Semana Santa in America Latina: dal Messico al Perù

Semana Santa in America Latina: le celebrazioni dal Messico al Perù

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Nessuna festa, in America Latina, è tanto attesa quanto la Pasqua. Ma più precisamente, a scaldare gli animi e a mobilitare decine di migliaia di viaggiatori ogni anno, è la settimana che precede la Pasqua, ovvero la Semana Santa. Dal Messico all’Argentina passando per i Caraibi, non c’è paese che non celebri quella che è considerata come l’ultima settimana di vita di Gesù con processioni, rappresentazioni in costume, chiassose parate ma anche tanta spiritualità.

Si parte dalla domenica delle palme (Domingo de los Ramos), in cui la tradizione vuole che Gesù sia entrato a Gerusalemme a dorso di un mulo, e si finisce la domenica seguente, il giorno che corrisponderebbe alla sua resurrezione. Durante la settimana sono celebrati altri momenti salienti di quella che è conosciuta come la passione di Cristo: la via crucis, la crocifissione e la sepoltura. 

Secondo gli ultimi dati raccolti dalla ong Latinobarómetro, in America Latina vive circa il 40 percento degli 1.3 miliardi di cattolici nel mondo. Questa grande concentrazione di fedeli si traduce in centinaia di eventi sparsi per tutto il centro e sud America, ognuno con le proprie tradizioni specifiche, ma tutti con lo stesso filo conduttore: celebrare il momento più intenso dell’anno nell’universo cattolico. Basta dare un'occhiata a questa gallery del quotidiano el País per intuire cosa succede in quei giorni.

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SETTIMANA SANTA: COME SI CELEBRA IN AMERICA LATINA?

A volte le celebrazioni sono fuori dal comune. Come nella provincia di Formosa, nel nord-est dell’Argentina, dove ogni anno si tiene una via crucis lunga ben 512 chilometri,considerata la più grande al mondo dal Guinness dei primati. O come la cittadina di Brejo da Madre de Deus, nella provincia brasiliana di Pernambuco: qui è stato letteralmente costruito un paese dedicato alla Semana Santa, che ogni anno funge da set per tutte le rappresentazioni della festività che devono essere le più fedeli possibile alla realtà.

In molte località sparse per l’America Latina, la Semana Santa viene organizzata come un set cinematografico all’aria aperta: attori (a volte centinaia), scenografie, trucco e tutto quello che serve per fare un film. La più famosa di tutti ha luogo nella piazza centrale (Zócalo) di Città del Messico ed è talmente impressionante da essersi meritata il titolo di patrimonio culturale intangibile della capitale messicana. Ma ovunque, che sia in Perù, in Colombia o ad Haiti, in quei giorni il viaggiatore potrà ritrovarsi in qualche set cinematografico e persino vedere un simil-Gesù battezzato in una fontana cittadina!

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STORIA DELLA SEMANA SANTA: L'EREDITÀ DEL COLONIALISMO 

Alcune delle celebrazioni odierne sono importazioni del colonialismo spagnolo (o portoghese): la più lampante è quella dei nazarenos encapuchados, coloro che prendono parte alla processione indossando una tunica con un cappuccio a punta. E’ una tradizione che deriva dai tempi dell’Inquisizione, tutt’ora viva nelle processioni che si svolgono in Spagna, dove l’incappucciato simbolizza il penitente che procede assieme a Gesù e alla sua croce.

Altre, invece, sono frutto della fusione tra le credenze dei conquistatori e dei conquistati, in un’epoca in cui ai nativi americani venne imposta la fede cattolica che si accomodò tra i culti e le tradizioni preesistenti. Così nacquero i tappeti pasquali del Guatemala - un vero spettacolo di colori e temi - fabbricati con la segatura e addobbati da fiori, frutta, ortaggi e persino dolci! Intere comunità partecipano per giorni alla loro esecuzione, accucciandosi per strada e decorando con amore le trame che li legano alla loro tradizione nativa.

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SEMANA SANTA IN PERU': IL CRISTO SIMBOLO DI CUSCO

E poi ci sono quei simboli cattolici, nati per sottomettere gli indigeni alla fede, che diventano simboli cittadini. Come la statua di Cristo de los Temblores (Cristo dei Tremori) o Taytacha in lingua qechua, una raffigurazione di Gesù in legno scuro fabbricata in Spagna e portata nell’allora Vicereame del Perù appena strappato agli Inca. Al centro del Vicereame c’era Cusco, l’ombelico del mondo secondo gli Inca, una città grande e sviluppata con una popolazione indigena che rifiutava di adorare Cristo al posto del Sole. E che andava sottomessa.

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Si narra che il Cristo rischiò di affondare durante una tempesta assieme alla flotta che lo scortava a Lima, ma che al solo esibirlo di fronte alle intemperie, appeso al ponte della nave,  la tempesta cessò di colpo. Una volta sistemato nella cattedrale di Cusco appena costruita, fu dimenticato da tutti sull’altare. Poi, verso la fine di marzo del 1650, un terremoto distrusse la città e lasciò intatta solo la cattedrale e un pugno di edifici. Le scosse non cessavano, e la gente disperata tolse il Cristo dalla chiesa per portarlo in processione. Il terremoto cessò.

Da allora, il lunedì della Semana Santa, una processione oceanica accompagna il Cristo per le strade della città. Viaggiare durante la Semana Santa in Perù significa ritrovarsi tra decine di migliaia di persone che assistono al passaggio della statua sotto le finestre adornate per l’occasione, con una cascata di ñucchu (fiori rossi delle Ande che crescono in quel periodo) che scende dai balconi. In città si dice che il peso di ogni passo durante la processione corrisponde al peso dei propri peccati. Prima di rientrare nella chiesa, il Cristo si volta a guardare la folla, per benedirla: è allora che i pianti e i lamenti si fanno più forti, un momento di commozione generale difficilmente spiegabile a parole.

Bisogna viverlo, per capirlo. E, anche se non si è credenti, farsi incantare da questa magia collettiva.

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Vagabondo

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