Viaggio Interiore e in Terra d'Abruzzo



Questo racconto partecipa al concorso Storie Vagabonde!

Ci sono 1000 euro in palio! Partecipa anche tu inviando i tuoi racconti entro il 25 aprile 2009. Dal 1 al 30 giugno 2009 potrai votare il vincitore ed assegnare il premio: se questo racconto ti è piaciuto, ricordatene!





Abruzzo, terra vicina per me, che abito lungo la linea del treno per Avezzano; già proiettata verso quei monti; già respirando venti di tramontana. Terra vicina nel cuore, che là è rimasto dalla prima volta che l´ ho incontrata. Sempre mi viene in aiuto nei momenti di sconforto; più volte m´ ha salvato, meta e rifugio, mondo d´ incanto, lontana anni luce dalle città caotiche ed isteriche.

Qui c´ è spazio e tempo per gli animali e per gli uomini. Se hai la pazienza o la fortuna di restarci nei giorni feriali, lontano dai fine settimana, dai ponti e dalle feste, quando i turisti son già tornati a casa, allora scoprirai l'essenza dei piccoli borghi ed entrerai veramente a farne parte. I negozi sono chiusi spesso, aprono magari se ti serve qualcosa o in poche ore centrali della giornata; i baristi ti tengono a parlare per ore; gli abitanti portano avanti le loro incombenze tranquillamente; gli anziani escono dalle case e passeggiano pigramente, o occupano le panchine al sole.

Terra distante nel tempo, dove si riscoprono antichi mestieri e sapori; dimora di mandriani e pastori, con le loro mucche, cavalli, greggi e gli insostituibili cani guardiani. Dove si incontrano gli animali selvatici: alcuni, come cervi e cinghiali, è più facile vederli perchè vengono a volte fin sui sentieri o addirittura in paese; con il camoscio l' incontro bisogna guadagnarselo raggiungendo valli in quota o le cime delle vette. L'orso ed il lupo invece sono difficili da avvistare: lo sai che magari non li vedrai, ma sai che ci sono, che vivono in questi boschi e che la loro presenza vibra intorno a te, nell'aria che respiri, nel suolo che calpesti.

Nella primavera di cinque anni fa vi arrivavo quasi per caso: per la mia curiosità ed un curioso destino. Una gita di un giorno e già mi stregava con le mille tonalità di verde, con i canti ed i suoni del bosco, con l´ aria pulita e frizzante. Il nastro sinuoso della piccola strada che porta al Parco Nazionale d´Abruzzo sembra invitarti ad entrare; intorno gli alti, bei faggi si parlano e raccontano al vento del nuovo arrivato. Ma ancora non capivo del tutto la magia legata a questi luoghi. La sentivo ma ancora non sapevo.

Poi il primo periodo di volontariato per il Parco: due settimane di ogni scoperta. Con sorpresa sono stata accolta non solo dalla natura, dal paesaggio, ma da volti, da sguardi e sorrisi. Mi sono sentita a casa per la prima volta. Finalmente quella vita più semplice, magari un poco più dura, ma tanto, tanto più vera. Ho riscoperto cose che già conoscevo, che portavo dentro di me ( forse nelle mie origini marchigiane, provenendo per metà da uno di quei paesini di montagna ormai abbandonati ): la gioia del camino che scoppietta, la stanza riscaldata dopo una giornata passata al freddo, la bruschetta con l´ olio o la scamorza, la legna da tagliare, da portare a casa a far asciugare. E rendersi conto che sei abile a far qualcosa di utile, di concreto, ancora. Ho imparato a vivere ed a lavorare in gruppo per una causa, uno scopo comune...la mia causa ed il mio scopo, finalmente in comune con altre persone. Ragazzi simili a me negli intenti, con quell´ amore onesto e profondo per la Terra, madre di tutti. Eppure diverse per moltissimi aspetti, provenienti da ogni parte del mondo e
d´ Italia: dal Canada, dalla Francia, dalla Grecia, ed ancora da Napoli, da Torino, dalla Basilicata, dalla Toscana, dalla Sicilia. Quanti scambi di cultura, lingua, tradizioni e diciamocelo, soprattutto di ricette! La cucina della foresteria ci ha insegnato a stare insieme, ognuno a suo modo. Ed ogni giorno una piccola battaglia portata avanti, una piccola vittoria, nuove conoscenze acquisite sulla natura che ci circonda: la pulizia dei sentieri, la manutenzione, l´ accoglienza dei turisti nei centri di visita, l´ allestimento delle mostre, le escursioni per conoscere e controllare il territorio, gli appostamenti per avvistare gli animali.



