Fidarsi di una voce



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Patrizia fino a due giorni fa era solo una voce; fino a tre giorni fa solo un messaggio su di un forum internet dedicato alla montagna. Ieri Patrizia è stata una compagna di cordata, oggi è un'amica. Tre giorni fa mi ha proposto di fare con lei una scalata, lo spigolo Nord del Pizzo Badile, una montagna simbolo per l'alpinismo italiano. Io pensavo che per conoscersi tra compagni di cordata fossero necessarie tante uscite; prima in falesia e poi su itinerari man mano più impegnativi in montagna. Lei, invece senza nemmeno avermi mai visto e conosciuto di persona mi propone una salita di 1200 m in alta montagna, pur se accompagnati da altre cordate di suoi amici. No, non è possibile; devo aver capito male! Eppure quella voce insiste garbatamente nella sua intenzione. "Ci devo pensare" le rispondo. In fondo non ho mai fatto una salita su roccia così lunga, anche se le difficoltà dello spigolo in questione sono decisamente basse rispetto alle mie capacità. Eppure quella voce ha qualcosa ... qualcosa che ... non lo so, non lo so definire ma so, da subito, che accetterò. La parte razionale di me mi impone di avere più informazioni: chiedo ad un amico che conosce il gruppo con cui affronterò l'ascensione "E' un tipo un po' strano" mi riferisce."Strano in che senso?" ribatto "Strano ... boh", "Fantastico! Proprio quello che cercavo: una compagna di cordata strana". Nel frattempo la voce di Patrizia torna alla carica; "ok ci sto. Mi sa che sei più fuori di me" le scrivo via sms. "Pazzo!" mi sussurra sarcastico il mio io razionale; "taci" gli rispondo In fondo, mi considero una persona normale con alcune passioni un po' pericolose, ma non certo un "fuori di testa"; può pensare così chi non mi conosce veramente. Lei è contenta: "Viva la follia che celebra la gioia di vivere", mi risponde. E' vero, mi sento vivo, felice di vivere su questa piccola Terra. Decidiamo di trovarci in una falesia vicino a casa sua, per conoscerci e per partire poi alla volta del rifugio Sasc Furà, base d'appoggio per il versante svizzero del Badile. Accade tutto troppo velocemente: arrivo in ritardo all'appuntamento, arrampichiamo un po', parliamo della salita; lei vuole andare a comando alternato. "Non sono mai andato a comando alternato con una donna; ho sempre fatto io la balia-capocordata" rifletto, "questa è proprio matta!"."Va bene" le rispondo. "No, ma allora il matto sei tu!" conclude pacatamente il mio io razionale. Sento di potermi fidare. In base a cosa? Non lo so ...andiamo bene! Bravo Alberto!

Dopo aver pranzato ed aver parlato di tutto, ( ad eccezione della salitina di 1200 metri che avremmo dovuto affrontare il giorno dopo; ormai è tutto chiaro!?) partiamo. Lasceremo la mia auto in Val Masino e con la sua raggiungeremo la Val Bondasca.

In viaggio verso la Svizzera apprendiamo che due componenti della "spedizione" sono fermi in panne. Dietro front e andiamo a prenderli presso l'officina che li ha recuperati. Proseguiamo in quattro.

Loredana e Davide sono simpatici, lei sembra un tipo molto indipendente e deciso, lui un tranquillo. Davide non ha mai fatto una via così lunga, Loredana invece ha già salito lo scorso anno lo spigolo con un compagno più esperto; questa volta sarà lei il capocordata. Serenamente osservo l'imponenza di questa gigantesca scala di granito protesa verso il cielo; domani saliremo là in alto. Arrivati al rifugio è quasi buio; Patrizia mi presenta altri membri del gruppo; siamo in tanti, troppi per i miei gusti; io che storco il naso se ho solo una cordata davanti a me. "Tant'è; hai voluto la bicicletta?..." mi dico.

Ore 3.45: sveglia, colazione, pronti ... via!. La carovana "Spigolo Nord" si mette in moto e si snoda luccicante al buio verso la montagna.

Ore 6: attacco, nel senso che tutti insieme "attacchiamo" letteralmente la via. Le corde si sovrappongono, si ingarbugliano ... una vera bolgia. "Lo sapevo... manteniamo la calma... cosa si può fare? Lasciamo passare qualche cordata, sorpassare non ha senso perché troppa gente è ormai sopra di noi.". Perdiamo forse mezz'ora, quella mezz'ora che poi ci sarebbe stata molto utile...

