A Budapest con Vagabondo




Siamo arrivati verso mezzanotte, d'aprile, ovviamente buio pesto.

Avvicinandoci alla città, la vista delle luci del castello sulla collina suscita in noi una certa reminiscenza di Praga. Percorriamo le vie deserte e silenziose con la piccola fuoristrada della nostra amica verso casa sua.

Arriviamo in un bel quartiere residenziale, che ospita ambasciate, consolati e simili.
L'appartamento della nostra amica, in una strada molto tranquilla ma ottimamente collegata col centro, si trova in una palazzina degli anni '30 piuttosto degradata, sui muri esterni ancora i segni delle mitragliate della seconda guerra mondiale.

Ci fermiamo con la macchina davanti ad un vecchio cancello sufficientemente arrugginito che... si apre docilmente col telecomando.

Parcheggiamo in un giardino decisamente trasandato e, mentre ci avviciniamo al portone..... luci comandate da sensori si accendono al nostro passaggio.

L'androne e le scale sono esattamente come furono costruite negli anni '30, coll'accurato disegno dei pavimenti a scacchi bianchi e marron, le grate in alluminio delle porte di elegante disegno déco, le tendine di pizzo ingiallito, tutto ben tenuto ma nell'insieme dimesso.

L'appartamento invece è bellissimo, pieno di luce, con i lucidi pavimenti in parquet, veranda fiorita, apparecchiatura stereo che manda un sottofondo musicale e.... climatizzatore. eleganti
Racconto tutto questo per dire che fin da subito era cominciato quell'effetto che ci ha accompagnato per tutto il nostro soggiorno a Budapest: le cose sperimentate si rivelano del tutto diverse da quello che appaiono a prima vista, spiazzandovi continuamente.

Il primo giorno è sabato e ci accingiamo a passare un weekend in cui la nostra ospite può portarci in giro in auto.

La mattina andiamo al mercatino delle pulci, che c'è tutti i giorni, ma di sabato è molto più consistente, in una località che si chiama Ecseri (pronuncia Eceri, Metro M3 Határ Ut, e da lì bus 154).

Sembra di essere a Porta Portese nei primi anni '60: c'è veramente di tutto.

Oggetti d'antiquariato importanti e vecchi giocattoli, mobili, lumi, ricami vecchi e nuovi, abiti smessi, pellicce, porcellane, vetri, soprammobili di tutti i generi, il tutto sciorinato sull'asfalto, su banchi rimediati ed anche in alcuni capannoni attrezzati con una sorta di box, in una mattinata gelida, in cui un vento incessante sospinge bianche nuvole, mentre il sole fa poco convincenti tentativi di prevalere. I venditori sono variamente assortiti, vecchiette che portano a vendere pezzi di corredo nuziale, uomini d'aspetto zingaresco, altri con aria vagamente professionale. L'insieme evoca vecchia e nuova ricchezza e vecchia e nuova povertà, ed è molto vario e pittoresco, malgrado il freddo non si finirebbe mai di girovagare. La contrattazione è d'obbligo, come in un paese arabo, i prezzi variabili.



Tornati in città pranziamo in un locale arredato tipo rifugio tirolese non lontano dalla Vaci Útca, la strada pedonale del centro più dedicata allo shopping. Mentre infreddoliti aspettiamo un delizioso goulash bollente, ci viene offerto un vassoio di ciambelle con un aspetto abbastanza disgustoso e indigesto, l'aria di essere lì da qualche mese. La nostra amica ci spinge ad assaggiarle e sono ... semplicemente squisite. Non riusciamo in nessun modo a farci dire come si chiamano, il nome sul menù, tradotto, significa solo “ciambelle”, non le ritroveremo in nessun altro posto.

Vagabondiamo per il centro affollato del sabato pomeriggio, i negozi, le bancarelle e la folla compongono vivaci scenari, le merci tantissime, variopinte e, per noi, a prezzi sicuramente convenienti.

Più tardi da Gerbaud, la più elegante pasticceria di Budapest, con gli ottoni fin de siècle, i tavolini in prezioso marmo serpentino e le immense vetrine di cristallo che guardano l'animata Piazza Vorosmarty, le fette di torta che prendiamo col tè sembrano di gesso, oggetti di scena.

