Dominica

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Dei numerosi isolotti delle "Piccole Antille" che ho avuto il piacere di visitare, la Dominica è sicuramente la più incontaminata e selvaggia. Infatti essa insieme a Montserrat è una delle isole caraibiche meno assediata dai turisti (ci sono stato nella settimana a cavallo tra Natale e Capodanno), ciò è determinato dal fatto che non esistono le tipiche spiagge caraibiche da sogno. Per questo se siete amanti dell'avventura quest'isola ti può offrire le emozioni che cercate. La Dominica è stata colonia inglese, infatti questa civiltà ha lasciato segni indelebili come la lingua e diverse fortificazioni usate per monitorare il tratto di mare circostante all'isola. Questo isolotto si raggiunge solo per nave partendo da Pointe-a-Pitre nell'isola vicina di Guadaloupe; e dopo poco più di un'ora di navigazione si giunge alla capitale Roseau, collocata nella costa sud-orientale. La prima cosa da fare giunti al porto e cercare un'agenzia di valuta e farsi cambiare i propri euro con il conio locale, il dollaro caraibico (3 dollari equivalgono circa a 1 euro). Successivamente si deve assolutamente affittare un veicolo perché i mezzi pubblici sono davvero imprevedibili, quindi potresti aspettare delle ore alla fermata sotto il sole cocente. Il prezzo del noleggio delle vetture è mediamente molto alto, ma ovviamente il prezzo varia in base al modello, io ho speso circa 50 dollari americani al giorno per una macchina lunghissima con la marmitta bucata. Bisogna fare molta attenzione uscendo dal porto perché la guida è a sinistra come quella inglese, ma la macchina che avevo affittato aveva la guida a destra, e più di una volta ho preso le rotonde in contromano. Usciti dal porto molto tardi abbiamo deciso di pernottare in un hotel e di svegliarci di buon ora il giorno dopo. Il mattino successivo siamo partiti verso le 8 decidendo di andare in direzione nord lungo la costa. Il nostro itinerario prevedeva di fermarci in ogni spiaggia, dato che sono davvero poche, e di fare un po' di snorkeling. Superata l'estremità nord dell'isola ci siamo perduti e siamo finiti in un piccola borgata nella giungla. Qui abbiamo chiesto consiglio per un posto dove accampare le tende, però quest'idea ci è stata bocciata immediatamente in quanto di notte si aggirano i boa ed era alquanto pericoloso dormire all'aperto. Molto gentilmente le persone a cui avevamo chiesto informazioni ci hanno ospitato in una loro piccola baracca vicino a casa loro. Questa abitazione era formata da una camera da letto e da una stanza più grossa che faceva da: cucina, soggiorno,bagno e camera da letto. Appena sistemati i bagagli ci hanno invitato a cena; e durante il pasto ci hanno tempestato di domande e ci hanno raccontano che di turisti dalle loro parti ne passano pochissimi, infatti la loro figlia più piccola di soli 4 anni non aveva mai visto delle persone bianche, e l'abbiamo notato da come ci ha guardati incuriosita per tutta la sera. La mattina successiva, prima di partire volevamo lasciare qualcosa data l'ospitalità, ma i padroni di casa si ostinavano a rifiutare, quindi si è creata una specie di asta dove noi puntavamo al rialzo mentre loro al ribasso. Alla fine siamo riusciti a lasciarli 100 dollari caraibici (quindi circa 30 euro). Ritrovata la retta via abbiamo incominciato a scendere verso sud lungo la costa orientale finendo nella "Riserva dei Caribi". Questa popolazione è quella originale caraibica, ed è stata decimata nel tempo a causa della colonizzazione spagnola, ed ora gli ultimi rimasti vivono in quest'area. Questo popolo è davvero bellissimo, hanno il viso simile ai peruviani ma con gli tratti somatici meno accentuati ed hanno i capelli e gli occhi piuttosto chiari rispetto alla carnagione. Parlando con loro si sentono molto orgogliosi delle loro origini, e sono davvero molto ospitali. Un anziano del luogo si è offerto di farci da cicerone portandoci in un'enorme capanna adibita da luogo di culto.

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I Caribi sono politeisti, e tra i loro vari Dei è stato incorporato anche il Dio cattolico portato dalla colonizzazione spagnola. Dopo aver salutato questa pittoresca comunità, abbiamo continuato il nostro itinerario percorrendo lunghi tratti immersi nella giungla e giungendo in serata in un tratto di costa con una spiaggia nascosta dalla boscaglia collocato nella parte meridionale dell'isola. Qui abbiamo messo le tende perché i boa, essendo animali a sangue freddo,non si avventurano in spiaggia di sera in quanto la trovano a loro gusto troppo fredda. Abbiamo acceso un fuoco e cenato con scatolette dal contenuto misterioso comprato in un piccolo market. Questa spiaggia nei 2 giorni successivi sarebbe diventato il nostro campo base, infatti si trovava in prossimità di diversi siti di interesse naturalistico (molti di questi fanno parte del patrimonio dell'UNESCO). Il mattino successivo è incominciato con la macchina impantanata nel fango a causa di un acquazzone che aveva reso un tratto di strada impraticabile. La prima tappa della giornata è stato la visita delle cascate di "Trafalgal Falls". Parcheggiata la macchina abbiamo percorso un sentiero e ci siamo imbattuti in una piccola ma bellissima cascata chiamata"Emerald Pool", incassata in un piccolo anfiteatro di rocce. Proseguendo si giunge in prossimità di un altopiano e si scorgono 2 cascate vicine e parallele dove la loro acqua in parte viene incanalata in un fiume,mentre l'altra si deposita in alcune pozze. La particolarità di questo sito è che l'acqua di uno dei 2 torrenti è calda. Infatti puoi immergerti in una pozza di acqua calda (molto calda) e facendo qualche passo imbatterti in una di acqua fredda. Ciò è attribuito a fenomeni magmatici secondari, infatti in Dominica non si trovano vulcani attivi.

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Nel pomeriggio ci siamo spostati verso sud in località "Grand Bay" per addentrarci in una delle foreste di mangrovie più fitte e suggestive dei Caraibi (sembra che in questo luogo siano state girate alcune scene del film "Il tesoro dei Caraibi"). Con circa 10 dollari locali a testa si affittano una barca e una guida; una volta immersi nella boscaglia sono rimasto sbalordito dell'effetto di luci causato dal riverbero delle acque calme e dall'ombra delle fronde degli alberi, che creano un riflesso verde brillante che inonda ogni cosa, dandoti un senso di pace e di calma. Il mattino dopo ci siamo diretti a "Boiling Lake", attrattiva principale dell'isola, che si raggiunge percorrendo un sentiero lungo 5 ore immerso nella giungla. Anche in questo caso abbiamo dovuto ingaggiare una guida che ci ha allietato il tragitto con diversi aneddoti e curiosità. Dopo circa 4 ore di viaggio siamo giunti in una piccola piana dove sgorgano acque sulfuree (ma già prima se ne sentiva la presenza grazie a uno sgradevole odore di uova marce causato dalla alta concentrazione di zolfo), e la nostra guida ci ha fatto spalmare in faccia della fanghiglia trovata ai bordi dei rivoli sulfurei perché a suo parere sono un toccasana per la pelle.
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Giunti presso la metà noto che si alza una foschia, ci avviciniamo al lago e scopro che questa nebbiolina è causata dal vapore acqueo sprigionata da quest'ultimo. Sono rimasto esterrefatto nel vedere il lago, ricavato dal cratere di un vulcano ormai spento, bollire come se fosse in un'enorme pentola sotto il fuoco. Verso sera ci siamo diretti verso Roseau e abbiamo soggiornato in un guest house. Negli ultimi 2 giorni abbiamo visitato la capitale, che si è rivelata molto colorata e vitale. Meraviglioso è il parco botanico, dove si trova un vecchio pullman schiacciato da una sequoia, testimonianza dell'ultimo uragano. Molto caratteristico è il mercato centrale dove si può trovare di tutto, anche la birra nazionale "Kubuli" dal gusto molto simile alla birra Moretti. La sera in questa cittadina è molto movimentata con locali aperti fino a tardi e concerti. Il giorno dopo abbiamo abbandonato quest'isola che mi ha lasciato un retrogusto di esotico e selvaggio, sensazioni che mi hanno accompagnato per molto tempo.

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Autore: 
Yuri Mainardi

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Iscritto: 10/2/2012

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Data del viaggio: 
27/04/2009