Balcani on the road - Serbia e Bosnia

Paesi visitati Tipo di Viaggio
In letargo

Quando si tratta di produrre arte, musica, cinema… e feste, le differenze spariscono e la gente si unisce nella creazione e nel divertimento. E' la vitalità dello spirito balcanico! Noi ve li vogliamo presentare così:  un popolo solo, con un duro passato alle spalle, fiero ed estremamente festaiolo.

Balcani On the Road - Serbia e Bosnia
Durata:

9 giorni

Costi:

650 euro a persona

Supplemento luglio e agosto 150 euro.

La quota comprende: volo andata e ritorno, tasse aeroportuali, pernottamento a Belgrado (1 notte) e a Sarajevo (2 notti), noleggio auto e assicurazione.

Partenza da Roma o Milano.

Periodo: viaggio effettuabile da marzo a ottobre. Ma volendo anche in inverno (a gennaio c'è il festival del cinema a casa di Emir Kusturica a Kustendorf!).

Note:

Gruppo minimo 4 partecipanti + il vagabondo DOC.

Cassa comune per pasti, benzina, notti non incluse e ingressi ai musei: prevediamo una spesa di circa
300 euro

Difficoltà:  Facile. Richiesta volontà di condividere il viaggio in tutti suoi aspetti con gli altri compagni di viaggio.
Per informazioni scrivere a Staff@vagabondo.net o telefonare al 333 2675541. 

Al momento non sono previste date di viaggio in questo luogo.
Per maggiori informazioni scriveteci!


Vagabondo viaggia senza inquinare

 

Visualizzazione ingrandita della mappa 

La vitalità dello spirito balcanico è la cosa che accomuna tutti gli abitanti di questa parte del mondo. Quando si tratta di produrre arte, musica, cinema… e feste, le differenze spariscono e la gente si unisce nella creazione e nel divertimento. Noi ve li vogliamo presentare così:  un popolo solo, con un duro passato alle spalle, fiero ed estremamente festaiolo.

 

Itinerario

GIORNO 1 - Italia - Belgrado

Un volo dall’Italia e atterriamo all'aeroporto Nicola Tezla, il genio serbo che contese a Edison il Nobel per l'invenzione della lampadina. Alla fine nessuno dei due andò a ritirarlo per paura di doverlo condividere. Questo aneddoto vi fa già presagire il carattere folle e fiero della gente di queste parti. Gente che imparerete a conoscere e ad amare nel corso di questo viaggio.

A seconda dell'orario di arrivo in centro cominciamo la nostra visita della città. Ciò che non faremo in tempo a visitare ora, lo recupereremo negli ultimi giorni del viaggio.
Passeggiamo per il centro, dalla piazza Terazje, una delle più animate della città, ci dirigiamo attraverso piacevoli strade fino al Kalemegdam, la fortezza/parco che sorge sul punto in cui la Sava entra nel Danubio, e che ha dato origine alla città. Da qui il panorama è abbastanza ampio per accorgerci che la città bianca (Beo Grad = città bianca)… di bianco ha veramente poco! La prima di una serie di contraddizioni che scopriremo durante il viaggio.

La sera andiamo verso Skadarlia, quartiere ex bohemienne ora pieno di ristoranti, taverne e osterie e avremo un divertente primo contatto con la cucina serba: cevapi e raznici, montagne di carne grigliata, cipolla e patate. E ci sarà anche un primo contatto con la rakia, la fortissima grappa di prugne che allieterà le nostre serate per tutta la settimana! 

GIORNO  2 – Belgrado - Republika Srpska (Bratunac  e Srebrenica) – Sarajevo (300 km)

Oggi di buon mattino partiamo in macchina. Direzione Sarajevo. Percorriamo belle e impegnative strade che attraversano campagne, alture e villaggi sperduti. Facciamo frontiera sulla Drina, il fiume che divide la Serbia dalla Bosnia e ci fa tornare alla mente tante storie e tanti film. Entriamo in quella che ora si chiama Repubblica di Bosnia Erzegovina.

