Viaggiare è scoprire

In questo viaggio, ho visto bambini sorridere giocando con degli scatoloni per strada; ho visto camerieri prendere le ordinazioni sorridendo; ho visto un tecnico accondiscendente sorridere mentre gli spiegavo che dalla doccia non usciva l'acqua calda; ho sempre ricevuto un silenzioso e ingenuo sorriso come unica risposta dai thailandesi che non capivano l'inglese... Il sorriso è stampato perennemente sul viso dei thailandesi: è impossibile non notarlo (per questo, la Thailandia è anche conosciuta come la Terra del sorriso)!

Lì, tutti sono tranquilli, calmi, disponibili. Davanti ad ogni problema, trovano sempre una soluzione di una semplicità disarmante. Ad esempio, non serve un distributore, quando puoi misurare un litro di benzina da aggiungere al motorino travasandola in una semplice bottiglia di vetro che un tempo conteneva whisky… Ricordo inoltre di aver sorriso la prima volta che al ristorante vidi il rotolo di carta igienica sul tavolo, da usare al posto dei tovaglioli. All'inizio rimasi turbato ma, in effetti, pensandoci bene... perché noi siamo abituati ad usare della carta diversa in bagno, a tavola, come fazzoletti o come asciugatutto?! Sono davvero loro, ad essere bizzarri, o lo siamo noi?!

Ho imparato che in Thailandia i soldi sono messi in secondo piano; conta molto di più la soddisfazione delle persone, l'altruismo, l'aiuto reciproco, lo stare insieme e lo stare bene. Una sera, a Ko Pha Ngan, le tre donne che gestivano il ristorantino hanno chiamato rinforzi al telefono: dopo essere arrivati in motorino, si sono subito messi a cucinare per tutti noi, ridendo e scherzando, in un clima di euforia ed eccitazione.

Inconsciamente, piano piano, questo stile di vita che si respira in Thailandia ti entra nei polmoni e, fatalmente, ti contagia. E così, anche noi abbiamo imparato ad applicare lo yoga del sorriso, quando ad esempio a D. hanno rubato il portafoglio durante l'Half Moon Party, oppure quando ad A. si sono strappati i pantaloni sul sedere poco prima di noleggiare le biciclette ad Ayutthaya, o dopo che anche ai più temerari è scappato un urlo di terrore quando un lucertolone è piovuto sul nostro tavolo mentre cenavamo nella foresta.

Ma la Thailandia non è il paradiso: la povertà è evidente in ogni angolo. Ho visto una donna anziana vivere in un vicoletto, tutto il tempo seduta su una sedia di plastica, accanto ad una lavatrice e davanti ad un piccolo televisore, con i topi che di notte le facevano visita. Ho visto due uomini, con le ciotole in mano, seduti a mangiare in una stanzina di 2 metri quadri, dal soffitto basso e priva di tavolo, separati solo mezzo metro dalla TV che gracchiava davanti a loro. Ho visto una donna che adagiava un bimbo sul materasso di una piccola stanza ricavata all'interno di un ristorante, per metterlo a dormire. Ho visto gente lavarsi nel fiume verde-marrone di Bangkok, davanti alla propria baracca fatiscente; lo stesso fiume in cui poco prima avevamo avvistato dei topi e un varano di 2 metri.

Gli evidenti contrasti che la Thailandia ci ha mostrato sono stati una continua fonte di autentiche emozioni: la povertà delle baracche accanto al fiume Chao Phraya a dispetto dei cocktail che abbiamo sorseggiato nell'attico del grattacielo "Above Eleven"; il silenzio contemplativo dell'escursione in kayak circondati dalla natura incontaminata del paradisiaco parco marino di Ang Thong contro il rumorosissimo e trafficatissimo traghetto di Bangkok; i rilassanti ristoranti sulla spiaggia di Koh Tao da una parte, e le frenetiche bancarelle di cibo a Chinatown dall'altra; il tuk-tuk che guizzava in contromano a Bangkok nel giorno del compleanno della regina, rispetto alla zattera di bambù mezza affondata che scivolava lentamente sul lago Chiaw; l'ossequioso silenzio nel togliersi le scarpe all'ingresso di un tempio in confronto ai ritmici balli suadenti sulla spiaggia del Lotus Bar a Koh Tao...

Insomma, la Thailandia è davvero sorprendente: con semplicità, piano piano, ti affascina e ti ipnotizza finché finisci per sentirti parte di essa e, senza quasi rendertene conto, provare quella pacifica, liberatoria e rassicurante sensazione di sentirti a casa.

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Autore: 
Winterlude

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I viaggi di vagabondo nei luoghi del racconto

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winterlude

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Iscritto: 5/1/2014

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Data del viaggio: 
10/08/2014
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