Un viaggio alla scoperta di Druk Yul, la Terra Del Drago

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Questo racconto partecipa al concorso Storie Vagabondeimage!
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L'idea di visitare il Bhutan mi era venuta per la prima volta leggendo un articolo su questo paese, ma non avrei mai pensato di poterci andare davvero un giorno! Durante il volo che mi porta verso Kathmandu, la nostra tappa intermedia, penso a quello che ho letto su questa nazione incastonata tra India e Cina... è il mio primo viaggio in Asia, e sono così elettrizzata, e anche un po' intimorita, all'idea di entrare in contatto con una cultura così diversa dalla mia. Dopo una giornata nella capitale nepalese non vedo l'ora di partire, e quasi a voler esaudire questo mio desiderio, il nostro volo per Paro viene anticipato, così che in poche ore mi trovo a passare dal caos di Kathmandu al silenzio ovattato dell'aeroporto bhutanese; non mi sembra possibile, è come se qualcuno avesse improvvisamente abbassato il volume per poter meglio entrare in sintonia con l'atmosfera di questo posto. Ovunque giri lo sguardo vedo persone vestite con abiti tradizionali, ordine, pulizia e tranquillità in quella che è la seconda città più popolata del paese; lo stesso aeroporto sembra uscito dalle illustrazioni di un libro, con le sue costruzioni basse e decorate secondo lo stile locale, in legno intagliato e colorato. È facile abituarsi al clima che si respira qui, dove tutto sembra rallentare e i bisogni si riducono allo stretto indispensabile, senza che questo sia mai sentito come un sacrificio o una rinuncia: semplicemente, non interessa.
Il nostro viaggio, modificato in corso d'opera, prevede un percorso verso l'interno, alla scoperta dei villaggi abbarbicati sui fianchi delle montagne o adagiati nei fondovalle, perfettamente integrati con il paesaggio circostante; le stesse strade, asfaltate di recente, assecondano il profilo naturale dei rilievi che attraversano, senza disturbare il percorso della natura più del necessario: questo ovviamente porta a compiere lunghissimi giri per arrivare da un posto all'altro, ma ciò non sembra essere un problema per i locali, che conoscono così bene questi percorsi da permettersi una guida abbastanza "sportiva" lungo i numerosi tornanti a strapiombo sul vuoto! Lungo il cammino attraversiamo sei distretti, da Paro fino al Bumthang, passando per Thimphu, Punakha, Wangdue e Trongsa, ed ogni villaggio ci accoglie con i suoi colori e i suoi profumi, a volte sovrastato dallo Dzong, antica fortezza imperiale ora adibita in parte a sede amministrativa dei singoli distretti e in parte ospitante un monastero buddista. L'arte bhutanese è esclusivamente legata alla religione, e le decorazioni dei monasteri sono estremamente ricche ma si inseriscono alla perfezione nel contesto per cui sono realizzate... sembra che qui in Bhutan qualsiasi cosa trovi il suo posto, con la semplicità che caratterizza questo paese e la sua popolazione. Ogni uomo, donna e bambino ha negli occhi la serenità di chi sa accontentarsi delle piccole cose, di chi vive la propria vita senza troppi pensieri, perché ha già tutto quello di cui ha bisogno.

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Si arriva qui pensando di entrare in contatto con la natura incontaminata, ed effettivamente ti trovi al cospetto di imponenti montagne ricoperte da una vegetazione rigogliosa, un'immagine che stupisce a queste altezze: km e km di boschi, fiumi, villaggi che sembrano essere nati insieme ad essi, tanto si confondono con l'ambiente; è qui che quando le nuvole sono basse (e l'umidità è parecchio alta!) si è sempre circondati da una coltre bianca e lattiginosa, perché in fondo sei abbastanza in alto da poter "toccare il cielo con un dito". Ma a parte tutto questo, l'aspetto che veramente più colpisce del Bhutan sono i suoi abitanti, persone che fino a poco tempo fa vivevano in quasi totale isolamento all'interno dei loro confini, e che anche ora sembrano poco toccati dall'influenza di una timida apertura, pronti a coglierne i vantaggi ma senza lasciarsi corrompere nelle loro tradizioni e abitudini di vita: è soprattutto nella capitale Thimphu e nei centri principali che si ravvisano i segni della volontà di accogliere ciò che di buono ha da offrire il mondo esterno, continuando allo stesso tempo a portare avanti con orgoglio alcune caratteristiche del loro stile di vita (come per esempio indossare il gho e la kira, gli abiti tradizionali degli uomini e delle donne bhutanesi), mentre alcune regioni più isolate seguono ancora i ritmi di vita di un tempo, dove i villaggi sono difficilmente raggiungibili e spesso non hanno ancora l'elettricità. Osservando come vivono queste persone mi tornano alla mente le parole dell'articolo in cui si parlava della Felicità Interna Lorda proposta dalla monarchia, che pone la persona e i suoi bisogni al centro dello sviluppo del paese; secondo questo criterio è naturale che ognuno condivida il proprio per far sì che tutti abbiano il necessario per vivere, come ci spiega la nostra guida, ed è evidente che loro credono in questo principio, che ha portato il paese al livello di sviluppo in cui si trova ora senza aver intaccato i valori spirituali e culturali della sua popolazione.

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Ogni giorno passato in Bhutan mi convince sempre più della particolarità e della ricchezza di questo piccolo angolo di quiete nel cuore del continente asiatico, che ti dà molto più di quello che ti aspettavi prima di visitarlo, e viene da pensare che niente potrà modificare lo stile di vita dei suoi abitanti, fortemente legati alle loro tradizioni; c'è da sperare che sia così. Il volo di ritorno è posticipato a causa di un guasto alla linea aerea del paese (avendo la Drukair solo due aeroplani ed essendo uno in riparazione, l'altro si è trovato a fare tutte le tratte previste, con conseguente ritardo di tutte le partenze!), come se volessero assecondare la mia volontà di non lasciare questo straordinario paese; invece, dopo un giorno di attesa mi sono ritrovata di nuovo a Kathmandu, un rientro un po' "traumatico" dopo due settimane trascorse nella pace tra le montagne del Bhutan, a contatto con una realtà che non si trova in nessun altro posto al mondo. Un viaggio che porterò sempre con me, e che è poi proseguito alla volta di Bangkok e dei suoi tesori... ma questa è un'altra storia.

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Autore: 
Valeria Pate'

I viaggi di vagabondo nei luoghi del racconto

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Joined: 10/2/2012

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Data del viaggio: 
04/05/2009
Luoghi: 

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