Bohey Dulang, l'isola delle meraviglie

Si scorgevano all'orizzonte le cime sbucare dal mare. Il cielo era terso - forse qualcuno aveva ascoltato le mie mille preghiere - e i raggi del sole illuminavano la rigogliosa vegetazione che le ricopriva. Eravamo sempre più vicini alla banchina, stavamo per mettere finalmente i piedi a terra e io sentivo un'emozione irrefrenabile. Avevo atteso questo giorno per mesi, l'avevo sognato ed immaginato mille volte ed esserci finalmente arrivata non mi sembrava vero.

Quattro mesi prima, mentre cercavo un po' di informazioni sulle isole del Mare di Celebes, quelle vicine a Semporna e Mabul per intenderci, trovai una foto che mi lasció a bocca aperta. Non c'era scritto di che isola si trattasse, c'erano solo quelle poche immagini. La mia ricerca per dare un nome a questa meraviglia cominció immediatamente, come fosse stata una questione di vita o di morte. Passai in rassegna quasi tutte le isole dell'arcipelago e poi finalmente eccola in tutto il suo splendore. Palau Bohey Dulang, così si chiamava.

Quando vidi che era ad appena 45 minuti di barca da Semporna pensai che andare fin laggiù e non vederla sarebbe stato un sacrilegio, un rimpianto per il resto della vita. Organizzare l'escursione a Bohey Dulang divenne quindi la mia missione.

L'isola fa parte del Tun Sakaran Marine Park, che é amministrato dal Sabah Park. Qui vive una piccola comunità di nomadi del mare (sea gipsy), sono circa 15 più 3 cani. Abitano su delle palafitte sul versante piú nascosto dell isola, che arrivando con la barca non si vede. Non ci sono resort, per fortuna.

Per visitarla bisogna richiedere un permesso al parco ma non é come per Sipadan, per la quale viene concesso un numero di permessi limitato. Qui non ci sono limiti, l'importante é registrasi. Si puó fare snorkeling o anche diving, ma la cosa migliore é godersi il panorama.

Al nostro arrivo abbiamo trovato ad attenderci la nostra guida, ossia uno degli abitanti del villaggio, che ci ha condotto in cima fino al punto panoramico, con i cani che ci facevano da scorta.

Ci avevano detto che il sentiero era semplice e si poteva fare anche in infradito. Beh, sfatiamo questo mito. Il percorso seppur breve - 600 m appena - era a tratti parecchio ripido e scivoloso. L'umidità era notevole, quasi al livello della Danum Valley. Camminavamo ma sembravamo non arrivare mai. Mentre la nostra guida saltellava come una gazzella, senza alcun cenno di fatica, noi cercavamo di stargli dietro col respiro affannato e zuppi di sudore, augurandoci tutti che la vista valesse davvero la fatica.

Io pensavo solo d arrivare, che ogni passo fatto era un passo in meno verso un sogno. C'erano due o tre compagni qualche metro davanti a me. Eravamo vicini alla cima, vedevo la luce filtrare finalmente dagli alberi, l'emozione che cresceva e il cuore che batteva - non solo per la fatica. Poi ho sentito un "wow" estasiato e subito il silenzio. Ho sorriso e ho superato quegli ultimi alberi che mi coprivano la vista.

 

Non saprei come descrivervi il panorama che mi si é aperto. Ce l'avevo finalmente lí davanti ai miei occhi e non mi sembrava ancora vero. Il mare dalle sfumature mai viste sembrava dipinto con il pennello, le montagne verdissime che affioravano dall'acqua a disegnare un semicerchio, per ricordare che quello una volta era il cratere di un vulcano. Il cielo era azzurro ed i raggi del sole rendevano tutti i colori più intensi e vividi. Il vento, il silenzio, la pace, i colori...tutto contribuiva a creare il quadro della perfezione.

Sono rimasta senza parole, quasi in trance, con le lacrime che mi scendevano dall'emozione. mi sono fermata lí, in silenzio, e ho guardato intensamente, riempiendomi gli occhi e il cuore di Bohey Dulang, l'atollo delle meraviglie.

Non so se questo possa esser definito il posto più bello del mondo, ma per me di certo lo é ed auguro a chiunque di poterlo vedere almeno una volta nella vita.

 

[video: http://www.youtube.com/watch?v=i7eXrr85GvU&feature=youtu.be]

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Luoghi visitati:
Roberta
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