Dalla Bisaccia di una pellegrina



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Treno: Nizza – Bayonne, 29 Giugno 2008

I pensieri dei pellegrini da secoli si cristallizzano chilometro dopo chilometro su pagine bianche o ingiallite, vergati con tutti i tipi di inchiostro reperibili. Anche i miei prenderanno questa forma e resteranno su queste poche pagine, testimoni di passi che il vento disperderà. Ora sta finendo la prima giornata di viaggio. Viaggio, non cammino. Non ancora.

Siamo sulle ultime due poltrone in fondo al treno. Attorno a noi si consumano le solite scene di follia da treno: una signora gesticola continuamente in direzione di Cristina e lei mi sembra un po’ perplessa perché, anche se capiamo il francese, non capiamo proprio cosa voglia! Abbiamo organizzato i nostri sedili, appendendo e infilando cose dappertutto: dalla bottiglietta al portafogli, così da avere tutto a portata di mano. Sembriamo due profughe! La tensione e l’emozione della partenza di questa mattina si sono sciolte e hanno lasciato il posto solo alla voglia di arrivare e iniziare a camminare. In stazione, a sorpresa, c’erano Valeria e le tre amiche di Cristina: hanno risalito tutto il treno da dentro per cercarci... poi hanno scoperto che eravamo ancora sulla banchina e le si sono lanciate addosso ridendo come pazze!

Fra poco, il treno punterà verso nord: per risalire la Francia fino ai Pirenei. Ci sono già stata, ma davanti ai nostri piedi si stendono numerose incognite: prima fra tutte se i nostri piedi ce la faranno davvero! Io dico di sì. Ora basta, però: bisogna dormire perché domani la giornata sarà lunga!

Belorado, 10 Luglio

Vorrei scrivere un po’ della tappa di ieri. Tappa lunga, allungata: alla fine abbiamo aggiunto altri 6 km per arrivare da Santo Domingo de la Calzada fino a Grañon, sotto un sole feroce. Ma che bello!

All’albergue parrocchiale ci hanno accolti Jacques, hospitalero di Lione, e Isidoro. Ho vinto in breve l’incarico di traduzione per gli Italiani. Non ho riposato molto: mi si è aperto un taglio nel piede destro e sono andata con Giovanni a procurarmi cerotti e betadine in abbondanza, ma è stata una delle giornate più intense in mezzo a così tante giornate intense!

A cena abbiamo imparato il canto "Ultreia", tradizionale per i pellegrini francesi: dopo lo show per spiegare le parole, che bello sentire i pellegrini cantare tutti insieme come se ci si conoscesse da sempre! Dopo cena, una ragazza di Grañon ha condotto una meditazione in chiesa: un momento di condivisione molto intensa... le parole di Cristina sul perché è qui, sullo spirito con cui sta camminando mi hanno veramente colpita.

Ma la commozione ha subito lasciato spazio a una risata collettiva, quando, rientrando nella camerata, ci ha accolto un rumore da trattore inceppato: un signore norvegese, grande e grosso, aveva camminato per 50 km. A metà della cena era praticamente collassato e se l’era filata a nanna...e ora russava come un trombone intasato di carbone! Il rumore è andato avanti tutta la notte e le risate anche: se una pausa concedeva a qualcuno di addormentarsi, subito il fracasso ricominciava e tutti sobbalzavano ridendo... a casa l’avrebbero quasi lapidato!

Oggi ho camminato molto con Cri e Silvia: abbiamo cantato per quasi 8 km, confermando in molti abitanti del luogo l’idea che gli Italiani sono tutti suonati! È bello camminare con Cristina: ognuna di noi tiene il suo passo e ci ritroviamo quando è il momento buono, ognuna coi suoi spazi, ognuna coi suoi ritmi, senza forzare né litigare. La convivenza sul Cammino non è sempre facile, soprattutto quando la fatica fisica si impone e attanaglia le forze morali. Ma sono contenta che sia qui... all’inizio avevo qualche dubbio, ma la sua solarità e il dinamismo che irradia in ogni momento sono una vera forza, che mi rinfranca sempre. Anche lei è uno dei doni del Cammino!







Terradillos de los Templarios, 16 Luglio

Terradillos: mancano meno di 400 km a Santiago. Iniziano a comparire in mano ai pellegrini le cartine e le guide per contare le tappe che mancano, ma in realtà tutti capiscono che prima si arriverà, prima tutto questo finirà e si tornerà alla normalità, perciò il tutto torna in fretta nello zaino.

