E tutto questo vento intorno invece... e' Lusitania



Questo racconto partecipa al concorso Storie Vagabonde!

Ci sono 1000 euro in palio! Partecipa anche tu inviando i tuoi racconti entro il 25 aprile 2009. Dal 1 al 30 giugno 2009 potrai votare il vincitore ed assegnare il premio: se questo racconto ti è piaciuto, ricordatene!





"Parabens, Mirko!!!"

"eh, cosa?!?!"

"Significa "auguri" in portoghese, scemo!"


27 luglio. Mirko oggi invecchia di un anno e davanti ad uno spettacolare tramonto brindiamo all'evento con un buon bicchiere di porto. Siamo qui, io e lui, Silvia e Mirko, sul Mirador de Santa Lucia, circondati dal fascino del più antico dei quartieri di Lisbona, l'Alfama. Siamo arrivati da poche ore in Portogallo e già i nostri occhi si perdono in un dedalo di viuzze strette ed intricate, mentre le narici sono attratte dal profumo dei tradizionali piatti a base di pesce che sprigionano i ristorantini aperti ad ogni angolo e le orecchie viaggiano trasportate dalla malinconia delle note di un fado urlato in un'anonima piazzetta.

Finita la bottiglia e ammirato il lento spegnersi del sole decidiamo di inoltrarci nel frenetico Bairro Alto dove al fado di una matura signora si sostituiscono rumorose chitarre e vibrazioni musicali di ogni tipo. Qui si raccoglie la gioventù della Capitale lusitana dando vita a notti che a stento si lasciano sopraffare dalla luce dell'alba.

Ed è proprio all'alba che felicemente storditi dalla grande festa ci apprestiamo a lasciare la stanza del piccolo e bizzarro Albergue Popular situato nel cuore del Bairro Alto. Quando ci viene presentato il conto da un addetto abbigliato in modo simile a Robert de Niro in Taxi driver ci stupiamo piacevolmente nel constatare che l'appellativo "popular" non è stato usato a sproposito!

Lisbona è bellissima, ma non è altro che la prima tappa di un lungo viaggio che ci vedrà immersi nei paesaggi da favola di un paese affacciato sull'oceano. Così con i nostri due zainoni colmi di tutto ciò che abbiamo ritenuto indispensabile alla sopravvivenza, ci dirigiamo a fare il pieno di carburante, ovvero di buon caffè e di qualche fetta di torta fatta in casa al delizioso "Outra face da lua", in rua do Assuncao, una caffetteria dov'è possibile incontrare giovani stilisti intenti a cercare la particolare stampa vintage mentre clienti spulciano tra abiti e accessori usati che vanno dagli anni cinquanta agli ottanta e tra i quali si possono scovare molti pezzi interessanti a prezzi abbordabili. Ovviamente il mio animo femminile mi costringe per qualche tempo tra camerini e specchi e alla fine ne esco arricchita di uno stupendo vestitino bianco.

Ma è già ora di partire. Ci stiamo dirigendo verso la ferrovia quando notiamo qualcosa di inaspettato: due figure dall'altra parte della "rua" si stanno sbracciando per farsi notare, proprio da noi! Li osserviamo attentamente e... sono proprio loro! Stefano e Linda, due amici che abitano nella profonda Brianza. Dopo i saluti e gli abbracci ci spiegano del loro progetto di dirigersi verso nord, noi avevamo un'altra idea ma non rifiutiamo di viaggiare insieme a loro, con una macchina noleggiata, per arrivare a Sintra, una cittadina che pare sia stata progettata dal signor Disney in persona, per quanto ricorda un regno incantato da favola. A pochi chilometri da Sintra si trova Praia grande, dove decidiamo di passare la nostra prima notte sotto le stelle. L'esperienza di dormire cullati dal rumore dell'oceano trascorre a meraviglia, nonostante le preoccupazioni per l'avanzata delle maree, interrotta solo dal ricorrente incubo di due potenti luci puntate contro i nostri giacigli che si sono poi rivelate non essere altro che i fari di una ruspa per la pulizia della spiaggia. Esperimento riuscito!




Al risveglio, dopo esserci separati dai nostri amici con auguri di buon viaggio, abbiamo deliberato di abbandonare le comodità e lanciarci a capofitto nell'avventura, lasciandoci trasportare dal vento: sul ciglio di una strada provinciale, con gli zaini ai piedi, abbiamo sollevato con fierezza i nostri pollici e abbiamo aspettato. L'audacia è stata subito premiata! Dopo non molto, un taciturno ma gentilissimo autotrasportatore ci fa salire a bordo e, contento di avere qualcuno a rendere piacevole l'altrimenti monotono tragitto, ci scarrozza per parecchi chilometri in direzione sud, addirittura deviando da quello che doveva essere il suo percorso per portarci a destinazione: Setùbal! I nostri propositi arrivati qui sono principalmente quelli di degustare il locale moscatèl, un buon vino dolce e liquoroso, qui servito col ghiaccio, e di raggiungere con una breve e piacevole traversata in traghetto la penisola di Troia. Guardandoci intorno mentre la nave attracca ci accorgiamo che tutti, ma proprio tutti, stanno tornando verso la città, lasciandoci da soli, a goderci quella lingua di sabbia perfettamente isolata in un atmosfera mistica.

Tornati nella civiltà ci accorgiamo che Setùbal è tappezzata di manifesti che pubblicizzano un festival musicale rivolto ai giovani, sui quali notiamo con occhio di lince l'iscrizione "campeggio gratuito"...decidiamo all'istante di cogliere l'occasione per unire il divertimento alla possibilità di rinfrescarci con una bella doccia! Senza problemi arriviamo ad Alcacer do Sal scarrozzati da una famigliola diretta chissà dove. Il festival non è Woodstock, il campeggio libero è una stalla per i tori da corrida e la doccia un rubinetto di acqua gelida ma vivere tutto ciò sotto un sole cocente e in un'atmosfera da far west rende la tappa su questa cittadina in riva al fiume un'esperienza irripetibile.

Il festival di Alcacer durerebbe altri due giorni, ma il nostro spirito vagabondo viene richiamato sulla strada dalla polvere e il vento dell'Alentejo, la regione più vasta e meno abitata del paese. Ci dirigiamo verso la costa, a destra l'oceano maestoso e a sinistra il sole sorto da poco per allungare le nostre ombre. Non sono pochi gli autisti che si fermano, incuriositi dal nostro aspetto e dal volume dei nostri zaini, e raramente ci rifiutano un passaggio, spesso anche di soli pochi chilometri, ma tanto basta per continuare a scendere verso sud, uniche fermate al calar del sole, per riposare su una spiaggia deserta e dormire beatamente sotto cieli scoperchiati dal vento e ricamati di costellazioni che non abbiamo mai neanche immaginato esistessero.

Carvalhal, Melides, Sao Torpes, Porto Covo e infine Vila Nova de Milfontes, dove la spiaggia sabbiosa si divide in due, solcata da un fiume tranquillo, e dove si corona per la prima volta un sogno nato all'inizio della nostra avventura da autostoppisti: dal ciglio della strada vediamo rallentare un grosso camper che si ferma qualche decina di metri più avanti. Increduli ci avviciniamo e l'autista con un largo sorriso ci fa intendere che siamo i benvenuti. La porta si apre e ci troviamo davanti all'ennesima sorpresa. Un'esile bambina ci toglie con decisione gli zaini di dosso e ci trascina a bordo, mentre un'altra bambina ci offre da bere, nel frattempo guardandoci intorno contiamo altri uno, due, tre bambini! E non poteva mancare un cane accucciato sotto il tavolino. Ci accomodiamo trattenendo a fatica le risate di gioia e sorpresa, e intavoliamo una discussione surreale con i genitori, parlando di tutto e per ore senza bisogno di una lingua comune. Questa famiglia numerosa non ha faticato ad adottarci fino a quando siamo giunti alla nostra meta, l'estremo sud del Portogallo: Sagres. Al momento degli addii e dei ringraziamenti sono state le lacrime a dover essere trattenute a fatica.



Ma i nostri piedi poggiano ora sull'ultimo lembo di terra dell'Europa continentale, e qui a Sagres abbiamo l'impressione di essere alla fine del mondo, soprattutto all'interno della maestosa Fortaleza a strapiombo sull'oceano, un'antica cittadella fortificata i cui segni rimasti sono un faro e una piccola chiesa.

10 agosto. L'avventura è giunta al suo termine, e i piedi tornano già ad essere frenetici, ricordandoci, come già scrisse Josè Saramago, che "bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre."

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Silvia Padrini
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