Verso il tramonto saliamo su alla Fortezza, da cui si domina un paesaggio urbano, con il Danubio e il Castello, di grande bellezza, e ancora banchi che vendono souvenir e ricami colorati.



Il giorno dopo, sempre approfittando dell'auto della nostra amica, andiamo fuori Budapest seguendo il corso del Danubio (se andate in una stagione un po' più avanzata vi consiglio di farlo in battello, ci sono diverse possibilità, con battelli di linea, e dev'essere bellissimo.



Ci fermiamo al decantato castello di Visegrád anche qui continua l'effetto di spiazzamento.

I restauri si potrebbero solo, benevolmente, definire fantasiosi: soffitti voltati in ... cemento armato, pavimento del loggiato gotico (ma praticamente rifatto) in monocottura verde oliva, non si riesce a capire cosa è nuovo e cosa è vecchio (ben poco, sembrerebbe, peraltro), l'insieme tuttavia ha una sua rustica grazia. Pranzo a buffet luculliano in un albergo poco distante.

Nel pomeriggio arriviamo a Szentendre, un grazioso centro storico sempre sul Danubio, molto turistico e con un atmosfera tipicamente mitteleuropea, i negozi anche qui sono colorati e attraenti, allestiti con gusto ed eleganza, affacciati sulla strada principale e nei piccoli cortili ad essa adiacenti.

Al tramonto nel Cortile del Castello, con il patrocinio dell'Ambasciata italiana, si festeggia l'inaugurazione della mostra di uno scultore sardo, che espone delle grandi pietre... sonore. I visitatori si ingegnano a suonarle, creando nel cortile una sorta di concerto assai suggestivo.

Nei giorni successivi la nostra ospite lavora e la vediamo solo all'ora di cena, ora in cui lei si ....sacrifica per farci conoscere i ristoranti più interessanti. Di giorno girovaghiamo per la città e dintorni a piedi e con i mezzi pubblici, peraltro efficientissimi.

Se volete vedere uno spaccato dell'umanità che popola Budapest andate almeno una volta alla fermata della Metro Mozkva Tér, praticamente al di sotto della collina del Castello. Lì troverete un viavai continuo di gente di tutti i tipi, alberghi e pensioni a prezzi popolarissimi, e avrete la sensazione che vi si svolgano ogni genere di traffici, ci avevano raccomandato di fare attenzione alle borse, ma non abbiamo avuto nessun problema.





Vi consiglio senz'altro di passare una mattinata al Nagvásárcsarnok, che la nostra ospite chiamava familiarmente il Mercatone, che è in realtà una sorta di immenso centro commerciale in una bella struttura di fine Ottocento nella centrale via Vámház, all'estremità sud della Vaci Útca, dove c'è veramente di tutto: dagli alimentari, frutta e verdura, carni, cacciagione, pesci d'acqua dolce vivi in vasche dalle pareti di vetro, tutti i generi di carne insaccata e affumicata, sottaceti, latticini (il loro yogurt più magro è quello con solo il 40% di grassi!), il tutto offerto in decine e decine di botteghe a piano terra e nell'interrato.

Nell'interrato, in una graziosa zona di sosta con fontana zampillante e verde, al riparo dal freddo esterno, si rifugiano diversi anziani chiaramente poveri, che vi stazionano in permanenza, e appare evidente che l'opulenza non è di tutti.
Ai piani superiori, ma il bello è che il grandissimo spazio è unitario e tutto si vede dappertutto, si trovano i generi diversi: dalle porcellane ai cristalli, dagli oggetti in pelle ai vestitini da bambina ricamati, dai tappeti alle tovaglie, dagli elettrodomestici agli strumenti musicali tradizionali, ai giocattoli di legno, in una fantasmagoria di colori e di odori che, a mio parere, fanno di quel mercato un vero e proprio museo vivo del costume e dell'artigianato locale.

Se vi viene appetito, sempre nel mercato, trovate tutti i possibili generi di ristorazione. Dal baracchino degli hot dog, al self service, al ristorante.




