Dai Carpazi al Caucaso, passando per l'Iran



Questo racconto partecipa al concorso Storie Vagabonde!

Ci sono 1000 euro in palio! Partecipa anche tu inviando i tuoi racconti entro il 25 aprile 2009. Dal 1 al 30 giugno 2009 potrai votare il vincitore ed assegnare il premio: se questo racconto ti è piaciuto, ricordatene!





Intro: un viaggio di 22 giorni iniziato in solitaria tra i Carpazi per poi raggiungere in volo a Odessa il mio compagno di viaggio e intraprendere l'avventura nel Caucaso, traversando il Mar Nero (3 giorni in nave!) fino a Poti, in Georgia. Appena sbarcati, ignari dei bombardamenti che sarebbero iniziati poche ore dopo, ci dirigiamo verso Tiblisi. L'improvvisa guerra tra Russia e Georgia ci porta in Armenia prima del previsto, con l'aiuto dell'ambasciata italiana. Ma il nostro viaggio continua, e per raggiungere Baku in Azerbaijan l'unica "via" consentita è l'Iran, e noi approfittiamo volentieri del visto concessoci (ovviamente dopo lunghe file e trafile per il visto all'ambasciata iraniana!) per un giro per l'Iran..

17-18 Agosto 2008
La Luna D'Argento ...E La Gente D'Oro!  

Il viaggio nelle piccole e strette marshutke è scomodo e stancante ma ti permette di vedere incantevoli scenari! Attraversiamo il cuore del Caucaso salendo e scendendo dalle montagne che sembrano talvolta dune di sabbia, altre volte si presentano rocciose nelle forme più strane. Per strada ci sono dei pulmini con tanti bambini in uniforme militare. Un poliziotto sull'autobus mi spiega che sono scuole militari che stanno facendo un giro per l'Armenia celebrando caduti in guerra.

La marshutka ha un problema al motore. Senza che nessuno esprima la minima agitazione o trepidazione per il ritardo, aspettiamo tutti pazientemente l'autista che con l'aiuto di un passeggero si improvvisa meccanico e fa un pezzo per il motore da rifiuti di lattine dalla varie forme che raccoglie per strada! Incredibile ma funziona..dopo un po' come per magia ripartiamo senza problemi ..e io penso che nel motore c'è il coperchio di una scatoletta di tonno!!!

Arriviamo al confine con l'Iran, Maku, dopo aver "contrattato" un passaggio dall'autista/mago/meccanico che voleva lasciarci più distanti.

Per raggiungere Teheran l'unico mezzo disponibile sembra un taxi che chiede 200 euro. Chiedo a dei ragazzi che parlano un po' inglese di darci una mano. Sono 4 amici che stanno tornando dalla loro vacanza in Armenia. Ci offrono un passaggio...sul loro AUTOTRENO!!! Ci sistemiamo nello spazio "salotto" dietro l'autista e subito iniziano ad offrirci di tutto da mangiare e da bere.

L'Iran si presenta subito con un "tocco" magicamente orientale, che gli dà un incredibile fascino, di "sera" illuminato dalla luce fortissima di una luna piena splendente d'argento, come mai l'avevo vista!

Siamo a Tabriz con le sue mille luci. Le donne in strada sono pochissime e si confondono nel buio della notte con i loro lunghi abiti neri che le fanno sembrare tutte uguali.

Ci accoglie, e ci ospita, la famiglia di Reha, allegra, simpatica, sempre sorridente, che ti fa sentire "a casa". Ci offrono il tè con un dolce zuccherato al miele. Il padre poi sistema a terra al centro del salone una grande tovaglia e apparecchia per la cena. In casa è pieno di tappeti e non ci sono tavoli. Seduti a terra consumiamo la squisita cena preparata dalla mamma, insegnante di matematica alla scuola elementare, il papà invece lavora per un'azienda di cioccolato. Dopo cena arrivano zii e cugini,ci fanno sedere sul salotto mentre Masaud, l'altro fratello, suona un tipico strumento iraniano (tar), lo zio canta e si aprono le danze! Sul terrazzo del cortile la luna ci dà il suo benvenuto in Iran con una meravigliosa eclissi.



Tabriz Gastronomica. Odio Gli Addii. 

Per la gioia della nostra famiglia "adottiva" iraniana siamo rimasti ancora un giorno a Tabriz.

Tennaz si preoccupa di prestarmi un suo vestito da mettere sui jeans..In casa sono sciolti, ma per strada è importante coprirsi!

Oggi in Iran si festeggia la nascita del 12° profeta e i nostri amici ci portano in giro. Luciano ed io siamo l'attrazione della città. Entriamo in una bottega dove stanno banchettando, ci fanno accomodare e ci offrono frutta, dolci e bevande. Donne da un lato e uomini dall'altro. Tannaz mi porta nel bazar della città. Qui vendono un sacco di foulards! Mi fa vedere la moschea e poi andiamo al famoso parco Khaqani.

