Sicilia bagnata

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Trinacria. Terra di sole, mare.
Evocazioni storiche, mitologiche... terra di Archimede, di pensatori e saggi... la magna grecia. Poi arabi, normanni, fino ai grandi uomini del nostro tempo: Ettore Majorana ed i suoi misteri, Pirandello, Sciascia... passando per Crispi.
Terra di conquista. Terra dei Borboni, terra promessa per garibaldini, terra in odor di mafia. Terra di banditi e miti. Terra del mito di banditi come Salvatore Giuliano... Terra selvaggia, di grandi civiltà, culture...
Terra da pipe, dicono al nord. Terra dolce ed aspra. Terra di barocco...

Ma torniamo al sole, al mare.
Arriviamo in Sicilia io ed il mio compagno di viaggio. Sono le cinque del pomeriggio. Ci accoglie un insistente pioggerellina. Sta lì, all'aeroporto di Trapani ad aspettare noi. Benvenuti.
Uscita dall'aerostazione, ricerca di un mezzo per raggiungere la destinazione della nostra vacanza. Pioggerellina a parte, devo dire che l'efficienza dei due autobus utilizzati per arrivare a Castellamare del Golfo, si rivela eccellente.
Oltre all'orario preciso d'arrivo, la sorpresa di trovare la disponibilità di chi ci ha affittato l'appartamento che sarà la nostra casa per i prossimi quindici giorni: "rimanete lì all'autostazione, vengo a prendervi in auto". Saluti, presentazioni, e breve giro in auto della cittadina, con consigli sui posti migliori per fare spese e ristoranti, dintorni da visitare.
Poi, a casa. Giusto il tempo di disfare quel poco di bagaglio, che suonano alla porta. Salvatore si presenta con del pane appena sfornato dalla mamma ed una bottiglia di vino.
Benvenuti.

Torna alla mente la prima parte del viaggio: quella "subita" nel nord.
Partenza da Cuneo alle 06,50. Stazione del treno. Freddo, sonno... "cazzo, quando arriva sto treno?" Arriva. Per arrivare è arrivato: è partire, che diventa complicato.
Prima tratta: Cuneo-Torino. Coincidenza persa per Milano. Cominciamo bene. Due ore d'attesa a Porta Nuova. Bar demolito per lavori di ristrutturazione. Freddo artico ovunque. Chioschetto improvvisato di bibite e panini; coda, freddo, scontrino fatto, altra coda per ottenere il panino, che considerati gli orari modificati dal ritardo, deve servire anche come pranzo. Ecco il panino. Due morsi, otto minuti di masticazione, tentativo di restaurazione di saliva e capacità motoria delle mandibole e ricerca di contenitore per l'immondizia per smaltire il panino. Viva la civilissima ed efficiente Torino.
Finalmente si parte. Arrivo a Milano, treno al volo per Bergamo ed arrivo con naturale ed ovvio ritardo.
Poco più di mezzora per raggiungere l'aeroporto "Orio al serio". Inutile pensare ad un mezzo economico. Va bene un taxi.
Volo low-cost, efficientissimo ed economico, naturalmente straniero.
In totale abbiamo speso a testa:
27 euro di disservizio treni
12 euro di servizio taxi e,
0,2 centesimi di euro di volo andata e ritorno.
Sissignori, lo ripeto: 0,2 centesimi di euro di volo andata e ritorno. Partenza in orario sia da Bergamo che da Trapani ed arrivo con anticipo sia su Trapani che su Bergamo. Servizio efficiente ed adeguato.
Torniamo in Sicilia, che è meglio.
Prima cena sull'isola; pesce spada in guazzetto, sincero vino bianco in caraffa: costo dodici euro a testa.
Va bene anche la pioggerellina. Da casa telefona mia moglie: "qua nevica". La pioggerellina, quasi non la sento più. Il febbraio siciliano è dolce.