Stamattina siamo partiti presto: il sole basso sui covoni di grano, il mondo ancora addormentato, tranne i camionisti e i pellegrini. 17 km senza incontrare nulla, né una casa, né un'anima viva. I passi di Silvia accanto ai miei... tac tac i bastoncini fra i sassi, ritmo regolare sul suono irregolare delle nostre parole, per tenerci sveglie e per non far cedere il passo sotto i raggi del sole che diventano sempre più roventi. Il vento fresco sulla pelle ci fa respirare, il calore del sole ci stordisce. Una chiesetta in lontananza, sappiamo che non dobbiamo andare lì. In fondo a un'invisibile discesa: Calzadilla... il bar! I pellegrini ormai non vanno più di chiesa in chiesa, ma di bar in bar!

Ai tavolini gli amici che schiamazzano e ci fanno festa come se non ci vedessimo da anni. Cristina e Salva che cantano, il cane pulcioso che vuole lo jamòn... le gambe finalmente riposano sotto un tavolo! Un'ora passa in fretta: il caldo è più forte e il vento è caduto. Bisogna ripartire. 6 km di sole alto e caldo, il grano infinito e la terra gialla con i sassi rossi. Arrivo alla prossima sosta: io e Cri cantiamo come due bambine... in effetti Cri canta per molto tempo... e salta, anche! Pochi minuti dopo di nuovo per strada. Sul nastro d'asfalto che striscia infido fra la terra e il cielo dai mille toni del blu e dell'azzurro abbacinanti. Non ci vuole molto, ma la fatica è grande: adesso non c'è più Silvia a distrarmi dalla fatica di ogni singolo passo, dalla goccia di sudore che scivola lungo il fazzoletto rosso sulla fronte. Ma ecco, un tetto, un cartello: Albergue. Giovanni che mi aspetta lungo la strada, con il cappello giallo dell'AgriBrianza. Ci fermiamo qui. Ok, basta che ci sia ombra!!!

Una delle tappe più belle: siamo oltre la metà... ormai mancano meno tappe di quelle che abbiamo percorse. I visi incontrati sono tanti, quelli ricordati da casa altrettanti. Tutti li portiamo nel cuore ad ogni passo, ad ogni risata, ad ogni menù del pellegrino!!!



Arzúa, 28 Luglio

- 38 km a Santiago. Tanta emozione: domani sarà esattamente un mese dal giorno della partenza da Milano e speriamo di arrivare proprio domani alla città che portiamo nel cuore da tanti giorni! Siamo un po' stanche, questa sera... stanche come solo chi ha fatto il Cammino è dopo aver camminato tanti giorni con calma, senza mai (o quasi) pensare alla meta finale né all'albergue in cui si dormirà, e ora si trova invece superato da frotte di persone senza zaino, con le scarpe da ginnastica e addirittura con i fazzoletti o le magliette tutte uguali. Sono gli ultimi 100 km... i 100 più duri da digerire, ma anche i più belli, perché in fondo c'è quella piazza di pietra, che si tinge di arancione acceso con gli ultimi raggi del sole morente. Abbiamo perso per strada tanti pellegrini, tanti volti amici, pronti alla festa quando arrivavi al bar dopo di loro, o quando a loro volta ti raggiungevano: alcuni si sono fermati, altri sono più avanti, alcuni li aggiorno di giorno in giorno con delle e-mail, altri li sentiremo solo una volta a casa, tutti li portiamo nel cuore con noi fino all'abbraccio al Santo.

Ripensando a questi giorni, oggi, mi sono affiorati alla mente ricordi di abbracci, di risate, di sole e sudore, di fatica, a volte di dolore... di una grandissima serenità perché eravamo veramente tutti come una grande famiglia che si spostava insieme di tappa in tappa. La nostalgia che oggi proviamo è un po' quella di casa, della casa in Italia, dove torneremo dopo essere andate a Finisterre, ma è un po' anche la nostalgia di queste persone che sono state la nostra casa e il nostro Cammino: alcuni di loro li ritroveremo per le strade di Santiago, nella cattedrale, lungo le strade della vita, altre resteranno il ricordo di una giornata di sole o pioggia, di un gran sorriso... comunque sono loro a essere state il nostro Cammino.

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Sara Zanni
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