Nel corso del tragitto deviamo rispetto alla strada principale, addentrandoci nella cosiddetta Republika Srpska, la Repubblica Serba di Bosnia. E’ un’ entità non riconosciuta che fa parte della Bosnia ma è ancora popolata in gran parte da serbi. Nel 1992 forse ricorderete che l’esercito di Serbia si impossessò di queste terre dichiarandone l’indipendenza. Una parte di storia abbastanza complicata. Ancora oggi questo territorio è nominalmente una ENTITA’, perché nessuno vuole riconoscerlo e quindi sa come definirlo.

La giornata di oggi sarà utile per addentrarci un po’ nella storia recente di questa parte del mondo. Abbiamo preparato anche un piccolo vademecum, leggetelo. Ci raccomandiamo di prendere da questa storia e da questa giornata la spinta positiva a capire che dividere gli esseri umani a seconda di razza, religione o qualsivoglia categoria è  - oltre che una cosa imbecille – anche pericolosissimo.

Attraversiamo i villaggi di Milic e Bratunac, che furono teatro di sanguinosi scontri tra le etnie bosniaca e serba.

Raggiungiamo il culmine di questo nostro personale reportage a Potocari, dove proveremo a intrufolarci nei resti del complesso industriale in cui stazionavano un tempo i caschi blu dell'ONU accusati di aver consegnato i bosniaci musulmani a cui avevano dato asilo alle truppe del serbo Mladic che li uccise nel genocidio di Sbrenica. Il suo interno è ancora ricoperto di scritte e disegni lasciati dai soldati delle Nazioni Unite.
Sul lato opposto della strada sorge un vasto memoriale inaugurato nel 2003 da Bill Clinton. Commemora il Genocidio di Srebrenica.

E poi andiamo a Srebrenica. Il suo nome significa "miniera d'argento". Era una fiorente cittadina metallurgica prima di subire un assedio di ben 3 anni che la ridusse alla fame.

Chi ammazzò chi nella Republika Srpska?
Sono passati più di 20 anni e entrambe le fazioni tengono il punto:
- i bosniaci-musulmani raccontano il terribile genocidio della loro gente ad opera dei serbi bosniaci
- i serbi bosniaci raccontano il terribile genocidio della loro gente ad opera dei bosniaci-musulmani

Ognuno conta i morti e contesta il conteggio che fa l’altro.
Ognuno accusa l’altro di inventarsi un genocidio per manipolare l’opinione pubblica e viene a sua volta accusato dall’altro di negazionismo.

La verità non la sappiamo più. O non l’abbiamo mai saputa.
La verità è forse una sola: qua morì un sacco di gente nel nome di un’etichetta che non era neanche troppo leggibile.

Riprenderemo allora il cammino scendendo le colline bosniache fino a giungere in serata a Sarajevo, dove si dorme.

GIORNO 3 – Sarajevo

Oggi esploriamo Sarajevo. Da molti definita la Gerusalemme d’Europa, Sarajevo ha sempre colpito i suoi visitatori per la coesistenza armoniosa di religioni e stili architettonici differenti. Negli anni ’90 ad un certo punto pensavamo che sarebbe scomparsa dalla faccia della terra. Invece ha resistito e adesso è un luogo meraviglioso e vitale.

Nel delizioso centro storico ottomano di Bascarsija troviamo, a volte nella stessa piazza, chiese ortodosse e cattoliche, moschee e sinagoghe. Percorriamo i bei vicoli in pietra. Il quartiere è tutto un brulicare di negozietti, laboratori artigianali e invitanti ristorantini.. I binari del tram attraversano il corso principale, dove sono ancora presenti eleganti edifici in stile austro-ungarico dalle facciate segnate dai colpi di mortaio.

Visitiamo la città da diversi punti di osservazione, naturali e architettonici. Il ponte latino sul fiume Miljacka offre una panoramica sul lungofiume e sulle pendici delle verdi colline circostanti, punteggiate dal rosso dei tetti delle case bosniache e da bianchissimi cimiteri. Se saliamo ancora di più ci appariranno anche le campagne circostanti e i monti innevati.

