Capo Nord il sole a mezzanotte



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Il viaggio a Capo nord per i camperisti, potrei paragonarlo al pellegrinaggio alla Mecca per i credenti mussulmani, o la visita di S.Pietro durante il giubileo per i cattolici.

Non me ne vogliano gli uni e gli altri, non voglio offendere nessuno, ne tantomeno mettere sullo stesso piano un atto di fede con un viaggio di piacere, ma a chi ama il viaggiare in camper, non so perché viene quasi istintivo mitizzare questi 10.000 km .

Camper pronto, Austria, Germania e traghetto a Puttgarden.

Sosta notturna e nel pomeriggio, inizia finalmente il viaggio in zone da noi mai visitate.

Traghetto per Helsinborg e siamo in Svezia, 30 km sulla e6 e ci fermiamo per la notte a Erikeslund In area autostradale.

Pompa di carburante, bar e piccolo market e poi enorme spiazzo verde, attrezzato, con piazzole, panchine, tavoli e tanto verde, tanto.

Siamo entrati in un'altra dimensione, possibilità di scarico ogni 20 km, ovunque, in qualsiasi piccola località, ma noto con piacere che i luoghi destinati al ricambio acque, sono perfettamente puliti, merito dei camperisti che responsabilizzati tengono in perfetto ordine i siti.

Passata Oslo, i primi ghiacciai, i primi fiordi, la neve in luglio, le cascate, le prime emozioni.

Ci fermiamo a volte ogni 10 minuti, guardare, osservare, foto a non finire, i colori diversi, la luce diversa il paesaggio, gli spazi.

Finalmente una città nordica, Bergen, colori pastello, il vecchio villaggio tutto in legno a ridosso dell'antico porto commerciale, il mercato del pesce, l'odore del salmone affumicato venduto a tranci, baccalà sotto sale o essiccato, pesce fresco che profuma, enormi granchi vivi di oltre 2 kg, merluzzi e salmoni di oltre 10 kg.

Ci perdiamo almeno 2 ore tra un banco e l'altro, osserviamo, annusiamo, e alla fine compriamo un trancio di salmone affumicato.

Lasciamo la cittadina a malincuore, ma il nord, il grande nord ci attende.

Da questo momento in poi, fiordi, ghiacciai, tunnel sotterranei o traghetti ci accompagneranno fino alla meta, sono passati solo 7 giorni dalla partenza, ma ci siamo abituati velocemente, forse troppo velocemente a questa vita in camper.

Per la notte basta trovare un altro camper e fermarsi nelle vicinanze.

E poi anche se non ne trovi uno, ti fermi quando sei stanco, ci passi la notte da solo, che poi notte ormai non è .

Ghiacciai, passi innevati, piccoli o grandi laghetti, fiordi, agglomerati di case colorate di rosso o rosa o azzurro che spesso si specchiano nelle acque tranquille del fiordo.

Ed ecco uno dei fiordi più belli e caratteristici, il Geiranger, lo dimostrano le tre navi da crociera ormeggiate vicino al paese.

Forse troppo turistico, ma anche noi decidiamo per una gita in battello per osservare dal mare le innumerevoli cascate che lo alimentano .



Trolling pass, solo 858m slm, ma con la nebbia e le nuvole sembra di essere a quota 2.500.

La meta è quasi dimenticata, è troppo bello il presente per pensare al futuro.

Se quando ti fermi per cena in un parcheggio in Italia, al massimo trovi una coppia di tedeschi o francesi, in Norvegia, tutto si espande, si complica.

Una coppia con bambino e camper d'autore, lui originario di Parma e lei irlandese, da anni in giro con un banco vendita per i mercatini folk del nord Europa, ma decisi a stabilirsi in Italia, che chiedono informazioni sulla scuola italiana.

Due chiacchere e finiamo col passare la notte vicino a loro, la mattina non ci sono più, se ne sono andati di buon'ora per riaprire il banco di cianfrusaglie in centro.

La strada dell'Oceano Atlantico.



In realtà sono ponti in cemento che uniscono alcune isolette disabitate che emergono ad arco di fronte ad una grande baia, qualche foto, ma niente in tutto.

Qui in Norvegia, i traghetti sono il mezzo di trasporto più utilizzato, come a Venezia.

Su ogni fiordo, sono in servizio almeno 2 linee che garantiscono l'imbarco ogni 20/30 minuti.

Arriviamo a Mo i Rana, che tradotto significa Città di Mo sul fiume Rana .

Notte nel parcheggio gratuito per i camper (lo dice anche il cartello in inglese) davanti alla sede dell'ufficio turistico .

Oggi vorremmo arrivare a visitare lo Svartisen, enorme ghiacciaio che lambisce un fiordo.

Anche solo il percorrere la statale 12 e poi la 17 col sole, è uno spettacolo, la strada a volte sale leggermente in quota e la vista dei pochi ma netti colori del mare, della roccia e delle foreste, è per noi unica.

Col traghetto sul quale ci imbarchiamo a Kilboghamn, passiamo il circolo polare artico, tre squilli di sirena ed una stele su roccia indicano il momento, una piccola emozione, ci guardiamo negli occhi, e guardiamo il fiordo, le montagne, il ghiacciaio in lontananza, apparentemente non è cambiato nulla, non esiste discontinuità al di qua e al di là di questa linea immaginaria, discontinuità fisica, ma mentale si, sentiamo di essere oltre, a cosa oltre non saprei, ma siamo oltre.

Nel pomeriggio ci fermiamo al centro informazioni Svartizen, un parcheggio con camper service gratuito e ufficio turistico.

Dal parcheggio il ghiacciaio, o meglio la lingua che scende fino al fiordo con barca a vela che naviga a poche centinaia di metri da esso, complice il sole, non sembra vero, quasi surreale.

Ma è giunto il tempo di ripartire, meta il ponte di Saltstraumen.

Sotto questo ponte, il primato delle correnti marine più potenti del mondo.

Ma anche il fiordo più pescoso, grazie appunto alle correnti che trasportano cibo per i pesci.

Ci concediamo una giornata di pesca.



La pesca è tanto abbondante che alla fine regaliamo gran parte del pescato a due coppie di romagnoli che hanno attrezzato i camper in fabbriche di produzione baccalà.

Le signore puliscono e sfilettano ad arte il pesce per poi riporlo sotto sale, i mariti pescano e riforniscono le mogli .

Si prosegue, ormai i pini hanno lasciato il posto a vegetazione bassa e rada, i fiordi sono circondati da montagne dove sempre più spesso intravvediamo lingue di neve o ghiaccio non sciolte, e che probabilmente non si scioglieranno.

Siamo alle isole Lofoten.

Ogni giorno ci regala col sole o con la pioggia, momenti e scorci fantastici, o....puzzolenti.

Come la zona di essicazione merluzzi e relative teste (a parte) ad Hamnoy .

Tutto rigorosamente su pali di legno, merluzzi appesi con corde di canapa e tutto all'aperto.

Ci avviciniamo per fotografare.

Le teste essiccate, probabilmente verranno utilizzate in loco, non saprei per quale preparazione culinaria, ma certamente molto "saporita".

Ed arriviamo nel paese col nome più corto in assoluto "A"

Chissà perché qui in Norvegia, le case sono coloratissime, il colore quasi sempre uguale, il rosso scuro.

Le acque sono calmissime, uno specchio, ed allora ti chiedi, quando inquadri per una foto, se sei tu che fotografi sottosopra o se veramente quello che vedi specchiato nel fiordo è una copia.

Vesteralen, Narvik, Biervik, sono solo nomi, ma sarebbe un ripetermi, il descrivere cascate, ghiacciai e fiordi.

22 luglio, Ci fermiamo a Giltetund, accampamento di venditori di pelli e corna di renna forse fatto per turisti su di un promontorio che spazia su una baia, la vista è fantastica, siamo a 370 km dalla meta.

Una sosta ad Alta per visitare il sito delle incisioni rupestri risalenti all'età della pietra.

Poi una giornata di pausa sulla spiaggia del Kafyorden assieme a camper finlandesi e norvegesi.

Si pesca, ci si riposa guardando il panorama .

Alle 9 di mattina donne finlandesi fanno il bagno, anche questo è Norvegia.

Cominciamo a vedere greggi di renne anche sulla strada, sempre più frequenti, ingombranti, a volte bloccano l'ingresso di un tunnel sottomarino, come una pacifica protesta di chi non vorrebbe vedersi espropriato del proprio territorio.

Ultimo tunnel e siamo sull'isola di Mageroya, 30 km da Capo Nord.

Sono i 30 km più lunghi di tutto il viaggio.

Mi fermo con la scusa di una foto, ho paura di arrivare, non voglio arrivare.

I motivi, anzi il motivo è che so che quando arriveremo, il viaggio finirà, nonostante siamo a 5.000 km da casa, il ritorno sarà il ritorno dal viaggio a... anche se in luoghi diversi e paesaggi diversi.

Alle 17,10 del 23 luglio 2004 parcheggiamo nell'enorme sterrato sul promontorio di Nord Kapp.

E' fatta, ce l'abbiamo fatta, siamo euforici, scendo dal camper, abbraccio mia moglie, ci baciamo.

Un furgone francese parcheggia di fianco, una ragazzina mi saluta urlando dal finestrino, io rispondo al saluto, siamo a Capo Nord.



Perlustriamo il promontorio, il centro visitatori, il famoso globo di acciaio diventato simbolo del sito, la scogliera.

Di sotto, passano navi da crociera che attivano le sirene, i croceristi salutano ed io contraccambio. Pensandoci, col senno del poi, non ho mai salutato dei croceristi dall'alto al basso, ero sempre io in basso e loro in alto, ma a Capo Nord tutto è possibile, anche questo.

Alle 23, una nebbia fitta si alza dal mare, ed avvolge tutto e tutti, il sole scompare, sembra di essere in pianura padana in novembre.

Ci addormentiamo sognando il sole, il sole a mezzanotte.

La mattina dopo, gli ultimi residui di nebbia si stanno dissolvendo al calore del sole ormai quasi alto e mai tramontato.

Una colonia di renne appare all'orizzonte sulla collina, sono tutte in fila indiana, il tempo di estrarre la macchina fotografica e cambiare obiettivo, e la fila indiana è svanita, ma il ricordo no.

Ripartiamo, il viaggio è finito, per il ritorno, Finlandia e Svezia, ma è tutta un'altra storia, se ritornerò, di sicuro una fotocamera digitale con zoom incorporato, quella colonia di renne non la voglio perdere per cambio obiettivo, accidenti a me ed alla Nikon che mi ostino ad usare!

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Paolo Moretti
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