Mille e Una Moschee a Istanbul

La moschea è il luogo di preghiera per i fedeli dell'Islam.

La parola italiana deriva direttamente dallo spagnolo "mezquita", a sua volta originata dalla parola araba "masjid" che indica il luogo in cui si compiono le sujūd, le prosternazioni che fanno parte dei movimenti obbligatori che deve compiere il fedele orante.

In essa si auspica per l'Islam che si radunino collettivamente i fedeli al fine di adempiere insieme all'obbligo della preghiera obbligatoria (ṣalāt) del mezzogiorno (zuhr) del venerdì, o eventualmente per studiarvi materie di carattere religioso, in appositi luoghi a ciò delegati (iwan).

In quanto luogo di preghiera la moschea non ha elementi indispensabili ma solo utili al suo scopo.

Per simboleggiare il distacco dalla terra, e dalle sozzure del mondo, i musulmani normalmente utilizzano un tappeto che spesso è abbellito con frasi del Corano. Quando non possiedono il tappeto, usano una stuoia o un cartone per indicare “il sacro suolo della Mecca” e la separazione dal mondo.

La moschea ha un miḥrāb (sorta di abside o nicchia che, nelle moschee più umili, può essere semplicemente disegnata su una parete o indicata da qualche oggetto nella preghiera all'aperto) che indica la direzione della Mecca (qibla) e della Kaʿba, considerata il primo santuario musulmano dedicato al culto dell'unico vero Dio (Allāh).

Perché la preghiera sia valida essa deve essere compiuta all'interno di precisi momenti (awqāt) della giornata, scanditi dall'andamento apparente del sole. Per questo uno speciale incaricato (muezzin, dall'arabo muʾādhdhin) ricorda dall'alto di una costruzione a torre (minareto, dall'arabo manār, "faro"), mediante un suo richiamo rituale salmodiato (adhān), che da quel momento in poi è obbligatorio pregare (in casa, all'aperto, in moschea). Per chi si trovi lontano dal minareto e non possa per qualsiasi motivo udire la voce del muezzìn - oggi aiutata per lo più da altoparlanti - si sciorinano talora ampi panni bianchi, ben visibili anche da lontano.

Per le necessità della purificazione, inoltre, sia all'interno sia nelle immediate adiacenze della moschea è spesso presente una fontana.

Importante è infine l'area della preghiera (musalla), tendenzialmente rettangolare per consentire agli oranti di ordinarsi in file e ranghi, al cui interno può essere presente un orologio che in molte occasioni è di antica fattura, utile a segnalare il tempo rimanente perché sia valida la preghiera.

Caratteristica di ogni moschea che nasca come tale è la mancanza di raffigurazioni umane o animali, in quanto osteggiate dall'Islam. Le decorazioni sono perciò tutt'al più di tipo fitoforme (legate cioè al mondo vegetale) ma, quasi sempre, sono presenti mosaici o scritte che riportano versetti del Corano tracciati con calligrafie considerate particolarmente "artistiche" che hanno dato modo all'Occidente di parlare di arabeschi.

Durante la preghiera molti uomini utilizzano una calottina (cappello) detta tekke, rigorosamente priva di visiera, dato che la fronte deve toccare terra.

Con la preghiera il credente si avvicina a Dio è quindi molto importante la preparazione o purificazione, o meglio lo “stato di purità legale”. Quest’ultimo si raggiunge attraverso l’abluzione (lavaggio) di alcune parti del corpo.

La preghiera dev’essere recitata in arabo, lingua sacra dell’Islam in quanto usata da Dio per la Rivelazione.

La preghiera dev’essere compiuta con gesti e parole ben determinati. Essa prevede tre posizioni del corpo fondamentali, ciascuna delle quali corrisponde alla recitazione di determinate formule:

1. in piedi(posizione eretta);

2. inchino(la schiena inclinata in avanti)

3. prostrati(appoggiando a terra sette parti del corpo: le punte dei piedi, le ginocchia, i palmi delle

mani, la zona che comprende la fronte e il naso).

 

Santa Sofia, Solimano Il Magnifico, la Moschea Blu, Eyup Sultan, Rustem Pasa, la Moschea dei Tulipani(Laleli Camii), Beyazit...di tutte le moschee visitate ad Istanbul, una in particolare mi è rimasta nel cuore, non per affreschi o cupole spettacolari ma per aver assistito alla cerimonia di preghiera del pomeriggio dall'inizio alla fine. E' successo nella moschea di Kucuk Aya Sofya( la piccola Santa Sofia), nella parte più defilata e meno turistica, del quartiere di Sultanhamet. Ci siamo andati dopo la gita sul Bosforo per completare le attrazioni di Sultanhamet assieme alla moschea di Memhet Pasa. Nonostante la preghiera del pomeriggio, ci hanno fatto entrare ugualmente e abbiamo assistito così a tutta la cerimonia, anche da una posizione privilegiata perché ci siamo spostati al primo piano della moschea(di solito riservato alle donne) che ci ha permesso una panoramica totale sull'evento. E' stata veramente una bella ed inaspettata esperienza, ricca di atmosfera e trasporto e tutti ne siamo rimasti piacevolmente colpiti che ci ha fatto “rallentare piacevolmente” il nostro “Vagabondare” per Istanbul.  

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Tommaso
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