Chi vuole potrà raggiungere in tram il “Museo del Tunnel” che negli anni ‘90 fu costruito dagli abitanti di Sarajevo, assediata, per raggiungere dal centro Butmir, la parte della città che si trovava oltre la pista dell’aeroporto controllata dall’ONU. Lì potevano rifornirsi di acqua e cibo. Il tunnel era lungo 800 metri ed oggi è possibile visitarne una parte lunga circa 20.

A cena ci divertiremo ad assaggiare i piatti della saporita ed economica cucina bosniaca, arricchita dalle influenze turca, greca e austroungarica.
Dormiamo una seconda notta a Sarajevo

GIORNO 4 - Sarajevo - (Medugorje facoltativa) - Mostar - (153 km + deviazione opzionale x Medugorje 60 km)

Il nostro viaggio prosegue verso sud, destinazione Mostar, perla bosniaca incastonata tra le montagne verdi  della valle della Neretva, tra mulini e ruscelli.
Il simbolo indiscutibile della città è sempre stato il suo Ponte Vecchio, lo Stari Most, un maestoso arco di pietra tra due torri medioevali. Fu bombardato fino allo sfinimento durante gli scontri tra croato bosniaci e bosniaci mussulmani. E fu distrutto. Ma le guerre prima o poi per fortuna finiscono e questo ponte ottomano simbolo della città è stato subito ricostruito restituendo alla collettività il collegamento tra la parte cristiana e parte mussulmana di Mostar. Non solo in senso geografico.

Oggi sia il ponte che l’area circostante è patrimonio dell’Unesco. Facciamo un giro per i vicoli acciottolati del centro storico scoprendo le sue moschee, il bazar orientale, le antiche dimore delle famiglie benestanti turche.

Nel pomeriggio chi vuole può andare a Medugorje. Abbiamo messo la gita facoltativa perché è un posto che non ci è piaciuto ma capiamo che c’è chi arriva lo voglia vedere.

A fine giornata il gruppo si riunisce per una cena a Mostar.

GIORNO 5 - Mostar  - Visegrad – Mokra gora, Drvengrad  o dintorni (250 km)

Oggi lasciamo Mostar e partiamo verso Visegrad.
Anche qui l’attrazione principale è un ponte ed è un ponte importantissimo!!! Trattasi del famoso Mehmet Pasa Sokolovic, il Ponte sulla Drina, la cui storia, dalla costruzione nel XVI secolo, è narrata splendidamente da Ivo Andric (Nobel per la letteratura nel 1961) nel libro omonimo. L'importanza del ponte è data dal fatto che per secoli esso ha segnato, e segna tuttora, lo spartiacque tra l'Europa occidentale cristiana e l'Europa orientale d'influenza turco-ottomana e islamica. Tuttora  a Bruxelles c'è chi pensa che uno dei grossi errori dell'UE con conseguente crisi economica sia stato portare l'Euro oltre quel ponte (quindi, di fatto, in Grecia)!

Poi riprendiamo le auto e dopo pochi chilometri rifacciamo frontiera e torniamo in territorio serbo.
Siamo in una regione pittoresca, piena di verdi colline e villaggi antichi, ma soprattutto ricca di tradizioni culturali affascinanti. Raggiungiamo il villaggio di Mokra Gora. Qui vicino il visionario regista Emir Kusturica ha ricostruito Kustendorf  (anche chiamato Drvengrad  o Mećavnik ), un tipico villaggio serbo del secolo scorso. Ufficialmente l’ha fatto per avere un set per il suo film “La vita è un miracolo”, ma sotto sotto chi lo conosce sa che lo ha fatto anche per ricreare un mondo a lui caro e ormai perduto! Gli è venuto così bene che nel 2005 ha vinto il "Premio europeo d'architettura Philippe Rotthier".

E’ un posto folle come lui. La statua sulla piazza raffigura Johnny Depp, le vie hanno nomi di attori o cineasti e perfino il bar serve bevande dal nome strano. Potere ai sogni!

