Islanda, una terra d'acqua, ghiacciai, fuoco, vulcani.

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L'Islanda è un'isola dove la vita è concentrata in un anello costiero di 6000 km circa che racchiude una vasta zona di montagne e altipiani disabitati. E' un paese in cui, a dispetto di ogni logica, acqua e fuoco convivono in buona armonia. Anche se è vicinissima al Circolo Polare Artico, l'Islanda gode di un clima relativamente mite.
E' patria di Vichinghi, ma la percentuale di persone con occhi e capelli scuri è più elevata che tra gli altri popoli nordici. Fa parte delle regioni dell'estremo nord, eppure non vi è la minima traccia di eschimesi con gli occhi a mandorla. In altre parole, è un paese da molti misteri e paradossi, tale da incuriosire e suscitare vivo interesse.
Ai nostri occhi, per prima cosa, s'impone tuttavia la strana bellezza di questa isola senza alberi, dagli orizzonti sconfinati, di questo paese abitato da uccelli selvatici e ricco, in alcuni punti, di una vegetazione esotica; oltre ai magnifici ghiacciai sospesi e ai getti dei geyser ci sorprende anche il contrasto stupefacente tra estate, in cui il giorno dura ventiquattro ore, e l'inverno con le sue notti lunghe venti ore.
Vero capriccio della natura, l'Islanda subisce ogni cinque anni circa una eruzione vulcanica, per non parlare dei terremoti. La storia geologica dell'isola è costellata di terribili catastrofi che decimavano il bestiame e condannavano parte della popolazione a morire di fame. Questo oggi non succede più; gli islandesi, anzi, invece di farsi prendere dal panico, hanno cercato di trarre profitto dalla natura vulcanica dell'isola. Le abitazioni, per il 50% sono riscaldate per mezzo dell'acqua calda che scaturisce dal sottosuolo. Un risparmio di carburante enorme!
Le scosse ripetute, brutali ma raramente pericolose, il continuo vomitare fuoco dal sottosuolo hanno una spiegazione. Geologicamente, l'Islanda è ancora una regione giovane, di recente formazione, con le sue crisi di crescenza e di assestamento, provocate dai continui movimenti tettonici. Il vulcanismo è attivo, testimoniato da duecento vulcani, successivi al periodo glaciale, dei quali almeno trenta sono entrati in attività dopo l'insediamento nell'isola dei primo coloni giunti dalla Norvegia nel IX secolo.
Una terra di fuoco i cui vulcani anche di recente hanno squarciato ed eroso i ghiacciai, scavando valli, mandando in frantumi le nere pareti di roccia. Come meno di cento anni fa quando si è risvegliato l'Askja e le sue colate di lava hanno sepolto le pianure coltivate dagli uomini, rendendo spogli i declivi e distruggendo i villaggi. Poi, anche il Laki si è messo in attività e non una sola bocca, ma tutti i suoi crateri hanno incominciato a tuonare, eruttando una colata di fuoco di 20 km, un mare adente che trascinava un miliardo di metri cubi di lava, estesasi su un'area di ben 565 kq , e seppellendo i villaggi, spazzando via per sempre il monastero un tempo pieno di vita di Kirkjunaejarklaustur, dove i romanci e i saggi trascrivevano gli Edda, le raccolte delle leggende dei popoli del Nord. E infine l'Hekla che, in questo strano Olimpo di montagne rombanti, rappresenta Giove. L'Hekla (1550 metri) è, tra i vulcani islandesi il più famoso. Durante il Medio Evo i cattolici ritenevano che fosse la dimora dei dannati. Dopo l'eruzione del 1104, al prima di cui si abbia notizia, che ha devastato intere regioni l'Hekla si è risvegliato altre quindici volte, e sempre di pessimo umore. All'inizio dell'eruzione del marzo del 1947 la colonna di fumo raggiunse i 30 km di altezza e la lava seppellì una zona di 65 kmq. L'eruzione durò tredici mesi. Quella del 1970 durò due mesi.

Il viaggio
Da qualunque parte si venga, la prima sosta è sempre Reykjavik, la capitale, cui fa capo tutto il sistema tutti i trasporti dell'isola. Secondo la tradizione delle saghe, che è bene non dimenticare mai, Reykjavik è situata nel luogo in cui Ingolfur Arnarson, capo dei primi coloni di vichinghi (la cui statua domina il porto), aveva costruito la sua casa nell'874. Eppure quella che attualmente è la capitale ottenne lo statuto di città solo nel 1786. A quell'epoca aveva solo 167 abitanti. Nel 1960 ne aveva 40.000, nel 2004 113.000 che arrivano a 182.000 con l'agglomerato. Il tutto in un popolazione totale dell'Islanda di 295.000 abitanti.
Una breve escursione a 30' si arriva a alla Launa Blu, chiamata così per le sue acque azzurre e questa una pozza d'acqua geotermica. Ricca di minerali ci si può fare un bagno rilassante accompagnato, magari, da un bel massaggio.
Ed, eccoci dopo aver visitato il Grande Geyser, a Gullfoss (la cascata dorata). E' questa la cascata più famosa dell'Islanda ed uno dei wonders (meraviglie) naturali del mondo. La cascata glaciale bianca enorme cade 32 metri in un canyon stretto che è profondo 70 metri e di lunghezza 2,5 chilometri. La relativa spettacolare cataratta appende nell'aria un'acquerugiola fine, che forma un arcobaleno alla luce solare. Nell'inverno ha un'apparenza insolita quando è circondata dal ghiaccio ed dalla neve.
Da qui avanti sino a Hveravellir (i giacimenti caldi della molla), una zona turistica aperta tutto l'anno. Per arrivarci si prende la strada di montagna Kjalvegur (Kjölur) che spacca l'Islanda in due. La zona é protetta e per questo la natura é rimasta intaccata e selvaggia. Ci sono delle capanne turistiche, una vigilanza meteorologica (occupata l'anno intero).
Sempre a Hveravellir si trovano tanti geyser (in islandese: hver), sia d'acqua calda che di vapore. Alcuni di questi geyser prendono il loro nome dalla storia, come per esempio Eyvindarhver. Si racconta che Fjalla-Eyvindur avrebbe vissuto nella zona, con la moglie Halla, perché furono condannati per aver rubato delle pecore. Eyvindur avrebbe costruito un rifugio ed usato uno dei geyser per cucinare.
Dopo essere usciti dalla zona si arriva attraverso i fiordi a Akureyri per raggiungere Jökulsárgijúfur, il più grande parco nazionale dell'Islanda, una pianura a ferro di cavallo (bordered). Da li, a 27 chilometri lungo il gorge glaciale del fiume c'è la più spettacolare e più potente cascata d'Europa: Dettifoss con i suoi 69 chilometri di lunghezza e ancora il lago Mývatn, il campo vulcanico attivo di Krafla e le cascate di Goõafoss (cascata degli dei). E una delle cascate più impressionanti del paese.

Secondo la Saga di christianity (cristianesimo) il capo pagano Thorgeir aveva gettato le immagini di legno dei pagani nella cascata dopo che il christianity fosse stato accettato nelle pianure parlamentari durante l'anno 1000. Il nome della cascata, la cascata degli dei, è derivato da questo evento.
Non lontano si trova la zona geotermica a temperatura elevata di Námafjall che ha sede all'interno dello swarm della fenditura del sistema vulcanico di Krafla, 4 chilometri di sud della caldera di Krafla. Le manifestazioni di superficie si estendono sopra una zona di 4 kmq, caratterizzata tramite l'alterazione geotermica di colore chiaro continua, così come gli sfiati e terra di cottura a vapore.
Ad est di Námafjall, gli sfiati del vapore e dell'argilla sono più comuni, benché tutti gli più grandi sfiati del vapore provengano dai vecchi pozzi trivellati dai tempi di estrazione mineraria dello zolfo.
Ad est di Námafjall ci sono i pozzi d'argilla ed i vecchi fori del trivello del vapore nella zona di Hverarönd. Una pista si estende da Hverarönd in su in cima a Námafjall dai depositi magnifici dello zolfo di Námakolla.
Dopo un itinerario tra guadi e un paesaggio lunare si arriva all'Askja. La camminata fino al lago Oskiuvatn e cratere del Viti, dura una mezz'oretta, molto belli i colori e il panorama di entrambi i laghi (Oskiuvatn). Si può fare i bagno all'interno del cratere, nel laghetto con acqua lattiginosa azzurra. Si prosegue immersi in un paesaggio lavico e infernale, fino al rifugio Sigurdaskali situato a Kverkfioll (grotte di ghiaccio) ma bisogna molta attenzione perché per visitarle potrebbe essere impossibile attraversare il guado lungo il sentiero che parte dal rifugio, a causa dello scioglimento dei ghiacci. Al ritorno dalle grotte, breve trekking sulla vetta del Virkisfell, monte situato alle spalle del rifugio.
Ritorniamo verso il mare e quindi a sud. Lungo la 1, ci sono le lingue di ben quattro ghiacciai: L'Hoffelsjokull, il Flaajokull, l'Heinabergsjokull e lo Skalafellsjokull.

Ed ecco la Laguna di Jokulsarlon. Posto veramente incredibile con centinaia di piccoli iceberg staccatisi dal ghiacciaio sovrastante e imprigionati nella laguna in un'area abbastanza ristretta, con un'infinita varietà di forme e colori.
Da qui si scende sino a Vik e alle scogliere di Dyrholaey; altro posto magnifico, con spettacolari viste della costa sia da una parte che dall'altra. Si scende a piedi sulla spiaggia dove si (potrebbero) avvistare molti uccelli di mare e pulcinella, nascosti nei loro nidi sulla scogliera.
Sempre in viaggio si arriva a Landmannahellir. Questa perla dell'interiore è situata in una valle fra le montagne colorate al bordo scuro del giacimento Laugahraun della lava della rhyolite. Molte molle calde e fredde generano un ruscello caldo in cui la gente si bagna ed è chiesto gentilmente di utilizzare il percorso di legno attraverso la palude al ruscello. È proibito usare il sapone. Nei dintorni del Landmannahellir ci sono molte zone colorate impossibili da descrivere con le parole.
Da qui si riprende la strada per ritornare a Reykjavik.

Curata da:
Luoghi visitati:
Delfino Sartori
Quando:
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