Pensavamo di dare una mano, invece abbiamo trovato noi stessi...non tutti ma molti, io certamente.

Mi ricordo quella volta che, pulendo la riva del lago, abbiamo tirato fuori un intero motore arrugginito da un cespuglio; o quando abbiamo fatto gli gnocchi a mano tutti insieme nella cucina del Casone Antonucci. Un' altra volta abbiamo preparato una festa in piazza a Villetta Barrea, con i prodotti tipici che ognuno aveva portato dal proprio paese. Come al solito c´ era da fare per tutti e si è lavorato in grande allegria: chi affettava pane e salame, chi montava il telone per coprire la piazza (meno male, poi ha piovuto), chi portava e preparava le sedie ed i tavoli...alla fine c´ è stato un gruppo folcloristico locale che ha suonato ed abbiamo ballato fino a non avere più fiato, per il divertimento nostro ma anche degli altri.

Non è un viaggio che ha fine...sono tornata ancora ed ancora; ho trovato nuovi amici, provato nuove situazioni. Sono stata in campeggio, faccia a faccia con cervi e cinghiali. Ho fatto di nuovo il volontariato incontrando sempre cuori arditi e particolari, persone speciali. Ho partecipato attivamente alle tradizioni ed alla vita dei piccoli paesi prendendo parte a sagre, feste, eventi folcloristici e musicali. Ne ho vissuta ogni stagione: ho visto i fiori nascere e le farfalle volare; le foglie cadere; la neve imbiancare ogni cosa e le acque gelare, poi il verde irrompere ancora.



Ho scoperto sapori che non sapevo di apprezzare; per esempio il miele o la marmellata che trovavo al supermercato non mi piacevano, troppo dolci per i miei gusti...quelli prodotti da queste parti, con frutta e fiori della zona, sono molto più buoni e genuini. Diciamola tutta, sapere che quel che mangi ti aiuta a mantenerti in salute e sostiene l'economia locale aggiunge buona parte del sapore. Da qualche tempo tutto quel che sono veramente si intreccia ed ha a che fare con questo Parco, con questa terra.

Quante volte ho sostato in riva al Sangro a Villetta Barrea, oltre la passeggiata, dove non c´ è artificio di confine fra chi passa ed il fiume. Quante volte mi sono fermata a godere l´ umido e il fresco, a sentire tornare la pace nei suoi riflessi d´ ombra e d´ argento. E più avanti, dove il terreno
s´ impregna d´ acqua e diventa quasi palude, ho spiato in silenzio i pipistrelli a caccia d´ insetti e le cerve abbeverarsi al crepuscolo.

Ultimamente sono ospite spesso di quella piccola splendida casa a Civitella Alfedena, con le pareti scritte e dipinte delle nostre speranze, dei nostri sogni. Anche qui sono stata accolta nel migliore dei modi . La prima volta che vi arrivai ero sola ed abbastanza triste. La porta si è aperta per me e si sono spalancati i sorrisi; già ero una del gruppo senza neanche sapere come; già mi si voleva bene. Ricordo soprattutto le colazioni ed i pranzi insieme, le risate di quella prima volta ed ancora ne sono commossa. Così, quando posso ci torno e trovo sempre qualcuno a condividere quelle sere meravigliose davanti al fuoco. Vi ho trascorso gli ultimi tre capodanni ed ho provato anche

l´ emozione di partecipare alla fiaccolata del 30 Dicembre...a guardarla è bella, ma farne parte è tutta un´ altra storia. Quando finisce la discesa dalla montagna si arriva in paese, che per l´ occasione ha spento le luci e si è vestito di candele, si raggiunge la piazza sotto i lampi dei fuochi d´ artificio, quindi si gettano le torce nel grande falò, mentre le persone intorno applaudono e si stringono intorno al fuoco. Nel momento in cui getto la mia fiaccola mi si stringe sempre il cuore.



Allo stesso modo ogni volta che me ne vado la malinconia torna a trovarmi; per fortuna lo so, non starò lontano a lungo. Appena mi sarà possibile sarò qui di nuovo, per altre emozionanti avventure.

Se riesco ad allontanarmi è solo per questo: non è mai un addio, sempre arrivederci.

Curata da:
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Luca Ciaudano e Silvia Lorenzetti
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