Hola, Galole Costituency, Tana River District, Kenya

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Questo racconto partecipa al concorso Storie Vagabondeimage!
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Finalmente partiamo. Delegazione del "dream team" - come ribattezzato da Beatrice, la piu’ entusiasta supporter del nostro progetto tra le file istituzionali – che parte alla volta della tanto sognata Hola, area del nostro progetto di sviluppo, ragione che ha attratto in territorio keniota, in uno stesso intervallo di tempo, Aileen dalla Cina, Gareth dal Regno Unito/Sud Africa, Alice dalla Costa D’Avorio, Joana dal Portogallo, Patty dal Canada, Zazu dalla Romania, Claudia dalla Germania e me dall’Italia...
Dopo tanto temporeggiare da parte dell’Honorable Major Godhana, il membro del Parlamento promotore del nostro progetto, finalmente otteniamo il suo benestare – e soprattutto i suoi soldi – per partire per la prima missione di assessment per il progetto... Dopo tanto parlare, pianificare, supporre fattibilita’ di attivita’ sulla base di informazioni carenti... partiamo.
Le concessioni di Major Godhana in realta’ vanno ben oltre le nostre aspettattive dal momento che "Dhado" – affettuosamente chiamato "Daddy" – non solo ci da’ denaro per campare in modo piu’ che soddisfacente per tre giorni, ma, dal momento che I suoi autisti sono tutti impegnati, ci mette a disposizione una delle sue machine! Per noi giovincelli, alle prime armi con l’Africa e la cooperazione, la cosa ci suona semplicemente come l’inizio di una lunga saga di avventure... quell tipo di avventure che I nipoti non si stancano mai di ascoltare, insomma!
Partiamo la mattina del 4 febbraio con una Toyota 4x4. Appuntamento davanti l’Universita’ di Nairobi. Quando arrivo e vedo la macchina... e Zazu appoggiato al portabagagli con indosso un cappello di paglia mediamente ridicolo inizio a ridere e saltare di gioia!
Delegazione "dream team" in direzione ovest: me, entusiasta, spaventata e malinconica; Zazu, sorridente e gasato dalla guida, dalla strada, dal viaggio e dal suo funny hat; Gareth, super organizzato, preciso, puntuale e con umorismo decisamente british; Aileen, vergine e lesbica dichiarata - silenziosa e dall’aria trasognata; Joana, mascolina, ingenua e sempre sorridente, unica altra fumatrice del gruppo; William, l’unico membro autoctono del team, mio migliore amico fin dale mie prime ore in Kenya, esperto di natura, di uccelli, di montagne, di citta’, di cibo, di filosofia, di chimica, meccanica.
Nairobi-Garissa: ci spostiamo verso ovest per circa 340 chilometri, assistendo silenziosamente al graduale cambiamento del paesaggio intorno a noi, al rarefarsi della vegetazione, al graduale inaridimento della terra, rossa prima, poi sempre piu’ chiara e secca, poi sabbia e nient’altro. La strada si fa sempre piu’ arida ed infuocata e, sparse lungo il cammino, anime che trascinano, lentamente, grossi barili d’acqua ed implorano un passaggio. Passo dopo passo, guadagnando, ogni volta, solo alcuni insignificanti centimetri. Giungiamo in terra somala, terra di banditismo e donne-ombra. Terra arida dove, per la prima volta, ci assale il panico di non riuscire a trovare acqua.... Smettiamo un po’ di fare I coglioni, e di comportarci come se fossimo in gita, e riprendiamo consapevolezza di quanto nulla, in realta’, sia gioco.

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Garissa-Hola: strada infuocata e sabbia, strada-non strada, procediamo silenziosi. Joana e Aileen dormono; Zazu guida felice; Gareth stara’ osservando la morfologia del territorio, facendo contemporaneamente un’analisi comparata con quello delle zone aride dell’Uzbekistan ed elaborando da quest’ultima un modello di causalita’ tra lo spirito imprenditoriale delle gazzelle e la morfologia del territorio...il tutto mangiando un sano ed incontaminato mango; William osserva gli uccelli e nota ogni piccolo forma pennuta di essere vivente. Io sono sul sedile di dietro, contemplo e scatto una foto dopo l’altra col semplice battito delle ciglia. Silenzio e polvere. Una nuvola di polvere si apre ad un tratto di fronte a noi facendomi sgranare gli occhi. Spalanco la bocca e riesco semplicemente a dare una pacca sulla spalla di William, che siede di fronte a me. Un branco di cammelli sfila dinanzi al nostro veicolo. Non ne avevo mai visti di cosi’... Alti, eleganti, dai colori delicati. Sono a mio avviso la cosa piu’ esotica che incontro da quando sono in Kenya e prendo a considerare le loro apparizioni durante il nostro cammino come very e propri doni offertimi dal Paese.