Un'altra meta divertente, soprattutto se avete con voi dei bambini è a Buda, il museo ipogeo Budavari Labirintus (Castello - Uri ut. 9), ricavato in una parte degli immensi sotterranei del Castello, non ve lo racconto perché è più divertente se non se ne sa niente. Lì questo carattere di ambiguità tipico della città, per cui non si sa mai se quello che si vede è realtà o burla, si esprime proprio al massimo.

Anche il Castello (saliteci con l'antica cremagliera dal Ponte delle Catene), che avevamo visto imponente di notte e dal basso, visto di giorno e da vicino si rivela il solito pasticcio, in cui il vecchio non si distingue dal nuovo, gli infissi sono, ahimé, in alluminio anodizzato; la cattedrale gotica è in realtà neogotica, con delle grosse libertà stilistiche e le decorazioni interne tendono ad uno spurio Déco; lì in mezzo l'albergo Hilton si annida tra rovine degli antichi edifici con un inserimento piuttosto brutale.



Verso il Danubio il pittoresco Bastione dei Pescatori, in uno stile fantasioso che definire neogotico è sicuramente riduttivo, si affaccia verso il fiume ad un'altezza che ci porta a chiederci che mai potessero farsene i pescatori.

Tutto questo peraltro compone un insieme a suo modo armonioso e gradevole, accentuando questa sensazione di trovarsi più su un palcoscenico che dentro una città.



Del resto anche se andate nella terza delle città che compongono l'odierna Budapest, Obuda, accanto a zone antiche molto belle e ben conservate ne trovate altre che sembrano casette antiche e ristrutturate e che invece sono nuove di sana pianta, che sono state realizzate nell'ultimo decennio stravolgendo completamente l'impianto dei vecchi insediamenti e creando un effetto di “vecchio borgo” del tutto teatrale.

Un giorno siamo andati a vedere a Pilscsaba ( che si pronuncia Pilsciobo), ad una trentina di chilometri da Budapest, un Campus universitario cattolico progettato da uno dei loro più importanti ed originali architetti contemporanei: Imre Makovez. Non voglio qui parlare di architettura più che tanto, ma ve ne faccio vedere alcune immagini, perché penso che se qualcuno di voi ha interessi in questo campo troverà che andarlo a vedere è un'esperienza affascinante. Ci si arriva comodamente col treno.




Due parole per il Danubio, che quando ci siamo stati noi era in piena, grandissimo, che divide le due città di Buda e di Pest, attraversato da bei ponti di varie epoche; come potete vedere dalle foto abbiamo percorso a piedi quello detto “delle catene”.

Il Lungo Danubio dalla parte di Pest sembra quasi un lungomare, con la passeggiata, gli alberghi che vi affacciano, gli attracchi dei battelli che navigano il fiume; la presenza del fiume si sente continuamente e uno dei posti più belli a primavera, dove purtroppo non siamo stati, sembra sia l'Isola Margherita, col suo parco e le sue terme.






Già perché Budapest è essenzialmente una città delle acque, termali e non, ci sono sorgenti ovunque.

In un punto della città trovate un grazioso laghetto, che però è così profondo che il fondo non si conosce, in un altro lago, sempre nell'area centrale, la sera verso mezzanotte vedete le anitre galleggiare sulla superficie ...... in realtà dormono, ma dormono sull'acqua perché l'acqua è calda, e nella notte fredda la vedete vaporare leggermente.

Praticamente ogni albergo di un certo livello ha la piscina e ci sono moltissimi stabilimenti termali, di varie epoche, tutti perfettamente funzionanti e frequentatissimi.

Noi siamo stati solo alle Terme Széchenyi (si pronunzia Sescèni), ai margini del bel Parco Vàrosliget, che sembra siano tra le più grandi d'Europa.



Il vasto complesso è dei primi del secolo scorso, perfettamente conservato ed efficiente.

Era il sabato prima della settimana di Pasqua ed era pieno di gente, famiglie con bambini, persone di tutte le età, era fresco ma c'era il sole e dentro e fuori dall'acqua calda si stava benissimo.

