Coast to coast in Sud America



Questo racconto partecipa al concorso Storie Vagabonde!

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Sono partito per Lima con l'intenzione di tornare in Italia da Belem pensando di "prendermela comoda" e invece l' adrenalina ha avuto il sopravvento e mi sono ritrovato a fare tremila cose .

Il primo giorno lo passo a camminare per Lima e, naturalmente, fare un salto sulle spiagge oceaniche. Molto bella la costa, non la spiaggia sassosa, il mare è da surf con onde altissime. Scendendo in bus lungo la costa il paesaggio è lunare, centinaia di chilometri in mezzo al nulla, muri di mattoni lunghi decine di chilometri che non circondano niente, solo deserto. Arrivo a Paracas, punto di partenza per le Islas Ballestas. Semplicemente FANTASTICHE, centinaia di leoni marini, lontre, pinguini e MILIONI di uccelli che ricoprono interamente le isole. Da Paracas mi trasferisco a Nasca e volo sulle linee con un aereo quadriposto per soli 50$. Il pomeriggio vado nel deserto (bianchissimo, quasi riflette, caldo fortissimo che sale dal basso, sensazione unica) con un giapponese, Yuji, con cui stringo amicizia e nei giorni successivi viaggiamo assieme. Raggiungiamo Arequipa, città coloniale, probabilmente come architettura la più bella del Perù, e qui ci sistemiamo in un hotel dove alloggia anche una sua amica. Loro devono fare il vaccino della febbre gialla, io trascorro la giornata con un americano e tre australiane. La notte mi alzo alle 2 per andare in una vallata vicino (Colca Canyon) in pullman. Durante il tragitto passiamo a 4900 metri, ha pure nevicato! La valle è tipo Gran Canyon ma completamente verde. Il punto più profondo è più di 3000 m, bellissimo.

Rientro in città la sera tardi e il giorno dopo parto per Puno, sul lago Titicaca.

Per arrivarci si passa per Juliaca, città "fantasma", o almeno sembra, perché è tutta di mattoni grezzi. Puno ha un centro curato e turistico per via del lago ma basta allontanarsi di pochi metri per trovare baracche e mercati con odori fortissimi. La mattina mi sveglio prima dell' alba alla ricerca di una barca per andare alle Islas Flotantes e poi proseguire per l' isola Amantanì. Non trovo pescatori e mi tocca salire su un' imbarcazione turistica che mi lascia alle Islas Flotantes. Aspetto da solo in compagnia di gente dell'isola una barca successiva per andare ad Amantanì. Dormo e mangio da un famiglia, senza luce e acqua corrente e cammino sino alla punta dell' isola. Senza illuminazione la sera il cielo è pieno di stelle e rimango ore a guardarlo in giardino. Successivamente ritorno a Puno sostando a Taquile. Nella notte io vado per Cuzco, Yuji per La Paz. Ci salutiamo con un grande abbraccio.

A Cuzco arrivo la mattina e trascorro la giornata in città. Per andare a Aguas Calientes opto per un giro alternativo invece del classico treno. 8 ore su un percorso da brividi. Dopo tre ore siamo fermi per una frana, ripartiamo dopo mezz' ora, ma poi è peggio! Due ore su una strada sterrata tagliata nella roccia larga poco più di 2 metri, precipizio di 500 metri sulla sinistra. Arriviamo giusto in tempo a Santa Teresa per prendere il treno dell' idroelettrica che in 30 minuti ci porta ad Aguas Calientes. A Natale ci svegliamo alle 4 e mezza e saliamo a piedi al Machu Picchu.



E' sorprendente come si sia costruito qualcosa di tanto imponente in un posto del genere. Nel tardo pomeriggio siamo ripartiti, ma stavolta abbiamo preso un treno economico per Ollataytambo e da lì taxi fino a Cuzco.

Il pomeriggio successivo trovo un bus notturno per Puerto Maldonado. Dormire è quasi impossibile, c'è una buca dopo l'altra! Una donna mi dà una coperta per ripararmi dal freddo, sfoderando un sorriso talmente bello che potrei innamorarmene. A Puerto Maldonado scendo una stradina ripida per andare nella zona dei porti. E' una zona paludosa, piena di baracche e, soprattutto, branchi di cani randagi che mi ringhiano contro! Giro i quattro porti alla ricerca di una barca per Riberalta che discenda il Rio Madre des Dios. Al secondo porto ottengo un "Forse c'è un mercantile la prossima settimana". Non posso aspettare e decido di passare il confine da Inapari. 4 ore di strada sterrata e ci sono. Passato il confine vado a Brasileia, cittadina al confine con la Bolivia. A Brasileia non vi è l'ufficio di immigrazione e mi tocca andare alla Policia Federal di Epitaciolandia. Qui scopro che risulto nel paese da più di 400 giorni con un permesso di 90 (ero stato in Brasile l' anno passato), quindi dovrei pagare una grossa multa! Dopo un'ora viene fuori che può timbrarmi l'uscita, in realtà io non sarei potuto entrare in Brasile.