14 febbraio, mattino: inizia la nostra vacanza.
Godere del clima e della bellezza dell'isola fuori stagione è fantastico. Ovunque vai senti parlare il dialetto del luogo, e la gente è ben disposta, gentile e discreta.
Niente milanesi, americani, in disperata ricerca di artigianato locale "made in China".
Puoi passeggiare, prendere un autobus, concederti un aperitivo al porto sentendo i pescatori imprecare contro il maltempo. Maltempo? Una pioggerellina che si alterna a schiarite?
Dolce il febbraio siciliano.
Siamo due artisti ed abbiamo intenzione di dipingere, di fermare emozioni sul taccuino: bastano poche "pastiglie" d'acquarello, l'acqua la fornisce provvidenzialmente questo cielo capriccioso. Le emozioni, beh... basta guardarsi attorno.
Conosco già la Sicilia, ma non l'avevo mai vista in inverno. Decidiamo di rimanere nella parte nord occidentale dell'isola.
Il golfo di Castellamare leva il fiato. Anche il dislivello della cittadina, se percorso a piedi, leva il fiato, ma è impareggiabile l'emozione di vedere il mare avvicinarsi, dilatarsi, man mano che percorri i corsi, i vicoli, le scalinate del centro storico. Il premio, dopo tanto camminare è il porto. Niente scafi miliardari, barche a vela ormeggiate.
Solo gozzi e qualche piccolo peschereccio. Al mattino e alla sera, puoi godere dell'animazione del porto, messa in scena dai pescatori e dai pochi abitanti, per lo più anziani, in cerca di pescato per la cena.
La pioggerellina litiga con il sole; la temperatura è comunque gradevole.
Il tramonto lo puoi godere seduto ad un tavolino di uno dei ristoranti del porto, frequentati in questa stagione solamente da siciliani.
La cena, un pesce, del buon vino in caraffa. Incredibile: si trova ancora il vino della casa a sei euro il litro, senza dover prendere un antiacido prima di andare a dormire.

A mezzora di autobus si arriva a Scopello. Percorrere l'entroterra in pullman è meraviglioso. Noto subito che tutti i passeggeri che salgono o scendono, salutano l'autista e gli altri avventori. Ci adeguiamo subito alla consuetudine, anche se ci pare strano.





La gita a Scopello è accompagnata da un tempo straordinario. Cielo terso e temperatura primaverile. Le colline, i campi, sono verdissimi e qua e la qualche albero fiorito rallegra il viaggio.
Scopello è un piccolo villaggio dipinto sopra ad una collinetta affacciata al mare. Scendere a piedi la strada che porta al mare è un emozione. Profumi, colori... un gregge di pecore ci costringe ad una sosta all'ombra degli ulivi; ne approfittiamo per schizzare il mare e la costa della riserva dello Zingaro. Lasciamo le pecore e dopo poco, sotto di noi, il complesso della tonnara. Non si può descrivere l'emozione, il senso di pace e di storia che si respira in quell'incontro.
Salutiamo Scopello. A pochi chilometri ci attende la riserva dello Zingaro. Una delle più belle e selvagge regioni della Sicilia. Un dedalo di sentieri, un panorama indescrivibile.
Camminare nel silenzio, nella solitudine. Ascoltare il vento, il rumore del mare la sotto, i richiami dei gabbiani... Incontrare lepri, fiori minuscoli e perfetti...
Torniamo indietro, il tempo si sta guastando. Niente pioggerellina al ritorno. Un acquazzone a bagnare il sentiero. Comunque bellissimo. Il mare, la sotto si gonfia, offrendo uno spettacolo stupendo accompagnandoci con il frastuono delle onde fino al capanno dell'ingresso.

Capriccioso febbraio siciliano.

Pioggia, sole, vento ci accompagnano in questa vacanza.
Marsala ci accoglie con una giornata ventosa, bagnata e fredda. Attraversando i vicoli del centro ci prendiamo una pausa climatica. Un buon pesce e del vino forte ci consolano; e il caso di assaggiare ancora qualche dolce di mandorle.
Il vento torna a tormentare la nostra gita quando arriviamo alle saline. Le avevo viste col sole e coi turisti. Rivederle ora, nella loro selvaggia quotidianità, è eccitante. Vento o non vento, vedo la Sicilia vera, quella dei siciliani.

Ancora peggio è andata a San Vito lo Capo. Lì il vento ha dato il meglio di se: una performance da pellicola western americana. Il mare poi... una distesa di schiuma ed al largo, scure e inquietanti onde di quindici metri minacciavano la scogliera. Il frastuono era incredibile, l'emozione anche.
Per fortuna un fantastico cous cous di pesce ci ha coccolati.

Palermo, la vera signora dell'isola... Elegante anche sotto al diluvio.
Lì, la storia ti ammanta; l'aleggiante memoria di arabi, normanni e la concreta presenza dei palermitani, il barocco...

...devo chiudere qua.

Ottomila battute è la rigorosa regola di questo reportage.

Da non perdere fuori stagione. Un po' d'acqua val bene l'emozione autentica dell'isola.

Curata da:
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Claudio Vigna
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