Nella vasca a 37° seduti su appositi sedili di fronte ad acquatiche scacchiere diversi signori giocano a dama e scacchi. Nella vasca a 32° periodicamente getti d'acqua tangenti all'interno dell'anello centrale sospingono grandi e bambini in una vorticosa sarabanda. Sempre periodicamente si attivano getti verticali da alcune zone del pavimento che massaggiano energicamente chi ci si mette sopra. Quando si vuole si va all'interno dell'edificio, nella parte basamentale a fare bagno turco o sauna, quest'ultima col ghiaccio tritato.... , all'interno si trovano pure molte piscine a varie temperature, docce, saune e bagni turchi, si può anche prenotare un massaggio o un pedicure.

Nella vasca centrale, di dimensioni olimpioniche e con l'acqua a temperatura da piscina, nuotano avanti e indietro i più sportivi.








Un capitolo a parte meriterebbero i musei, ce ne sono veramente di tutti i generi, ma vi racconterò brevemente solo qualcuno di quelli che abbiamo visitato.
Quello delle Arti Decorative (Ülloi ut.33-37), definito dalle guide il più importante edificio Liberty di Budapest, in realtà non ha nulla di Liberty, ma è un imponente complesso in stile più o meno moresco. Le guide dicono pure che ci sono rilevantissime collezioni di mobili, porcellane, vetri e cristalli.

Ci siamo andati il martedì, ma era chiuso al pubblico per un convegno fino a giovedì.
Pertinaci, giovedì mattina ci abbiamo riprovato.

All'ingresso la signorina che vendeva i biglietti ci ha fatto notare a cenni un cartello dove si parlava della sezione dedicata al ricamo. Siamo saliti ed infatti i cartelli ci hanno subito condotto a quella sezione, molto carina. Abbiamo appreso come nei secoli passati alcune nobildonne si dedicassero a questa arte e si spostassero da una corte all'altra con gruppi di giovani ricamatrici al seguito, per realizzare i lavori richiesti, da scegliere su una sorta di cataloghi, e come i ricami relativi all'equitazione (copriselle, gualdrappe, ecc, ) fossero invece eseguiti da uomini ricamatori.

Molto ben disposti abbiamo tentato di vedere il resto del museo, ma non c'era niente: solo ambienti vuoti, qua è là delle scaffalature vuote, qua e là degli scatoloni, come i residui di un frettoloso trasloco.

Perplessi siamo tornati all'ingresso e abbiamo chiesto spiegazioni alla solita signorina, che con un mesto sorriso ci ha indicato di nuovo il cartello dove si parlava della sezione ricami, “ma tutto il resto che fine ha fatto?” abbiamo chiesto, “I don't know” è stata la laconica risposta! Spero che possiate avere miglior fortuna.


Il museo delle Poste (1061 Bp. - Andrássy ut. 3), molto carino e ben fornito, è situato in una via centrale, ma bisogna scovarlo su una bottoniera di citofoni, scritto piccolo piccolo in mezzo agli altri inquilini, poi si entra in un buio androne, si prende una scala altrettanto buia e odorosa di cavolo bollito, si suona il campanello e ci si trova in un bell'appartamento ottocentesco dove è allestito il museo.

Il museo-casa di Béla Bartók (1025 Bp. - Csalán ut. 29), uno dei loro più importanti musicisti, si trova in un bel quartiere residenziale periferico, Pasaréti, e, con le indicazioni che ci sono sulle varie guide è praticamente impossibile trovarlo. Noi ci abbiamo messo moltissimo tempo, abbiamo girato vanamente nei dintorni chiedendo alle persone che sembrava non ne avessero mai sentito parlare, finalmente abbiamo avuto l'indicazione giusta da un amabile sentinella col mitra che faceva la guardia ad un edificio a circa trecento metri dal museo, che non sapeva cosa fosse, ma lo ha trovato su un suo libricino.

Quando siamo stati lì abbiamo scoperto che il museo contiene anche una sala per concerti da ottanta persone dove si tiene in media un concerto al mese (e gli ottanta musicofili attraversano silenziosi il quartiere senza che nessuno si accorga di loro!).

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E adesso due parole per i ristoranti.