Quando lo ha inaugurato Emir ha scritto

« Ho perso la mia città [Sarajevo] durante la guerra. È per questo che ho voluto costruire il mio villaggio. Porta un nome tedesco: Kustendorf. Là organizzerò seminari per le persone che vogliono imparare a fare cinema, concerti, ceramiche, dipingere. È il luogo dove vivrò e dove qualcuno potrà venire di tanto in tanto. Ci saranno, naturalmente, altri abitanti che lavoreranno là. Sogno un luogo aperto con una diversità culturale che competa contro la globalizzazione »

Se volete più informazioni guardate il video a questo link http://www.mecavnik.info/wsw/index.php?p=197

Stanotte dormiremo qui o nei dintorni e cercheremo di imbucarci a qualche festa!

 

Il Küstendorf Film and Music Festival

 Dal 2008 questo villaggio ospita il Küstendorf Film and Music Festival. Nell’ultima edizione (gennaio 2015) la cerimonia ufficiale di apertura è stata accompagnata da una versione argentino/balcanico de ” El pueblo unido jamas sera vencido”, interpretata dal musicista Rom Adam Stinga insieme alla Novi Sad Big Band (Serbia) ed alla band di Emir Kusturica, la No Smocking Orchestra. V’era anche Andrei Konchalovsky.
E’ l'unico festival di cinema al mondo a non avere un red carpet ma quest’anno ne hanno srotolato uno per farci passare un lupo in carne ed ossa, simbolo di questa edizione del Festival. Poi lo hanno riarrotolato.

Tra i pazzi ospiti non manca quasi mai Johnny Depp, che è amico di Emir dai tempi di Arizona Dream.

Poi ci sono sempre delle feste pazzesche dove la rakia scorre a fiumi.

Il prossimo anno ci andiamo anche noi!

 

Giorno 6: Mokra gora – Monastero di Studenica - Vrnjačka Banja o dintorni- (280 km)

Ci rimettiamo in macchina.
Se ci va possiamo fermarci a visitare il Museo all’aperto di Sirogojno http://www.sirogojno.rs/ . Anche qui, come a Drvengrad, è stato ricostruito un villaggio serbo del XIX secolo.

Poi altre 2 ore e mezza di strada ci portano nella valle dei fiumi Ibar e Raš. Proprio qui è nato lostato medievale serbo e per questo motivo il luogo è anche chiamato la Valle dei Re. Qui, incastonati tra verdi colline, ci appaiono preziosi monasteri medievali.

Facciamo una visita al monastero ortodosso di Studenica, uno dei luoghi più sacri della Serbia, costruito intorno al 1190 e mai abbandonato. Con le sue chiese, refettori, torri e dormitori è il più importante complesso monastico della Serbia medievale. Visitiamo la sua Chiesa della Vergine, che fondespazi bizantini e architettura romana. I suoi affreschi del XIII secolo hanno aperto la strada alla pittura medievale serba. Ammiriamo anche la Chiesa del Re che èuno dei complessi di affreschi più belli dell’arte medievale serba. Il complesso iscritto nella Lista del Patrimonio Culturale Mondiale dell’UNESCO dal 1986. Oggi i suoi monaci sono una piccola ma unità comunità molto aperta nei confronti dei visitatori.

Se ci va visitiamo anche il Monastero Žiča, dalle caratteristiche facciate rosse. Qui venne incoronato il primo re della Serbia, il suo fondatore Stefan Prvovenčani, e poi altri sei. Ad ogni incoronazione veniva aperta una porta nelle mura, e poi richiusa. Infatti il monastero è anche chiamato “Žiča a sette porte”.

Questa zona della Serbia è disseminata di monasteri ma anche di… fiori. Il re Uroš I Nemanjić (1243-1276), per dare il benvenuto alla sua futura sposa, la principessa francese Elena d’Angiò, fece piantare in questa valle tutte le specie conosciute di lillà. Ed è per questo che questo posto viene anche chiamato Valle dei Lillà. Se ci venite a inizio maggio oltre che colori stupendi troverete anche “i giorni del lillà”, le tradizionali feste della fioritura.

Attenzione: a Guca, qua vicino, in agosto c’è il festival della musica.

Poi proseguiamo per Vrnjacka Banja, tranquilla località termale nelle vicinanze dove dormiremo una notte.

- GIORNO 7 Vrnjačka Banja– Fortezze del Danubio (Smederevo)  - Belgrado (220 km)

Oggi guidiamo verso nord e torniamo in vista del Danubio per visitare la zona delle fortezze. In tutta la Serbia ci sono circa 200 resti di fortezze e mura cittadine, alcune davvero molto antiche. Dato che in questa zona del mondo di guerre ce ne sono state tante… le vestigia meglio conservate sono proprio le fortezze medioevali, la cui mole ha spesso resistito a tutti i tipi di armamenti.

Oggi visitiamo la Fortezza di Smederevo, che si trova allo sbocco delfiume Jezava nel Danubio. Quando fu iniziata la sua costruzione il progetto era di fare lì la capitale dello stato. Poi le cose andarono diversamente. Per diverse centinaia di anni appartenne ai turchi.

Anche la fortezza di Golubac è un luogo pittoresco. Se il gruppo è interessato andiamo a visitare anche questa.

E la sera torniamo a Belgrado. Una bella cena e un po’ di vita notturna in questa città sempre viva.

Notta a Belgrado.

 

giorno 8: Belgrado  (fine visita della città)

Riprendiamo la visita di Belgrado da dove l'avevamo lasciata. Adesso tocca alla Belgrado novecentesca, ricca di begli edifici Secession (liberty) o decò. Passeggiando verso la cattedrale di San Sava (una "giovane" Santa Sofia) ci imbatteremo anche nei resti del ministero delle finanze bombardato dalle forze Nato nel 1999 durante la guerra del Kosovo e così lasciato, a testimonianza dell'ultimo colpo della travagliata storia di questa città e di tutta la regione.

Il pomeriggio potremo arrivare al sobborgo di Zemun, un grazioso villaggetto sulle rive del Danubio ormai inglobato nella città. Per arrivarci attraverseremo la così detta Novi Beograd, l'espansione cittadina progettata in epoca socialista. Brutta ma non priva di un certo fascino.

Dopo un'ultima cena a base di cevapi e cipolla ci aspetta un'ultima notte brava nella follia della città. Potremo andare in qualche Kafana, osterie dove si ascolta musica tradizionale dal vivo tracannando rakia, e/o in qualche locale, ad esempio su un barcone sulla riva del fiume, per ballare ai ritmi del "turbo-folk". Insomma, di sicuro il divertimento non mancherà!

Giorno 9 : Partenza

Oggi, a seconda dell’orario del nostro volo, giriamo ancora Belgrado oppure andiamo subito in aeroporto.


La quota comprende

- volo a/r incluso bagaglio
- tasse aeroportuali 
- pernottamento in hotel 1 notte a Belgrado e 2 notti a Sarajevo. In camera doppia o tripla.
- assicurazione sanitaria e bagaglio
- noleggio auto. Leggete bene le condizioni dei viaggi On The Road
 

Al viaggio partecipa anche un vagabondo DOC - chi è? cosa fa? 

La quota non comprende

- i pasti. 
- entrate nei musei e parchi
- Benzina, pedaggi e parcheggi
- pernottamenti non inclusi nella quota. In genere si usano alberghetti e bed and breakfast e si scelgono camere con bagno privato ma se il gruppo vuole risparmiare si può anche optare per soluzioni più economiche (ci si confronta sul forum prepartenza e si decide tutti assieme)
 
Per queste spese è prevista una Cassa Comune di 300 euro. (la cassa comune è a persona, non è da versare a Vagabondo ma è una previsione di spesa)

- il navigatore satellitare non è incluso. Ci sono gruppi che preferiscono usare le mappe del loro cellulare o le "antiche" mappe cartacee e quindi pensiamo che non sia giusto fargli pagare il costo del navigatore satellitare che non usano. Quindi non lo includiamo nella quota che si paga dall’Italia. Poi, se il gruppo lo vuole, potrà prenderlo al ritiro dell'auto pagandolo extra.

