Campi di volontariato internazionali

Alcune considerazioni di Vagabondo per viaggiatori fai-da-te

 Le foto che vedete in questa pagina sono state scattate in un campo di lavoro dello SCI in un parco nazionale sui Pirenei (Spagna) a cui partecipò, ormai tanti anni fa, Matteo, uno dei fondatori di Vagabondo.
In quell'occasione lo scopo del campo era sia quello di aiutare una cooperativa di giovani a trasformare un vecchio casale in un ostello per la visita del parco, sia quello di aiutare i pastori del piccolissimo paese ad organizzare una gara internazionale (Spagna, Francia e Andorra, i paesi dei Pirenei) di abilità per cani da pastore.
Matteo: "Mi ero iscritto al campo con lo scopo di divertirmi e praticare l'inglese. Ho avuto successo in entrambe: il campo è stato divertentissimo, gli altri ragazzi simpaticissimi e fin dal primo giorno si è creato uno splendido clima di allegria. Quanto all'inglese ho scoperto che per chi non lo padroneggia bene (come me allora) è molto più proficuo parlare con altre persone non di madre-lingua che non con inglesi...
Insomma: una esperienza che ricordo tuttora con estremo piacere."

Il miglior consiglio che possiamo darvi?
Non guardate solo al paese in cui volete andare, ma fate anche molta attenzione allo scopo del campo: passerete varie ore al giorno lavorando, quindi è importante che scegliate un campo che offre un tipo di lavoro che piace e che vi permetta di imparate qualcosa che vi interessa!SCI Italia

  • SCI (Servizio Civile Internazionale). È forse una delle associazioni più strutturate fra quelle che organizzano campi. Sono attivi in tutto il mondo e coordinano l'offerta di campi di tutti i tipi. Realizzano un catalogo (Centofiori) che comprende le varie offerte ed esce (credo) ogni sei mesi.
    Sito: www.sci-italia.it
     
  • WWOOFIl WOOF è una rete mondiale che permette di viaggiare lavorando in fattorie biologiche. Dal loro sito: Un movimento mondiale che mette in relazione volontari e progetti rurali naturali promuovendo esperienze educative e culturali basate su uno scambio di fiducia senza scopo di lucro, per contribuire a costruire una comunità globale sostenibile.

  • Anche il WWF organizza alcuni campi internazionali di carattere ambientale.
    Sito: www.wwf.it .
     


Vagabondo ringrazia Riccardo Soli che ha fornito tutti i suggerimenti e le spiegazioni che seguono.

 Molta gente viaggia per conoscere, per svagarsi o per scappare da qualcosa. Esistono varie forme del viaggiare: il villaggio turistico, il turismo responsabile, il viaggio solitario. Esistono poi persone che desiderano mettersi al servizio di comunità o persone per aiutarle a risolvere determinati problemi. Altri poi desiderano invece entrare in contatto con persone che spendono la propria vita per costruire un mondo migliore, ma contemporaneamente non amano i viaggi con molti spostamenti. Questi generi di persone sono quelli che di solito partono per i "campi".
Prima di viaggiare bisognerebbe sempre chiedersi "perché viaggio?", ma con i campi di lavoro questa domanda diventa fondamentale. Chi è attratto solo dal basso costo che può avere l'ospitalità, ma non ha intenzione di mettersi in gioco forse dovrebbe desistere in partenza dall'effettuare un campo. Chi invece desidera mettersi in gioco deve capire quale tipo di campo fa per lui.
Già, perché esistono diversi tipo dei cosiddetti "campi di lavoro".

