Verso l'Indocina



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Bangkok





I 3 giorni a Bangkok sono passati velocemente tra visite di rito ai templi dorati della città vecchia, vagabondaggi fluviali e vita notturna nella mecca dei viaggiatori del Sud Est Asiatico, la rinomata Kao San Road, un susseguirsi di bar alla moda, guesthouse e negozi di souvenir. E' veramente il posto ideale dove iniziare o finire un lungo viaggio nella regione. Potrebbe essere definito un caravanserraglio del XXI secolo, dove rifocillarsi appagando ogni palato, dormire a poco prezzo (per essere una capitale), comprare qualsiasi attrezzatura di cui si abbia bisogno. Si trova veramente di tutto, dalla merce occidentale a prezzi ridicoli, all'artigianato delle varie regioni thailandesi. Ci si può far curare i denti, si possono comprare zaini da viaggio made in Vietnam, guide di seconda mano o fotocopiate di ogni paese asiatico, coltelli mille usi...insomma tutto ciò che gravita intorno al tema del "viaggio", ma anche semplicemente qualsiasi cosa che in Occidente ha un prezzo molto più alto. Non a caso Bangkok è considerata uno dei più grandi mercati all'aria aperta del mondo, dove fare buoni affari, ed è usata dai piccoli e grandi importatori di merce di varia qualità e provenienza da rivendere nel proprio paese a prezzi maggiori.

Da questo punto di vista è sicuramente un luogo vitale, oltre che utile, brulicante di gente che scambia grandi quantità di Bath alla velocità della luce, uno dei pochi posti in cui incredibilmente la domanda supera sempre l'offerta, contribuendo così a gran parte dell'economia Thai. Alla lunga magari può annoiare di vedere le solite comitive di Farang, come sono chiamati gli occidentali, che hanno lo stesso stile di vita che a casa, esagerato però dal basso costo della vita. Quindi quintali di alcool, donne facili e via dicendo...

Sicuramente la città ha molto di più da offrire che Kao San Road e per quel poco che abbiamo visto ci è parsa meno caotica delle aspettative, con un lato ultramoderno simboleggiato dalla meraviglia tecnologica dello skytrain e l'antica città di periferia con i soliti mercati alimentari asiatici, dove si trova qualsiasi forma di vita appetibile al palato thai.


In genere in tutta la Thailandia è impressionante il numero di venditori ambulanti di cibo che occupano i marciapiedi di ogni città. Dalla classica Noodle Soup, al pesce grigliato che sembra cotto da settimane per finire con i più rari baracchini di insetti fritti.


La 2° tappa è stata Ayutthaya, 90 km a nord, antica capitale del regno di Siam, città piacevole, tranquilla e ben curata, con un bel complesso archeologico di templi e stupa buddisti sparsi in un'ampia zona verdeggiante.

Saremmo rimasti un solo giorno se non fosse stato per l'inizio di un Festival di 10 giorni che prevedeva una rievocazione storica ed un grazioso spazio dedicato alla gastronomia.

Non potevamo perderlo, ed è stato un piacere per gli occhi ed il palato provare tutti questi cibi provenienti dalle varie regioni del paese. Poi lo Show "Light and Sound" in un palco naturale con uno sfondo meraviglioso fatto di queste torri appuntite messe in risalto da luci di vari colori. Si sono esibiti penso tutti i giovani del paese per ricreare in maniera un po' bollywoodiana la storia della loro città, con tanto di battaglia tra elefanti da guerra.

Per ottenere il biglietto è stata un'avventura, abbiamo girato tutta la periferia della città per cercare il punto vendita indicatoci dall'Ufficio del Turismo. Esausti dopo più di 10 km in bicicletta tra stradine secondarie ed autostrade, abbiamo realizzato che si poteva comprare anche all'entrata!! Beh..ci siamo comunque divertiti, anche perché in periferia nessuno parlava inglese e noi sembravamo due matti alla ricerca del tesoro con una mappa fasulla.



Poi via, pullman di I° classe direzione Mae Sot al confine orientale con la Birmania, da cui accedere poi con 4 ore di pick-up ad Um Phang dove avremmo fatto trekking.

Subito sorpresi dai trasporti di alta qualità, le strade ottime, e ci hanno pure dato il buono pasto, la bibita ed i biscotti. Come quando si andava in gita alle elementari.

Mae Sot è una città strana, piena di occidentali impegnati nel volontariato o come operatori di ONG a causa dell'elevata presenza di campi profughi birmani in esilio dal loro paese.

Una realtà a noi sconosciuta, quella dei campi profughi, fatta di continui posti di blocco, di controllo documenti alla ricerca di qualcuno, in una zona di confine piuttosto calda tra i due paesi.



Laos

Sto scrivendo da un tipico tavolino indocinese o così almeno me lo immagino io. Oggi siamo ufficialmente entrati in Indocina ed abbiamo lasciato il regno di Siam passando attraverso il confine naturale del possente Mekong, una distesa color caffèlatte che taglia per 4000 km il Sud-Est Asiatico, dal Tibet al Vietnam. Un fiume cha ha segnato la storia di antichi e moderni popoli, alla maggior parte di noi sconosciuti. E' bello immaginarselo così, in termini storici che rievocano alla mente storie di viaggi ai confini del mondo, di scoperte archeologiche straordinarie, di tribù e società umane così diverse dalla nostra.

Chissà cosa deve essere stato viaggiare in queste zone cinquanta, cento o anche solo trenta anni fa...e chissà perché da piccolo ero affascinato da storie di fantascienza che narravano mondi tecnologici, società ultra-sviluppate alla Isaac Asimov, mentre ora provo una profonda curiosità mista ad una sensazione che è simile ad una "sana" invidia per questi uomini e donne che vivono in maniera immutata da secoli, con le loro tradizioni che non vengono intaccate nemmeno dall'idea di modernità.

Non che vorrei vivere come loro, ormai non potrei rinunciare a tante cose, ma sicuramente bisogna riconoscere che questo cambio continuo a cui siamo sottoposti nel nostro mondo occidentale non faccia bene all'uomo, soprattutto al suo pensiero.

Come l'anno scorso in India, ogni volta che intraprendiamo un viaggio così lungo, è un po' come se subissimo un processo di depurazione, la mente si apre, si capiscono tante cose e le difficoltà ed i pensieri che avevi a casa si ammorbidiscono, come se allentassero la presa.

Ed il confronto nasce spontaneo: era più facile viaggiare tempo fa oppure adesso?



Perché si percorrono 8000 km e ci si ritrova a dribblare le località etichettate da tutti come troppo turistiche?

Ma chi vuole in fondo questo tipo di turismo che trasforma ogni località in una copia di se stessa in ogni parte del mondo?

Abbiamo sempre ritenuto che la parte più difficile del viaggio sia la partenza, il decidere d staccare la spina per un po', di lasciare gli affetti a casa ed in effetti oggigiorno con il livello di informazioni che abbiamo viaggiare è forse più facile che vivere nel proprio paese.

Ma come sempre le comodità rendono la vita ed il viaggio più semplici ed anche forse un po' più piatti, ed allora è qui che bisogna inventarsi, uscire dal cammino che fanno tutti, vedere le cose in maniera diversa così nel viaggio come nella vita ed aprirsi a panorami che in quel momento sono solo tuoi, perché te li sei cercati e conquistati.


Andrea Ridolfi
www.Rido.altervista.org
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