Tenete presente che il sabato e la domenica molti ristoranti dei migliori alberghi offrono il pranzo a buffet a prezzo fisso. E sono veramente occasioni per sperimentare di tutto, dagli antipasti ai dolci, e per conoscere quella che è la cucina tradizionale ungherese: saporita e gustosa, poiché hanno molte foreste abbonda la cacciagione, cucinata in tanti modi diversi. Anche i dolci sono squisiti, vi raccomanderei di non ripartire senza aver assaggiato le “Gundel palacsintas”, che sono delle crêpes con una crema di cioccolata e noci inventate dal cuoco del Gundel, il miglior ristorante di Budapest, che ormai però si trovano in diversi buoni ristoranti.

Vi elenco qui i locali dove siamo stati, ristoranti e caffè (malgrado l'abnegazione della nostra gentile ospite non siamo riusciti a sperimentarne di più), ma comunque in genere si mangia veramente bene, spendendo, a parità di trattamento, circa la metà che da noi, un paradiso per i golosi.

Aranyszarvas Vendéglo - 1013 Budapest I. ker - Szarvas tér 1

Specializzato in cacciagione, con garbato pianobar in sottofondo.

Hemingway Café - Kostolànyi Deszo tér 2

Molto bella la terrazza sull'acqua.

Café Nostalgia - Szentendre 2060 Bogdányi ut.2

Buonissimi i dolci, ma la cosa più piacevole è l'atmosfera retro.

Ristorante dell'hotel Silvanus - H-2025 Viségrád, Pf. 24

Su una grande veranda vetrata sul bosco, sensazionali i pranzi al buffet della domenica,
con tutte le specialità ungheresi più classiche.

Borkatakomba - 1222 Bp. Nagytétényi ut 64

Un ristorante caratteristico, ricavato in un'antica cantina, appena arrivati si ha la sensazione i aver preso la classica fregatura turistica, invece il cibo è ottimo, lo spumante ungherese molto gradevole e anche il piccolo spettacolo è di buon livello.

Bagolivar - Bp. XIV, Allaktkerti ut. 2

Vuol dire il gufo, la nostra mica lo chiama il Gundelino, perché è una filiazione del Gundel, il miglior ristorante di Budapest.
L'ambiente è molto gradevole, la cucina raffinata, il personale solo femminile.

Alföldi Vendéglo BT, Bp. V. Kecskeméti ut. 4, tutti i giorni 11.00-24.00

Quello del goulash e delle ciambelle.

Per quello che riguarda le “bettole”, cioè i posti dove si beve, e magari si mangia una cosetta per accompagnare il vino o la birra, che sono tantissimi e sono molto caratteristici di Budapest, vi rimando ad un vecchio numero del “caffè”, dove trovate “A Budapest a caccia di bettole”.

Infine alcuni consigli pratici:


I mezzi pubblici, taxi inclusi, sono economici, efficienti e vanno quasi dappertutto. Vi consiglio di fare da subito la Carta Budapest, oltre all'uso dei mezzi di trasporto vi dà anche diritto all'accesso gratis a qualche (pochi) musei, e alla riduzione per alcuni servizi e spettacoli. Potete farla in molti posti, però la cosa più pratica è andare al Tourinform, all'ufficio principale nella centralissima Vörösmarty tèr. Lì vi daranno pure molto materiale informativo utile.

La lingua è complicatissima, apparentemente la parentela tra quello che è scritto e quello che si pronuncia è lontanissima, se pronunciate male proprio non vi capiscono e si seccano, meglio scrivere e far vedere il foglietto o la mappa.
Non preoccupatevi mai di dove o quando mangerete: si trova sempre, e sempre a buon mercato, state solo attenti se siete a dieta, perché i nomi sul ménu sono poco indicativi: potete credere di ordinare un insalata e ritrovarvi davanti un enorme piatto ricolmo di tutt'un po'.

Il mercato dell'antiquariato è molto attraente, sia nei mercatini che nei negozi specializzati, se non ve ne intendete però state attenti ai prezzi, andate tranquilli soprattutto nei negozi GUM, che sono statali. Attenzione però che al ritorno la dogana italiana è piuttosto esosa e rischiate di pagare più di dogana di quanto avete speso lì.

Lo stesso si dica per le belle porcellane, i cristalli e i vetri.

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