Ci fermiamo a guardare dei ragazzi che giocano a pallavolo. Tannaz mi dice che lei non può rivolgere la parola agli estranei, soprattutto in presenza dei fratelli.

Per pranzo siamo invitati al ristorante. Oggi è un giorno speciale: 5 anni fa è morto il padre di Minoo e ogni anno la famiglia si riunisce in sua memoria, pranzando insieme.

Tannaz mi invita ad andare alla festa di compleanno di una sua amica che compie 17 anni. E scopro l'altra faccia delle donne iraniane. Alla festa partecipano solo ragazze che, tolti i loro lunghi abiti, si truccano e indossano vestiti più alla moda, scollati, e acconciature curate! Si balla scatenandosi. Quando arrivo alla festa sembro una star: tutte a farmi le foto, ma appena provo io a fare qualche scatto con la mia macchina fotografica scappano tutte a nascondersi dicendo che è proibito per le iraniane farsi fotografare senza chador. Aspetterò la fine della festa per avere una foto con alcune amiche di Tennaz che si "ricompongono" prima di tornare a casa. Durante la festa mi insegnano a ballare le danze iraniane. Sono tutte scatenate, fischiano, urlano!

A casa Tannaz mi vede leggere le mie meditazioni della domenica, e mi chiede di assistere alla sua preghiera spiegandomi gli oggetti che usa. Mi regala anche un rosario.

Gli addii sono sempre brutti ma salutare questa famiglia è stato un momento quasi "tragico"..tutti commossi, ci hanno accompagnati all'autobus riempiendoci le borse con ogni sorta di cibo. Per tutto il tempo Reha scuoteva la testa, non riusciva ad accettare la nostra partenza verso Teheran.



Il Viaggio Tra Confini E Frontiere

Dai Carpazi al Caucaso passando per l'Iran la strada è stata lunga, imprevista e anche imprevedibile! Sul mio passaporto non ci sono mai stati tanti visti e timbri tutti in una volta.

Prima di decidere un viaggio apro sempre l'atlante per farmi suggerire percorsi e strade. Talvolta i confini tracciati sono talmente invisibili che risulta difficile capire dove finisce un paese e dove ne inizia un altro. La mia esperienza alle frontiere, dove si aspetta intere giornate per un timbro che ti lascia passare, è invece una percezione completamente diversa: è come trovarsi in un labirinto dove i confini, che dovrebbero essere quei tratti invisibili che delimitano differenze di territorio, diventano enormi invalicabili muri a stabilire una distanza che non ha un oltre!

In questo labirinto non mi sono sentita persa, anzi, è stato anche curioso osservare quanto, nonostante la rigidità di queste separazioni, i legami umani restano davvero l'unico punto di contatto saldo: la gente che abita questi posti è maestra dell'ospitalità e dell'accoglienza. Gente umile, con il sorriso , felice di condividere ogni cosa, eppure capace di sostenere guerre in nome di una libertà che ha forse perso il reale significato e diventa soltanto una questione di orgoglio, una sfida da vincere!

Una guerra è sempre una guerra. Non ci saranno mai abbastanza carezze per asciugare le lacrime degli occhi che vedono la guerra. Non ci saranno mai sufficienti parole per ricordare la sofferenza che prova chi vive la guerra; e spesso le parole sono inutili, superflue e bisognerebbe saper ascoltare il silenzio che urla di smetterla di considerare la vita come una partita a Risiko, perché su questo tavolo non ci sono dadi e armate di plastica, ma vite umane!








A fatica sono entrata nei "panni" delle iraniane, ma in punta di piedi, per non essere invadente..e invece sono stata invasa dalla loro cultura, da un modo diverso di concepire la vita, gli amori, gli affetti. Le culture che si fondono in nome dell'accoglienza sono una vera esplosione di vita!

L'ho chiamato il viaggio dei confini e delle frontiere, ma a parte quelle burocratiche posso dire con serenità che in realtà nessun confine , nessuna barriera linguistica, culturale, razziale, politica, mi ha spaventata.

L'amicizia e i legami costruiti anche in questo viaggio sono la testimonianza che tutti siamo in grado di amare, di accogliere.

Non ci sono montagne invalicabili, né mari non attraversabili quando si ha la curiosità di scoprire cosa c'è oltre.

Quante immagini scorrono adesso nella mia mente: dal mare alle montagne...eh già...le montagne.

Dai Carpazi al Caucaso...e un altro monte che mi ha fatto compagnia in questo viaggio: Monte Cinque, quello sul quale Elia scopre la presenza di Dio non nelle grandi cose ma in un piccolo bisbiglio del vento.

"quando siamo in alto possiamo vedere tutto piccolo. Le nostre glorie, le nostre tristezze cessano di essere importanti. Quello che conquistiamo o che perdiamo rimane laggiù. Dall'alto della montagna tu puoi vedere quanto sia grande il mondo e quanto siano ampi gli orizzonti." (P.Coelho, Monte Cinque).

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Rosa Garofalo
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