Esperienza Mozambicana



Ciao mi sono appena iscritta al vostro gruppo!

ieri sera ho trovato un sacco dii informazioni utilissime per mille idee di viaggio! siete troppo forti e organizzatissimi!

da parte mia vorrei contribuire lasciandovi la mia esperienza mozambicana...quella che mi ha appassionato di più fino ad ora! (3 mesi in africa come volontaria sono un'esperienza che consiglierei a tutti)


ciao, grazie!!!

karin

Carissimi lettori,

vorrei per un attimo chiedervi di lasciare tutto ciò che vi circonda e seguirmi per una passeggiata lungo le vie e i quartieri di Maputo. Attraverso i miei ricordi vorrei darvi un assaggio di quella fetta di mondo nella quale per tre mesi mi sono immersa, prima con timore e poi con gioia.

Prima di partire mi presento: sono Karin Cavada, educatrice professionale di 26 anni, con una passione sfrenata per i bambini e tutto ciò che può aprire gli orizzonti di una persona. Quando Avsi mi chiese di partire per uno stage di tre mesi in Mozambico, senza minimamente rifletterci accettai, ero certa che l'esperienza sarebbe stata fantastica,...e soprattutto che le persone a me care mi avrebbero appoggiata anche in questa scelta, (per fortuna sono molto pazienti!). Riuscita ad incastrare tutto: lavoro, master, vaccini e passaporto....sono partita.


Volando sopra l'Africa di giorno si può ammirare un panorama fantastico, come bambini si rimane con il naso schiacciato a quel minuscolo oblò fino a quando l'occhio può vedere l'oceano, il deserto, le montagne, i laghi....

L'arrivo sulla terra ferma è un sospiro di sollievo, velocemente si ripensa esattamente dove ci si trova e come direbbe qualche bimbetto italiano: "ma sei dall'altra parte del mondo e in testa in giù?".

Il primo impatto è strano: ci si guarda attorno con occhi sbarrati, immondizia nei cassonetti e fuori, strade asfaltate e strade dove l'asfalto sembra un vago ricordo, gente in strada, il timore per le famose e tremende punture di zanzara...la zanzara della malaria, e ci si chiede "è meglio o peggio di come me lo aspettavo? Avevano ragione gli amici?"...i primi giorni si gira un po' estraniati, ci si spruzza Autan o altri repellenti ogni cinque minuti e ogni qual volta si desideri mangiare nascono mille dubbi. Tutto ciò nel mio caso è durato veramente solo qualche giornata...poi è subentrata la filosofia: se devo restar qui tre mesi non posso andar avanti così...abbandonati i repellenti e le paranoie, inizio a godermi l'atmosfera. Premetto che dalle 8 alle 17.30 lavoravo a Khandlelo, ufficio del sostegno a distanza, ma non vi voglio portare con me direttamente alla scoperta di un ufficio, credo che la vita vera sia quella dei mille colori e delle mille persone incontrate fuori dalle quattro mura.


La giornata comincia prestissimo, con la prima luce verso le 6 inizia un movimento generale, tutte le persone sembrano avere lo stesso ritmo e la stessa grazia, l'intero paesaggio si muove lentamente, le casette di mattoni, di paglia o di lamiera si svuotano e le strade si riempiono. È come se tutto dovesse svolgersi all'esterno, le case spesso sono troppo piccole per ospitare tutti anche di giorno. Le donne escono sulle strade per vendere qualche verdura o qualche frutto, stendono con cura la loro kapulana (stoffa tradizionale di diverse grandezze dai vari usi) sul marciapiede o luogo le stradine sterrate e vi ripongono ordinatamente i loro prodotti (splendide macchie di colore per uno spettatore insolito! Arance, limoni, papaia, ananas, cocci, banane, maracuja,..combinano i loro colori e le loro forme da sembrare quasi un quadro), altre donne girano per le vie con una bacinella in testa, colma di arance o altra frutta, e un bimbo allacciato con cura sulla schiena, altre vendono indumenti o kapulane, i ragazzi più grandi muniti di un carrettino girano alla ricerca di qualcuno che compri la loro verdura, altri vendono le ricariche telefoniche ai semafori, altri manufatti di legno o batik (stoffe dipinte a mano, spesso con colori naturali e raffiguranti soprattutto scene di vita quotidiana...sono bellissimi!), i ragazzini vendono dolcetti e caramelle all'uscita delle scuole.

A qualsiasi ora si incontrano decine di bambini e ragazzi in uniforme scolastica e con il quaderno in mano, solo i più fortunati hanno lo zainetto, che si recano ridendo e scherzando a scuola, ...la scuola è organizzata in turni, il primo inizia alle 6 e l'ultimo termina alle 22, nonostante le classi numerose e i turni di lezione, i bambini che non possono iscriversi a scuola per mancanza di posti sono circa 3 mila all'anno.


Quando si chiede la professione a qualche adulto, spesso troviamo la dicitura "ela faz pequeno negocio", nelle schede dei bambini io l'ho spesso tradotta come "venditore ambulante", "fa mercato", ...fazer pequenos negocios = far piccole vendite è proprio il vendere lungo le strade ciò che si ha (frutta, artigianato, dolci, acqua ghiacciata...), anche chi lavora al mercato non ha molto di più, non è certamente il mercato che troviamo in ogni piazza italiana! Mentre chi fa lavori occasionali, che possono essere anche solo della durata di qualche ora o meno, si dice faccia biscates.

Gli unici mezzi che interrompono questo quadro in lento movimento sono i mini autobus, detti chapas, pulmino con 12 posti in teoria, ma in pratica 20! Corrono per la città trasportando la gente da una parte all'altra ed anche fuori in tutta la provincia...è un vero business. Bisogna però ricordarsi che se il pulmino non è pieno non parte, e quindi se avete un appuntamento... mi raccomando mantenete lo spirito africano, dove il ritardo di un'ora spesso corrisponde ai nostri cinque minuti, inoltre bisogna riuscir a trovare un posto dove infilarsi. Normalmente i bianchi non si muovono con questi mezzi, di solito hanno un'automobile propria, io però mi sono sempre trovata benissimo e mi sono sempre divertita ad ascoltare i mille discorsi, più o meno politici, che i "miei compagni di viaggio" facevano, e alle volte la discussione si incentrava sul fatto che una mulungo (donna bianca in lingua locale) salisse in chapa.


Riuscite ad immaginare queste strade? Persone in abito tradizionale e giovani in jeans e maglietta, persone in attesa e persone in partenza, persone che si recano al lavoro, altre che aspettano un lavoro, c'è chi vende e chi compra, chi discute e chi ride... sono una moltitudine, ma... tutti senza fretta, senza stress... il tempo sembra perder quell'importanza che ricopre nelle nostre città. L'europeo si sente schiavo del tempo, deve rispettare date, scadenze, giorni e orari, si sente in un eterno tentativo di far tutto in tempo... mentre lì il tempo sembra aspettare l'uomo e l'uomo quasi non considerarlo, l'unica scansione viene data dal sole: l'arrivo del buio fa rientrare tutti in casa e l'arrivo della luce al mattino fa uscir tutti.

L'iniziale appiattimento della dinamicità europea può creare un gran fastidio, ma poi lentamente e pazientemente fs riscoprire quell'eterna calma e quell'apparente perder tempo che caratterizza questo popolo, come altri popoli dell'Africa, e lo si apprezza volentieri.


Dimenticavo una caratteristica di queste strade: se chiudete gli occhi potete facilmente capire dove vi trovate a seconda dei profumi di cibo, di polvere, di immondizia, di pesce... a volte l'odore è fastidioso (soprattutto con il caldo), ma a volte sembra un tutt'uno con il paesaggio.


Se abbandoniamo un attimo la realtà della città e usciamo verso la campagna le casette diventano più rade, così anche le strade, il traffico e le persone, il tempo sembra rallentare ulteriormente e l'idea di guidare lungo queste strade rettilinee con l'orizzonte lontanissimo fa sentire qualsiasi uomo un puntino impotente nell'immensa natura. L'unico mio stato d'animo provato di fronte alle infinite distese è sempre stato di contemplazione e calma interiore, ogni parola svanisce e gli occhi vorrebbero catturare ogni immagine, ogni istante.

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