Alle 4 del mattino prendo un bus per Riberalta. 17 ore di bus su una strada sterrata in mezzo alla foresta, traghettando su 4 fiumi e forando 4 volte. La città è anonima però in centro vedo una palestra. Mi avvicino per vedere e il proprietario mi tira dentro. Macchine fatte a mano saldando sbarre e tubolari di ferro, manubri costruiti con frizioni di motociclette, bilancieri con cerchioni delle macchine, tetto mezzo diroccato e polli che camminano liberamente.. quanta passione! C'è una strana usanza in Bolivia, girare in moto per ore attorno alla piazza centrale conversando con la moto o macchina a fianco. Capodanno lo passo in piazza, una ragazza mi carica sulla sua moto. Il giorno dopo 4 ore di colectivos sulle solite pessime strade e sono al confine col Brasile a Guayarà-Merim. L'ufficio di immigrazione è chiuso, è il primo dell'anno. Un ragazzo mi spiega come andare alla casa del funzionario. La moglie non sa dove sia, non è ancora rientrato dalla sera prima! Mi tocca aspettare l'indomani. Sbrigate le pratiche attraverso il fiume ed entro in Brasile. Dovrei sistemare la questione del passaporto, ma un tassista mi dice che non ci sono problemi, ha un'amica all'ufficio d'immigrazione. In 30 secondi e senza controlli ho il timbro.



Passo un giorno a Porto Velho e la sera dopo mi imbarco sul Rio Madeira per andare a Manaus. Sistemo la mia amaca di fianco a altre 100 persone, si stà strettissimi, e vado sul ponte superiore dove conosco 3 studenti argentini partiti da Buenos Aires passando per il Paraguay. Sudici, mezzo chilo di marijuana nello zaino e 30 litri di vino per il viaggio! Quando ridiscendo un vecchio mi aveva spostato l'amaca. Decido di andare sul ponte superiore sperando che non piova. Vengono forniti due pasti al giorno a base di un pastone di pasta, riso e carne di dubbia provenienza. Fortunatamente avevo fatto scorta di scatolette di tonno e sardine. Le giornate scorrono lente, suonando, giocando a carte, leggendo. Il terzo giorno rompiamo il motore e attracchiamo a riva, le zanzare ci massacrano. Aspettiamo 20 ore l'arrivo di una barca che viene legata alla nostra e si riparte. Dopo 5 giorni siamo a Manaus. Non suscita il mio interesse, è più una città industriale che altro. Venerdì mattina vado alla ricerca di una barca per Belem per sabato e scopro che ci sono solo due barche a settimana: il mercoledì e il venerdì, sempre alle 12. Non ci penso un attimo, torno a prendere lo zaino e vado ad imbarcarmi! Quanti personaggi: un uomo che ogni 3 mesi deve venire a Manaus a firmare la libertà vigilata, una ragazzina che legge un libro sul sesso, un altro che mi chiede consigli sulle donne, un paraguayano si spaccia per francese per avere più successo con le donne. La penultima sera stavo leggendo sdraiato sulla mia amaca quando una ragazza mi si siede davanti, dice "Nao quero deixarte dormir" e mi trascina, senza troppo sforzo a dirla tutta, nella sua cabina. L'ultimo giorno di navigazione scorre veloce, si attraversano stretti canali in mezzo alle piantagioni dove gli unici a vivere sulle sponde del fiume sono i raccoglitori con le loro famiglie. Alcuni si avvicinano su piccole imbarcazioni a remi ed abbordano la barca per vendere noci o altri prodotti.



All'alba del quinto giorno sono sul ponte abbracciato a Gabyella (la ragazza dell'amaca) quando uscendo da un canale compaiono improvvisamente i grattacieli di Belem. La vista mi riempe il cuore! Dopo 35 giorni e migliaia di chilometri sono a Belem!

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Alessandro Franchino
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