Oktoberfest - 2003


Da molti anni, ormai, mio figlio ed io si aveva il progetto di una vacanza tutta e solo nostra, motivi diversi ne avevano sempre impedito la realizzazione, costringendoci a rimandare.


Partenza antelucana. Il viaggio è favorito dal traffico scorrevole e pochi rallentamenti dovuti ad un paio di lavori in corso. Arrivo a Monaco alle 15,30. Sistemato il camper nella comoda (e cara) area di sosta, servendoci della U-Bahn, che abbiamo a portata di mano, raggiungiamo il cento di questa stupenda città dov'è sempre piacevole tornare. Giriamo senza una precisa meta godendoci l'animazione della capitale bavarese, Maximilianstrasse, Kaufingerstrasse, dove si trovano i più eleganti negozi, esclusive boutiques e frequentatissimi locali pubblici. Poi il Tal, con al fondo l'Isartor la più antica delle porte di città, la Max-Joseph Platz con l'imponente Residenz, il Viktualienmarkt, traboccante alimentari di ogni specie e di ottima qualità ma a prezzi non certo popolari, al centro della piazza un tradizionale, alto, bellissimo, albero della cuccagna. Alle 17 ci facciamo trovare in Marien Platz per l'appuntamento con il carillon della torre del neogotico Neues Rathaus con le sue 43 campane e le figure di rame smaltato che si animano raffigurando un torneo medievale e la danza dei bottai. Nel bel mezzo della piazza la Mariensäule la Colonna della Vergine, che immancabilmente si trova in tutte le città tedesche, eretta in ringraziamento del termine di una epidemia di peste. Più discosta la Fischerbrunnen, la fontana del pesce dove i bavaresi vanno a sciacquare il portafogli in segno di beneaugurate prosperità. Meritevoli di visita anche alcune chiese e su tutte la Frauenkirche la cattedrale, la St. Peter la più antica e la Theatinerkirche classico esempio di barocco bavarese.

Piove e fa freddino, sul far della sera cerchiamo un rifugio. Nelle nostre precedenti visite per rifocillarci ci si era sempre recati alla birreria Hofbrauhaus, la più grande e conosciuta di Monaco, questa volta, invece, facciamo tappa alla Paulaner più piccola ma (quasi) altrettanto famosa.

Tornati all'area di sosta notiamo che un buon 80% dei camper che qui hanno trovato sistemazione sono nostri connazionali.

Ancora servendoci della U-Bahn raggiungiamo il parco Theresienwiesen, la vasta area dominata dalla bronzea, gigantesca statua della Bavaria che si erge al centro della neoclassica Ruhmeshalle, (una sorta di Pantheon delle glorie bavaresi). Riserviamo questa giornata completamente all'Oktoberfest l'indescrivibile manifestazione dove nulla appare esagerato: è l'Oktobrfest e basta!

Qui è inutile opporre vane resistenze, bisogna lasciarsi coinvolgere totalmente e si sarà protagonisti di un'esperienza davvero unica. Se si ha poi l'accortezza di rimanere sufficientemente sobri per guardarsi attorno, si potrà osservare uno spaccato di umanità davvero notevole. Innanzitutto notiamo che fra gli intervenuti si potrebbe stilare una particolare classifica alle cui estremità sono collocati i bevitori "spontanei" e quelli "organizzati". I primi sono coloro che, soli od al massimo in coppia, sorseggiano pacatamente dai grandi boccali di vetro (esiste solo il litro, capacità inferiori sono rigorosamente bandite) allo scopo di accompagnare i cibi, per il piacere di gustare un prodotto di sicura ottima qualità oppure più semplicemente per calmare la sete, badando solamente di non fare trascorrere un tempo eccessivamente lungo che trasformerebbe una buona birra in un esecrabile beverone tiepido e svaporato. I secondi, di contro, ingollano quantità industriali, avendo la cura, appena iniziato un boccale, di ordinare quello seguente. Costoro sono, inoltre ben riconoscibili dall'abbigliamento, indossano infatti tutti quanti una sorta di divisa di cui si equipaggiano evidentemente per tempo. Si vedono quindi nostri connazionali con T-shirt recanti l'italico "stivale" in tricolore a cui fa corona, invece delle Alpi, la spumosa cresta caratteristica della birra appena spillata. Scozzesi avvolti nel canonico drappo blu con la X bianca. Finlandesi indossanti casacche da hockey con la scritta "Suomi" ricoperta da autografi di componenti altri gruppi. Americani tutti "stars and stripes". Gallesi che esibiscono sulle maglie il grande drago rosso davanti e la scritta "Cymru" sulla schiena. Ma i più belli a vedersi sono un gruppo di africani neri, neri, tutti rigorosamente in giacca di loden, calzoni di pelle e cappello col piumetto. Risalta anche un gruppo di arabi avvolti nel lungo caffettano bianco e kefyeh a quadretti rossi (ma a costoro non è forse vietato l'uso di bevande alcoliche ?).