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Arriviamo a sera. Siamo impolverati, sudati ed ancora impolverati. Affamati e stanchi, ma il sorriso di Ghalana riesce a metterci di buon umore. Il Personal Assistant di Dhado ci aspetta all’entrata di Hola: alto, magrolino, con occhi vispi da bambino e sorriso genuine; berretto da baseball e t-shirt bianca. Siamo accompagnati nella "guest house" dove dormiremo per tre notti. Una topaia sudicia. I cessi sono fuori e gli sgabuzzini per fare la doccia pure. La prima note non faccio la doccia perche’ l’acqua e’ marrone, la seconda note non c’e’ acqua... 35 gradi circa: ad Hola sudiamo. Continuamente... Al mattino, la sera, la notte... Sudiamo durante I meeting con i vari capi d’area, con i leader dei gruppi dei giovani, dei gruppi di donne, delle cooperative, con gli istitutii di microcredito... Scortati da Ghalana maciniamo un meeting dopo l’altro, sudando e schiattando...

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A sera siamo morti, le parole scorrono lentamente, tutti sono flemmatici quindi ogni tipo di conversazione risulta piacevole, ognuno e’ accondiscendente e solidale con l’altro nella stanchezza. Apprezziamo di piu’ il cibo ed una benedetta birra ghiacciata! La notte scopro il secondo regalo che il Kenya mi ha fatto da quando sono qui... Intorno alle quattro del mattino sono svegliata dalla preghiera musulmana della Moschea che si trova proprio dietro la nostra guest house... Una nenia cantata da una voce profonda che, avvalendosi di un altoparlante, esce dritta dritta dale viscere della terra... ed un coro di spiriti. Guardo la notte fuori attraverso la tenda bianca che avvolge il mio letto dal soffitto e mi lascio cullare dalla preghiera per Allah... Udendola per la prima volta l’ascoltatore potrebbe essere facilmente tratto in inganno... Una setta, una tribu’ di cannibali, una seduta spiritica... una ninna nanna per me. Una nenia che incanta... Nenia e tamburo ed il mio corpo e' scosso. Ipnoticamente attratto respira profondamente. Ed il cuore indugia e assapora ogni battito.
In Hola incontriamo la comunita’ di pescatori che ha imparato a fare mattoni per campare, assaggiamo la loro zuppa di pesce seduti con loro, all’ora del tramonto, accanto al fiume Tana; in Hola pochi bambini in giro; in Hola donne bellissime ci attirano ai loro chioschi allungando languidamente un braccio per farci un cenno, mentre sdraiate di un fianco, riposano sui bancali tra frutta ed ortaggi; in Hola beviamo latte di noce di cocco con la cannuccia, dopo avere spaccato la noce contro una pietra ed aver sorriso nel profanare il frutto; in Hola un poveraccio vagabondo si e’ fermato per strada, ha raccolto con le mani l’acqua da un rivolo stagnante, nero e intasato d’immondizia. E la bevuta. In Hola tutti I frutti riflettono colori piu’ caldi; divoriamo un mango gigante passandocelo di mano in mano, litigandoci piacevolmente la polpa.

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I viaggi di ritorno sono sempre silenziosi; ognuno metabolizza le sue "storie"...
Ce ne torniamo a Nairobi sentendoci piu’ grandi e decisamente piu’ fighi. Io non avrei mai voluto lasciare Hola... Forse un po’ gia’ me lo sentivo che il progetto non sarebbe piu’ partito e non avremmo avuto un’altra occasione per tornarci... Finiva li’ e da li’ a poco il dream team si discioglieva per mancanza dei fondi promessi. Ognuno prendera’ una propria strada cercando di sfruttare nel migliore dei modi l’esperienza keniota... Il viaggio continua.

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Autore: 
Valentina Di Girolamo

Vagabondo0

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Iscritto: 10/2/2012

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Data del viaggio: 
18/05/2009
Luoghi: