Alatri

L'Acropoli di Alatri, costituita dalla più interna di due cerchia di mura poligonali, con cinque porte di cui due ancora oggi in funzione, è il complesso più grandioso e meglio conservato esistente in Italia. Anche della cerchia esterna rimane abbastanza integra una discreta porzione. Le mura del tipo detto poligonale sono costituite da enormi massi accostati tra loro a secco, cioè senza malta, con sbalorditiva precisione, se si pensa ai mezzi tecnici dell'epoca. Il concetto era che i massi dovevano essere sufficientemente grandi e pesanti da non poter essere smossi dagli assalitori, dato che non era ancora stata inventata la malta che li cementasse rendendo il muro tutto solidale.
L'epoca è relativamente incerta, ne sono stati individuati quattro stili diversi che vanno dal VI al II-I sec. a.C., man mano che dai massi di forma irregolare si passa a quelli più squadrati, comunque tutte precedenti la conquista da parte dei romani. Quelle di Alatri, sono tra le più antiche, in parte del primo e in parte del secondo stile, opera degli Ernici, l'antico popolo italico che fu il primo ad abitare il sito. Naturalmente alcune porzioni sono state demolite in occasione di eventi bellici e e successivamente ricostruite.
Aletrium, questo il nome della città al tempo degli Ernici, divenne nel 90 a.C. Municipio romano, dopo essere stata per qualche tempo città federata a Roma.
In età costantiniana fu diocesi e nel 547 sede vescovile; Totila la conquistò con molte distruzioni, ma poi risorse col nome di Civitanova. Con il decadere dell'Impero, quella religiosa divenne l'unica autorità forte. In epoca comunale la cittadina allargò la propria sovranità sulle terre circostanti e difese con vigore la propria indipendenza durante le lotte tra Papato e Impero. In questi anni godette di una notevole prosperità e si costruirono edifici importanti, che tuttora ne caratterizzano fortemente il bel centro storico.

Testo: Fiamma Dinelli
Foto: Matteo Bordini