Questa massa eterogenea affolla all'inverosimile, fin dalle prime ore della giornata, gli enormi padiglioni dove vengono serviti fiumi delle più rinomate marche di birra e pantagrueliche porzioni di cibo ingurgitate senza soluzione di continuità dai gaudenti avventori che, in piedi sulle panche ed a volte anche sui tavoli, fra un "prosit" e l'altro, si esibiscono in canti e balli al suono continuo delle orchestrine folcloristiche che trovano posto sul palco eretto al centro di ogni "festhalle". Un'assai gradevole nota di colore è poi costituita dagli stupendi costumi tradizionali sfoggiati, con signorile naturalezza, in questa occasione, dalle genti locali. Chi si trova invece normalmente vestito ha la possibilità di inserirsi nel "panorama" munendosi di uno dei numerosi copricapo, dalle più svariate e fantasiose fogge, che si trovano in vendita sulle centinaia di bancarelle allineate lungo i percorsi e che propongono una serie pressoché infinita di gadgets e souvenirs che spaziano dai giganteschi biscotti a forma di cuore da appendere al collo, boccali di ogni forma e dimensione, maglie e magliette recanti fantasiose scritte e disegni sul tema "birraiolo", ninnoli vari da applicare a cinture, cappelli, alpenstock e via di questo passo per arrivare ad alimentari e bevande che costituiscono un ideale terreno di coltivazione per colesterolo e trigliceridi.

Una vastissima area è poi riservata a giostre, baracconi ed attrazioni di ogni genere e qui non si riesce a capire come, dopo quelle incredibili mangiate e bevute, chi vi sale possa sopravvivere alle evoluzioni da brivido di ottovolanti, toboga ed altre diavolerie arriccibudella. A tarda sera, terminato il nostro "dovere" di partecipanti, torniamo al camper, all'interno troviamo una temperatura di 7 gradi che ci consiglia l'accensione della stufa.





Partiamo di buon'ora; tornati velocemente in Italia raggiungiamo Trento. Troviamo comoda sistemazione per il camper nella già nota Piazza San Severino e visitiamo l'antica Tridentum dall'aspetto nobile e severo, racchiusa nella sua cerchia di belle montagne, fiera del suo ruolo di importante crocevia tra civiltà mediterranea e mondo transalpino. Il centro monumentale ci offre, per prima, la stupenda Piazza Duomo, (in epoca romana utilizzata come luogo di mercato) che presenta al centro la Fontana di Nettuno. A far da cornice, le cinquecentesche Case Cazuffi stupendamente affrescate e l' imponente Palazzo Pretorio del XII° sec .dalle belle finestrature a bifore e trifore, che fu prima residenza fortificata dei vescovi tridentini. A lato, la severa Cattedrale di San Viglio, il Duomo romanico-gotico dal cinquecentesco campanile che sorge sul sito di una preesistente basilica paleocristiana.. Altri notevoli edifici si trovano nella centrale via Belenzani dai bei palazzi rinascimentali di impronta veneta fra cui spiccano il Palazzo Geremia del XV° sec. ed il cinquecentesco Palazzo Thun ora sede del municipio. Nell'altrattanto bella Via Manci si trova, fra gli altri, il Palazzo Galasso, la cosiddetta Casa del Diavolo, che la leggenda vuole costruita in una sola notte, da colui che solitamente si immagina pronto solamente a distruggere, che qui ha invece rivelato un buon gusto davvero notevole. Poco oltre il Palazzo Lodron che può esibire un notevole ciclo pittorico databile del tardo-cinquecento trentino. Concludiamo, infine, con una pagina di storia patria visitando il più ragguardevole e noto monumento della città, il Castello del Buonconsiglio del XIII° sec. già residenza dei principi-vescovi della città. Il grande complesso difensivo, in origine era composto da due distinte costruzioni, il Castelvecchio ed il Magno Palazzo, uniti nel seicento con la costruzione della Giunta Albertiana. Fra le severe mura ancora aleggiano gli spiriti di Chiesa, Filzi e Battisti, la cui esecuzione avvenne nel fossato denominato Fossa dei Martiri, all'interno delle mura. In questo luogo la storia è "presente" e dispensa momenti di intensa emozione. Non poteva, a questo punto, mancare un passaggio ai giardini pubblici al cui centro si trova il Monumento a Dante eretto nel 1896 quale testimonianza di italianità di queste terre quando, essendo ancora in vigore la Triplice Alleanza, la liberazione di Trento sembrava essere assai lontana. Su tutto domina lo strapiombante Doss Trent dove si erge il mausoleo dedicato a Cesare Battisti, il sacrario si presenta con un grande cerchio di alte colonne in marmo, al cui centro è sistemata un'arca di porfido scuro su di un alto piedistallo, il tutto simbolicamente custodito da quattro cannoni. Poco lontano si trovano i resti di una chiesa paleocristana ed il Museo Nazionale Storico degli Alpini

Dopo le "teutoniche" esperienze gastronomiche, per cena ci concediamo un'italianissima polenta e funghi innaffiata da ottimo vino. Il parcheggio dove siamo sistemati è davvero in posizione strategica, peccato che per la notte sia notevolmente disturbato dal traffico ferroviario che scorre accanto.

Risaliamo la Valle di Cembra lungo il Rio di Regnana lungo una strada tortuosa che si dipana fra fitte pinete dove ci pare di intravedere il fiabesco Silvanus, malizioso folletto dedito a far sperdere i viandanti. Raggiungiamo i 640 m. di Segonzano dove possiamo ammirare gli òmeni, le straordinarie piramidi, dovute all'erosione. Le formazioni, disposte in gruppi, sono composte di argilla e sfasciumi rocciosi culminanti con un grosso macigno in bilico sulla sommità, alcune raggiungono i 40 m. d'altezza. Siamo gli unici visitatori e questo fantastico luogo ci trasmette un senso magico e profondo da primo giorno della Creazione. Tornati a Trento ci immettiamo sullo squallido nastro di scorrimento veloce chiamato autostrada che ci riporta a casa. Un poco rintronati dal ritmo che ci siamo imposti per comprimere in così poco tempo la notevole quantità di immagini e sensazioni che l'estemporaneo viaggio ci ha regalato.

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