il mio giro del mondo

 

Partiamo dal principio e chiediamoci come possa venire in mente ad una persona di compiere un'esperienza di vita come il giro del mondo.

Nei paesi anglosassoni il cosiddetto “GAP YEAR”, o anno sabatico, è quasi una tappa obbligatoria nel percorso di vita di una persona: c’è chi parte una volta finiti gli studi oppure chi, dopo aver accumulato un bel gruzzoletto, lascia il lavoro per andarsene in giro per un anno.

In Italia, sono ancora molti i freni culturali che impediscono di intraprendere esperienze come queste. Esperienze che permettono di ampliare il tuo orizzonte mentale attraverso scambi culturali con civiltà diverse dalla tua .

Il mio progetto del “giro del mondo” ha avuto inizio nell'estate del 2007, circa un anno e mezzo prima della partenza.

Non mi potevo ancora definire “un viaggiatore”, ancora non era esplosa in me la voglia di conoscere il mondo. La parola “Backpacker” era ancora sconosciuta nel mio vocabolario ed il termine “ostello” faceva rabbrividirmi solo al pensarci. 

Ero tornato da pochi mesi da un viaggio fantastico negli Stati Uniti d’America: ventitré giorni in giro per la costa est e la costa ovest. Un viaggio reso unico, soprattutto, dalla partecipazione alla “ING NEW YORK CITY MARATHON”, la maratona più famosa al mondo.

Correre quella maratona è stata un'emozione forte e indimenticabile. Percepire il calore della città, sentire più di un milione di newyorkesi incitarti per tutti i 42,195 km, per un giorno mi sono  sentito come un eroe.

Ecco volevo qualcosa che a livello di emozioni superasse l’esperienza americana, un emozione che durasse nel tempo, quasi all’infinito. È stato allora che mi sono detto: Quale cosa migliore se non il sogno di tutti i viaggiatori … il giro del mondo!

 

L'idea iniziale non prevedeva altro che toccare le principali città mondiali: New York, Las Vegas, Città del Messico, Buenos Aires, Sidney, Pechino, Shangai e Tokyo.

Sono iniziate le prime letture su internet, iniziavo a confrontare i prezzi dei voli e gli alberghi sui maggiori portali di viaggi, girovagavo nel mondo del web non avendo ancora un’idea ben precisa.

Fino a quando non scoprii ciò che diede una svolta fondamentale al mio progetto di viaggio: il biglietto “Round The World” (RTW).

Ancora oggi, quando racconto la mia avventura, le prime domande che mi vengono poste sono: Cos’è il biglietto RTW? Esiste veramente un biglietto per il Giro del mondo? Ebbene si! Eccovi una piccola spiegazione di cos’è e come funziona.

Si tratta di un biglietto particolare, frutto dell’alleanza tra compagnie aeree - la Star Alliance (Lufthansa, Singapore Airlines, TAP, Swiss Air, Air New Zeland, Thai), la Sky Team (Alitalia, Aifrance, Continental Airlines, KLM, Delta, AeroMexico) e la Oneworld (British Airways, Iberia, LAN, Japan Airlines, Qantas, American Airlines) - che ti consente di volare intorno al mondo nelle rotte da loro servite.

I prezzi partono dai 2.500 euro in su ma si può risparmiare rivolgendosi ad agenzie di viaggio specializzate (soprattutto Londinesi) che offrono pacchetti precostituiti. La tariffa è determinata dalle miglia complessive percorribili oppure, come nel mio caso, dal numero di continenti visitati e, naturalmente, dalla classe scelta.

Si può procedere solo in una direzione, verso Est o verso Ovest, non si può mai tornare indietro ed è utilizzabile in un arco di tempo racchiuso tra dieci giorni ed un anno. Al momento dell'acquisto del biglietto i voli devono essere scelti con data ed orario preciso, ma è pur sempre possibile spostarli a proprio piacimento e gratuitamente in base alla disponibilità del posto e del giorno.

Una volta scoperta la possibilità di girare il mondo con un solo biglietto aereo e con costi contenuti, il progetto e l'organizzazione subirono un profondo cambiamento. Ogni giorno consultavo siti di viaggi indipendenti e forum di viaggiatori “fai dai te”, tra cui anche lo stesso Vagabondo, le città ed i percorsi cambiavano di giorno in giorno.

05 novembre 2008 ore 00:14. Ancor’oggi ho la mail conservata. L’American Airlines mi manda via posta elettronica la conferma del biglietto con la lista di tutti i voli prenotati e l’avvenuto pagamento: 2.655 euro. Finalmente il mio giro del mondo era pronto: Roma – Rio de Janeiro – Santiago – Ushuaia – Puerto Natales – El Calafate – El Chalten – Iguazu - Buenos Aires – Sidney – Cairns – Ayers Rock – Adelaide – Melbourne – Queenstown – Rotorua – Auckland – Bangkok – Ko Samui – Kyoto – Tokyo - Roma.

