Reportage Kamchatka

Sono sempre alla ricerca di paesi poco conosciuti e poco battuti dal turismo, anche se nel mondo di oggi non è facile trovarne uno, grazie soprattutto allo sviluppo dei mezzi di trasporto e alla possibilità di reperire informazioni su qualsiasi angolo, anche il più remoto, di questo splendido pianeta.

Solitamente mi muovo in periodi di bassa stagione lontano dagli afflussi turistici, alla ricerca di un contatto più diretto con le popolazioni locali e per conoscere più da vicino le loro usanze e culture, cercando inoltre di sfamare la mia infinita voglia di camminare attraverso paesaggi naturali incontaminati dalle attività dell'uomo moderno.

 

Qualche tempo fa, studiando il planisfero, un po' come faccio sempre per trovare una nuova meta per una nuova avventura, ho finito per puntare il dito su una penisola dell'estremo oriente russo: la Kamchatka.

Questo angolo remoto dell'Asia è rimasto tale fino al 1991 al termine dell'impero sovietico, quando era ben lontano da essere considerata una meta turistica, visto la possibilità di accesso riservata soltanto ad alcune alte cariche politiche e militari, nonché appunto, importante punto strategico di fronte al Pacifico durante la guerra fredda.

Ai giorni nostri la possibilità di accesso a questa lontana penisola è diventata alla portata di molti, per accedervi è sufficiente essere in possesso di un visto turistico, disposti ad un lungo trasferimento aereo, passando ovviamente per Mosca, e molto spirito di adattamento, elemento che considero indispensabile a chiunque voglia avventurarsi alla scoperta delle sue bellezze naturalistiche, in quanto le attrezzature turistiche presenti sono ancora veramente scarse.

 

Molte le notizie false su questa regione, riportate sia dal web che dalle più conosciute e quotate guide turistiche, dove si ritiene proibito muoversi in modo indipendente, senza quindi appoggiarsi ad un costosissimo tour organizzato dalle agenzie locali le quali, per gli spostamenti, usufruiscono di antichi ed obsoleti camion ed elicotteri lasciati in loco dall'ex Unione Sovietica. Nei mesi di luglio ed agosto molte zone, anche le più selvagge, vengono attraversate da questi rumorosi mezzi grazie all'arrivo di numerosi e facoltosi turisti disposti a tutto pur di riportare a casa una montagna di foto da mostrare a parenti ed amici. Per chi preferisce un metodo più economico e meno consumistico, deve quindi affidarsi al proprio spirito d'avventura e fare affidamento sulle scarse strutture presenti, così facendo si necessita di più tempo a disposizione, ma si ha anche la possibilità di venire a contatto direttamente con lo stile di vita locale.

 

Durante la mia permanenza ho potuto muovermi liberamente in lungo e in largo senza particolari problemi, se si eccettua qualche perquisizione ogni qualvolta mi avvicinavo a qualche base militare, comunque sempre andata a buon fine, le quali non hanno fatto altro che contribuire a riempire il mio bagaglio di esperienze personale sul mondo in cui viviamo, come avviene nella maggior parte dei miei viaggi.

Per gli spostamenti ho utilizzato per lo più gli autobus pubblici, qualche volta ho dovuto tirar fuori il mio pollice per trovare un passaggio, pronto a lunghe attese in quanto il traffico è molto scarso e anche a qualche lunga camminata sulle noiose e polverose strade.

Ho affrontato vari trekking in solitaria attraverso parchi nazionali ed altre zone selvagge, costellate di innumerevoli vulcani, di cui la maggior parte ancora attivi, sorgenti termali naturali, fiumi, foreste, orsi, ma soprattutto “milioni” di sciami di fastidiosissime zanzare. Niente a confronto con quelle che si trovano nelle zone tropicali, provare per credere!

Al di fuori del parco nazionale di Nalychevo nelle vicinanze del capoluogo Petropavlosk e le montagne intorno alla “rinomata”, si fa per dire, stazione turistica del villaggio di Esso, la regione è priva di sentieri escursionistici, quindi avventurarsi nella natura lontano dai centri abitati non è cosa da affrontare alla leggera.

 

La stagione migliore è normalmente da giugno a settembre, il resto dell'anno diventa molto difficile spostarsi a causa del rigido e lungo inverno. Anche durante l'estate il clima può essere molto variabile, con molta pioggia sull'estremità sud della penisola, mentre l'interno è molto più secco e caldo.

I mezzi di trasporto pubblici coprono la totalità delle poche e disconnesse strade della penisola; veramente scarse le possibilità di alloggio al di fuori del capoluogo, dove tra l'altro, i pochi alloggi presenti applicano delle tariffe vertiginose. Per quanto mi riguarda, sono riuscito a trovare un alloggio abbastanza economico un po' fuori città, in un albergo dall'aspetto tutt'altro che invitante soprattutto dall'esterno. Nei rimanenti villaggi non sempre è disponibile una sistemazione; a volte si può trovare una piccola pensione familiare, spesso al completo in alta stagione, altrimenti tentare la fortuna chiedendo in giro e sperare in un invito in casa di qualcuno oppure... campeggio libero nel bosco.

Un ulteriore interessante possibilità di alloggio, riservata però quasi esclusivamente alla città di Petropavlosk, è data dal sito “couchsurfing.org”, dove si può cercare e contattare una famiglia disposta ad ospitarci gratuitamente. Rare le possibilità di cambiare valuta, trovare un bancomat, un computer, un telefono o anche disporre di segnale per poter utilizzare il cellulare al di fuori del capoluogo.

Ancora peggiori le possibilità di trovare un ristorante, ma per fortuna ogni angolo di qualsiasi sperduto villaggio, possiede il suo ben fornito negozio di generi alimentari.

Purtroppo anche a queste isolate latitudini, unica possibilità di accesso dalle altre regioni è via aerea, è ben facile imbattersi in cumuli di immondizia sparse un po' ovunque, anche nei luoghi più immaginabili, un po' come in molti altri luoghi della Russia e dei restanti ex paesi sovietici.

 

La conoscenza di un minimo di russo è un altro fattore molto importante, soprattutto con la popolazione locale, molto ospitale. Molto graditi, da parte di quest'ultimi, gli sforzi da parte mia per cercare di comunicare nella loro lingua, ben altri sono gli sguardi per chi invece prova anche solamente a dire qualche parola in inglese.

Attenzione al gesto di sbattere il dito indice sotto la gola, significa fermarsi a bere della vodka e costretti a rimanere fino a quando non si passa sotto al tavolo! Non so se sono stato chiaro!?

 

Roberto Regini

 

 

 

 

 

 

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Vagabondo0

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18/03/2014
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