FESTE E EVENTI

-          Sarajevo Film Festival (fine luglio-agosto)

-          Barcarsijske Noci (a Sarajevo, festival delle arti, luglio)

-          Sarajevo Jazz Festival (inizio novembre)

-          Guca - il festival della musica  (agosto)

-          Festival d’estate BELEF di Belgrado (luglio)

-          Festival della Birra a Belgrado (agosto )

-          BITEF – Teatro internazionale in festival a Belgrado (settembre)

 

La polveriera

La polveriera è un (bellissimo) film di Goran Paskaljevic che vedemmo per la prima volta al Festival del Cinema di Venezia  nel 1998 con il regista in sala, vestito con dei jeans sdruciti e (secondo alcuni) un po’ brillo.

E’ tratto da una piece teatrale di qualche anno prima ed è ambientato a Belgrado in una notte della metà degli anni ’90. Uno dei personaggi ad un certo punto dice qualcosa come "I Balcani sono il buco del culo di questo pianeta. Qui sei sulle emorroidi".

All’inizio degli anni Novanta un po’ tutti vedevamo l’allora Jugoslavia come una polveriera pronta ad esplodere e a ridurre tutto in macerie.

E infatti è esplosa.

Noi di Vagabondo vagheremo per le macerie e cercheremo pian piano di raccontarvi la travagliatissima vicenda balcanica. Tenete conto però che a volte l’etichetta di buono o cattivo è impossibile da applicare e che spesso dipende da chi sta raccontando la storia.

I PROBLEMI ETNICI E RELIGIOSI – UN PROBLEMA DI IDENTITA’

Il grosso problema secondo noi è che la divisione nelle varie Repubbliche Federali della Jugoslavia era stata fatta sulla carta. Abbozzava in qualche caso una divisione degli abitanti a seconda della loro identità nazionale, culturale, etnica e religiosa, ma più spesso mescolava i popoli senza una vera logica. Certo, questa identità a volte era così complessa che sarebbe stato comunque impossibile per l’individuo incasellarsi perfettamente in una o l’altra fazione.

E’ per questo che ancora oggi la questione della ex Jugoslavia ci sembra un garbuglio indistricabile.

Ma, direte voi, ci sono un sacco di paesi pieni di differenze etniche, culturali e religiose dove la gente vive in pace. E negli anni precedenti anche nella Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia queste realtà riuscivano a convivere. Erano tenute insieme da cosa? Dalla forza accentratrice di Tito e dal fatto che la situazione economica era abbastanza favorevole?

Di fatto la polveriera è esplosa. La miccia è stata accesa da tutti quelli che, come sempre, cavalcano le rivendicazioni etniche per nascondere i loro veri interessi: il potere e il denaro.

Lo spirito passionale balcanico ci ha aggiunto la ferocia, e l'Occidente ha cercato di prendersi i suoi vantaggi. L’ONU è infine arrivato con le bombe.

In questa favola dell’orrore non ci sono buoni e non ci sono cattivi.

 

LA GENTE

Una guida di Srebrenica  ci ha raccontato “La mia famiglia era di Mostar, madre di origine bosniaca e padre serbo, il nostro vicino di casa croato. Quando vedevamo le immagini della guerra più a nord, non ci credevamo, non volevamo crederci. Pensavamo a quello che sarebbe successo se la guerra fosse scoppiata anche in Bosnia e lo ritenevamo impossibile. Non era possibile,  punto. Cosa voleva dire che di punto in bianco il mio vicino di casa, il marito di mia sorella o la mia stessa moglie diventava il mio nemico? Come sarebbe potuto essere possibile? No, la guerra in Bosnia non può arrivare. E poi .."
Sista

Chi ha creato questo viaggio

I viaggi di Vagabondo vengono creati dallo staff assieme ai Vagabondi DOC in appositi gruppi di lavoro. Vengono prima "provati" da staff e Vagabondi DOC e poi si aprono ai partecipanti.
Ecco qui chi dobbiamo ringraziare per questo itinerario:

Ci siamo messi al lavoro alcuni mesi fa e dopo tanto (tanto!) discutere abbiamo finalmente creato questo itinerario. Il gruppo di lavoro, coordinato dallo staff, era formato dai seguenti Vagabondi DOC:

Ritratto di uinsor
Ritratto di sandrokan
Ritratto di callitrix
Ritratto di beatly
 
 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lo sapevi?

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