  • Cos'è un "campo"?
     I campi di lavoro propriamente detti sono dei campi dove una persona mette a disposizione le proprie capacità professionali o anche semplicemente la propria mano d'opera per realizzare un progetto concreto. Può essere la costruzione di un edificio (scuola, ospedale, casa...), l'aiuto professionale in una di queste strutture, lo studio e la tutela della fauna o un progetto di recupero ambientale: non importa. La cosa importante del campo è comunque la parte lavorativa.
    La maggior parte di questo tipo di campi viene realizzata da associazioni, ma possono anche esserci dei privati che li realizzano o dei gruppi spontanei di persone che non hanno nessuna struttura giuridica. Chi parte per questo tipo di esperienza sa già prima di partire che una buona parte del tempo (60-70%) sarà destinato al raggiungimento di un obiettivo concreto.
    Ci sono alcuni che amano andare nelle missioni. Non importa essere dei frati o delle suore per andare in missione, sono accettati sempre e volentieri anche laici. Va però ricordato che la dimensione spirituale non viene dimenticata e non può essere tralasciata. Questo non vuole dire che si passa il tempo a pregare: chi conosce i religiosi missionari sa benissimo che sono gente molto pragmatica e aperta. È però sempre da tenere in considerazione il rispetto per la religione e per le persone che sono lì presenti tutto l'anno.
    Un particolare tipo di campo di lavoro sono i campi di archeologia. Molti progetti di scavo sono gestiti da organizzazioni con pochi fondi a disposizione, quindi si affidano all'aiuto di volontari per l'effettuazione di scavi archeologici o di catalogazione dei reperti. Per chi è appassionato di storia questo può essere un modo originale di passare una estate.
    Altro tipo particolare sono i campi natura. Questi permettono a chi vi partecipa di approfondire la conoscenza non tanto della comunità, quanto della natura circostante. Sono quindi campi dove viene prediletta la vita all'aria aperta, dove si effettuano escursioni nei parchi naturali. Una delle attività importanti in questi campi è però l'osservazione e l'aiuto nella conservazione di determinate specie. Può essere quindi la catalogazione delle tartarughe marine che stanno depositando le uova piuttosto che l'osservazione degli spostamenti di animali.
    Di solito questi campi sono organizzati da enti parco, da guardie forestali od ecologiche o da organizzazioni per la conservazione della natura.

     

  • Quanto costa un campo?
    Va detto che nei campi di cui ho parlato si parte sempre dal presupposto di farlo volontariamente e gratuitamente, quindi scordatevi di essere pagati. Il campo in alcuni casi è gratuito, nel senso che il vitto e l'alloggio sono offerti da chi ospita in cambio del lavoro che si va a prestare.
    Più spesso però è chiesto un contributo minimo. Dato cioè che non si presta un lavoro vero e proprio è importante non andare a pesare sulla comunità o sul progetto ospitante. Il contributo va quindi a coprire il vitto e l'alloggio delle persone e varia molto da paese a paese, a seconda di quale sia il tenore di vita effettivo o di quali siano le caratteristiche dell'ospitalità.
    Possono poi essere compresi nel campo anche dei momenti più "turistici", come per esempio escursioni in città vicine. Anche queste cose ovviamente possono andare ad influire sul costo finale.
    In ogni caso poi va sempre ricordato che il viaggio (volo, treno o macchina) è indipendente. Ogni singolo partecipante deve cioè arrangiarsi nel trovare il modo di arrivare nel luogo dell'appuntamento e di tornare nel proprio paese. In alcuni casi, ma sono eccezioni, è l'ente che organizza anche lo spostamento.
    È quindi importante per chi parte pianificare anche il viaggio. Sia in termini di costo, per evitare che il biglietto sia troppo caro o che non sia disponibile, sia in termini di durata. Durante i campi solitamente si conoscono persone (del posto o di altre nazioni) che poi possono aiutare nel passare alcuni giorni di riposo o di turismo dopo il campo. È quindi un buon consiglio conservare sempre dei giorni dopo il campo prima del rientro così da poter approfondire queste amicizie o anche solo per poter visitare la nazione o la regione.
    Ho saputo però anche di gente a cui sono stati chiesti molti soldi per partecipare ad un campo (parliamo di migliaia di euro!). Una richiesta del genere è davvero sospetta, a meno che non si tratti di finanziare un progetto particolare. In ogni caso informatevi sempre sulla destinazione dei soldi, poco o molto che venga chiesto, e cercate informazioni su chi organizza il campo.
     
