Driving the rings, Kerry & Skellig

Sveglia all'alba, poche ore di sonno alle spalle e ancora un leggero intorpedimento da O'Haras irish red e Galway hooker, due birre ottime e Cork Dry Gin (tonic). Killarney è un paesino piccolo a ridosso di un parco nazionale tre volte più grande. Punto di partenza per eccellenza del Ring of Kerry ha un aeroporto e quindi un numero elevato di hotel, anche di ottimo livello. Stamattina niente camminata usuale, devo scrivere un po' e rivedere i conti e il salone della contessa (un b&b, niente reali in questo caso) si presta ottimamente, con un bollitore per un primo tè e l'ampia finestra che guarda sul cortile e sugli alberi. Ho tutto il tempo per prendermela comoda, pensare un po' anche a qualcosa da scrivere di meno burocratico e più creativo... la contessa desidera una poesia? E' presto fatto... no problem as another morning arise joy and tea in the gut should be for a ring of extreme beauty await so take the car be brave and ready to to the shock as the acronym is R.O.K.. Finiti i compiti sotto con la colazione, si passa senza vergogna dai cereali nel latte a fagioli e salsiccette, immancabile l'uovo ed ottime le crocchette di patata alternate a toast con confettura di arancia e fragola. S'aumenta di numero pian piano, e raggiunti i dodici il gruppo è al completo, riposato, rifocillato e pronto a montare in macchina.

Pare più scontato di quanto non sia in realtà, ma l'anello ha due sensi di marcia per due corsie molto strette in alcuni tratti, a seconda della scelta il risultato ne sarà influenzato: il senso antiorario è quello usato da grandi autobus turistici, forse meno impegnativo per chi alla guida perché non prevede manovre evasive, ma si rischia di vedere ogni paesaggio con un grosso posteriore metallico ad affievolirne la poesia. Il senso orario prevede invece che il pullman ti venga incontro, ma dopo una settimana quasi su suolo irlandese l'abitudine alla guida sul lato sinistro è assodata, le capacità affinate ed il panico pressoché scomparso. A fine giornata il numero di mezzi over-size incontrati non sarà poi numeroso comunque, pensavo di più. Ci lasciamo così alle spalle Cill Airne, la chiesa dei susini, stasera felici ed inebriati da quanto visto ci ripasseremo non molto lontano proseguendo il viaggio verso nord. Attraversiamo ancora il parco nazionale, c'è una pianta che pur contribuendo a renderne particolarmente bello l'aspetto ne minaccia l'ecosistema da anni, il rododendro. Evaso dai giardini signorili nel corso del diciannovesimo secolo i fiori magenta hanno il potere di dare ad ogni scorcio proprio un aspetto di proprietà privata e curata da un allestitore esperto. Intanto però l'espansione continua soffoca e schiaccia le altre piante ed il parco spende centinaia di miglia d'euro ogni anno per provvedere a tenerlo a bada, mozza e avvelena. La prima cittadina sul ring è Kenmare e l'attraversiamo soltanto senza fermarci, non che non sia bella ma in Irlanda, inutile a dirsi, vince la natura sulle città. Un piccolo molo nascosto ci spinge alla prima sosta fuori programma, a cui ne seguiranno numerose, il tempo sul ring prende un'altra dimensione, perde d'importanza. Pochi km, altro stop, un punto panoramico a cui è impossibile resistere. Siamo così allo Staigue stone fort, uno di quella miriade di baluardi circolari rimasti a testimoniare le divisioni in clan bellicosi della tarda Età del ferro. I blocchi neri contrastano in maniera netta con il verde carico dell'erba. Il sistema achitettonico di scale aggettanti e risparmiate nella muratura senza malta è senza eguali mentre nello spessore di quattro metri sono ricavate delle piccole stanze. Visita gratuita, una sola cassetta raccoglie le offerte, per raggiungere il forte si attraversa un campo privato.

Da qui alla Derrynane house è breve la strada, all'arrivo decidiamo di snobbarla però, di interni e mobilia per il momento siamo soddisfatti e nessuno di noi conosce così bene questo politico irlandese per volerne vedere letto e gabinetto. Puntiamo alla spiaggia piuttosto, ne avevo letto bene e si rivela stupenda, anche qui contrasti e gli scogli arrotondati da paesaggio lunare. Il cielo coperto a tratti si apre del tutto e un sole ben caldo ci abbraccia. Sulla riva non mancano pietre piatte ed arrotondate perfette da rimbalzare sul pelo dell'acqua. Un uomo di una certa età guarda sua moglie ed il suo cane nuotare, saluto con un pizzico d'invidia. Al termine della lunga spiaggia una penisola si protrae nell'oceano, collegata da una striscia di sabbia che le maree sanno cancellare. Svettano i resti di una chiesa e viene naturale chiedersi il perché questi irlandesi avessero tanti problemi nel costruire i tetti, ne fosse rimasto uno su. Tutto intorno all'edificio qualche lastra tombale s'erge sorniona tra le asperità del terreno, un posto delizioso per passare l'eternità, noi giusto una ventina di minuti e si va. Sosta toast proprio lì accanto, non ci sono che un gruppetto di bimbi locali canoisti accompagnati da due adulti e quelli che si direbbero quattro inglesi. I tavoli in giardino sono una salvezza, visto che il proprietario ci mette tantissimo a sbrigare le comande, si spiega l'epitaffio ricorrente sulle tombe appena viste, starved to death in a land of plenty. Il tempo perde importanza si, ed il sole ormai affermato è un piacere senza prezzo.

Dal R.O.K. al R.O.S., seguendo ancora la costa nell'estremo ovest della penisola, in cui le strade si fanno più strette ancora ed i mezzi turistici troppo grossi non possono che demordere. Vediamo da lontano la forma geometrica impervia ed attraente dell'isola di Skellig Michael. Anche lì come sulle Saltee che abbiamo visitato, una miriade di migratori è adesso in fase di allevamento dei pulcini, in un mese saranno ripartiti per i loro lunghissimi viaggi di fronte a cui noi non possiamo che impallidire. E di fronte all'isola, raggiungiamo in un'insenatura la cioccolateria Skellig. Cinque anni fa distrutta da un'incendio, oggi ricostruita in maniera molto funzionale: gli assaggi sono abbondanti quanto i sorrisi splendidi delle ragazze in grembiule, e se la cavano eccezionalmente bene, solo il timore per le temperature non basse e la certezza che a malapena arriverebbero a vedere completato l'anello, distolgono dal fare acquisti. Buona la scelta tutta dolce al bar. Procedendo verso l'isola di Valentia si iniziano a notare dei cartelli pubblicitari dappertutto, MOST SPECTACULAR CLIFFS. Tiriamo dritti per l'isola, ma il messaggio subliminerà poi i suoi buoni risultati. Giusto un giro sull'isola con qualche stop rapido soprattutto nella via più a nord, per l'ora un po' tarda abbandono l'idea di raggiungere la Tetrapod Trackway, impronte di un sauro del Devoniano, quando l'Irlanda era ancora in zona equatoriale, probabilmente più significativo che bello a vedersi. Ed un'altra viaggiatrice che lascia allibiti. Stesso ponte per il rientro alla terra(piùomeno)ferma, esperienza chiatta già provata altrove e si cede poi alla reclame, vada per le cliffs. Quattro euro a testa, sconto di uno per il gruppo numeroso, per l'unica visita a pagamento di oggi, il doppio di quello che pagheremo per gli otto km di scogliere a Moher, un po' più MUST direi. Molto bello comunque e il binocolo fisso a pagamento non solo è funzionante anche senza moneta, ma una moneta dimenticata mi rimborsa di un euro sull'ingresso. Una rete impedisce di sporgersi troppo e quache cartello passa poche notizie sui vari uccelli osservabili... sull'argomento comunque siamo già ferrati, gannets, guillermots, razorbills, puffins ed altri sappiamo ormai riconoscerli al volo.

La sera è alle porte ed ancora una spiaggia che guarda ovest ci aspetta, Rossbeigh, se il sole non tramontasse quasi alle 11 p.m. si potrebbe valutare di vederlo sprofondare nell'Atlantico da questa linguadi più di un km e mezzo. Corro fino al fish & chips di cui scorgo l'insegna, ma la speranza cede il passo alla delusione, sembra chiuso da parecchio. Alla voglia adesso irrefrenabile saprà dare sazietà un banchetto vicino ad un distributore poco più avanti, con pochi minuti di preparazione e pochi euro. Il van si riempe di frittura, patate e pezzi di pesce che passano di qua e di là. Limerick è ancora lontana, se doveste viaggiare lungo questi anelli vi consiglio di trovare una sosta più vicina, magari una città più piccola per permettere a tutte le emozioni raccolte di depositarsi fino al momento del sonno. Tutte da preservare.

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