ad un simile progetto/sogno, non siamo totalmente inesperti di viaggi.

Il clima, le difficoltà legate alle differenze religiose, culturali, linguistiche unite alla fatica del viaggio con un mezzo proprio, sono superabili e solo vivendole siamo in grado di valutare e riconoscere, se noi alla nostra età e le nostre limitazioni linguistiche saremo in grado di proseguire senza esaurirci… ma le difficoltà peggiori sono le barriere burocratiche in quest’Asia in perenne conflitto e cambiamento costante.

Gli organismi ufficiali quali consolati e ambasciate, né sui loro siti né tantomeno tramite i loro funzionari,  sono in grado di dare informazioni corrette ed aggiornate. Tantomeno i vari siti dedicati ai viaggiatori, costellati da notizie “copia/incolla”, spesso inattendibili.

Rimangono i blog di viaggio come il nostro, scritti da chi veramente c’è passato, ma anche su questi le informazioni sono soggettive, perché anche le esperienze vissute da ognuno sono soggettive.

Le leggi che regolamentano questi paesi cambiano con una frequenza impressionante e sono soggette all’interpretazione del funzionario di turno, per cui quello che è concesso al turista simpatico il giorno prima, può essere negato a quello meno socievole  del giorno dopo!

Mentre sto meditando questi foschi pensieri in attesa presso un check point,  ecco arrivare dalla direzione opposta un camper con una coppia di allegri francesi con due figli piccolissimi. Dico allegri perché pieni di entusiasmo, desiderosi di condividere la loro esperienza di un anno in viaggio, ma soprattutto loro provengono dalla Malesia, dopo aver transitato i Thailandia con il loro camper superiore ai  35 quintali!

Ecco la conferma di ciò che scrivevo prima, le eccezioni ci sono sempre, per cui occorre arrivare in dogana e vedere se facciamo parte dei fortunati oppure no!

Purtroppo il tempo di scambiarci informazioni è breve perché le due scorte, la nostra e la loro ci fanno fretta, ma riusciamo a scambiarci i WhatApp e penso che ci terremo in contatto.

Durante il tragitto incrociamo un ungherese che viaggia in moto e che avevamo visto scritto nei vari registri, uomo veramente coraggioso e neanche tanto giovane, se ce l’ha fatta lui perché noi no?

 

Arriviamo a Quetta in serata, dopo un’ora in giro per la città, dove Luca assaggia una piccola parte dello stile di guida indiano, ci fanno parcheggiare nei pressi di una discarica all’interno di una loro caserma, circondati da capre che si nutrono di sacchetti di plastica, dai numerosi figli dei militari e dai militari stessi che vengono a conoscerci. Per fortuna Oliver e Remo che parlano perfettamente inglese fanno da tramite con tutti questi visitatori.

Ovviamente la sera cena all’italiana, se la meritano proprio!

 

Oggi giorno 30, Luca e Oliver, vanno a chiedere il permesso di uscita, dovremo stare qui ancora una notte, poi domani partenza di prima mattina.

La loro è veramente un’avventura: avete presente il cartone animato: “le 12 fatiche di Asterix”? Giusto quella in cui hanno a che fare con la burocrazia? Ecco proprio quella! 3 ore su e giù per uffici, Sali e scendi, dopo 20 metri di distanza dalle macchine della polizia, risposta alle stesse domande ad una cinquantina di funzionari diversi, per poi scoprire che la scorta ci accompagnerà ben oltre Quetta ossia al confine della regione del Punjab, passando da una strada che allunga di ben 300 chilometri il percorso verso Lahore. Questo vuol dire dormire un’altra notte bloccati nel parcheggio di un Hotel a Jacobab, che per fortuna ha un ottimo ristorante.

E noi fermi ad aspettarli? Giusto per fare un altro paragone, conoscete il gioco delle sedie? 4 sedie, 5 persone…inizia la musica e quando termina chi non si siede è scartato. Beh noi tutto il giorno così, ci si siede circondati da una decina di adulti e di bambini, e se per caso ci si alza, ecco che la sedia viene prontamente occupata da qualcuno in attesa, ovviamente quando torniamo, il posto ci viene gentilmente ridato, ma tutta questa girandola di persone sempre presenti ed attente a tutto ciò che facciamo, non ci permette un gran relax!

A parte la stanchezza e il senso di “prigionia” nell’essere sempre scortati e ossevati, bisogna riconoscere che sono tutti estremamente gentili e disponibili, solo 3 delle centinaia di persone incontrate ci hanno chiesto “un regalo”, mentre le altre mostrano solo il desiderio di conoscerci.

E oltretutto qui non sono obbligata a portare il velo!!!!

 

Il boss del posto, per lo meno è quello che ci ha fatto credere, ci mostra la foto di una famiglia italiana precisamente di Roma che ha sostato qui  per alcuni giorni. Mi passa il loro contatto di WhatsApp e io con grande felicità gli scrivo per “sfruttare”  la loro esperienza. Il marito ha la gentilezza di chiamarmi, ma tutto finisce qui, le notizie che ci da se sono attuali, chiudono definitivamente la nostra strada per l’Oriente, ma soprattutto è molto chiaro nel dirci che pur avendo un blog, non scrive niente di informativo, perché non desidera che il mondo si riempia di altri viaggiatori come lui. Anche il tono che usa per dirmi queste cose è di leggera sufficienza: no, non parliamo bene l’inglese, no, non abbiamo un mezzo 4X4, e neanche siamo stati così furbi da buttare il passaporto dopo aver visitato la Siria…insomma fra le righe si sente che vorrebbe dirci che degli sprovveduti come noi, farebbero meglio a stare a casa!!!

Peccato, gli italiani che viaggiano in autonomia con un mezzo proprio in certi Paesi non sono tantissimi, sarebbe bello un poco più di condivisione!

 

Il giorno dopo, la partenza dovrebbe essere alle 7,30 ma alle 7, bussano dicendo che siamo in ritardo…ma come? Sono solo le 7! Scopriamo poi, che sia la polizia che i nostri compagni di viaggio, hanno adeguato l’orario dei loro orologi su quello dell’albergo, che per caso è avanti di mezz’ora!

Va beh, si parte senza colazione e ancora addormentati, ma meglio così, perché alle 7 di sera siamo riusciti a percorrere solo 450 chilometri.

Bisogna riconoscere che da Quetta in poi la polizia è ben organizzata, ogni 20/30 chilometri cambio della scorta senza neanche una sosta, si passano il testimone, che poi saremmo noi, con una velocità incredibile gridandoci allegramente “go,go, go”!

Ovviamente il traffico e lo stile di guida sono assurdi, per non parlare delle strade, ed intanto che Luca suda e bestemmia io medito…

In effetti i pakistani come del resto altri popoli orientali, pur essendo milioni di persone sono riusciti a ridurre il numero dei veicoli circolanti per le strade.

E’ molto semplice, su un bus da 50 posti viaggiano 150 passeggeri, la metà dentro, l’altra metà sul tetto, più qualche abusivo appeso dietro, che penso che più che appeso sia incollato con l’Attak, perché solo così eviterebbe di essere lanciato in mezzo al traffico dalle gimcane ad alta velocità che fanno gli autisti, dei veri e propri Shumacher.

Sulle moto non c’è problema, suvvia, se ci si stringe un poco ci si sta comodamente anche in 6!

E i camion? Riescono a sfidare numerose leggi della fisica e della dinamica portando carichi di dimensioni assurde.

E che dire dei clacson? Una vera e propria sinfonia, ogni suono è diverso ma stimolante, soprattutto quando lo senti alla distanza ravvicinata di circa 5 centimetri dalla tua portiera…

Insomma non c’è certo da annoiarsi in queste strade e siccome ci stiamo tutti divertendo un sacco, freschi e riposati come rose, decidiamo di fare una piccola deviazione sul percorso per visitare il sito di Uch Sharif definito dalla Lonely “antichissima città con sublime architettura di alcuni dei più notevoli santuari pachistani”.

Prima che abbandoniamo disperati questo progetto, Luca ha inserito nel suo già fornito vocabolario, almeno 2 o 3 parolacce nuove, i nostri amici austriaci perdono il loro self control e con sudore a rivoli e occhi spalancati accettano di buon grado di rinunziare alla visita. Solo per dire due o tre motivi, strada sterrata con voragini nel mezzo, cani morti in putrefazione ad un metro dalle persone comodamente sedute a vederci passare e banchetti di frutta e verdura che si contendono lo spazio con centinaia di persone, moto, macchine e camion…ma il sito dov’è, non ci è dato di saperlo!

Sta per arrivare il buio, finalmente troviamo una stazione di servizio che accetta di ospitarci per la notte (le altre non hanno voluto per motivi di sicurezza). Non è il luogo ideale vicino alla strada e con il Muezzin giusto sopra la testa, ma siamo tutti e 4 stremati!

Come atto di gentilezza ci offrono pure la cena che mette fuoco nei palati, ma a caval donato…

Adesso che siamo liberi, eravamo combattuti se fermarci a visitare anche Lahore o Taxila oppure uscire dal Pakistan domani insieme ad Oliver e Remo.

Dopo l’esperienza odierna,  decidiamo di rinunciarci, bisogna ammettere i propri limiti!

 

Partenza con le prime luci nella speranza di arrivare entro la chiusura della frontiera alle 16, ma l’attraversamento del primo paese, già ci fa temere il peggio visto che più che un attraversamento è un guado e le buche piene di acqua sono così profonde che ci si rompe il sostegno della marmitta.

Ma è stato un falso allarme, dopo circa 5 chilometri di questa strada, riusciamo a rientrare nell’autostrada ed essendo oggi una loro ricorrenza nazionale in cui si sgozza una capra e si mangia tutti assieme, la strada è praticamente vuota, e così anche la frontiera che raggiungiamo alle 2, giusto un’ora prima della chiusura anticipata, causa festività.

Scopriamo anche che la famosa cerimonia della chiusura della frontiera fra Pakistan ed India sarà alle 18,30, meglio così, almeno possiamo fare con calma tutto.

In effetti considerati i due paesi, ce la caviamo con solo 3 ore di scartoffie, sempre trattati come signori con offerta di acqua, dolci e tea tipicamente indiano con latte e cardamomo.

 

 

 

Considerazioni e consigli

Non posso evitare un confronto fra i due paesi confinanti, Iran e Pakistan, soprattutto sulla condizione femminile.

In Iran pur essendo una Repubblica Islamica con diversi obblighi religiosi, compreso il velo anche per le turiste, l’atmosfera è serena, donne e uomini insieme a condividere i momenti di relax in un clima di apparente rispetto e anche quelle “nero vestite” curiose e disponibili al dialogo.

Perlomeno fino a Bam.

In Pakistan abbiamo visto pochissime donne e le uniche 3 che si sono avvicinate per parlarci, all’arrivo di un uomo sono fuggite come spaventate.

Pochissime di quelle viste avevano un viso sereno o un sorriso, solo grandi occhi tristi e rassegnati.

Qui nessuna vestiva di nero, anzi spesso gli abiti erano colorati o con perline e monili dorati, però per la prima volta ne abbiamo viste con il burqa, certo dai colori tenui, in bianco, azzurro o rosato, ma sempre una copertura totale che impedisce alla donna non solo di essere vista, ma anche di vedere se non dritto davanti a sé.

Uomini ovunque, in un numero incredibile, viene da pensare che siano la maggioranza rispetto alle donne.

Tutto sommato, io come donna ho avuto la chiara impressione di oppressione e sfruttamento.

Senza che mai mi mancassero di rispetto, a volte mi sono sentita alla veneranda età di 55 anni, oggetto di desiderio! Gli sguardi obliqui, le foto scattate di nascosto, insomma probabilmente per alcuni uomini il fatto di non avere il velo e avere le maniche rimboccate era già motivo di eccitazione!

Ripeto, malgrado questo le persone incontrate sono sempre stati gentili e disponibili e se non fosse stato questo continuo stato di allarme dovuto al numero infinito di armi circolanti, il breve soggiorno sarebbe senz’altro stato più interessante.

I contro sono una sporcizia inconcepibile per noi occidentali, bestie morte, grandi e piccole lasciate a marcire a pochi passi dalle abitazioni. Mucchi di spazzatura in cui pascolavano capre e branchi di cani randagi, quelli che sopravvivevano alla decimazione provocata dalle macchine.

Numerosi incidenti evitati per un soffio a causa della guida impazzita di questi autisti. Evidentemente quando questi uomini salgono in macchina si trasformano da flemmatici ed indolenti a schegge impazzite. Ci hanno fatto dei sorpassi al limite del suicidio, per poi fermarsi 20 metri più avanti!

Ma bando alle ciance e veniamo ai consigli pratici, per chi volesse attraversare il Pakistan con un mezzo proprio.

Visto il fatto che si è scortati per più di due terzi del percorso è bene cambiare un po’ di soldi in frontiera, perché dopo sarà molto difficile trovare ATM da cui prelevare.

Ovviamente attenti alla valuta ce sarà senz’altro sfavorevole rispetto al cambio ufficiale.

All’uscita dal Pakistan, vi saranno chieste indietro le loro rupie e il cambio sarà in rupie indiane.

Non abbiamo incontrato nessun distributore che prendesse carte di credito, per cui i contanti sono necessari.

Non è prevista un’assicurazione per il mezzo, per cui attenti agli incidenti.

La scheda Sim della Ufone, che ho comprato con un pacchetto da 10 giga, è costata relativamente poco, ma non so se a causa dell’operatore, oppure di una rete poco diffusa, devo dire che raramente sono riuscita a connettermi, anche nelle vicinanze dei paesi, tranne qualche messaggio WhatsApp.

A volte ma raramente, il poliziotto di scorta vi chiederà un regalo, si accontentano di poco, sia in soldi che in oggetti: un paio di occhiali usati, un profumino o una bottiglia d’acqua sono sufficienti!

E’ estremamente difficile parcheggiare per la notte in aree non “protette”, per avere una guida è stata ottima l’App iOverlander e come navigatore MapsMe.

 

E’ stata una esperienza particolare e siamo contenti di averla fatta, ma lo diciamo solo perché ci è andata bene anche grazie alla maestria di guida di Luca, troppi incidenti evitati per un pelo, troppi danni anche se piccoli al camper a causa delle strade pessime, con il senno di poi consiglieremmo di evitare questo Paese.

 

 

Uscita: sabato 2 settembre 2017

CHILOMETRI  PERCORSI:  1.879

SPESE:   150   EURO

 

 

INDIA 1° PARTE

 

Entrata: sabato 2 settembre 2017

 

Eccoci nella magica India!

Ci affrettiamo a parcheggiare il camper in un “parcheggio” a pagamento e ci accodiamo alla moltitudine di indiani che si recano ad assistere alla cerimonia di chiusura della frontiera.

In quanto turisti abbiamo dei percorsi agevolati e un posto in prima fila.

Lo spettacolo è veramente impressionante, due anfiteatri uno in Pakistan più piccolo e uno in India, pieni di gente che urla, canta, fa il tifo. In entrambe le parti c’è un motivatore che incita la folla a gridare più forte e più a lungo del gruppo avversario. Anche i militari con una divisa simile in rosso gli indiani, in verde i pakistani, si fronteggiano con movenze aggressive, sembra una sfida fra galli da combattimento, un misto di danza Maori e bulletti da spiaggia!

Ovviamente non capiamo bene come funziona il tutto, ma sembra che “vinca”, chi tiene una nota cantata per il tempo più lungo e chi grida di più, ovviamente vincono gli indiano che sono più del doppio.

E noi con loro, visto che nel grande casino ci identifichiamo con questo gruppo.

E’ buffo vedere gli stessi cancelli e gli anfiteatri da cui siamo passati un’ora e mezza prima in completa solitudine ora ripieni di folla vociante.

Finita la cerimonia ritorniamo al parcheggio, districhiamo il camper dal mucchio di altre macchine e ci avviamo purtroppo con il buio ad Amritsar, dove abbiamo l’indirizzo di un ostello Mrs. Bandhari’s Guest House,  che ospita anche viaggiatori con il camper.

Sarà che siamo stanchi dopo un’intera giornata di guida, il passaggio in frontiera, lo spettacolo e la mezz’ora di traffico notturno, ma l’ostello ci sembra un paradiso e appena scopriamo che c’è anche la piscina, Luca si toglie pantaloni e maglietta ed in mutande si tuffa… ovviamente stupendo i nostri amici austriaci che ormai sono abituati al suo “temperamento italiano”!

Staremo qui 4 /5 notti per recuperare le forze e per visitare le bellezze di questa città e poi di nuovo in viaggio.

 

Non dovrei scrivere il diario oggi che ho un diavolo per capello, non ne sta andando bene una!

Il telefono (nuovissimo) non funziona bene e ho perso un sacco di informazioni importanti.

Abbiamo avuto la conferma che tutte le frontiere per uscire dall’India ci sono precluse o per un motivo o per l’altro, niente di male se potessimo tornare dalla strada che abbiano già fatto, ma potrebbe essere impossibile ottenere un nuovo visto per il Pakistan qui in India. Proveremo ad andare di persona sia a Kathmandu che a Delhi elemosinando un’eccezione, Luca è ottimista io invece sono abbastanza preoccupata.

E’ mai possibile che le frontiere siano aperte solo per i trafficanti di armi, droga, donne da avviare alla prostituzione, nonché per i terroristi?

Ci rendiamo anche conto che il fatto di aver comprato un mezzo pesante e vecchiotto in grado di reggere bene su strade difficili, gasolio meno raffinato e lunghi percorsi, se da una parte è stata una buona idea, dall’altra ci ha  creato problemi e chiuso diverse strade anche a causa delle nuove e per noi ingiustificate leggi di alcuni Paesi…

Va beh, basta piangersi addosso, per adesso godiamo della bellezza di ciò che ci circonda

Oggi visita al Golden Temple, uno dei posti più sacri per i Sikh, dove sono avvenuti in un non  lontano passato dei veri e propri massacra durante il governo di Indira Gandhi.

Il vero e proprio tempio non è grandissimo, però è circondato da un’ampia vasca piena d’acqua dove i fedeli si fanno il bagno rituale. Una lunga fila di loro è in attesa di entrare per rendere omaggio e tutt’intorno centinaia di persone tranquillamente sedute o distese chi a mangiare, chi a dormire, chi solamente a rilassarsi e godere del caldo sole del pomeriggio.

Anche la “gita” in tuktuk è un vero e proprio spettacolo, sia per la vetustà del mezzo, che per il traffico, per non trascurare la sinfonia continua e totalmente inutile dei clacson.

 

Oggi 6 settembre ultimo giorno qui ad Amritsar, lo utilizziamo per le piccole riparazioni del camper e per le ultime spese, ma non ci facciamo mancare anche la visita al Mata Temple, un tempio a circa un chilometro e mezzo dall’hotel e che raggiungiamo a piedi.

Non vorrei mancare di rispetto alle religioni altrui, ma entrare in questo luogo di culto è stato come farsi un giro nella nave dei pirati o nel tempio egizio di Gardaland.

Statue coloratissime di tutte le dimensioni e forme, giochi di specchi, percorsi obbligati all’interno di bassi cunicoli, rivoli d’acqua da percorrere per purificarsi, facce deformi, sorridenti, spaventose e poi animali realistici o mitici…e in tutto questo i vari guardiani che schiacciavano un pisolino.

Veramente particolare e fiabesco, anche se si vedeva come i vari visitatori indiani credevano seriamente nella santità di tutto ciò.

E che dire della strada per arrivarci, una bella passeggiata in mezzo a mucche, maiali grandi e piccini, cani randagi ma pacifici e tanti bellissimi uccelli bianchi, pappagalli verdi e altre specie multicolori e naturalmente tuktuk, bici, moto, ecc.

Domani ci aspetta una maratona di 1.500 chilometri per raggiungere Kathmandu il prima possibile in modo da toglierci il pensiero sul visto pakistano.

 

Remo il “navigatore” ha deciso di varcare la frontiera con il Nepal a Bhindatta, io veramente non riesco neanche a capire che c’è un passaggio doganale ma lui assicura di sì e visto che fino adesso ci ha condotti sani e salvi nelle varie tappe, decidiamo di fidarci!

Prima lunghissima giornata di viaggio, 11 ore per strade e autostrade indiane, a volte belle, a volte pessime, ma sempre impegnative.

Ci fermiamo a dormire  fuori da un ristorante e dopo aver cenato non proprio bene per pagarci l’ospitalità nel parcheggio ci addormentiamo di botto cullati dal suono degli infiniti clacson di macchine e camion che percorrono la strada adiacente.

Il mattino dopo si riparte sempre alle 7, la strada nazionale numero 9, si fa sempre più brutta e trafficata e passa in numerosi paesi.

Ad un certo punto ci infiliamo in quello che sembra un mercato, abbiamo chiaramente sbagliato, oltretutto ci indicano che il nostro camper è troppo alto e grosso per passare da un ponte, invece ai nostri amici dicono che detto ponte è rotto!

Mentre loro proseguono per poter fare manovra e tornare, noi percorriamo un’altra strada per lo stesso motivo.

Ad un certo punto ci ritroviamo quasi incastrati in una curva stretta a causa delle varie bancarelle, occupiamo praticamente tutto l’incrocio lasciando liberi sì e no, 50 centimetri…e che fanno gli indiani? Invece di scostarci ed agevolarci nella manovra, continuano a passare in quei 50 centimetri, bici, moto, persone a piedi, una fiumana inarrestabile di persone che urtano con la testa i nostri specchietti, ma vanno avanti, un tuktuk, quasi si scoperchia il tetto, sempre urtando nello specchi, ma non si ferma, due moto si scontrano, ma non si fermano… ad un certo punto perdo la mia proverbiale calma e mi metto ad urlare ovviamente in italiano: “ vi volete fermare razza di deficienti???” Sarà il mio urlo o la mia faccia sconvolta, ma per un secondo tutto si ferma e in quel secondo Luca riesce ad ultimare la manovra e a districarsi dal pasticcio!

Ma a questo punto ci siamo persi Oliver e Remo, per cui ci avviamo alla frontiera senza di loro.

Ma non è ancora finita l’avventura, il mio navigatore ci conduce per una bellissima strada di campagna, in giro non c’è nessuno e già questo mi dovrebbe far pensare. Infatti un signore in macchina si ferma e si informa su dove stiamo andando, poi ci avvisa che proseguendo per quella strada c’è un altro ponte troppo basso per noi e ci consiglia di tornare per una “scorciatoia” in mezzo ai campi, ovviamente sconosciuta al satellitare.

Sorvolo sulle bestemmie tirate da Luca, che già esausto si trova a dover guidare in mezzo al nulla!

Finalmente raggiungiamo la famigerata RN9 e l’abbiamo appena imboccata che chi ci raggiunge? Ma sì i nostri amici!

Tutti contenti e un po’ rinfrancati raggiungiamo il passaggio di frontiera, quando vediamo il ponte che attraversa il fiume fra i due Paesi, a me e a Luca si secca la gola.

Oliver dice che avrebbe voluto farci una foto in quel momento: la pura espressione di orrore, sgomento, disperazione alla vista del ponte era proprio da immortalare: non ci passeremo mai!!!

Il ponte, praticamente una diga, è di ferro e apparentemente ci passano solo moto, bici e carretti…Questo vorrebbe dire per noi farci una deviazione di 500 chilometri per entrare dall’altro punto!

Poi per fortuna vediamo passare un camion, più o meno delle nostre dimensioni, certo rimangono 15 centimetri sia da una  parte che dall’altra, e dobbiamo contendercelo con tutta la gente di passaggio che ancora una volta non si ferma, a costo di scavalcare le sponde del ponte, però si può fare e lo facciamo!

Le due frontiere sono praticamente deserte (e ci credo), per cui in breve tempo le superiamo.

Mentre siamo nell’ufficio indiano, una scimmia si affaccia per controllare se va tutto bene ed avuta la conferma di ciò, se ne va a controllare altrove!

Dopo 13 chilometri finalmente ci fermiamo in un Hotel ( Suda Farm Sanctum Resort) con ristorante e come il giorno precedente, otteniamo ospitalità in cambio della cena, questa volta buona ed abbondante.

Giusto per completare l’intensa giornata, ci accorgiamo che grazie agli urti, si è rotto un vasetto di aglio sott’olio, ovviamente olio ovunque, mentre stiamo masticando rabbia, gli amici ci chiamano fuori, uno spettacolo meraviglioso ci attende: un milione di grosse lucciole rischiara il cielo! Sono talmente tante e grosse, perlomeno un centimetro che sugli alberi sembrano luci di Natale che si accendono e spengono!

Su questo immagine commuovente, chiudiamo gli occhi esausti…

 

Uscita sabato 9 settembre 2017

CHILOMETRI  PERCORSI:  791

SPESE:   192  EURO

 

 

NEPAL

Entrata: Sabato 9 settembre 2017

Oggi giorno 9 altri 400 chilometri, ma si vede che abbiamo cambiato Paese.

La strada che percorriamo è discreta, anche il traffico non è convulso come in India e soprattutto non suonano in continuazione. Si viaggia in mezzo al verde delle risaie, degli stagni pieni di ninfee bianche, si attraversano numerosissimi fiumi, si sale e scende dalle montagne, sempre accompagnati da un saluto o un sorriso delle persone che incrociamo.

Sia le persone con i loro lineamenti orientali, che il paesaggio, ci ricordano tantissimo il Laos.

Pochissima sporcizia, addirittura in alcuni punti centri di raccolta differenziata, l’unico problema sono le numerose mucche e capre che pascolano, passeggiano e si riposano sulla strada, con preferenza sui ponti stretti, tant’è che quasi ne investiamo una!

Malgrado il paesaggio bucolico e le numerose fotografie prese al volo arriviamo a sera ancora provati, noi vorremmo fermarci in un parcheggio di un ristorante ma loro temendo l’assalto dei curiosi, preferiscono l’aperta campagna.

Ancora la spettacolare luminosità delle lucciole, ma funestata da scarafaggi volanti e piccolissimi moscerini che riescono ad entrare malgrado le zanzariere.

 

Il giorno dopo partiamo sereni alle 7,30, del resto ci mancano solo 300 chilometri alla capitale, nel primo pomeriggio saremo comodamente alloggiati in hotel…

Le ultime parole famose!

Dopo i primi 150 chilometri la strada che si inerpica sulle montagne, sparisce sostituita da uno sterrato allucinante.

Buche profonde anche 20 centimetri, polvere, sassi, una frana malamente sgomberata ogni 200 metri. Riusciamo a vedere almeno 5 camion finiti nella voragine che ci affianca, in pratica montagna in bilico da una parte burrone dall’altra!

E il traffico? Camion, Bus grandi e piccoli, moto con il conducente ormai marrone per la polvere, anche lo stile di guida si modifica, impazziscono tutti. Sorpassi assurdi su curve cieche, 30/40 all’ora su una strada che ne permette sì e no 15.

Ancora una volta ci urtano e proseguono senza fermarsi, per fortuna il nostro specchio è abbastanza flessibile e non si è ancora rotto.

Oliver perde totalmente il suo self control austriaco e tira fuori un’ascia con la quale minaccia chi vuole mandarlo fuoristrada per sorpassarlo e lancia sassi a chi ci riesce!

Su Luca, dopo un inseguimento da cardiopalmo con il chiaro scopo di commettere un omicidio  per raggiungere un bus che ci ha urtato, cala una pace orientale. Ci fermiamo in un piccolo “ristorante” dove si mangia 2 piattoni di riso e verdure e si beve una birra guardato con stupore da noi 3 che ci chiediamo se sia fame chimica.

Un uccello addomesticato ripete le parole delle cuoche, ovviamente in nepalese.

Arriviamo a Kathmandu alle 8 di sera con il buio e la città ci accoglie con un traffico assurdo e strade dissestate.

Raggiungiamo un hotel su suggerimento di un ragazzo in moto, ma a Remo non piace, per cui dopo lunga convivenza ci separiamo!

Ma prima di accogliere il suggerimento del detto ragazzo, Luca si reca in moto con un altro signore a cercare altri alberghi che abbiano un parcheggio interno mentre io rimango in camper ad aspettare.

Passa mezz’ora e mi chiedo dove sia finito…passa un’ora e incomincio a preoccuparmi seriamente, dopo un’ora e tre quarti sono quasi disperata: cosa cavolo gli è successo?

Proprio quando sono alla canna del gas, lui arriva, altrettanto esausto, ha trovato posti interessanti, ma le solite dimensioni del camper ci impediscono di parcheggiare a causa dei fili della luce troppo bassi o entrate strette..

Entriamo in Hotel (Kathmandu Prince) alle 11 della notte ancora una volta distrutti.

 

Oggi giornata decisiva dalla quale dipendono parecchie considerazioni di viaggio. Alle 9 ci troviamo tutti e 4 davanti all’ambasciata pakistana. Tutti dicono che il Pakistan non rilascia visti al di fuori del paese di origine, ma a noi è già andata bene a Tehran, per cui ci speriamo.

Il nostro umore non è dei più sereni, complice anche la stanchezza accumulata in questi giorni, per cui quando alle 10 spieghiamo ad una gentile signorina il nostro problema e lei prontamente ci risponde che non è possibile per la loro ambasciata rilasciare il visto, la nostra faccia vale 1000 parole! A questo punto iniziamo a pregarla di aiutarci spiegandole che non abbiamo alternative, evidentemente lei si commuove e va a perorare la nostra causa con l’ambasciatore.

Due ore di attesa, poi un colloquio con l’ambasciatore, poi la compilazione di numerose carte che giustifichino la nostra richiesta ed infine la quasi conferma che fra tre giorni ci daranno un visto valido solo per due mesi e per 7 giorni di  transito in Pakistan… all’uscita avevamo tutti una faccia diversa e la stanchezza è stata prontamente dimenticata. Ok, non dovrei mettere il carro davanti ai buoi (e qui ce ne sono tanti), ma il fatto che ci hanno già dato delle date specifiche, la modalità di pagamento e la quasi certezza, ci fa essere ottimisti!

La sera, viene a trovarci il ragazzo che ci ha consigliato l’hotel, lo invitiamo a bere una birra e per circa 2 ore ci porterà a visitare i posti più tipici di questa zona.

E’ bellissimo vederli illuminati e ancora pieni di gente in attività, poi finalmente andiamo a letto stanchi sì, ma di quella stanchezza soddisfatta e serena che rende il sonno leggero.

 

Martedì, grande giro per Kathmandu sempre in compagnia di Bhnod: il Boudhanath Stupa, il Tempio delle Scimmie, Patan, non stò a descrivere questi bellissimi posti, le varie guide turistiche lo fanno meglio di me, però la sensazione di girare per questa città incasinata ma affascinante è veramente unica.

Bisogna avere almeno 100 occhi, guardare per terra per non inciampare nelle buche, nei tombini aperti, pestare la coda ad uno dei migliaia di cani distesi a rilassarsi ovunque c’è posto,o in qualche altra sgradita sorpresa. Controllare i fianchi per non essere investiti da qualsiasi mezzo circolante. Guardare in alto per vedere gli immensi templi, le bandiere delle preghiere e il cielo stranamente azzurro in questa inquinatissima città.

Anche la moltitudine di persone è uno spettacolo continuo, indaffarati o indolenti, ma apparentemente sereni, soprattutto mai invadenti.

E che dire dei ristoranti in cui abbiamo mangiato? Uno più tipico dell’altro, senza dubbio se ci fosse un controllo sanitario all’italiana, non solo verrebbero chiusi, ma addirittura bruciati per evitare il contagio…ma mangiare cibi gustosissimi e abbondanti per 50 centesimi, abbassa senz’altro la soglia del disgusto!

Insomma anche oggi bellissima giornata che va a riscattare quelle precedenti!

 

Oggi mercoledì, ci incontriamo con Oliver e Remo ed insieme a Bhnod ci rechiamo a visitare la città di Bhaktapur.

Il prezzo non troppo basso per questi luoghi, serve anche alla ricostruzione dei numerosi templi semidistrutti dal terremoto.

Come per Kathmandu tutti i templi mostrano crepe veramente notevoli e sono sostenuti da palizzate di legno. In caso di un’altra scossa tellurica, anche se lieve, dubito che possano sopravvivere.

La città è piacevole da visitare e passiamo un bel pomeriggio insieme.

Al ritorno cena in comune e poi i ragazzi e Bhinod si recano in una via famosa per il “fumo” che qui sembra essere tollerato solo se ci si dedica in compagnia!

Noi vecchietti ce ne andiamo a letto, sperando nel grande giorno di domani.

 

Oggi noi puntualissimi davanti all’ambasciata, mentre Oliver e Remo, reduci da una bella sbornia serale arrivano con 10 minuti di ritardo.

Ci accoglie nuovamente la signorina che ci dice che c’è un “piccolo problema”:

Islamabad, non ha ancora risposto alle richieste di visto dell’ambasciatore di Kathmandu, è ancora tutto in forse… le stanno valutando? Le hanno mai prese in considerazione? E’ il solito ritardo orientale? Non è dato a sapersi. Ci rimandano a giovedì prossimo, nella speranza che per allora ci sia una risposta positiva, ma la quasi certezza di lunedì incomincia a vacillare.

Usciamo abbattuti e mentre i ragazzi scaramanticamente, vanno comunque a richiedere il visto cinese per poter percorrere la Karakorum Highway, noi decidiamo di andare a visitare il sito di Pashupatinah, descritto come una piccola Varanasi nepalese.

Anche qui il biglietto d’entrata non è economico, ci si affianca subito una guida abbastanza insistente e come primo impatto arriviamo ad un tempio hindu, in cui è proibita l’entrata a chi non è hindi.

Luca già nervoso per il mancato visto, sbotta in imprecazioni non riferibili, ma nello stesso tempo fa notare una cosa: in nessuna chiesa cattolica c’è fuori un cartello che impedisce l’entrata a persone di altre religioni, loro danno più importanza alla propria religione o noi siamo più tolleranti verso i credi diversi? Non vorrei farne un discorso religioso/politico, ma in teoria le religioni dovrebbero unire non dividere. Il fatto di visitare un luogo di culto diverso dal proprio, potrebbe aprire la mente e renderci più tolleranti verso usi e costumi diversi, vederci negata l’entrata (dopo aver pagato!) rende solo furiosi!!!

Luca arrabbiatissimo vorrebbe andarsene subito ma io ho letto che c’è di più, per cui una volta sbollita la rabbia, proseguiamo nella vista. In effetti dopo il tempio si arriva al fiume in cui si purificano i morti e alle pire funebri. Ce ne sono 3 o 4 in funzione e due o 3 morti in attesa. Assistiamo all’immersione rituale del morto nel fiume e se da una parte ci sentiamo poco rispettosi nel osservare e fotografare anche se da lontano, una situazione chiaramente intima e dolorosa, dall’altra ci affascinano queste loro usanze: come si può considerare sacra l’immersione della salma in un fiume pieno di immondizia, topi morti e vivi, cani e scimmie che si bagnano, donne che fanno il bucato, uomini che si fanno radere totalmente la testa, barchette di foglie contenenti fiammelle che galleggiano nello scorrere lento del fiume… e molto altro ancora?

Numerose persone sulle gradinate osservano il tutto mangiano, chiacchierando e rilassandosi, decisamente un altro rapporto con la morte.

Poi una lunga scalinata fra templi e scimmie, ci porta in cima ad una collina che domina il paesaggio. In molti di questi piccoli templi ci sono dei “monaci” vestiti in arancione e con il viso dipinto che ci invitano a fotografarli in cambio di soldi. Se pensano che stai facendo una foto di nascosto, si coprono il viso… è questo il senso della loro religione?

Noi veramente siamo più interessati alle scimmie in cui riconosciamo, soprattutto nei piccoli e nelle madri atteggiamenti troppo simili a quelli umani  per non avere una stretta parentela con loro. Se poi voglio aggiungere la mia solita considerazione femminista, anche in questa razza “più evoluta”, la dominazione maschile si avverte pesantemente, niente di diverso dal resto del mondo “umano”!

Alla fine la visita è stata veramente interessante e torniamo in albergo un pochino più tranquilli facendo progetti per i prossimi giorni.

 

Altra meta suggerita come imperdibile è il Villaggio Boungomati per cui insieme a Bhnod e a due suoi amici ci rechiamo a visitarlo. Purtroppo dopo il terremoto è rimasto veramente poco, né per quel poco vi è un tentativo serio di ricostruzione.

La gente vive come sempre in mezzo al disordine e al pericolo dovuto agli edifici pericolanti e due o tre grosse vasche per la raccolta d’acqua, imputridiscono al centro del paese, culla sicura di milioni di zanzare. A poco servono i dipinti educativi che invitano la popolazione alla pulizia.

Dopo questa visita i tre nepalesi si fermano in un “ristorante”…

Avete presente la famosa frase pronunciata dall’androide di Blade Runner prima di morire?

“Ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi…”

Appunto alla vista di quella cucina, anche noi che siamo normalmente di bocca buona, siamo inorriditi! Il grasso nero colava dalle pareti come stalattiti, gli indumenti di cuochi e camerieri avevano perso i loro colori originali tant’erano coperti di sporco, tavoli e posate gridavano vendetta! Per fortuna Bhnod, fa la sua scelta senza consultarci e si fa preparare tanti pacchetti da asporto. Io e Luca ci guardiamo sollevati, evidentemente ha intenzione di cenare con la sua famiglia.

Risaliamo tutti in macchina, che ben presto si riempie dell’olezzo del cibo, ma poi indoviniamo la triste realtà: hanno comprato tutto questo cibo per fare un picnic, sulla collina insieme a noi!

Come possiamo evitare di condividere questo pasto offerto così generosamente?

Orgogliosi posano tutto sul prato e noi ci ritroviamo a mangiare pollo rosso fuoco tanto è piccante, orecchie di capra (fortunatamente senza peli) un ammasso di carne di improbabile provenienza e riso cotto, schiacciato e fatto seccare al sole…più tipico di così?

Il fatto che sto scrivendo a due giorni di distanza è indicativo che siamo ancora vivi e malgrado tutto devo dire che le orecchie di capra non erano neanche tanto male!!!

Trascorriamo domenica e lunedì in giro a far spese, evitando di essere calpestati, urtati o investiti dai mezzi circolanti e nel contempo riuscendo a scansare gli scastarramenti con conseguente sputo che fioccano da tutte le parti. Anche le signore meglio vestite fanno sfoggio di questa abilità nello sputare il più possibile vicino ai nostri piedi senza peraltro colpirci!

Le giornate si sviluppano lente e pigre sia per noi che per Oliver e Remo, tutti e quattro in attesa del verdetto di mercoledì.

 

Martedì non abbiamo la forza di fare niente, siamo tutti e 4 abbastanza depressi e ben presto ne scopriamo la ragione, quando ci presentiamo il giorno dopo in ambasciata, dopo aver aspettato le classiche 2 ore, ci viene detto che purtroppo ad Islamabad, nessuno risponde alle loro sollecitazioni, per cui di fatto, non è un no, ma quasi!

La signorina che si è occupata della pratica, ci lascia il suo numero di telefono invitandoci a chiamarla lunedì per vedere se ci sono novità e nello stesso tempo ci invita a chiamare le due ambasciate italiana e austriaca, in modo che sollecitino la pratica presso il ministero pakistano. Ovviamente entrambe le ambasciate sono incontattabili, o è sempre occupato o non rispondono.

 

Giovedì ci vede in viaggio verso Pokhara, se ci saranno novità positive, ritorneremo alla capitale, ma rimanere in Kathmandu sta esaurendo tutti.

Noi partiamo alle 7 di mattina sotto la pioggia e l’attraversamento della città è abbastanza impegnativo perché le strade sono diventate torrenti, le buche stagni e la spazzatura galleggia ovunque, ma alla fine riusciamo ad uscire e i 200 chilometri di strada non sarebbero neanche pessimi, se non fosse che la strada “migliore” invita i nepalesi a correre di più, per cui vedremo almeno 7 incidenti, il cui risultato sarà 8 ore di viaggio!

Troviamo un albergo carino in centro molto vicino al lago, decidendo  di coccolarci ancora un po’ in camera invece che in camper.

Pokhara è molto più vivibile, ha persino i marciapiedi, senz’altro meno inquinata circondata com’è dalle colline, ci staremo qualche giorno scoprendo cosa ha da offrire.

 

Siamo ancora in fase “aspettativa”… si aspetta una risposta da Kathmandu, una da Roma dove il nostro amico Davide andrà ad informarsi presso l’ambasciata Pakistana, e da Sharzade per quella di Teheran.

Francamente non siamo neanche in piena forma, tutti e 4, saranno i pensieri o il cibo ma siamo abbastanza fiacchi.

In questa città essenzialmente turistica si possono fare molte escursioni ed attività, ma sono poche quelle che ci interessano, per cui ci trasciniamo in passeggiate lungo il lago, in una breve gita in barca fino ad un isoletta con un tempio e poco altro.

Conosciamo anche altri 3 equipaggi con il camper, una coppia di svizzeri, diretti in Malesia, un austriaco diretto in Australia e una coppia di tedeschi distrutti dal viaggio.

Questi ultimi, incontrati molto brevemente, ci hanno raccontato una bruttissima esperienza vissuta in India: falso incidente, moglie sequestrata fino a che il marito non ha sganciato 800 dollari…a Luca è salito il sangue al cervello! Se dovesse capitare a noi, penso che farebbe una strage!

I tedeschi sono talmente esasperati che non ascoltando il nostro consiglio, ripartono nel pomeriggio per raggiungere Kathmandu e richiedere come noi il visto per il Pakistan: pessima idea!

Ci raccontano anche che 14 anni fa hanno fatto lo stesso percorso con i figli e un camion, visitando anche Tailandia, Vietnam, Laos, attraversando la Cina e tornando dalla Mongolia. Due o tre giorni di attesa in ogni dogana, ma per il resto nessun problema né di visti, né di parcheggi.

Le cose in oriente sono molto cambiate e non certo in meglio e i disordini politici che si fanno più frequenti e vicini, ci spingono a voler ritornare il prima possibile.

 

Per passare un po’ il tempo andiamo con il taxi su un belvedere da cui si dovrebbero vedere tutte le montagne più alte, del resto non è possibile essere in Nepal ormai da quasi 20 giorni e non aver ancora visto le “vere” catene montuose!

Ovviamente troviamo nuvoloso, per cui a parte poche foto della foschia, ci facciamo passare furbescamente dal taxista foto scattate in precedenza in condizioni climatiche migliori.

Di sera dopo l’ultima cena insieme ad Oliver e Remo, ci salutiamo con grandi abbracci, ormai siamo insieme da quasi un mese e ci siamo affezionati a loro.

Ci rivedremo ad Amritsar oppure a casa loro in Austria per condividere un bicchierone di birra.

 

Le ultime parole famose…

 

E’ il 26 settembre e noi stiamo viaggiando verso il Citwan Park, discutendo amenamente delle nostre prossime mete.

Luca guida tranquillo ma senza distrarsi, quando un rumore fortissimo e un colpo in faccia interrompono ogni conversazione… Luca sta sanguinando da numerosi piccoli taglietti e io non ci vedo bene dall’occhio destro, poi mi accorgo che sto sanguinando anch’io abbondantemente!

Ho tutta la faccia piena di taglietti e mi fa parecchio male lo zigomo…ma cosa è successo?

In pratica il solito autista di bus incosciente e assassino arrivando velocissimo, ci ha urtati con il suo specchietto retrovisore, rompendo il nostro che fino ad ora aveva resistito egregiamente ad urti di minore intensità. Il vetro e la plastica del nostro ci hanno colpito rompendo non solo il finestrino che per fortuna era abbassato, ma anche procurandoci i tagli sul viso, soprattutto a me che ero in primo piano.

Luca è sconvolto, costatato che non sono morta, va a controllare i passeggeri del bus per vedere se stanno bene…e l’autista? E’ andato tranquillamente a bere una tazza di tea al bar senza preoccuparsi minimamente di verificare il danno che ci ha fatto!

Non so cosa ha trattenuto Luca, notoriamente focoso, dallo spaccargli la faccia.

Purtroppo dobbiamo andare in ospedale perché ho dei frammenti di vetro sotto pelle che Luca non se la sente di togliere.

Il Pronto Soccorso, mi ricorda quello in Congo, la dottoressa molto gentile indossa il suo vestito migliore ed è coadiuvata da personale molto eterogeneo sia come abbigliamento che come funzione.

Però tutto sommato fa un bel lavoro, mi toglie le schegge di vetro, mi sutura un taglio abbastanza profondo e mi fa l’antitetanica… d’ora in poi mi farò chiamare “scarface”!!!

Io la prendo bene, scampato il pericolo mi concentro sulle cose pratiche, mentre a

Luca ogni volta che mi guarda viene il magone, in effetti non sono un bello spettacolo, purtroppo le ferite al viso sanguinano molto e sotto l’occhio destro ho un gonfiore violaceo che fa veramente impressione. La fortuna è che la lente dell’occhiale che poi ho scoperto che si è staccata pur non rompendosi, mi ha salvato da un colpo molto più forte che avrebbe potuto danneggiare seriamente l’occhio.

Intanto che mi danno i punti Luca entra e esce dal PS in ansia, si compra 2 sigarette e combatte una strenua lotta con se stesso per non fumarle, dopo 5 mesi senza fumo sarebbe un bel peccato ricominciare proprio adesso…

Evviva resiste, le spezza e le butta!

La prestazione medica mi costa l’equivalente di 8 euro, ma la cosa non finisce qui.

Il poliziotto che ci ha accompagnato ci riporta alla stazione della polizia dove c’è l’autista che sostiene che gli dobbiamo pagare i danni mostrando una foto del suo bus perfettamente all’interno della sua carreggiata e stranamente molto più avanti di dove è capitato l’incidente…il furbone!

Ma noi abbiamo un asso nella manica: la webcam che ci ha regalato previdentemente Dario!

Scarico i video e li faccio vedere alla polizia. Si vede chiaramente che il bus sta andando velocissimo e che quando è alla nostra altezza, quasi sulla curva si sente lo schianto, noi invece siamo sulla nostra carreggiata, probabilmente all’ultimo minuto ha perso il controllo e si è allargato colpendoci.

Ovviamente questo non è sufficiente per farci ripagare il notevole danno che ci ha procurato sia personalmente che al camper, ma almeno ci evita la beffa di dover pagare i suoi danni!

Ritorniamo a Pokhara e ci mettiamo nuovamente in contatto con i nostri amici austriaci che vengono subito a trovarci per constatare il misfatto ed Oliver che è un ingegnere  si offre di aiutare Luca a riparare il danno sostituendo il finestrino con del plexiglas e lo specchietto con uno nuovo anche se non dello stesso modello.

 

Dopo una notte tranquilla la mia e molto agitata quella di Luca, si mettono al lavoro e in quattro e quattro otto sistemano il danno, adesso non resta che aspettare che lui si calmi e poi ripartiamo, direttamente alla frontiera con il Pakistan. Quest’ultimo incidente ci ha tolto ogni velleità di visita in questi posti.

Nel frattempo Sharzade si sta informando a Teheran, dove le dicono che le ambasciate in ogni paese sono autorizzate a rilasciare visti (fosse vero!) e Davide in Italia, dove ovviamente gli fanno molti problemi, dicendo che è molto difficile ottenere il visto…ma siamo pazzi? Roba da non crederci! 

 

Una notte ancora per riprenderci poi il 29 ci decidiamo a ritornare ad Amritsar.

Ovviamente sia io che Luca siamo abbastanza in tensione, dover nuovamente affrontare queste strade, o meglio il loro stile di guida, ci vede molto diffidenti.

Invece tutto bene, la strada è una curva unica su e giù dalle montagne, ma abbastanza percorribile e forse perché è un giorno di festa ci sono pochissimi bus in giro. Malgrado tutto appena ne incrociamo uno, mi viene spontaneo, spostarmi il più lontano possibile dal finestrino!

Arriviamo alle 17 in frontiera e contro il mio consiglio Luca vuole attraversarla subito, anche se sta diventando buio.

Le formalità nepalesi durano meno di mezz’ora, ma quando arriviamo dopo 20 metri alla dogana indiana si distingue chiaramente il passaggio di confine, non fosse altro per la ripresa dei continui ed inutili strombazzamenti e per la musica ad altissimo volume nei negozi.

 

 

 

 

Considerazioni:

Per quanto riguarda i consigli pratici posso dire che pochi posti accettano le carte di credito, in compenso ci sono numerosi  ATM da cui è possibile prelevare valuta locale.

Non abbiamo acquistato una SIM telefonica perché a differenza dei Paesi precedenti, qui i contratti sono abbastanza costosi, senza che internet sia affidabile a causa delle numerose montagne.

Come si evince da quello che ci è successo, guidare in Nepal è molto impegnativo sia perché le condizioni stradali sono pessime, ma e soprattutto, per il loro stile di guida!

Sia Hotel che ristoranti sono economici, diversamente da qualsiasi escursione si voglia fare dove i prezzi sono veramente elevati per ciò che si ottiene.

Se si ha intenzione di fare acquisti è opportuno farli a Kathmandu, molta più scelta a prezzi inferiori.

Per quanto riguarda visitare il Nepal in camper, personalmente non la trovo una buona idea: nelle città come nei paesini non c’è l’ombra di un parcheggio adeguato per la sosta. Anche la maggioranza degli alberghi non ha a disposizione parcheggi adeguati per un camper di grosse dimensioni, anche i nostri amici austriaci con il loro  pickup, hanno avuto difficoltà a trovare una sistemazione idonea e comunque poi come del resto noi, sono stati in camera.

La coppia tedesca ci ha anche raccontato che fermatasi nei pressi di un fiume mentre di giorno nessuno li ha importunati, di notte è arrivata la polizia che li ha fatti spostare… è già tanto il trovare un accesso al fiume, forse solo con un fuoristrada è possibile raggiungerne le rive!

Abbiamo anche conosciuto un altro signore tedesco che vive a Pokhara da 40 anni, ha acquistato un albergo, si è sposato con una nepalese e ha avuto 2 figli .

Moglie e cognata sono morte da qualche anno, finendo in un burrone con un minibus (ma va???), lui ha adottato anche i figli della cognata, ma malgrado la lunga permanenza in paese, moglie e figli, ancora adesso viene guardato con sospetto e i figli trattati con disprezzo dai compagni di scuola.

Purtroppo il razzismo o meglio l’intolleranza verso gli “stranieri” è un male diffuso, lo abbiamo toccato con mano in Africa, in Asia e anche in America, non c’è nessuno che si salvi!!!

Ci ha anche raccontato di come si è deteriorato il Paese, ma soprattutto le persone negli ultimi anni, purtroppo il turismo e la “globalizzazione”, hanno fatto danni anche qui!

 

 

Uscita: 29 settembre 2017

CHILOMETRI  PERCORSI:  1.176

SPESE:    1.010,00  EURO

 

INDIA 2° PARTE

Entrata: 29 settembre 2017

 

Appena superata la frontiera nepalese ci ritroviamo nel grande casino di quella indiana.

Tre uffici: nel primo in cui chiediamo 4 persone ci dicono cose diverse: stai qui, spostati lì, aspetta, no va avanti…insomma non ci capiamo niente, ma penso neanche loro!

Alla fine una rapida ispezione al camper più che altro per la curiosità di vederlo all’interno e poi ci indirizzano ad un altro ufficio a circa 200 metri dal primo e totalmente nascosto da negozi, moto, macchine e persone, tanto che l’impiegato deve uscire e chiamarci  visto che siamo sul camper e la nostra attenzione è completamente assorbita dal non investire qualcuno.

Parcheggiamo in qualche modo ed entriamo in questo ufficio fatiscente, dove a controllare che il lavoro sia svolto correttamente, questa volta c’è un topo dalle dimensioni ragguardevoli!

Finite le pratiche in questo ufficio, nuovamente in moto, per raggiungere un altro bugigattolo a 300 metri dal secondo, anch’esso completamente irriconoscibile dalla strada.

Ok, ce la caviamo in 2 ore tutto sommato velocemente per questi luoghi e con il buio cerchiamo un posto in cui fermarci la notte, ossia una stazione di servizio.

 

Il giorno dopo tanto per cambiare ci vede di nuovo in viaggio.

Un primo tratto in autostrada ci fa ben sperare, poi una deviazione suggerita dal satellitare ci porta in aperta campagna con gruppi di casupole sparse e vita totalmente rurale, di seguito una decina di chilometri di strada sterrata con buche profondissime…vi risparmio le imprecazioni di Luca contro i navigatori satellitari!

Quindi un’altra strada discreta fino a Lucknow, che purtroppo dovremo attraversare.

Anche qui il satellitare ci suggerisce una strada, ma i cartelli stradali e un vigile ce ne indicano un’altra. Decidiamo di seguire le indicazioni stradali e del vigile e ci troviamo davanti ad un vicolo cieco, ok, niente paura, riprendiamo la via di Maps che ci porta abbastanza velocemente su una strada praticamente deserta con 3 corsia per ogni senso di marcia…è nuovissima, neanche i caselli sono ancora in funzione!

Ma non sarà uno scherzo?

300 chilometri di questa strada meravigliosa e senza pagare una lira, ma come è possibile, ci deve essere qualcosa che non va…

Infatti, preso lo svincolo per uscire ad Agra, ci troviamo davanti una barriera, ovviamente non segnalata con altezza 2,80!

Si ritorna contro mano per tutto lo svincolo e si tenta di riprendere la strada verso Dehli, percorriamo anche questo svincolo e ci ferma un’altra barriera simile alla prima! Ma come si esce da questa situazione?

Nuovamente in autostrada contromano per 15 chilometri finalmente troviamo una macchina della polizia, il poliziotto ridendo ci dice di farci altri 18 chilometri contro mano fino ad un’uscita in terra battuta, ovviamente non segnalata, dove potremo finalmente imboccare una strada che ci porterà ad Agra.

Qui abbiamo un indirizzo suggerito da IOverlander, lo raggiungeremo dopo 2 ore di lotta allucinante con il traffico e scopriremo che il posto è inesistente. Un’altra ora ancora per trovare un albergo e finalmente rilassarci.

Per fare 700 chilometri siamo partiti alle 6,30 di mattina e siamo arrivati alle 21,30 senza mai  fermarci!

Luca ha un crampo costante alla gamba, io un tremendo mal di testa, i 2 satellitari hanno deciso di non funzionare proprio nel momento peggiore… insomma questo viaggio ci sta distruggendo!!!

 

Oggi primo ottobre decidiamo di visitare il Taj Mahal, del resto è una delle 7 meraviglie moderne del mondo, ovviamente anche questa volta sbagliamo il momento.

I 3 giorni di festa religiosa hanno attirato una moltitudine di turisti indiani ci sono file di 3/5 ore per entrare. Per cui dando fondo ai nostri risparmi a parte pagare il biglietto d’entrata, costo 15 euro per ciascuno, paghiamo una guida 13 euro che ci farà saltare tutte le file.

Malgrado ciò la visita è funestata dal caldo e dall’affollamento, ma soprattutto da Luca che si lamenterà dall’inizio alla fine, dicendo che in confronto ad altri posti visitati, questo monumento non è certo da annoverare fra le 7 meraviglie del mondo moderno e francamente anch’io ho i miei dubbi nei quali includerei anche il Cristo Redentore e la piramide di  Chichén Itzá … il Colosseo lo tengo perché sono patriottica!!!

Io la prendo con più filosofia sono luoghi che ho già visitato insieme alla figlia in condizioni climatiche peggiori, ma forse con meno stress, il rivederlo mi ha fatto piacere, ma capisco anche Luca che vuole tornare al più presto ad Amritsar e spedirmi a Roma per ottenere il visto del Pakistan, unica alternativa praticabile.

Appena ritornati in albergo prenoto.

Tornerò in Italia l’8 ottobre per combattere la mia battaglia con l’ambasciata pakistana!

 

Il viaggio da Agra a Amritsar è faticoso (tanto per cambiare!). Le strade sono belle e riusciamo ad attraversare Dehli senza problemi, ma ormai Luca è esausto… male alle gambe, alla schiena, alle braccia, la tensione della guida, la paura di un altro incidente che non gli è ancora passata, le lunghe ore di guida, gli stanno facendo pagare un caro prezzo.

Per cui quando arriviamo alla nostra Guest House preferita, ci sembra di tornare a casa!

 

E qui la storia per un breve periodo si divide, domenica 8 ottobre io parto per Roma, il viaggio in aereo è comodo e tranquillo e alle sette di sera, puntuali mi ricongiungo a Fiumicino con la figlia che viene da Milano per aiutarmi in caso di difficoltà.

Inoltre siamo ospitati da due suoi amici Beatrice e Nicola, che sono stati così generosi da cederci la loro casa per tutto il tempo che servirà ad ottenere il visto.

Lunedì puntualissime dopo aver attraversato tutta Roma ci presentiamo all’Ambasciata del Pakistan che si trova in zona Parioli. Non è giorno di rilascio visti, ma spiegatagli la nostra situazione “particolare”, ci fanno comunque entrare.

Appena incontriamo l’incaricato dei permessi, per fortuna italiano, ci informa che il visto è stato rilasciato a Katmandu (dopo praticamente un mese dalla richiesta) e dovremmo andarlo a prendere là…

Nooooooo!!!

Mi fa piacere sapere che a differenza di come scrivono tutti, il visto del Pakistan può essere rilasciato anche in ambasciate fuori dal paese di residenza (vedi Teheran) però assolutamente non vogliamo ritornare in Nepal, cosa che prontamente diciamo al funzionario, spiegandogli dettagliatamente e anche un po’ esageratamente le nostre disavventure.

Lui si fa commuovere, ci chiede altri documenti che noi prontamente gli consegniamo e ci congeda senza darci eccessive speranze per una pronta consegna.

Ce ne torniamo a casa, facendo progetti per allungare il soggiorno a Roma e per passare questi lunghi giorni che ci aspettano nel modo migliore, si fanno pure scommesse, la figlia pessimista pronostica 15 giorni, io notoriamente più ottimista sostengo che nel giro di una settimana ce lo consegneranno!

 

Il giorno dopo a mezza mattina mi arriva una mail in inglese: il visto è pronto bisogna andare a ritirarlo… in primis penso che sia una mail da Katmandu, ma poi vedo il logo dell’ambasciata di Roma, allora penso di aver interpretato male il messaggio, ma la figlia mi conferma che è pronto.

Da non credere, meno di un giorno lavorativo!

Nel pomeriggio la mamma di Beatrice ci accompagna, siamo ancora un po’ titubanti, ma malgrado l’ambasciata sia chiusa, ci fanno entrare e orgogliosamente ci consegnano i passaporti con il tanto sospirato timbro, paghiamo la tassa in loco senza nessun sovraprezzo per l’urgenza e quando riconoscenti gli regaliamo una scatola di Ferrero Rocher,sono pure sinceramente grati…

Su questo non abbiamo proprio da lamentarci, in queste ambasciate abbiamo trovato solo persone gentili e disponibili.

Tutte e tre felici come pascque ci concediamo un piccolo giro turistico per Roma.

La mamma di Beatrice, preparatissima sulla storia della città, con il suo eloquio inarrestabile, ci mostra angoli poco conosciuti e ce ne racconta la storia e per me che ho sempre amato la capitale per le sue tante meraviglie, tolto il pensiero del visto, è un vero piacere ascoltarla.

 

Mercoledì togliamo il disturbo e voliamo a Milano.

Giovedì al consolato iraniano per l’altro visto che senza problemi ci verrà consegnato il martedì dopo, per cui prenoto subito il volo di ritorno per l’India, giovedì 19 ottobre si riparte!

 

Nel frattempo Luca che fa?

Per prima cosa non si fa mancare un bell’incidente pure lui.

Mentre sta ritornando dall’aeroporto comodamente assiso su un tuktuk, viene investito da una macchina che dopo aver ribaltato il trabiccolo, ovviamente si da alla fuga… risultato?

Occhiali rotti, diverse contusioni alla testa, al volto, a braccia e gambe e ancora un bello spavento da mettere nel bagaglio!

Comunque come dice il saggio: tutto è bene quello che finisce bene. La cosa non è grave, dopo uno o due giorni di indolenzimento incomincia a smontare il camper pulirlo anche nei più piccoli anfratti e sistemare i piccoli problemi insorti nel viaggio.

Nel frattempo viene raggiunto dai nostri amici austriaci e da numerosi altri equipaggi, tutti nella nostra medesima situazione, per cui fra un tuffo in piscina, una corsetta, qualche lavoretto e tanta cucina italiana per i vecchi e nuovi amici, passa il tempo in compagnia senza annoiarsi!

 

Giovedì 19 ottobre alle 21, finalmente prendo l’aereo per ritornare in India, ovviamente visto che a portarmi all’aeroporto è la figlia, strenua sostenitrice dell’arrivo all’ultimo minuto, giungo all’imbarco che già la fila di persone sta salendo, per noi vecchietti il cui uso è ancora di arrivare 3 ore prima della partenza è una grande ansia!

La nostra paura è sempre rappresentata dagli” imprevisti” ed infatti a ritardare il tutto c’è l’imprevisto che necessita un biglietto di uscita dall’India, altrimenti c’è il rischio di non poter entrare nel Paese.

Su consiglio di una funzionaria molto gentile, faccio una prenotazione a costo zero per un’ altra destinazione, dopodiché la corsa per arrivare al gate. Nessuno mi chiederà niente rispetto al ritorno, ma il giochino ci fa perdere quasi un’ora.

Comunque nessun altro problema, il viaggio è abbastanza breve e per una volta nella vita mi viene assegnato il posto larghissimo vicino all’uscita di emergenza.

La hostess mi spiega le procedure da fare in caso di ammaraggio o atterraggio imprevisto, la cosa più buffa che mi dice è che nel caso non si gonfi lo scivolo pneumatico per scendere dall’aereo, io mi devo piazzare sulla porta e aggrappandomi ai maniglioni devo impedire alla gente di buttarsi di sotto…ma mi vedete ad arginare una folla di indiani impauriti e isterici???

 

Comunque arrivo il giorno dopo ad Amritsar e dopo gli innumerevoli controlli doganali degli aeroporti indiani, riabbraccio Luca.

Lui nel frattempo si è “goduto” l’ennesima festa indiana (ma quante ce ne sono?) con tanto di luci natalizie, profusione di fiori e un continuo mitragliamento di spari e fuochi di artificio, tanto che uno ha colpito la tenda di due ospiti dell’hotel, facendogli un bel buco!

Fine settimana di rilassamento e finalmente lunedì partenza per il lento ritorno in Italia.

 

Noi ci alziamo presto, però la frontiera non apre fino alle 9,30, per cui fra una attesa e l’altra, breve ispezione del camper e formalità varie, trascorrono tranquillamente 2 ore, ma a parte questo nessun problema, si ritorna in Pakistan!

 

 

 

Considerazioni e consigli.

A parte gli ovvi consigli di non bere acqua che non sia imbottigliata e con il tappo sigillato (c’è chi fa il furbo e riutilizza le bottiglie, riempiendole con acqua del rubinetto), consiglierei di guardare bene anche quello che si beve confezionato, abbiamo trovato dei frammenti di vetro in una bottiglia di birra nuova che se ingeriti avrebbero causato gravi danni a stomaco e intestino!

Il cibo è generalmente eccessivamente speziato per cui non sempre si può costatarne la freschezza e se lo diciamo noi, abituati a mangiare di tutto in giro per il mondo senza badare troppo alle norme igieniche, dovete crederci! Nonostante questo è abbastanza economico anche se non c’è una grossa scelta.

In genere si possono fare ottimi acquisti di tutto a prezzi decisamente inferiori a quelli europei, solo la tecnologia, come in moltissime altre parti del mondo è veramente costosa rispetto alla qualità e sembra strano che moltissimi indiani in apparenza di condizioni modeste, possano permettersi uno smartphone con il quale fanno interminabili conversazioni.

Le carte di credito vengono accettate in molti supermercati e negli hotel di media e alta categoria, mentre non abbiamo trovato un distributore che le prendesse, malgrado i cartelli posti all’esterno.

Le autostrade sono abbastanza costose, sempre paragonate al “servizio” che danno, e le strade in genere sono disastrate soprattutto in prossimità dei paesi e all’interno degli stessi e certo non aiuta il loro metodo di guida!

Non è obbligatorio fare un’assicurazione per il mezzo e visto ciò che ci è successo sia in Nepal che qui, direi che assicurarsi sarebbe buttar via soldi, dubito fortemente che un’assicurazione indiana tuteli cittadini e mezzi stranieri, visto quanto è difficile farsi tutelare anche dalle assicurazioni europee!

Brutto a dirsi, ma il metodo comunemente usato dagli indiani è darsi alla fuga dopo aver causato un incidente e visto che per esperienza altrui, certi incidenti sono “provocati” per poter derubare i turisti muniti di mezzo proprio, forse conviene utilizzare lo stesso loro sistema per evitare esborsi impropri!

La SIM dell’Idea è stata abbastanza efficiente e poco costosa, gli unici due difetti: non funziona nella città di Dehli e dintorni e arrivano almeno una decina di sms e 3 o 4 telefonate pubblicitarie al giorno, una vera rottura di scatole.

Per quanto riguarda le “sensazioni”, da qualche parte ho letto che l’India o la si ama o la si odia…

Luca già prevenuto all’entrata, all’uscita decisamente la odia!

Io non posso dire di amarla, ma comunque sono meno negativa rispetto a lui.

Certamente non apprezzo la sporcizia, l’indifferenza, la prepotenza, l’accattonaggio che ci circonda. Come mi sembra di vedere una certa ipocrisia religiosa in un posto che adora mucche e altri animali e poi li fa vivere in mezzo all’immondizia, mangiare plastica o investire con macchine e bus.

Inoltre dietro questa apparenza religiosa c’è anche qui un maschilismo tremendo anche se meno evidente che in altri posti e uno sfruttamento della parte più povera della popolazione, benedetto e accettato in funzione delle famose e indissolubili caste in cui è divisa la società indiana.

E’ vero che non abbiamo visitato moltissimo di questo immenso Paese, per cui un giudizio è decisamente parziale, anche se dai racconti di chi c’è stato sembrerebbe che il sud sia anche peggio, però non ci è parso di vedere tutto questo misticismo per cui è famosa l’India.

Quello che mi è piaciuto è che stando seduti lungo la strada si vede uno spettacolo continuo, persone fra le più diverse, gli animali, lo stile di vita, insomma tutto è così differente da ciò che conosciamo che non ci si annoia mai!

Io francamente ho un po’ di rimpianto di non aver visitato anche il sud, però se ripenso a certe strade, a certi ingorghi, alle persone che come formiche impazzite circondavano il camper senza lasciarci passare, ai continui clacson e alla notevole difficoltà da parte di Luca di evitare incidenti, penso che tutto sommato sia meglio così.

Ci è andata bene, non abbiamo avuto gravi incidenti e per fortuna non abbiamo ucciso nessuno!

Inoltre sarò pessimista ma temo che la situazione politica asiatica sia in un momento critico e visto gli antefatti con Birmania e Bangladesh, non vorrei rimanere bloccata a causa dei sempre più frequenti scontri fra India e Pakistan…

Per cui via di corsa!!!

 

 

 Uscita: 23 ottobre 2017

CHILOMETRI  PERCORSI:  1.416

SPESE:    765  EURO

 

 

PAKISTAN 2° PARTE

Entrata: 23 ottobre 2017

 

Dopo le 2 ore alla frontiera indiana, altra oretta e mezza in quella pakistana, ma poi via di corsa, abbiamo una specie di appuntamento con un ragazzo polacco, Simon, che Luca ha conosciuto ad Amritzar, dovremmo incontrarci in serata a Multan.

Partiamo bene su una bella autostrada, ma poi il satellitare purtroppo ci fa deviare in città e qui iniziano i guai!

Ci ferma la polizia che ci consiglia di rientrare in autostrada, ma non ci indica la strada, o meglio ce ne indica una sbagliata…nel giro di 5 minuti ci troviamo incastrati in una strada stretta e ovviamente trafficata senza più sapere dove andare!

Ed ecco il miracolo, un signore ci si avvicina e chiestoci dove vorremmo andare, ci invita a seguirlo.

All’inizio Luca è un po’ diffidente, mentre io sono fiduciosa.

Seguiamo questa macchina che risente dei troppi incidenti subiti, per circa 45 minuti e non meno di 25 chilometri fino ad imboccare l’ingresso dell’autostrada, dopodiché il signore si ferma ci dice il suo nome, ci saluta e se ne va, peccato non avergli fatto una foto, ci ha veramente tirato fuori dai guai, in Nepal e India ci eravamo dimenticati di simili gentilezze!

Proseguiamo per Multan, ma dopo questa perdita di tempo e la stanchezza accumulata da Luca decidiamo di fermarci a un centinaio di chilometri dalla città, nel parcheggio di un Mc Donald, sperando di trovare anche il wifi.

Ovviamente non c’è, ma non era loro che si vantavano di avere il wifi gratuito in tutto il mondo?

Dopo qualche dubbio, ci lasciano fermare per la notte, previa visita guidata al camper di tutto il personale e delle guardie armate, compreso di selfie!

Prendiamo un frullato che ci costerà come una cena e sfruttando il wifi di qualcun altro riusciamo a comunicare con i figli e con Simon con cui prenderemo un appuntamento per il giorno dopo alle 9 presso un casello all’uscita di Multan.

Nel frattempo chiedo aiuto a delle persone che si sono avvicinate per conoscerci per capire come mai la mia sim della Ufone non funziona e scopro che dopo un mese di mancato uso il numero viene disattivato e per riattivarlo non è sufficiente una telefonata, ma occorre andare di persona presso i loro uffici.

Queste persone, un ragazzo con la sorella e un’amica, oltre a chiacchierare con noi ed aiutarci con il telefono, ci fanno via internet una ricarica telefonica!

Simpatici, socievoli e veramente generosi!

Tante foto, molti abbracci, ovviamente donne con donne e uomini con uomini e poi

subito a nanna e quando dico subito è proprio così, alle 19,30 siamo nel mondo dei sogni, cullati dai clacson dei camion della strada vicina e dal canto dei muezzin.

 

Alle 5 svegli e si parte, arriviamo puntuali all’appuntamento e dopo 10 minuti ci raggiunge Simon.

Vorremmo fare la strada nazionale diretta che collega Multan a Quetta che per non si sa quale motivo, all’andata con la scorta non abbiamo potuto farla.

Chiediamo a ben tre poliziotti diversi se c’è qualche problema a percorrerla, e loro ci garantiscono di no, anzi, ci dicono che è la strada principale, quella più breve.

Per cui via felici, senza scorta, a 80 chilometri all’ora, in pochissime ore saremo in città!

Dopo 70 chilometri veniamo fermati in un posto di blocco. Non possiamo proseguire, o meglio la strada è interdetta ai turisti perché sembra esserci una centrale nucleare…sarà quello oppure c’è nascosta la famosa bomba atomica?

Secondo loro dovremmo tornare ad Islamabad e chiedere un permesso speciale. I due uomini stanno già per disperarsi, a questo punto intervengo io e chiedo se non è possibile fare la strada dell’andata scendendo a Succur  e risalendo a Quetta.

I poliziotti si guardano e hanno un’illuminazione! Sì quella strada è aperta!

Ritorniamo sui nostri passi, sempre però felici di non avere la scorta, per cui tenendo una velocità media abbastanza alta.

Ma malgrado ciò dovremo fermarci ben prima di Succur ed elemosinare alloggio presso un albergo per dormire.

Giornata molto faticosa, Luca ha guidato per 13 ore filate con un’unica sosta di 45 minuti per pranzare. Non abbiamo trovato posto per fermarci prima delle 19, per cui si è viaggiato con il buio, cosa molto pericolosa visto che alcuni guidano senza luci e ci sono parecchie persone, carretti, cani e quant’altro per l’autostrada.

Fra l’altro abbiamo litigato tutto il giorno con io che volevo fermarmi a fare qualche sosta in più e assolutamente non proseguire il viaggio oltre alle 17 e Luca che invece voleva seguire Simon che preferiva guidare molto velocemente e senza nessuna sosta…

Eppure prima di partire per questo viaggione ci eravamo dati delle regole tassative, sveglia non prima delle 9 e fermo camper non dopo le 16…dove sono finite queste buone intenzioni???

Insomma pessima giornata!

Eppure, ci sarebbero state parecchie cose da apprezzare se fossimo stati meno stanchi e arrabbiati: la raccolta manuale del cotone, i carri pieni all’inverosimile dei bianchi batuffoli.

La raccolta del riso con la battitura tradizionale per separare il chicco dalla pula.

La raccolta a mano un po’ meno amena della pupù delle mucche, modellata in forma di piatto e spiaccicata contro i muri delle case per farla seccare, quasi come un ornamento.

Tutto questo fatto dalle donne che finalmente vediamo, a differenza del nostro viaggio di andata, non tantissime, strette strette, su carretti, trattori, pulmini e portate ai campi a lavorare!!!

Vediamo anche tantissime cave di marmo da cui partono centinaia di camion, pieni di pietre di ogni dimensione, intere montagne tagliate di netto che trasformano il paesaggio desertico con i loro pinnacoli rosati.

Schiviamo in una sola giornata anche circa 200 cani spiaccicati lungo la strada e qui sorge un doveroso dubbio: in Pakistan si investono più cani che in India e in Nepal oppure qui non si prendono la briga di spostarli dalla strada? Perché il numero dei cani randagi circolanti in questi 3 paesi è simile, lo stile di guida pure, ma non abbiamo mai visto la strada disseminata di cani schiacciati come qui!

Comunque tornando alla sera, dopo essere stati rifiutati in due posti, il personale gentilissimo del Midway Hotel, ci ospita gratuitamente nel suo cortile, recintato da alte mura e con scorta armata, tanto per cambiare.

 

Mercoledì decidiamo di prendercela con comodo e partire tardi, ossia alle 6,30!

Sempre senza scorta arriviamo a Succur, la superiamo, imbocchiamo una bellissima autostrada a 80/90 all’ora e stiamo già complimentandoci per la nostra buona sorte, quando ci ferma nuovamente la polizia e ci aggrega a due bus di turisti pachistani diretti in Iran.

Basta è finita! Ad ogni sosta per il cambio guardia c’è qualche turista che scende per fare pipì, poi i bus vanno insolitamente lenti per questi luoghi, alla fine fregandosene della scorta si fermano e 80 persone si dirigono nell’unico bagno di una stazione di servizio e noi insieme alla polizia, fermi come babbei ad aspettare i loro comodi.

Nel frattempo si è fatto buio e mancano ancora 3 ore per arrivare a Quetta.

Ci facciamo un po’ sentire e chiediamo di essere separati dalla comitiva e di fermarci a dormire nei pressi, è assolutamente fuori questione che si viaggi con il buio per 3 ore.

Ci ascoltano e ci portano a dormire in una stazione di polizia, per fortuna un posto abbastanza tranquillo e silenzioso!

 

Giovedì altra sveglia mattutina, alle 6 si parte, alle 11 siamo nella caserma in cui ci siamo fermati all’andata. Ma prima di questo non possiamo evitare il terzo incidente: fermi ad un incrocio un’ambulanza nel tentativo di passare dal varco fra noi e il camper di Simon, ci urta, noi malgrado le abbondanti manifestazioni di “disappunto” di Luca, con richiesta di pagamento danni ecc. ecc., ripeto noi o meglio il camper, non ci facciamo quasi niente, mentre l’ambulanza ne esce decisamente malridotta, ma contenta di cavarsela senza pagare se ne va prontamente, carica del morto, ma non per colpa nostra, e dei numerosi parenti a seguito!

Comunque visto che non c’è il due senza il tre, dovremmo aver finito con gli incidenti no?

Quetta passa abbastanza indolore per me che aspetto nel camper leggendo comodamente un libro ed evitando di socializzare con i ragazzini che vogliono mettere alla prova le loro 3 parole di inglese ed esplorare il camper toccando tutto senza chiedere il permesso.

Sì è vero sono un poco asociale, ma già nei precedenti 2 giorni passati in questa città sono stata costantemente circondata da questi ragazzetti dagli 8 ai 13 anni, che si divertono a ridacchiare e a fare i bulletti, e oggi non ero molto disponibile alla sopportazione!

Luca e Szymon invece hanno dovuto sopportare ben altro: 2 ore di attesa della scorta per andare al Ministero per compilare quel famoso documento l’NOC per uscire da Quetta, 2 ore per la consegna e altre due in attesa della scorta per ritornare al parcheggio.

Quando finalmente la polizia arriva munita di 2 moto, sono costretti a salire in mezzo ai 2 poliziotti, ben protetti non c’è che dire, ma un filino stretti, soprattutto Luca!

Un consiglio: chiedere di andare al Ministero nella tarda mattinata o nel primo pomeriggio, perché iniziano a lavorare molto tardi e si aspetta per niente!

 

Il giorno dopo riusciamo a partire per tempo, ma purtroppo non ci possiamo fermare come sperato a Dalbadin, nel parcheggio dell’albergo che già conosciamo, ma dobbiamo proseguire fino a sera per fermarci in un’altra caserma della polizia sperduta nel nulla.

La cosa buona è che siamo a un centinaio di chilometri dalla frontiera, per cui domani dovremmo essere in Iran.

La strada Nazionale 40 in questi 2 mesi in molti tratti è stata asfaltata, per cui si presenta in condizioni migliori e più facilmente percorribile.

Durante il viaggio e malgrado i sempre frequenti punti di controllo possiamo raccogliere immagini che rimarranno nella mente:

un incidente stradale fra un bus e un camion, che come ci diranno ha fatto 17 morti. Sembra che il camionista iraniano, si sia dimenticato che in Pakistan si viaggia dalla parte sbagliata, per cui ha invaso l’altra corsia.

Quando superiamo i due mezzi distrutti, non ci sono più i cadaveri delle persone, ma una breve fila di corpi di capre o pecore morte, distese una in fianco all’altra, animali che probabilmente viaggiavano sul tetto del bus insieme agli uomini.

In un altro punto lungo la strada, troviamo una decina di bus parcheggiati ed una fiumana di gente che si addentra nel deserto per fare i suoi bisogni fisiologici, ovviamente uomini da una parte e donne dall’altra. E’ quasi surreale vedere tutte queste figuerette nerovestite che costellano il marrone del deserto con i loro abiti svolazzanti nel vento.

Un poliziotto che è salito con noi, sempre imbracciando il solito mitra, si è dedicato per ben 10 minuti alla pulizia di un orecchio con un cottonfioc, già lungamente sfruttato e devo dire a rischio di perforazione del timpano, visto i frequenti sobbalzi del camper!

Abbiamo anche constatato come la kefiah, per i pakistani sia un indumento multiuso: funge da copricapo, da sciarpa, da tappeto di preghiera, per la pulizia del naso e della bocca, insomma di tutto un po’, basta una scrollata dopo ogni uso, veramente un indumento indispensabile, ne dovrò comprare anch’io una, soprattutto quando ho il raffreddore!

Quando arriviamo alla frontiera, constatiamo un notevole aumento dei militari, molti in assetto di guerra e le pratiche burocratiche per l’uscita dal paese, si allungano notevolmente, anche se al camper danno solo un’occhiata.

Luca in un ufficio per velocizzare la burocrazia emette due sonori peti, ma la cosa lascia indifferenti tutti, evidentemente sono abituati a queste esternazioni di disappunto!

Solo Szymon, lo guarda scoppiando a ridere…che uomo rozzo che ho sposato!!!!

 

 

Considerazioni

Pakistan terra di confronti!

Se nel passaggio dall’Iran questo Paese ci ha perso, dopo l’India lo possiamo veramente rivalutare.

Le strade sono molto migliori, anche il metodo di guida pur non essendo il massimo, è decisamente più civile.

Le persone poi, dai civili ai militari, si sono dimostrate tutte molto gentili e disponibili a differenza di Nepal e India dove abbiamo visto tutti molto indifferenti.

E poi diciamolo, a che pro il governo pakistano permette un così importante dispiegamento di uomini e mezzi per permettere ai molti avventurosi turisti di attraversare un Paese che purtroppo ha gravi problematiche di sicurezza dovute a quanto abbiamo capito alle frequenti incursioni di talebani afgani?

Non possiamo che essere riconoscenti per questa attenzione, anche se a volte risulta fastidiosa e vincolante!

 

 

Uscita: 27 ottobre 2017

CHILOMETRI  PERCORSI:  2113

SPESE:    164  EURO

 

 

IRAN 2° PARTE

Entrata: 27 ottobre 2017

 

Eccoci nuovamente in Iran… anche qui tira aria di guerra.

Veniamo scortati fino a Zahedan, dove saremo ospitati nel parcheggio del bellissimo Ittic hotel, sembrerebbe gratuitamente.

Zahedan è veramente carina, piuttosto moderna ma forse per questo, molto più ordinata e pulita, pensavo fosse la tipica città di confine un po’ trascurata, ma mi sono dovuta ricredere.

 

Devo segnalare l’aiuto di un signore Hamid Khan, lavora in frontiera come agente turistico e aiuta gli stranieri a sbrigare le varie formalità, cambiare soldi ad un tasso onesto e raccomandare posti dove fermarsi a dormire o da visitare, tutto questo senza chiedere denaro. Se poi qualcuno volesse organizzare dei tour per l’Iran è disponibile ovviamente in questo caso a pagamento.

Ha la tipica gentilezza orientale, anche se si inimica subito Luca, dandogli implicitamente della femmina, perché lava lui i piatti invece di farli lavare a me!

Ma come si fa ad superare una mentalità così radicata sulla divisione dei ruoli in un paese musulmano?

In serata un piccolo giro per la città per compere, per cambiare denaro e per bere in compagnia un tea.

Si aggrega al gruppo il capo di Hamid che ci propone per il giorno dopo un’escursione nella regione del Sistan, per ammirare un sito archeologico scoperto da un italiano che risale a 5.000 anni fa, due castelli e una cittadina tipica.

Il tutto sempre gratuitamente, solo per cortesia tipicamente iraniana.

 

L’appuntamento sarebbe fra le 8 e le 9, ma il boss arriva alle 9,45. Ci porta nel suo ufficio, ci offre il tea e poi aspettiamo per un’altra ora e mezza, senza sapere perché.

Dopodiché si parte, da Zahedan a Kuh-e Khajeh ci sono 200 chilometri, quando arriviamo siamo già un tantino stanchi, anche se a guidare è un amico del capo.

I castelli in pieno deserto sono veramente belli, ma il sole che picchia ancora molto forte, non aiuta nella visita, nel frattempo si sono fatte le 2 di pomeriggio e gli uomini occidentali incominciano a soffrire la fame, cosa non certo condivisa dagli orientali che continuano la visita con il museo del sito archeologico, aperto solo per noi.

I reperti sono veramente interessanti, soprattutto gli scheletri stranamente alti per essere appartenuti a uomini di 5.000 anni fa.

Luca guardando con invidia i denti perfetti di un teschio li paragona ai suoi purtroppo molto meno “efficienti”.

La visita prosegue  con un lago in mezzo al deserto, un paese che ricorda un poco la Cappadocia  e finalmente alle 4 di pomeriggio ci portano a mangiare in un ostello tipico gestito da una giovane famiglia.

Mangiamo veramente bene, ma finito il “pranzo” e bevuto il tea, sono le 5 di sera e già c’è buio, per cui non possiamo più visitare questo piccolo paese, veramente particolare.

Il ritorno è una sofferenza, il buio, gli altri 200 chilometri stretti, stretti sul sedile posteriore e la stanchezza accumulata in questi giorni si fanno sentire.

 

Il 30 ottobre lasciamo Zahedan e ci dirigiamo a Bam, dove arriviamo nel primo pomeriggio. La strada che attraversa il deserto è molto bella ma caldissima e noiosa, per cui decidiamo di fermarci nel solito posto di fronte alle rovine. E’ sempre uno spettacolo ammirarle, sia di giorno che al tramonto.

Szymon, facendo manovra non si accorge di una profonda buca e ci finisce dentro con la ruota posteriore, serviranno un trattore e almeno 5 persone per mettere in salvo la macchina senza danneggiarla.

Notte tranquilla e il giorno dopo, partenza sempre di buon ora.

Arriviamo al mare nei pressi di Minab sempre nel primo pomeriggio e ci accoglie oltre ad uno stupendo panorama, anche un nutrito stormo di pellicani che veleggiano sulla costa.

Ci accampiamo e corriamo a farci un tuffo nell’acqua calda, ci sono delle grandi meduse, ma che non sembrano urticanti, invece io ricevo una cattiva accoglienza da un granchio su cui poso inavvertitamente il piede.

Alla sera ci raggiunge una camionetta di militari che vuole farci andare via, dicendo che è pericoloso. Siccome non parlano una parola di inglese, non capiamo perché, ma ci rifiutiamo categoricamente di spostarci, anche perché siamo ben lontani da ogni luogo.

Dopo un conciliabolo di un’ora con altre persone che giungono in visita, si decidono ad andarsene, lasciandoci al nostro destino, che sarà una bella e tranquilla dormita fino a mattina!

Non vogliamo muoverci per almeno un altro giorno, abbiamo assolutamente bisogno di riposare!

Dopo il puro riposo in mezzo a mandrie di capre e di dromedari  in visita intorno ai nostri due camper, ripartiamo direzione Bandar Abbas per fare la scorta di pesce nel suo famoso mercato.

Anche questa città è molto moderna, le persone sono  socievoli anche se quasi nessuno parla inglese.

Anche le donne sono vestite in modi molto diversi, dal nero più completo, al semplice velo sul cocuzzolo della testa, ma anche una cosa molto strana: una mascherina colorata sugli occhi, divisa un mezzo fra i due occhi da una specie di penisola, veramente molto particolare. Scopriremo poi che in passato si usava questo metodo per riparare il volto dal sole cocente di queste latitudini, solo “recentemente” è diventato parte integrante della religione di stato, non imposto ma caldamente raccomandato!

 Anche queste donne che sembrano le più integraliste sono molto socievoli e accettano di farsi fotografare volentieri.

Molte sono interessate ai miei capelli biondi e me li toccano incuriosite.

Questa notte vorremmo dormire vicino al mare, ma la marea che si innalza rapida ci preoccupa un po’, per cui ci spostiamo leggermente all’interno.

Purtroppo non si dorme molto a causa del caldo, ma soprattutto dell’infinità di persone che in moto e in macchina, vagano su e giù lungo la spiaggia fino a quasi a mattina.

Domani partiremo in cerca di lidi più ameni.

 

E invece no!

Di sera ci si avvicina una signora molto gentile, anch’ella fa la guida turistica per questa zona e ci invita a fare un escursione sull’Isola di Hormuz.

Ci guardiamo un po’ dubbiosi, non vorremmo ripetere l’esperienza di Zahedan, tanta strada faticosa per vedere pochissimo del paesaggio circostante.

Ed invece è una meraviglia, con poco meno di 20 euro trascorriamo una giornata fantastica.

L’isola vulcanica in passato ormai remoto è emersa dal mare per cui presenta delle formazioni rocciose e saline di ogni sfumatura di colore, dal bianco abbagliante, passando al rosato e al rosso fuoco per finire nel nero lavico della sabbia, punteggiato da scaglie argentee che brillano al sole.

Dalle 9 alle 5 di pomeriggio, scarrozzati a destra e a manca per l’isola, approfittando anche di un tuffo nel mare caldo.

I panorami sono da cartolina e le persone che conosciamo veramente gentili e simpatiche.

Manizheh, è questo il nome della signora, ci porta a pranzo in un ristorante tipico, in cui Luca, stanco per la notte insonne si addormenta allietandoci con il suo russare!

Di sera parcheggiamo i camper di fronte a casa sua dove saremo graditi ospiti per la cena.

Luca prepara pasta con gamberi e lei e la sua famiglia, contribuiscono con cibi locali.

Intorno al tavolo si incontrano diverse nazionalità: noi italiani, Szymon polacco, Johnny un esule aramaico che vive in svizzera, un ragazzo indiano, uno afghano e ovviamente la famiglia di Manizheh. Si parla di politica, di religione, di turismo, insomma di tutto un po’ , è consolante vedere come sia facile superare certe barriere culturali, quando si ha un linguaggio comune, in questo caso purtroppo per noi, l’inglese!

Manizheh ci spiega che l’uso per le donne di portare la maschera è nato molti anni fa per difendere il viso dal sole cocente del deserto, mentre ora a questa pratica è stata data una componente religiosa.

Anche noi, osservando i programmi televisivi ci siamo accorti dei frequenti messaggi politico/religiosi tendenti ad esaltare l’onore patrio e religioso del paese e abbiamo scoperto che ultimamente è stata emanata una legge che limiterebbe agli iraniani di visitare i siti di Persepolis e Pasargandae, per far dimenticare al popolo le origini persiane esaltando al loro posto quelle arabe.

Ancora una volta i governi pretendono di cancellare il passato distruggendone le vestigia o riscrivendo la storia e purtroppo come si è visto fin troppo spesso, ci riescono!

 

Notte tranquilla e pacifica nel silenzio rotto solo dal miagolare dei gatti e il mattino dopo giorno 4 novembre, 6 mesi che Luca non fuma, ci rechiamo nella parte più verace del bazar, donne mascherate, visi antichi, sorrisi calorosi e anche qualche arrabbiatura quando Szymon fotografa donne  velate senza chiedere permesso.

Decidiamo di fermarci ancora un giorno in buona compagnia e partire solo domani.

Questa sera Luca preparerà la doverosa pizza italiana!

La cosa stranissima per noi, è che anche questa guida, non vuole essere pagata, tutto l’aiuto e l’accoglienza che ci da è per il piacere di condividere con noi un pezzetto del suo paese e della sua storia.

La pizza ovviamente riscuote un enorme successo, sia durante la preparazione per la quale Luca si fa aiutare da un ragazzino afgano che la famiglia di Manizheh ha praticamente adottato per farlo studiare, che ovviamente per la degustazione alla quale sono invitati amici e parenti in gran numero.

Lasciamo tutti a godersi la serata e noi ci ficchiamo sotto le lenzuola per goderci una bella dormita! 

 

Salutati tutti e ringraziati per la generosa e disinteressata ospitalità, si parte con un filo di tristezza, ma il viaggio continua e la prossima meta è l’Isola di Qeshm.

Le pratiche per imbarcarci sono più lunghe e complicate di quelle per il passaggio della frontiera, ma alla fine riusciamo a partire e dopo una traversata di mezz’ora, sbarchiamo, procurandoci l’ennesimo danno al camper: il gradino fra il battello e il molo è troppo ripido e noi urtiamo con il retro del parafango sull’asfalto, scheggiandolo un po’. Che dire, fra incidenti e strade pessime, stiamo collezionando numerosi “ricordi” di viaggio!

Insieme a noi si imbarca anche una famiglia che evidentemente sta traslocando, in mezzo alle masserizie, sbuca la testa di un cane, che si guarda intorno curioso, altro che trasportino per animali!

L’isola è desertica e ovviamente la nostra prima tappa è il mare dove ci fermiamo per la notte. La bassa marea è talmente “bassa” che per raggiungere l’acqua dovremo camminare almeno 500 metri e altri 500 per avere l’acqua alle ginocchia, però il giorno dopo ci troviamo il mare pulito e tranquillo a meno di 100 metri dal camper!

 

Oggi, lunedì 6 novembre, dopo aver visitato una valle spettacolare per le sue formazioni rocciose, aver immerso i piedi in una specie di laghetto con l’acqua dai colori brillanti a causa del  fondo ricoperto di sale, aver guadato un torrente e visitato le caverne di sale, anch’esse con pareti colorate, ci fermiamo nuovamente al mare circondati dal silenzio totale.

Dimenticavo, in questo percorso ad ostacoli abbiamo anche sacrificato la marmitta del generatore…tutte cose poco gravi ma mi sa che al ritorno in Italia, ne dovremo fare di manutenzione!

 

Per la prima volta in Iran vediamo una raffineria di petrolio, con tutte le cisterne di contenimento, ma dove saranno tutti i pozzi?

Oggi visitiamo una valle dove un fiume ha scavato le rocce in forme molto particolari, questo stesso fiume al momento scorre sotto terra e per mezzo di alcuni pozzi, riusciamo a prelevarne l’acqua per rinfrescarci dal caldo atroce malgrado sia novembre.

Un giro anche alla foresta delle mangrovie, che però ci lascia abbastanza indifferenti, siamo completamente affascinati dalle stranissime forme delle rocce per apprezzare la vegetazione che cresce nel mare!

La sera ci fermiamo in un posto dove grazie alle rocce del fondo, l’acqua è trasparente e limpidissima.

Lo spettacolo della luna piena che si riflette nell’acqua probabilmente è stato visto e apprezzato da molti di noi, nei luoghi più diversi del mondo, ma sapere che questo angolo di mare appartiene all’antica Persia, e che siamo ad un tiro di sputo da Dubai, crea un’atmosfera ancora più magica.

In più il nostro iperattivo compagno di viaggio, non contento delle corse e delle nuotate di primo mattino, si dedica in riva al mare a far ruotare delle luci colorate, creando cerchi concentrici e altre figure splendenti nel buio della notte.

 

Prima di lasciare l’isola, decidiamo di vederne un po’ il fondale.

Con un motoscafo raggiungiamo, un’altra isola conosciuta per la ricca fauna che popola il mare circostante.

In effetti riusciamo a vedere pesci multicolori  Luca e Szymon, anche tartarughe e un piccolo squalo che io mi perdo perché poco amante degli sport subaquei, sono ritornata al riparo sulla barca. Nel porto d’arrivo altro grande acquisto di pesce, che mangeremo questa sera sulla terraferma.

Stranamente il biglietto di ritorno del traghetto ci costa la metà dell’andata, ovviamente non riusciamo a capire il perché, ma siamo grati del risparmio!

 

Dopo una notte tranquilla il giorno 9 Szymon, parte per nuove avventure, desidera vedere le città che noi abbiamo già visitato all’andata, mentre noi vogliamo goderci ancora un po’ di mare.

Procediamo lentamente per questa costa, fermandoci nei posti che ci ispirano e scattando foto, ma quelle migliori ce le abbiamo nella mente, anche perché io non ho avuto la prontezza di riflessi e il tipico occhio del professionista di cogliere l’attimo… ad esempio avrei voluto fotografare il mulino a vento olandese piazzato in mezzo al deserto, oppure l’asinello con il carretto parcheggiato di fianco al nostro “futuristico” camper, due mezzi di trasporto agli antipodi. Ma anche le donne che battono all’unisono le spighe di riso per separare i chicchi dalla pula, oppure  la mandria di dromedari che incedono con passo regale sulla spiaggia.

Ma la foto che mi manca di più è quella della bicicletta del vecchio nomade iraniano che da 4 anni sta viaggiando per questi Paesi afflitti da sanguinosi conflitti e da rigidi regimi religiosi, incurante dei confini e della fatica. Si chiama Attila, sulla sua bici c’è tutto il suo mondo e con uno smartphone colleziona cartoline di viaggio. Ci siamo fatti una foto insieme, ma mannaggia non ho pensato di fotografare anche la sua incredibile bicicletta!

 

Comunque proseguendo lungo la costa ammiriamo paesaggi che non hanno nulla da invidiare alla Valle della Morte negli Stati Uniti, finalmente vediamo anche i pozzi di petrolio. In 30 chilometri di strada ne contiamo più di cento con immense raffinerie affacciate sul mare.

Lungo tutta questa costa ci sono quelle strane costruzioni coniche che ormai abbiamo capito essere cisterne d’acqua presumibilmente sorgiva. Ce ne sono un numero elevatissimo sia in prossimità dei paesi che disseminate nel deserto.

Ci fermiamo vicino ad una delle più grosse e preleviamo insieme ad un abitante del luogo un secchio di quest’acqua insolitamente fresca, lui la beve e poi si lava, noi non osiamo tanto!

Come sempre quando ci fermiamo, veniamo accolti dalla popolazione locale con inviti a cena, condivisione di bevande e di cibo e offerte di ospitalità in casa loro, a parte il dormire, accettiamo tutto ricambiando con caffè italiano e dolci fatti in casa, anzi in camper!

In genere nei loro discorsi non si respira un amore sfegatato per il regime religioso e molto raramente incontriamo donne che seguono felicemente l’imposizione del velo e quella di non toccare uomini che non siano della loro famiglia, anzi la maggior parte sono ben felici di stringere mani e farsi fotografare!

L’altra notte, alla 1,30 mentre stiamo saporitamene dormendo, bussano alla porta… sono due militari che con l’unica parola che conoscono in inglese ci dicono che il posto e “dangeros” e ci fanno capire di seguirli in un posto più sicuro.

Non è la prima volta che succede, anche se non così tardi, ci siamo resi conto che militari e polizia sono molto iperprotettivi con i turisti, per cui ci rifiutiamo gentilmente di muoverci.

Dopo una telefonata al loro capo e le solite foto amatoriali ci lasciano al nostro destino. Ovviamente visto che non siamo degli incoscienti, non riusciamo a riprendere subito il sonno perduto, chiedendoci quale pericolo ci sia in una tranquilla spiaggia isolata. Dopo circa 20 minuti sentiamo avvicinarci un furgone a luci spente… zitti e al buio spiamo i movimenti dalla finestra e vediamo una barca accostare alla spiaggia. Dopodiché il passaggio di numerose casse dalla barca al furgone e il parlottare neanche troppo sommesso delle varie persone al lavoro. In un quarto d’ora finisce tutto e sia barca che furgone se ne vanno per la loro strada.

Probabilmente abbiamo assistito ad uno scambio di contrabbando immagino di alcoolici, e l’esercito connivente non gradiva la nostra presenza!

Poi ovviamente sia i soldati che i contrabbandieri avranno capito che a due turisti italiani, poco importa dei loro traffici e hanno proseguito nello scambio. Certo che avrebbero potuto omaggiarci di un cicchetto, se non altro per scusarsi per il disturbo…non ci sono più i contrabbandieri di una volta!!!

Oggi 12 novembre giornata molto ventosa, nuvole di polvere si alzano dalla spiaggia e Luca tenta invano di togliere il grosso dello sporco che si è accumulato fuori e dentro il camper, quando lasceremo il mare servirà mezza giornata per liberaci da sabbia e polvere!

 

Dopo questa giornata esasperante ( io odio il vento!) riprendiamo il viaggio.

Percorriamo tutto il golfo allungando l’occhio verso i Kuwait ad un tiro di sputo da noi, poi scopriamo che c’è stato un forte terremoto fra Iraq e Iran a meno di 100 chilometri dalla nostra futura meta, ma questo non ci ferma, per cui viaggiando quasi tutto il giorno arriviamo a Shushstar.

Chilometri infiniti di deserto e poi nel giro di poco ecco ergersi le montagne e racchiuso in queste formazioni rocciose il paese con il suo stupendo “sistema idraulico storico”.

Dopo il deserto è bellissimo vedere tutta quest’acqua verde e pulita che scroscia in piccole e spumeggianti cascate.

Il tutto si vede benissimo dal ponte, per cui rinunciamo alla visita che ci costerebbe la bellezza di 10 euro a testa.

Visitiamo anche una casa storica sopravvissuta ai forti terremoti del passato e anche l’antico ponte sul fiume.

La notte la trascorriamo tranquillamente all’interno di un parco, cullati dai palleggiamenti di un tavolo da ping pong a beve distanza da noi.

 

La prossima meta è Cuoqua Zanbil, una Ziggurat risalente a 3000 anni fa, per lo meno così dice la Lonely Planet. Una vera delusione, veramente mal ricostruita e anche qui, non si parla neanche di entrare visto che il biglietto è sempre di 10 euro per persona, contro i 30 centesimi che pagano gli iraniani.

La consolazione è che anche questo sito si vede benissimo dal parcheggio.

Visto i grandi risparmi fatti in queste ultime due mete, decidiamo di pagare gli ennesimi 10 euro a persona per visitare il castello e il sito archeologico della città di Shush… beh, se vi dovesse capitare di passare da queste parti, non buttate via soldi!

Il castello è bellissimo e imponente visto da fuori, ma dentro è una specie di albergo a ore, o come dice Luca, una corsia dell’ospedale di Melzo.

Per quanto riguarda la “ricostruzione” della dimora elmita, che si trova nei pressi, ci vuole molta, ma molta fantasia!

Vuoi che il lavoro iniziato dai francesi non è mai stato ultimato a causa delle superstizioni locali, vuoi che proprio è rimasto pochissimo dei reperti archeologici, decisamente non vale la visita.

Ci fermiamo come al solito vicino al parco cittadino e come al solito vengono i militari che al “grido” di “dangerous, dangerous”, ci fanno spostare di fronte alla loro caserma. Questa volta sono stati irremovibili al punto di farmi parlare al telefono con un superiore che parla inglese. Sarà che siamo al solito tiro di sputo dall’Iraq, un altro paese considerato pericoloso?

 

Oggi 20 novembre siamo alle grotte di Ali Sadr. Prima di questo posto perso nel nulla più totale ci siamo goduti 3 giorni nella città che ci è rimasta un po’ nel cuore: Kashan.

Parcheggiati nella nostra piazzetta nel centro storico ci siamo dati ad un’ orgia di acquisti, in 3 giorni abbiamo speso quasi quanto 3 settimane in Iran, in moneta sonante circa 100 euro!!!

In questo periodo c’è una ricorrenza religiosa risalente alla morte di un loro profeta, forse è per questo che il paese è pieno di una moltitudine di donne nerovestite e i muezzin predicano dall’alto dei minareti praticamente giorno e notte. Passeggiando per il Bazar, si nota la fatica che fanno le donne per mantenere in posizione questo enorme lenzuolo che le copre totalmente, se devono usare le mani, lo tengono chiuso sul davanti con la bocca, mentre se parlano le mani sono occupate a trattenerlo, ergo, non possono fare contemporaneamente entrambe le cose!

Ovviamente non sono tutte così ligie alla tradizione, per cui si vedono anche donne con un semplice velo colorato che copre parzialmente la testa, il tutto senza creare scandalo alcuno.

Ci è capitato un episodio buffo in una lavanderia dove abbiamo portato le lenzuola e alcuni altri indumenti a lavare… il proprietario nel selezionarli e pesarli per dirci il prezzo si è accorto che c’era un paio di miei pantaloncini, ha prontamente rimesso tutto nella borsa e si è rifiutato di lavare il tutto!

Comunque in quasi due mesi che stiamo girando su e giù per questo bellissimo paese, sono stati rarissimi gli episodi di rifiuto legati alla religione, anzi al contrario abbiamo riscontrato un’apertura mentale veramente notevole per una popolazione abbastanza isolata dal resto del mondo occidentale.

Ieri prima di partire per le grotte, abbiamo condiviso pizza e focaccia con Szymon che ci ha raggiunto insieme ad un’amica da cui è ospite ad Esfahan e a una famiglia di francesi, che come noi sta girando per il mondo con un camper: Elodie, Miguel e i loro 2 figli Lola e Pablo. Due ore di conversazione e di scambio di idee in 3 lingue diverse, bellissimo!

Dopo pranzo siamo ripartiti per suddividere la lunga tappa di più di 400 chilometri fermandoci per la notte presso un area di servizio con centro commerciale di lusso nei pressi di Qom.

Parcheggio tranquillo con servizio d’ordine a garantire il nostro sonno!

Oggi lunedì, dopo una lunga tappa abbastanza noiosa attraversando migliaia di ettari di campi arati di fresco in preparazione della prossima semina, siamo arrivati ad Ali Sadr. Per essere una meta turistica non c’è un cartello indicatore che ci dica dove sono queste benedette grotte, chiediamo a più persone che ci guardano assenti…ma insomma, è un paesino sperso nel nulla la cui unica prerogativa sono queste grotte e nessuno sa dirci niente? Finalmente una macchina della polizia ci scorta all’entrata, nessuno parla una parola che non sia il farsi, ma alla fine riusciamo a farci capire, ci lasciano fermare per la notte nel cortile interno e domani  visita alle grotte, anche se anche qui il costo non è indifferente, considerato il posto.

Mi dimenticavo, ad una stazione di servizio lungo la strada un camionista ci ha regalato 70 litri di gasolio…con il prezzo del gasolio italiano abbiamo recuperato le spese “folli” fatte a Kashan!! 

 

Siamo a 2.000 metri e si sente! L’aria fredda e tagliente ci ricorda che presto dovremo tornare in Europa…entriamo nelle grotte abbastanza titubanti il prezzo è di 9 euro a persona e non vorremmo rimanere delusi.

Che meraviglia!!!

Dopo un primo momento di disorientamento visto che siamo gli unici visitatori di un complesso chiaramente pensato per centinaia di persone, ci consegnano un giubbetto salvagente, ci caricano su una barchetta e trainati da un piccolo uomo in pedalò, incominciamo il nostro viaggio alla scoperta delle grotte.

Circa 600 metri in barca, un chilometro a piedi e un altro chilometro ancora in barca.

Stalattiti e stalagmiti di diversi colori in base alla concentrazione di minerali dell’acqua, massi caduti milioni di anni fa, acqua limpida e quasi tiepida rispetto alla temperatura esterna, luci che si accendono al nostro arrivo e si spengono dopo il nostro passaggio.

Il tutto come ho detto in completo silenzio e solitudine.

Visto il numero delle sedie nella sala d’attesa all’ingresso e il numero delle barche presumo che in certi periodi dell’anno il posto si riempia di turisti festanti, di conseguenza penso che perda molto del suo fascino, ma così come lo abbiamo visto noi, merita senz’altro una visita.

Di nuovo in viaggio per accorciare la strada per Tabriz, di nuovo attraversando immensi panorami di campi appena arati e montagne multicolori e alle prime luci del crepuscolo ci fermiamo in un’area di servizio per dormire.

 

Ripreso il viaggio a meno di 100 chilometri dalla città ecco che inizia a nevicare, si proprio nevicare, una vera tempesta di neve che in breve tempo ricopre le strade e i campi circostanti. Siamo sempre ad alta quota, ma proprio non ce lo aspettavamo di trovare la neve!

Per 30 chilometri rimaniamo circondati da un turbine bianco che poi per fortuna si trasforma in una leggera pioggerellina e arrivati a Tabriz il vento a spazzato tutte le nubi e ritorna il sole…ma non il caldo!

Ci fermiamo in un campeggio libero trovato su IOverlander e consigliatoci caldamente da Migel ed Elodie, appositamente dedicato ai turisti itineranti da parte della città e a circa 4 chilometri dal Bazaar.

In effetti è perfetto, acqua, bagni, un parco con attrezzi ginnici (come quasi tutti i parchi in Iran), recintato e con guardie, molto meglio dell’Algoli Park.

 

Il giorno dopo ci vede ancora in giro per Bazaar, ma ormai abbiamo quasi completato la “lista dei desideri”, per cui non abbondiamo nelle spese.

In compenso facciamo un buon pranzetto tipico nel solito bugigattolo un po’ fetido all’interno del mercato. Il piatto si chiama “del o jigar” e praticamente è un misto di frattaglie, pezzetti di trachea e di grasso cotti con cipolle, pomodori e un pizzico di peperoncino, prezzo 60 centesimi, ma veramente gustoso!

In serata ci raggiungerà nuovamente Szymon con una amica di Teheran, non c’è che dire, durante il suo viaggio a infranto parecchi cuori!

Nel frattempo ecco arrivare un signore in bici, è basco e si chiama Lorenz. Da 30 anni gira il mondo in bici, in effetti ha già circunnavigato il globo 2 volte, ha 56 anni ma decisamente è molto in gamba. Normalmente dorme in tenda e c’è da ammirarlo perché ormai qui la temperatura si è abbassata parecchio e inoltre oggi c’è un vento che taglia le orecchie!

Lo invitiamo a cena per risparmiargli un po’ di freddo, ma preferisce rimanere a “casa sua” per timore che gli rubino qualcosa… strano ci ha detto che in tutti questi anni non gli è mai capitato niente di brutto eppure teme i furti in un parcheggio chiuso e custodito. Forse gli è sempre andata bene proprio per la sua prudenza!

Quando Szymon e la sua amica ci raggiungono a cena, Luca ha una bella sorpresa: la ragazza ha portato un litro di vino fatto e imbottigliato da suo padre, a detta degli intenditori, veramente buono…sarà la lunga astinenza?

Ovviamente sia lei che la sua famiglia non sono grandi sostenitori della religione di stato.

Alla nostra domanda del perché dell’obbligo del velo, lei ci racconta che un loro profeta, ha ricevuto un messaggio da Dio, il quale gli ha detto che la donna emana delle “radiazioni” che inducono l’uomo a ragionare con il pisello, anziché con la testa… da qui la necessità di coprire tale fonte di distrazione! Solo dopo, per indorare un po’ la pillola e rendere meno dura l’imposizione, hanno detto che la donna che si copre è come una perla chiusa nell’ostrica che ne mantiene inalterata la purezza…sarà, ma non mi sembra una gran consolazione!

 

Venerdì 24novembre: neve!

Meno 1° ma percepita meno 8, persino Luca si compra un paraorecchie nel Bazaar che questa mattina è praticamente deserto!

Nevica veramente tanto e mentre le strade sono ancora pulite, dove c’è l’erba ormai rimane  un bello strato. Ma come è possibile quando sono fiorite ancora delle splendide rose, petunie di ogni colore, vicine ai cavoli ornamentali e crisantemi? E solo 2 giorni fa ho visto un cespuglio di caprifoglio in fiore e un’aiuola di viole del pensiero. Come fanno a coesistere fiori primaverili, con fiori autunnali, in mezzo alla neve? E tale nevicata non deve essere neanche uno spettacolo così insolito visto che le persone non sembrano essere stupite.

Malgrado il freddo le persone passeggiano tranquillamente, mentre stiamo camminando tutti e quattro, una macchina si ferma improvvisamente e ne scende una signora molto abbondante coperta dal solito velo nero. Senza fare molti complimenti, mi abbranca per un braccio e dice alla sua amica scesa dopo di lei di farci una foto. Tutta contenta, trascina fuori dalla macchina anche i tre figli piuttosto intimiditi e alquanto riluttanti e inizia una nuova sessione fotografica, nel frattempo mi palpeggia e mi abbraccia tutta contenta per la mia disponibilità, dopo di che riprende la prole e risale in macchina ringraziando e salutando… abbiamo riso per mezz’ora ripensando alla sua irruenza sia nel fermare me, sia nell’estrarre i figli dalla macchina!

Dopo un’altra mangiata di frattaglie, mentre l’amica che è vegana si accontenta di patatine fritte e ketchup, ce ne torniamo al camper, sì la neve è un bello spettacolo per noi che non la vediamo da più di 4 anni, ma siamo anche abituati a vivere dallo stesso tempo sempre al caldo, per cui il freddo ci paralizza!

 

Il 25 si parte per la frontiera, domani ci scade il visto e per non rischiare ritardi è meglio partire con un giorno di anticipo e come si vedrà facciamo bene!

Una piccola premessa di tipo meccanico: il nostro camper è montato su un camion. I freni del mezzo, più altre cosucce sparse, per poter funzionare hanno bisogno di aria che viene prodotta da un compressore quando il motore è acceso e viene immagazzinata in un particolare serbatoio e distribuita per mezzo di tubi ai vari impianti.

Senza aria il camper non parte…

Siamo partiti dall’Italia che già avevamo problemi di perdite su questo circuito, nel corso del viaggio 2 o 3 volte abbiamo rattoppato artigianalmente dei tubi che si erano disconnessi, ma dall’India in poi il problema si è aggravato a causa di un’ulteriore perdita massiccia da una valvola vicino al motore.

Questo problema ci obbligava a tenere acceso il motore almeno 10 minuti prima di partire tutto ciò ogni volta che spegnevamo il camper.

Finito questo escursus meccanico veniamo al dunque!

Questo e altre piccole riparazioni dovevamo farle ad Istambul, da un amico di Szymon, ma purtroppo il camper non ha retto, poco dopo Tabriz i freni si bloccano, la cabina si riempie di un fumo acre e dobbiamo usare l’estintore per spegnere un principio di incendio…

Ma non tutto il male viene per nuocere!

Siamo in un grosso paese, proprio nella strada dei meccanici, subito si mettono al lavoro sul camper, due officine (qui ogni officina è specializzata per fare una cosa sola) 2 ore per ogni officina, diversi pezzi cambiati, il tutto per 60 euro…ma a voler insistere, perché in realtà uno dei meccanici non solo non voleva essere pagato, ma anzi avrebbe voluto invitarci a casa sua per mangiare e dormire!!!

Un lavoro che in Italia ci sarebbe costato 400 euro, ma soprattutto un lavoro che in Italia non sono riusciti a farci…

Ripartiti dal paese, dopo pochi chilometri sentiamo ancora puzza di freni bruciati, noooo!

E invece è un camion che davanti a noi ha lo stesso nostro problema, meno male, ma che spavento!

Comunque giornata persa e per fortuna abbiamo anticipato di un giorno il ritorno.

 

Il 26 ci vede in frontiera. 20 minuti per passare quella iraniana e un’ora e un quarto per quella turca, ma tutto benissimo.

 

 

  

 

Consigli e considerazioni aggiuntive

Come ho detto in precedenza, l’assicurazione per il mezzo in Iran sarebbe obbligatoria, dico sarebbe, perché in realtà provenendo dal Pakistan, nessuno ce l’ha chiesta.

Comunque, normalmente sulla carta verde è incluso anche l’Iran, purtroppo all’andata mi sono fidata di quello che mi ha detto l’assicuratore, ossia che l’Iran non era compreso, e l’abbiamo fatta in frontiera. Al ritorno sono stata più previdente e ho controllato personalmente, constatando che in effetti c’è copertura anche per questo Paese…soldi buttati!

Attenzione alle strade, perché soprattutto al sud in prossimità dei paesi ci sono numerosissimi e notevoli dissuasori spesso non segnalati, se ne si prende uno un po’ velocemente si decolla!

Ovviamente il metodo di guida, pur essendo decisamente meglio di Pakistan, India e Nepal, risente di una certa autonomia, ad esempio si nota una sostanziale riluttanza a viaggiare tra le righe e uno spiccato bisogno di sorpassare ovunque!

Ci avevano parlato male del sud dell’Iran, descrivendocelo, gli stessi iraniani del nord, come un posto arretrato e fondamentalista, in realtà a parte la zona confinante con il Pakistan, abbiamo trovato persone molto aperte e curiose di conoscerci. E’ vero che ci siamo sempre fermati in spiagge lontano dai paesi e questo mi ha permesso di fare il bagno senza la muta da palombaro, ma anche nelle città, nessuno mi ha guardato male le a volte dimenticavo il velo o tenevo le maniche troppo corte.

 

Che dire? Ci dispiace veramente tanto lasciare questo Paese, bellissimi posti ma soprattutto bellissime persone, aperte, generose e disponibili!

 

Uscita: 26 novembre 2017

CHILOMETRI  PERCORSI:  4.696

SPESE:    777  EURO

 

 

TURCHIA 2° PARTE

Entrata: 26 novembre 2017

 

Eccoci nuovamente in Turchia, la dogana iraniana come sempre è stata efficientissima, mentre quella turca a differenza della precedente, ha lasciato molto a desiderare: niente indicazioni, nessun incaricato che ci guidasse per i meandri dei vari uffici, comunque dopo numerosi timbri, lo scanner del camper e un rapidissimo controllo visivo, siamo fuori.

Il paesaggio che ci accoglie ovviamente non è molto diverso da quello iraniano, splendide montagne, questa volta coperte di neve e in lontananza si erge il famoso e tanto conteso Monte Ararat.

Chi l’avrebbe mai detto che l’acqua durante il diluvio universale ha raggiunto tali vette?

A circa 25 chilometri dalla frontiera, ci prendiamo un’oretta per visitare il palazzo di un Pascià: Ishak Pasa Sarayi.

Costruito in una posizione veramente panoramica e circondato dalle montagne innevate è un vero e proprio spettacolo, poco distante anche i ruderi di un piccolo castello quasi mimetizzato nella roccia fanno la loro piccola apparizione, è valsa proprio la pena questa piccola diversione dalla lunga strada che ci divide da Istambul.

Dopo aver attraversato una catena montuosa altitudine 2.000 metri, circondati dal bianco abbagliante della neve e dopo aver ammirato un tramonto su tali cime, ci fermiamo a dormire presso la solita area di servizio.

 

Sempre in viaggio, ma questa volta sosta a Amasya. Apparentemente è una città senza nessuna attrattiva, ma di sera quando tramonta il sole, le montagne che la sovrastano si riempiono di luci soffuse. Non abbiamo capito cosa viene illuminato, ma comunque è tutto molto suggestivo!

Nota dolente: facciamo un prelievo ad un ATM e per il massimo che ci permettono di prelevare, 65 euro, ci rubano ben 3,50 euro di commissione!

La cosa mi rode parecchio!

 

Altra sosta notturna presso una stazione di servizio e finalmente mercoledì 29 arriviamo a Istambul.

Siamo diretti ad una officina Iveco per risolvere gli altri due importanti problemi del camper, ossia la sostituzione del finestrino rotto in Nepal e la sistemazione delle portiere da cui entra acqua quando piove…e per fortuna è piovuto solo 2 volte in tutta la durata del viaggio!

Dopo parecchi fraintendimenti, con l’aiuto di varie telefonate ma soprattutto con Google Traslator, riusciamo ad intenderci e approfittando dei prezzi che sono meno della metà di quelli italiani, cambiamo anche le 2 gomme davanti, vari filtri, olio, ecc. ecc. Insomma una bella manutenzione che servirà per partire tranquilli per la nostra prossima meta: il Sudamerica.

Dormiamo nell’officina al sicuro grazie alla presenza non solo del guardiano, ma anche di due cani alti come cavalli che pattugliano frequentemente il parcheggio.

 

Giovedì e venerdì invece, dopo aver parcheggiato in riva al mare, vicino al centro storico della città, girovaghiamo qui e là rivedendo posti già conosciuti e scoprendone altri. Questa è la terza volta che visitiamo Istambul e a costo di ripetermi devo proprio ammirare gli stupendi giardini, i piccoli parchi e la pulizia di una città in cui vivono ufficialmente più di 12 milioni di abitanti, senza contare turisti e presenze non ufficiali.

Passeggiare per le sue strade è veramente bellissimo. La temperatura è discreta e di sera in riva al mare e sui ponti ci sono un’infinità di pescatori che gettano le loro lenze illuminati dalle molteplici luci della metropoli.

E poi “udite, udite”… per ben 2 sere sono uscita a passeggiare!

Per chi non mi conosce, non sembrerà una grande notizia tale da giustificare questo annuncio, ma i miei più cari amici si ricordano senz’altro che io a mo’ di gallina, quando tramonta il sole, fossero anche le 5 di pomeriggio, amo chiudermi nella mia casetta, o camper che dir si voglia e con un bel libro in mano aspettare il momento di fare la nanna.

Ed invece devo dire di aver apprezzato questi giri notturni, le grandi moschee illuminate, i larghi viali e i parchi ancora pieni di vita, passeggiando mano nella mano con Luca come due fidanzatini.

 

Dopo due notti a Istambul ci spostiamo ad Edirne. Secondo Szymon è una città senza nessuna attrattiva, ma a noi è piaciuta fin dalla prima volta che siamo venuti in Turchia e ancora una volta non ci delude.

Certamente anche qui si vede l’impronta di modernità che ha trasformato questo immenso Paese, però la sua moschea con i 4 minareti e l’area pedonale che la circonda sono gradevolissime per una bella passeggiata diurna e notturna…e sì oramai ci sto prendendo gusto.

Spendiamo gli ultimi soldini turchi e Luca si fa tentare e acquista ad un terzo di quanto ci sarebbe costato in Italia, un bel paio di occhiali con lenti da vista polarizzate e l’attacco magnetico per quelle da sole…finalmente ci vede benissimo!

 

Domenica 3 dicembre lasciamo definitivamente la Turchia, con molto dispiacere per entrare in Bulgaria dove ci aspettano altre avventure!

 

Uscita: 3 dicembre 2017

CHILOMETRI  PERCORSI:  2.156

SPESE:    1.070  EURO

 

 

BULGARIA 2° PARTE

Entrata: 03 dicembre 2017

 

“L’abbandono dei cani prevede pene pecuniarie ed un  eventuale periodo di detenzione”

Tutti si preoccupano dell’abbandono dei cani, ma chi si preoccupa dei camionisti abbandonati?

Prima di arrivare alla frontiera fra Turchia e Bulgaria incontriamo una fila ininterrotta di camion lunga 15 chilometri e altrettanti dalla parte bulgara.

Trenta chilometri di TIR uno attaccato all’altro in attesa di passare il confine. Facce stanche, uomini di una certa età, tavolini improvvisati con poche vettovaglie. Nessun bagno o negozio per prendere qualcosa una vera desolazione.

Sarà che ripenso a quando Luca faceva lo stesso mestiere, ma mi viene una gran tristezza per questi autisti che viaggiano in condizioni precarie per giorni e poi vengono messi in attesa di controlli superficiali e discontinui, pagati poche lire e trattati come bestie.

Continuiamo il nostro viaggio con questi tristi pensieri fino a raggiungere Hisarija, un paese di origine romana con terme di acqua calda.

Non ci lasciamo scappare l’opportunità di tuffarci in una piscina di acqua termale presso l’hotel Augusta, e lasciarci cullare per tutto il pomeriggio. La sera dormiamo nel parcheggio dell’hotel.

 

Lunedì, dopo aver visitato una tomba romana, stranamente ubicata vicino al cimitero del paese, ci rechiamo a Plovdiv presso l’officina Iveco per sistemare ancora 2 o 3 cosine del camper…e qui succede il guaio!

Un meccanico incompetente ci mette le mani e da quel momento in poi nulla più va bene. Tutta la parte elettrica del camper va in tilt. Dopo 3 ore di attesa ce ne andiamo infuriati, fermandoci un rivenditore di camper, riusciamo a risolvere il guaio, ma solo quando ci fermeremo nella nostra prossima meta Silvigrad, ci accorgeremo che il cortocircuito creato dall’incompetente ha messo fuori uso anche le stufe, pessima cosa visto che giusto oggi la temperatura si è abbassata notevolmente.

Non aggiorno il nuovo corollario di invettive ideato da Luca, appena si sistema una cosa, non ne funziona un’altra, a questo si aggiunge il buio e un vento gelido che porta anche qualche fiocco di neve, ma dove sono finiti i 22 gradi che c’erano miracolosamente fino a ieri? Dulcis in fundo, finisce anche il gas, insomma non c’è pace!

Dopo due buone orette di lavoro condito con imprecazioni, Luca riesce a sistemare il tutto e finalmente ci godiamo il meritato riposo al calduccio.

Siamo ospitati in un parcheggio per TIR abbastanza indecente, ma è indispensabile collegarci ad una rete elettrica per ricaricare totalmente le batterie dei servizi, per cui circondati da almeno una decina di cani che per fortuna di notte non abbaiano, passiamo una notte tranquilla.

 

Questa mattina siamo a caccia di un’altra piscina di acqua termale visto che questo paese è uno dei più famosi della Bulgaria per le sue fonti minerali.

Troviamo ospitalità presso la piscina dell’albergo Grand Hotel Velingrad ed è una giornata di tutto riposo. Piscina Jacuzzi, con acqua caldissima, grande piscina con acqua tiepida ed infine per i più coraggiosi anche due piscine all’aperto. Luca si arrischia a mettere un piede fuori, ma rientra di corsa congelato!

Anche questa sera siamo già nel mondo dei sogni entro le 21,30.

 

Sofia, la nostra prossima meta è gelida!

Incontriamo due italiane che sono in missione di apostolato per i Testimoni di Geova che ci illustrano un po’ le bellezze della città e ci dicono che siamo fortunati, perché la settimana scorsa c’erano -11 gradi, per cui i 3 di oggi sono una temperatura quasi primaverile!

Il vento ci taglia le orecchie anche se coperte, il naso ormai è a livelli di congelamento e io soffro ogni volta che devo fare una foto, perché il telefono non funziona con i guanti!

Però riusciamo a vedere qual cosina, la basilica, la chiesetta russa, le rovine romane e anche i mercatini di natale con tutte le loro prelibatezze.

Dopo 4 ore di cammino però ci ritiriamo volentieri nel nostro camper con la stufa accesa a tutto gas, solo Luca è costretto a ritornare ben 2 volte in un negozio dove abbiamo comprato un adattatore di corrente per il camper che purtroppo non funziona.

 

Ormai inizia il ritorno, lasciamo la Bulgaria con un sole splendido e un cielo azzurro e un clima gelido ed entriamo in Serbia trovando la nebbia…nooo, che brutto!

Fra Serbia, Croazia e Slovenia vediamo un’infinità di falchi appollaiati sui pali che costeggiano l’autostrada e in Slovenia incomincia a nevicare abbondantemente.

Entriamo in Austria attraversando un passo innevato che anticipa il crepuscolo, non siamo sicuri di percorrere la stessa strada dell’andata, ma quando raggiungiamo il piccolo campeggio che ci aveva accolto ormai 6 mesi prima, siamo felicissimi. Posteggiato in mezzo alla neve c’è già un camper di italiani a cui poco dopo se ne aggiungerà un altro di due giovani e simpatici camperisti con il loro mezzo appena acquistato, non certo il clima migliore per metterlo alla prova!

Il proprietario ci accoglie con una birra gelida contento di rivederci e il giorno dopo si riparte attraversando altri paesi completamente innevati con sciatori che sfrecciano da ogni lato.

 

L’appuntamento è alle 23 all’aeroporto di Monaco per prendere Dario e Nicole che rientrano dalle Canarie, ovviamente arriviamo puntualissimi ed emozionati dopo sei mesi di lontananza.

 

Due giorni a Monaco fra terme e mercatini di Natale e poi via a casa dei genitori di Remo per consegnare le valige che ci hanno affidato. Loro purtroppo sono ancora fermi in Azerbaijan e rientreranno molto lentamente a casa, abbastanza provati dal lungo, freddo e costoso viaggio intrapreso da quando ci siamo lasciati.

I genitori e la sorella ci accolgono con entusiasmo e vorrebbero che ci fermassimo a mangiare e dormire, ma a parte la difficoltà di comunicazione, loro parlano solo tedesco, abbiamo anche fretta di ritornare in Italia visto le pessime previsioni del tempo.

In Svizzera facciamo una larga deviazione sul percorso di andata perché sembra che siano scesi oltre 70 centimetri di neve e le strade siano molto sporche, comunque malgrado i chilometri in più alle 20,30 siamo a Sala al Barro a salutare gli amici e il fratello e il giorno dopo a Badile per riabbracciare la figlia.

 

 

Che dire di questa prima parte del viaggio?

In cifre abbiamo speso:

9.970 euro (di cui 1.995 solo per i 12 giorni passati in Italia per il visto)

28.350 i chilometri percorsi

5 ammaccature in più sulla carrozzeria del camper

190 giorni (più o meno) in viaggio

12 i Paesi attraversati e in parte visitati

10 chili in più presi da Luca negli ultimi 2 mesi

7 mesi senza fumare (sempre Luca)

1 chilo perso da me (si vede chi ha fatto veramente fatica!!!)

 

 

Per quanto riguarda il camper si è comportato abbastanza bene su tutti i percorsi dal deserto, alle alte quote ed infine sulla neve, certamente ha riportato qualche piccola ammaccatura, ma per essere così vecchiotto e di dimensioni importanti direi che è stato affidabile.

A voler fare una graduatoria di gradimento, ovviamente del tutto soggettiva, direi che il Paese che ci è piaciuto di più è stato l’Iran seguito dalla Turchia, ultima in assoluto l’India, che per Luca soprattutto è stata una delusione a 360 gradi!

Penso che non ci tornerà neanche a pagarlo!

 

Il 19 gennaio dovremmo ripartire per il Sud America su una nave della Grimaldi ma per mezzo di Seabridge.

Partenza da Antwerp e arrivo a Montevideo, presumibilmente il 23 febbraio.

Noi pochi giorni dopo l’imbarco del camper voleremo a Montevideo e lo aspetteremo la, al caldo, approfittando per visitare i dintorni zaino in spalla.

Questo mesetto circa di attesa invece lo trascorreremo con parenti e amici e preparandoci per il nuovo viaggio.

 

Per chi fosse interessato alle nostre avventure,  necessita di consigli o vuole vedere qualche foto può seguirci sul nostro sito camperworldtour.com o scriverci a questa mail: hakunamatatatour2017@gmail.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Curata da:
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Cinzia
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