Una serata all'hammam

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Arriviamo all'Hammam che è ormai buio. Insieme a noi nella penombra del portico, davanti ad un portone lercio, una mezza dozzina di uomini e due lambrette del 56 (avanti cristo). Finalmente, dopo qualche minuto di attesa l'ingresso si apre ed in silenzio accediamo ad un vasto cortile poco illuminato, con al centro un enorme sedile di pietra levigata. Un vecchio ci indica sulla sinistra lo spogliatoio degli uomini dove ci leviamo gli abiti e li riponiamo in alcune mini grotte spacciate per armadietti. Ma ci hanno detto che qui nessuno tocca nulla, perché le mini grotte sono protette da alcune tremende divinità emovore dell’Hammam e da velenosissime scolopendre. Così, rincuorati ed in mutande, attraversiamo di nuovo il cortile fino ad una porticina celata da un telo di pregiatissimo cellophane e accediamo ad un altro ambiente caldo e umido ed, ancora, ad uno definitivo più caldo ed umidissimo. La stanza in muratura, illuminata solo da una lampadina nascosta dietro un vetro reso opaco dagli anni e dal vapore, è del tutto spoglia. Ci si sdraia quindi sul pavimento di marmo bagnato e caldo, scansando germi e malattie ormai debellati da un secolo, in attesa dei primi gavettoni. Intanto, con fare rituale alcuni lottatori greco-romani riempiono dei secchi, di quelli che si usano per lavare per terra nei mercati ortofrutticoli, miscelando acqua bollente e fredda da alcune tubature di ottone che corrono sul muro. Ad ognuno di noi tocca un primo secchio di acqua rovente, rovesciato con mugolii di soddisfazione e sguardi sadici dal personale. Il secondo gavettone è più tiepido ed alcuni di noi ritengono giusto, per mantenere alto il livello di sofferenza, dare anche una testata sul duro pavimento. A turno veniamo insaponati e, sempre a turno, di nuovo gavettonati. Di nuovo sapone, un sapone senza schiuma molto denso e oleoso. Dicono serva per lo “scrub”. Infatti, dopo qualche minuto a turno gli inservienti ci strofinano con violenza con guanti di crine, tipo quelli usati dai “Flagellanti” di Guardia Saframondi a Pasqua, e in breve siamo tutti l’immagine di nostro signore sul Golgota. Ma ora arriva la parte più difficile, che mette a dura prova anche il più scafato dei viaggiatori, una parte che sadicamente Marco, l’esperto del gruppo, aveva tenuto gelosamente nascosta nel briefing: lo stretching! Sospettiamo che abbia contrattato una percentuale per ogni vertebra rotta o incrinata. A turno cazzotti, botte, prese da catch e la famosa mossa dello “scorpione” in cui il sadico inserviente punta le ginocchia sulla schiena e fa leva all’indietro tendendo tutta colonna vertebrale del malcapitato come l’arco di un cacciatore; il tutto ingentilito con sibili tipo cobra ad ogni piegamento o stiramento. Guardo impietrito gli sventurati compagni e, mentre attendo il mio turno, cerco di scansare rivoli di acqua putrida mista a sapone del saraceno che fa le abduzioni accanto a me e dentro di me medito la possibilità di una decima crociata. Terminato il supplizio, una cosa più gentile: lo shampoo. 

Il trattamento, che dura un’ora, si conclude con una secchiata di acqua, prima bollente e poi gelida. Aziz dell'Hammam, che in breve viene ribattezzato "A Zizz e mammet", ci dice che, se vogliamo, possiamo passare nella stanza tiepida e giocare ancora a gavettoni. Naturalmente, non ci facciamo pregare.
Il tutto è costato 100 diram, poco più di 9 euro. Un prezzo esorbitante se si considera che l’ingresso all’Hammam con “fai da te” senza il trattamento costa 5 diram (50 centesimi).

Arriviamo all’Ha

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I viaggi di vagabondo nei luoghi del racconto

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FILANGERIO

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Iscritto: 9/12/2014

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Data del viaggio: 
27/12/2014
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