In quell’istante il mio stato emotivo subì un profondo cambiamento, nemmeno io credevo che quel sogno si fosse finalmente realizzato. Un anno trascorso su internet a cercare, vedere, capire dove andare, cosa portare, cosa visitare, i mezzi, i rischi, le vaccinazioni, permessi, visti, assicurazione, guide turistiche, alloggi e ogni giorno ripetevo sempre la stessa domanda ….” sto dimenticando qualcosa?”

 Tutti ne erano a conoscenza di questo viaggio, amici, parenti, colleghi, era da tempo che ne parlavo ma non avevo dato ancora nessuna certezza, nessuna data, nessuna conferma, tutto era rimasto molto aleatorio.

In pochi credevano che sarei partito veramente, tra questi mia madre che, in cuor suo, ha sperato fino alla fine che rinunciassi all’idea.

Ma quel giorno finalmente potevo dire la famosa frase che rende orgogliosi tutti i viaggiatori: “Sto partendo!”

Lo stress e le preoccupazioni aumentavano sempre di più con l’avvicinarsi della partenza, era il mio primo viaggio da Backpacker, avevo ancora pochissima esperienza, non avevo scoperto ancora quel mondo di cui oggi ne faccio felicemente parte.

 

17 gennaio 2009 il “Ciclone” ebbe finalmente iniziò. Eh si! Perché è così che lo chiamo. Un ciclone che ti travolge per tutta la durata del viaggio che si ferma solo nel momento in cui rimetti piede in patria.

Un vortice di emozioni, stati d’animo che si susseguono uno dopo l’altro, è un continuo cambiare di culture, popoli, continenti, paesaggi, stupore, eccitazioni e senso di libertà. Ecco la differenza tra il Giro del Mondo e qualsiasi altro tipo di viaggio.

Sono passato dal sole di Rio de Janeiro ai ghiacciai della patagonia, dal deserto australiano al tramonto sulla grande barriera corallina, dal brivido dello skydiving in Nuova Zelanda a mangiare sushi e spaghetti con le bacchette in mano. Tutto ciò in unico viaggio.

Un viaggio stressante, sia fisicamente che mentalmente, i ritmi sostenuti sono stati abbastanza alti, quasi ogni 3 giorni ero lì a fare le valigie, prendere aerei, treni o autobus e a cambiare ostello.

Tanti sono stati i viaggiatori incontrati sul mio percorso che, come me, soli con zaini in spalla e scarpe da trekking girovagavano per il mondo, viaggiatori con i quali ho condiviso una parte del viaggio, che si differenziavano tra loro per età e provenienza.

L’“andare da solo” lo trovo un aspetto fondamentale per chi volesse intraprendere questo tipo di avventura. La necessità di socializzare, l’esserne in un certo senso costretto, ti portano a conoscere persone di cultura, religione e nazionalità diversa, confrontarsi con loro e discuterne degli aspetti positivi e negativi, ed è questa la cosa più bella: “incontrare il mondo”.

Quando sono partito le aspettative erano sicuramente alte ma quando sono tornato non avrei mai immaginato che quell’esperienza mi avesse dato così tanto da subirne anche le conseguenze.

Pensavo che al rientro le difficoltà maggiori fossero finite, ma ora invece veniva la parte più difficile: ritornare alla propria quotidianità.

E come se tutto di un tratto la tua vita si fosse rimpicciolita, ti senti come un cane in gabbia, come un animale in un recinto, avevo passato mesi di totale libertà da tutto e da tutti, la libertà di girare il mondo come e quando volevo, la libertà di non avere obblighi con niente e con nessuno.

 

Il primo periodo ancora non mi resi conto a cosa sarei andato incontro, era appena tornato, felice di raccontare a tutti gli amici, parenti e colleghi ciò che avevo provato e vissuto in questi fantastici giorni.

Ma quando poi tutto rientra nella normalità per me era diventato impossibile tornare  quello di prima.

La mia testa aveva subito un notevole cambiamento, come se tutta d’un tratto qualcuno avesse tirato una cerniera e l’avesse scoperchiata, è quello che succede alle persone che amano viaggiare (diverso invece è l’andare in vacanza), solo che a me è successo tutto in una volta.

Vedi le cose in maniera totalmente diversa, dagli affetti al lavoro, dagli amici alla vita quotidiana di tutti i giorni, ti trovi spesso a non essere compreso e capito nel modo di vedere le cose e di ragionare e molto volte pensi di non riuscire a spiegare bene i tuoi pensieri. E lì che ti senti quasi un estraneo che quel mondo tutto di un tratto non ti appartenesse più. All’inizio fu difficile digerire o abituarsi a tutto ciò.

Durante quel viaggio fui contagiato da un virus che ancor’oggi non è stata trovata una cura: “il virus del viaggiatore”. Una malattia che riesce ogni volta che finisce un viaggio e scompare quando ne stai per organizzare un altro.

La mia vita da allora è cambiata, ho continuato e sto continuando a girare il mondo.

Quello che mi ha dato questo viaggio (oltre che a diventare un Vagabondo DOC) lo si può capire solo facendolo.

Curata da:
Luoghi visitati:
Antonio Gallo
Quando:
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