Kenya, safari e mare in stile Hakuna Matata!

Il caldo del falò sul viso, il silenzio interrotto soltanto da qualche verso di animale, il profumo della terra misto alla legna che sta bruciando, nella testa mi risuona il motivetto "Jambo, jambo bwana..". Ho ancora le mani che tremano per l'emozione delle meraviglie viste in giornata. Apro gli occhi e davanti a me ho tutte le stelle del firmamento, migliaia di puntini luminosi mai visti prima. Uno spettacolo impossibile da vedere a Milano, ma in mezzo alla savana in Kenya questa è routine. Ma come sono finita qui? Mi sono regalata una vacanza in solitudine in Kenya e oltre a qualche nuotata, non potevo perdermi l'emozione unica di fare un piccolo safari di un paio di giorni e provare la sensazione di trovarsi dentro a un documentario. 

Il viaggio inizia ben prima dell'alba da Watumu per raggiungere il parco nazionale dello Tsavo, il più grande del Paese, su strade improvvisate, che ti fanno ballare gli organi interni e piene di bambini sorridenti che ti salutano ai bordi della strada con la divisa della scuola e di donne che trasportano taniche di benzina nei loro abiti colorati. 
Man mano che ci avviciniamo, il terreno diventa sempre più rosso e il contrasto con il cielo azzurro ci lascia già piacevolmente sorpresi.
Non appena varchiamo i cancelli del Parco, ci alziamo tutti in piedi sulla jeep, i colli si allungano, le macchine fotografiche in pole position e via alla caccia. Avvistiamo senza troppi problemi zebre, giraffe, elefanti, struzzi, antilopi, bufali, impala.. La mattinata vola tra lo stupore di tutti ed è già tempo di una pausa pranzo in un campo tendato con vista su una pozza d'acqua dove possiamo osservare gli elefanti che si abbeverano. Meraviglioso, non mi sembra vero!
Si riparte. La missione è trovare il leone o il rarissimo ghepardo. Non ce la faremo, continueremo ad osservare iene, elefanti e giraffe.. Il pomeriggio vola ed è tempo di rientrare alla base, la missione viene rimandata a domani. 
Ed eccomi qui, con la pancia piena davanti al falò, a guardare il cielo. Perdo la cognizione del tempo e solo l'aria fresca e la sveglia all'alba mi fanno venire voglia di dormire un pò. Chiamo la guardia del campo tendato che mi scorta alla mia abitazione con tanto di fucile.La mia tenda è la più esterna e non faccio in tempo a preoccuparmi dei rumori "sospetti" che crollo. 
La mattina dopo il risveglio è magico. Sono circondata da gazzelle che brucano l'erba e non sembrano neanche spaventate dalla mia presenza. 
Colazione veloce, ciao Satao Camp e via. Abbiamo una missione! Gli autisti sono tutti in contatto tra di loro grazie a delle radioline e finalmente arriva la soffiata tanto attesa. Arriviamo in cima ad una rupe e ci guardiamo attorno. Non vediamo assolutamente nulla, ma l'autista insiste "è qui". E aveva ragione: sotto ad un cespuglio, a soli 20 cm dalla nostra jeep spunta una zampotta. E' un cucciolino che ci osserva quasi più spaventato di noi. Rimango senza fiato! E a poca distanza ci sono anche la mamma e un fratellino. Sono tranquillissimi, si stanno godendo un pò di fresco prima della caccia notturna. 
Ora tocca al coccodrillo. E anche qui ne troviamo uno bello tracagnotto che si rilassa al sole, immerso per metà nelle acque di un fiumiciattolo.
Ci avviamo verso l'uscita, giusto in tempo per fare una sosta in un villaggio Masai. Veniamo accolti come da procedura con danze e balli di benvenuto, ci mostrano pelli di capre ad essiccare, le loro case fatte di "cacca mucca" come dicono loro, gioielli, dipinti e manufatti di varia natura, la scuola dove bambini incuriositi ascoltano il maestro. E non possiamo fare a meno di notare i loro sandali, fatti con pneumatici fuori uso. 
Si torna così a Watamu per gli ultimi giorni di spiaggia bianca e acque cristalline, in stile "pole pole" ovvero relax totale. I beach boys, giovani locali che si guadagnano da vivere grazie al turismo, sono ben lieti di farci fare passeggiatine sulla spiaggia raccontandoci tra una stella marina e l'altra, come si vive in Kenya, cosa si aspettano dal futuro, come si immaginano la vita su da noi. Parlano tutti benissimo l'italiano e proprio per questo si sono scelti nomi molto particolari. Ne conosco addirittura uno che si fa chiamare Frigorifero! Prima di partire lascio loro tutto il superfluo: vestiti, medicinali, scarpe, prodotti per il bagno.. e il ringraziamento che non scorderò mai e mi emozionarà ogni volta al solo pensiero è il "buona vita" di un bambino!
Ora so cos'è il Mal d'Africa!!! 
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Autore: 
Deborah

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Nichelina

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Iscritto: 16/1/2016

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Data del viaggio: 
01/09/2012
Luoghi: