Islanda, Jokulsarlon e terribili virus in agguato

Vatnajokull è un nome che a molti non dice nulla, ma è il ghiacciaio più grande d’Europa, 8.100 km2 di ghiaccio. Per farvi un’idea, si tratta della 4a distesa di ghiaccio più grande al mondo dopo i due poli e il ghiacciaio della Patagonia del Sud, per intenderci quello del Perito Moreno. 

Con il suo scioglimento ha formato il lago (o se preferite la laguna) Jokulsarlon, che arriva vicinissimo alla costa.

La bellezza del Jokulsarlon è dovuta ai suoi iceberg, giganteschi blocchi che si staccano dal Vatnajokull, galleggiano sul lago e si dirigono poi verso l’Oceano.

Appena arrivati, abbiamo subito fatto il biglietto per un bel giro sul lago a bordo di un mezzo anfibio, e dato che sono una rana, mi sono subito sentita a casa! Il mezzo anfibio in questione altro non è che una barca con le ruote: si sale a bordo sulla terra ferma, si fa un breve giretto e ci si tuffa nelle acque gelide per fare una bella gincana tra gli iceberg.

Devo dire che non riesci a renderti conto di quanto questi pezzetti di ghiaccio siano grandi, finché non li vedi accanto a una di queste barche anfibie e allora realizzi che sono davvero giganteschi.

Durante il tragitto le guide a bordo hanno anche raccolto un pezzetto di ghiaccio spiegando che quello che arriva al lago e si stacca nei vari iceberg si è prodotto milioni di milioni di miliardi di anni fa.

In sintesi, com’è che funziona?

La neve cade a monte, nel cuore del ghiacciaio, e si compatta, trasformandosi appunto in ghiaccio. Man mano, negli anni, questo ghiaccio avanza lentamente verso il lago e solo dopo mille milioni di miliardi di anni riesce finalmente a liberarsi, sotto forma di iceberg, che poi si sciolgono in mare.

Ora, come faccia il fiocco di neve che si è posato sul ghiacciaio a sapere dove deve andare e da che parte è il lago, proprio non saprei. Fatto sta che il ghiacciaio si muove lentamente nella direzione giusta e che il ghiaccio che ora noi vediamo galleggiare sull’acqua si è creato tantissimo tempo fa.

A un certo punto, la guida prende un martelletto e inizia a spezzettare questo pezzo di ghiaccio dal passato tanto affascinante in piccoli pezzetti che poi distribuisce per un “assaggio”.

E’ a questo punto che inizio a sbiancare – perchè mi chiamo Frida, ma di cognome faccio Catastrofe - e mi chiedo se sia il caso di mangiare quel pezzo di ghiaccio.

Certo, un po’ d’acqua non fa male a nessuno e qui, nel bel mezzo del nulla, di certo non c’è inquinamento. Ma il mio timore è che in quei ghiacci del paleolitico sia rimasto congelato un virus preistorico.

– E se lì dentro ci fosse un virus che il nostro corpo non è in grado di sconfiggere? – mi chiedo e poi penso: ma i virus si potranno congelare?

– E se quel virus fosse rimasto imprigionato per tutti questi anni e noi adesso, mangiandolo, dessimo vita a una catastrofica pandemia? – Potrebbe essere!

– E se fosse per questo che i mammut si sono estinti?

Mi auto-convinco che un pezzetto di ghiaccio non può uccidere il genere umano, e così rassicurata inizio a ciucciare il mio pezzetto di ghiaccio con un sentimento di timore misto ad avventura. Devo dire che quel pezzetto di ghiaccio non sapeva proprio di un bel niente, ma volete mettere un pezzo di storia che vi si scioglie in bocca?

Al termine del giro in barca, torniamo a terra e a piedi attraversiamo il ponte che conserte alla Hringvegur di bypassare il tratto in cui il Jokulsarlon si butta in mare e ci dirigiamo verso la spiaggia.

Una volta terminato il loro giretto sul lago del Jokulsarlon, infatti, gli iceberg passano sotto al ponte e finiscono nell’Oceano. Alcuni di questi, risospinti dalla corrente, rimangono spiaggiati proprio alla foce del fiume e creano una galleria d’arte con sculture davvero particolari.

Inutile dire che la suggestione del luogo è magica: un immenso ghiacciaio alle spalle, una spiaggia di sabbia nera disseminata di sculture di ghiaccio e davanti agli occhi l’Oceano. Questa è solo una delle meraviglie che l’Islanda riserva, ma è uno dei luoghi più spettacolari in cui sia stata, virus a parte.

 


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Frida di One Two Frida
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