Riprendiamo ad arrampicare; cerco di essere più veloce possibile. Patrizia mi segue rapida e sicura, ci intendiamo al volo e ad ogni tiro ci scambiamo il comando della cordata; sono così tranquillo che alla sua proposta di concatenare due tiri facendo gli ultimi metri in conserva, muovendoci contemporaneamente, non batto ciglio. "Avevo ragione allora!" mi dico. "Illuso..." replica l'altro "io". Loredana e Davide ci seguono a distanza di un tiro.

Ore 9: siamo a poco più di un terzo dello spigolo, il tempo sta peggiorando. Ma non doveva essere stabile? Pioviggina, parto per uno dei tiri più "difficili", un traverso protetto a spit (!!!) che regolarmente evito mettendo i miei friend nelle comodissime fessure poco lontane. Arrivato in sosta piove decisamente, indosso la giacca impermeabile. Patrizia mi raggiunge dopo qualche minuto con la faccia scura. "Ho fatto un piccolo volo sul traverso e ho picchiato un ginocchio ma non è nulla di grave".

Piove, la roccia è bagnata, siamo ancora lontani dalla cima. Comincio a pensare all'inevitabile ritirata. Poi, quando anche Loredana arriva in sosta la pioggia smette, si alza il vento e lo spigolo magicamente si asciuga. Ok, si prosegue.

Ricompare il sole che si era appena intravisto qualche ora prima. Dopo le famose placche fessurate ed una lunghezza di corda molto esposta sul baratro della parete Ovest arriviamo sulla cresta sommitale; la cima sembra ormai vicina ma ... tuoni in lontananza ... no, non adesso! Anche il più inesperto alpinista sa che è salutare tenersi alla larga dalle creste durante i temporali! E invece ... noi siamo nel classico posto sbagliato al momento sbagliato. Quando ormai mancano forse 50 m alla cima e qualcuno di più al bivacco, l'ira dei piani superiori si scarica letteralmente su di noi che dopo l'ultimo passaggio delicato ci sleghiamo per procedere più velocemente.



Grandina ... ci troviamo su una cengetta in salita che si affaccia sui mille metri di vuoto della parete Nord- Est ... non ci tengo a farmela in discesa! Patrizia sta arrivando, mi supera, sistemo la corda sullo zaino, le grido di correre, una scarica mi colpisce al braccio destro appoggiato alla roccia. Ora capisco cosa vuol dire sentirsi arrivati al capolinea; la prossima scarica sarà l'ultima! Mi metto a correre nel senso letterale della parola; però! Le scarpette tengono bene anche sulla roccia bagnata. Che bello! Penso ironicamente. Non voglio morire! Non ora! Voglio vedere mio figlio nascere! Perché sono qui? Mi colpisce un'altra scarica ... sorpreso per essere ancora in piedi continuo a correre sulla cresta. Tutti dicono che bisognerebbe accovacciarsi sulla corda per isolarsi meglio ma qui dove diavolo mi fermo? Sono su una cresta piena di massi affilati pronti a trasformarsi in parafulmini!

Siamo avvolti da un silenzio spettrale, accompagnato dal ronzio assordante, sinistro dell'aria carica di elettricità; Patrizia è pochi metri davanti a me ... finalmente la cima con una piramide metallica ... fantastico, un perfetto parafulmine! ... corro ma in realtà aspetto l'ineluttabile ultima scarica che mi porterà via ... no! Non è possibile! Non ora! Ma quanto manca al bivacco?

Il mio corpo si muove da solo, senza bisogno di un controllo; la mente è già altrove, quasi rassegnata ma lui no, cerca una via di uscita, vuole vivere!

Scendiamo un po', la corda fissata sullo zaino pende troppo da un lato e rischia di farmi inciampare. Ci mancava pure questa; la tengo con una mano, non posso fermarmi!

Finalmente il tetto giallo del bivacco, sì, sì , sìììì!! Sono ancora vivo, siamo ancora vivi; Patrizia è arrivata qualche secondo prima di me. Ci guardiamo increduli: siamo nati per la seconda volta. Il temporale è ormai lontano.

So con certezza che il Padrone di casa ha voluto darmi un'altra possibilità, mi ha solo avvertito; è vero, ho ancora tante cose da fare qui, su questa piccola Terra. Non lo deluderò! o almeno ci proverò!

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Alberto Di Palma
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