  • Quanto dura un campo?
    La durata di un campo è anch'essa molto variabile. Solitamente però dura dai 7 ai 14 giorni. Campi più brevi o più lunghi sono delle eccezioni e sono solitamente organizzati partendo da una base di volontari che già si conoscono e conoscono il progetto. Ovviamente non si calcola l'eventuale periodo che si vuole trascorrere dopo il campo o l'eventuale tempo di viaggio.

     

  • Che lingua si parla nei campi di lavoro?
     Qui dipende molto dalla sede del campo e dall'organizzazione che lo gestisce, così come "dall'internazionalità" di quel campo. La lingua del paese dove si svolge il campo è il punto di riferimento per i campi molto immersi nel sociale, mentre non lo è per altri tipi di campo, come quelli archeologici, naturalistici o quelli in cui si costruisce qualcosa: questi hanno più spesso una valenza internazionale.
    Per chi conosce solo l'italiano questo potrebbe essere un ostacolo, ma ci sono associazioni che italiane che organizzano campi all'estero con solo volontari italiani (ne ricordo uno organizzato in Turchia dal WWF Italia).
    L'ideale però è conoscere, almeno superficialmente, una delle lingue parlate maggiormente nel mondo e soprattutto scegliere un campo dove sia richiesta la conoscenza di quella lingua. Chi conosca un po' di francese, inglese, spagnolo o portoghese non avrà difficoltà a trovare un campo che faccia al suo caso. In ogni caso informarsi sempre e stare attenti a non sbagliare lingua!

     

  • Quante persone ci sono in un campo di lavoro?
    Solitamente non tante. Per una comunità od un ente ospitante un gruppo di più di dieci persone nello stesso tempo può essere un problema da gestire. Solitamente i campi non superano questo numero, anche se ci sono delle eccezioni.
     
  • Chi sono i partecipanti ai campi?
     Solitamente i partecipanti non si conoscono direttamente. Il gruppo si costituisce prima durante il corso e poi affina la conoscenza durante il campo. Se viene indicata la conoscenza di una lingua per il viaggio è importante conoscerla. Non credo vengano mai effettuati dei test, ma ci si potrebbe trovare in difficoltà e soprattutto si potrebbe mettere in difficoltà la riuscita dell'intero campo per problemi di comunicazione.
    L'età dei partecipanti è varia. Di solito vengono accettate persone maggiorenni, ma credo che esistano dei campi che accettano anche minorenni. A volte l'ente indica la fascia d'età richiesta. È importante che una persona conosca le proprie condizioni fisiche in relazione con quello che andrà a fare e all'ambiente dove si svolge il campo. Il voler strafare può essere un problema molto serio in certi contesti.
    Nei campi spesso ci sono varie persone del posto. Quando si va all'estero attenzione che si avranno molti contatti con persone di un'altra cultura: buon senso e rispetto non vanno mai dimenticati. Persone che magari non vivono nel progetto ma sono venute a fare il campo proprio come voi.
    Se poi il campo è internazionale è facile che ci siano persone che arrivano da differenti parti del mondo. Questo porta a problemi di carattere pratico, ma basta un minimo di spirito d'adattamento per superare ogni incomprensione. Più facilmente invece la presenza di volontari di diverse nazioni sarà una ulteriore fonte di arricchimento per il volontario.

     

  • Quanto tempo prima bisogna iscriversi?
    In teoria il prima possibile, non appena cioè si viene a conoscenza di quel determinato campo e che si ha la certezza di potervi andare. Dato che i gruppi di volontari sono solitamente abbastanza piccoli è facile che si riempiano in fretta i posti disponibili, quindi è meglio non indugiare.
    È importante però ricordare che un campo di lavoro richiede impegno nella preparazione sia per chi parte sia per l'ente o la comunità che ospitano. È quindi abbastanza consueto che un mese prima dell'inizio non vengano più accettati nuovi iscritti. Per alcuni campi è necessario effettuare un corso preparatorio realizzato dall'ente organizzatore.