Viaggiare in Albania: perchè è un paese da amare?

Viaggiare in Albania: perchè è un paese da amare?

di Guido Crescentini Anderlini - Vagabondo Doc Uinsor

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Spiaggia dell'Albania

Nei primi anni ’90 nessuno pensava a viaggiare in Albania.
Assistevamo, sbigottiti e un po' preoccupati ai continui e incessanti sbarchi di tantissimi albanesi sulle coste della Puglia.
Arrivavano con vecchi pescherecci stracarichi o coi gommoni. Fuggivano da alcuni decenni di totale isolamento e da un’arretratezza e una povertà intollerabili. Sebbene alcuni di loro si siano distinti per aver commesso ogni genere di crimine, anche violento, la maggior parte di loro si è installata pacificamente nella nostra penisola e si è ricostruita, onestamente, una vita.
Questi ultimi, tanti, non sono mai saliti all’onore delle cronache, non ne sappiamo molto, sono cittadini “silenziosi”.
Gli altri, i primi, hanno contribuito a far sì che in italiano Albanese sia sinonimo di criminale. 

L’Italia, e gli Italiani hanno sempre avuto un certo appeal sugli Albanesi, nonostante un breve periodo di dominazione del nostro paese sul loro, i nostri dirimpettai hanno sempre guardato a noi, e tuttora lo fanno, come un riferimento, un modello, Lamerica, come il film di Gianni Amelio.
Si diceva che i profughi albanesi, che conoscevano l’Italia solo attraverso la tv, vista forse solo per mezzo di qualche apparecchio presente in qualche bar, consideravano il nostro paese ricchissimo dato il livello dei prodotti proposti dalle pubblicità; un cibo per gatti che viene servito al suo avventore su un piattino d’argento e decorato con una foglia di prezzemolo, Lamerica.
In effetti, rispetto alla situazione in patria, lo eravamo davvero Lamerica

 

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La conoscenza italiana dell’Albania è tuttora limitata, per non dire nulla. "Se tanti sono venuti via vuol dire che è un posto orribile", credo sia una delle considerazioni più quotate.
Qualcosa che basta a bollare il paese come un buco nero popolato di ogni genere di criminali.
Il fatto che non se ne sappia niente, o molto poco, è forse l’attrazione maggiore del paese, quello che fa leva sullo spirito “esploratore” alla Livingstone e che spinge a visitarla.

Almeno per me è stato così.

Si parte un po' titubanti, tenendosi la borsa stretta al petto, guardinghi.
Si scopre un’accoglienza commovente, una tranquillità totale, un paese ricco di aspra bellezza.
La strada, percorrerla, vale il viaggio.

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Berat, patrimonio Unesco

Personaggi, carretti, camion, mercedes e animali. Paesaggi bellissimi a volte, a volte devastati.
I bunker, la casanave, il palo in mezzo alla carreggiata, occhio ai sorpassi, l’innaffiamento del marciapiede, continuo, col tubo, dalla finestra.
Non riesco a contare quante abitazioni albanesi ho visitato, durante il mio viaggio; un continuo invito qua e là, a volte bisogna declinare, altrimenti non si riesce a far altro.
Tutti attratti dall’italianità. Tutti grati. 

Si va in una casetta di due stanze dove vive una famiglia di una decina di persone, mentre il figlio piccolo viene mandato a comprare dei biscotti al negozio, per offrirceli, ti raccontano di come un medico italiano abbia curato gratuitamente la bambina malata dieci anni prima: "Giorgio, di Genova, lo conosci? Chiamiamolo".
Si va a casa del cameriere del ristorante di ieri, in uno di quei quartieri “nuovi” che sembrano vecchissimi, fatiscenti. L’erba non viene tosata da decenni.
Anche lui ha una vecchia Mercedes, familiare, gialla, di quelle anni ’70 che i crucchi non sapevano più a chi rivendere e che sono un must quaggiù. Gomme a terra, tutte e quattro. "Si è mia, ma sono tre anni che non la apro! Venite a vedere il filmino del matrimonio! Cosa volete bere?".

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I matrimoni sono un affare serio, in agosto si vedono spose ovunque, arrampicate sui sassi più improbabili. Vengono a sposarsi in patria anche quelle che risiedono all’estero. Vengono filmate, principalmente da sole, a volte col futuro marito, entrambe con gli abiti da cerimonia, nelle più svariate e improbabili situazioni. Il video verrà proiettato alla festa. La festa, che dura una settimana, prima della celebrazione, nelle case delle rispettive famiglie, sono quindi due feste, parallele. Si uniranno dopo il “si” per altri 3 giorni, almeno.
A una di queste feste si può essere l’ospite d’onore, un italiano, più italiani; "anche io sto in Italia, anche io, io pure". "Sono il presidente della LIPU del Piemonte, ho 3500 uccellini in garage"!
Come ospiti d’onore, la seconda sera, non ancora la prima, si può essere ammessi e ricevuti nel “salotto delle vecchie” dove le nonne stanno e sorvegliano, stese sui divani, bevendo caffè e mangiando lokum; prendono parte ai festeggiamenti che impazzano in cortile solo di tanto in tanto, come si conviene alla loro veneranda età.

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La comunicazione, verbale, non è scorrevolissima, ma gli sguardi riscaldano.
Bisogna portare un regalo, sono così gentili. Quest’intarsio che rappresenta le vedute della città, l’unica cosa che ci sia da acquistare, oltre al cocomero.
"Grazie, non dovevate, bello, l’ho fatto io!".

Poi torni e non ci crede nessuno che l’Albania possa essere un paese da amare.

 

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Questa storia è stata scritta e vissuta dal Vagabondo Doc Uinsor. 
Architetto nella vita di tutti i giorni e vagabondo nel tempo libero. Oggi potete trovarlo a progettare residenze sociali in Portogallo, a recuperare antichi cimiteri in Egitto, a progettare moschee in Senegal o a pianificare circuiti ecoturistici in Etiopia, ovunque il suo lavoro possa conciliarsi con la conoscenza di nuovi luoghi. 
Se volete scrivergli, qui trovate il suo profilo: https://www.vagabondo.net/it/viaggiatore/uinsor 

 
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Gio, 28/06/2018 - 08:30