1 - Il Turismo Responsabile

Autore: 
Riccardo Soli (e Finvarra)

Questa miniguida fu scritta e donata a Vagabondo nel 2005 da Riccardo Soli, dell'associazione Cooperartiva Oltremare. Da allora sono passati parecchi anni e molte cose sono cambiate, la ripresentiamo aggiornata e corretta a cura di Finvarra.

Parlare di turismo responsabile non è per niente semplice e non è di sicuro possibile farlo in poche parole. Mi scuso quindi con voi per la lunghezza di questa pagina, ma organizzandola per paragrafi la potrete consultare leggendo tutto di seguito oppure saltando direttamente alla sezione desiderata.
Riccardo Soli

Cos'è e come nasce il Turismo Responsabile

Che cos'è il Turismo Responsabile?
Questa è ovviamente la domanda base di tutto. AITR (l'Associazione Italiana Turismo Responsabile) lo definisce così: "Esiste un modo di viaggiare la cui prima caratteristica è la consapevolezza: di sé e delle proprie azioni, anche quando sono mediate dal comprare (un biglietto, un regalo, una stanza per dormire); della realtà dei paesi di destinazione (sociale, culturale, economica, ambientale); della possibilità di una scelta meditata e quindi diversa. Questo è Turismo Responsabile: un viaggiare etico e consapevole che va incontro ai paesi di destinazione, alla gente, alla natura con rispetto e disponibilità. Un viaggiare che sceglie di non avallare distruzione e sfruttamento, ma si fa portatore di principi universali: equità, sostenibilità e tolleranza.". [dal sito www.aitr.org].
È una definizione chiara e cristallina, ma non spiega come mai si sia sentita la necessità di "inventare" questa forma di turismo. Il turismo è svago, divertimento, scoperta, avventura, arricchimento, guadagno, confronto, fuga. Ma il turismo è anche iniquità, immoralità, depravazione, sfruttamento, schiavitù, fuga.
Per capire meglio quale sia il background del turismo responsabile dobbiamo allora chiederci:


Perché la gente viaggia?
Da sempre gli esseri umani si sono spostati da un posto all'altro della Terra. Perché l'hanno fatto e lo fanno tuttora ha però cause molteplici. Spostarsi a causa di guerre, carestie o pestilenze è da sempre stata la ragione principale e lo è anche adesso, in quel XXI secolo che avrebbe dovuto essere di pace e prosperità.
Dalla fine della seconda guerra mondiale abbiamo peró visto il nascere una nuova forma di turismo. Fino a quel momento la vacanza ed il viaggio di piacere erano stati appannaggio di pochi benestanti o di rari spiriti avventurosi. Lo sbocciare di nuove tecnologie nei trasporti ha permesso ad un numero sempre maggiore di persone di potersi spostare in breve tempo verso mete sempre più lontane. È nata l'epoca del turismo di massa.
La stessa percezione dello spazio è cambiata, oggi un viaggio di 10'000Km in aereo non è più avvertito come una avventura speciale, mentre la realtà dovrebbe farci pensare l'opposto. Un viaggiatore abituale avverte lo spostamento aereo solamente come uno spostamento temporale, dove lo spazio non esiste.
Il desiderio di scoperta, la riduzione degli spazi, la voglia di evasione da un sistema economico oppressivo e non ultima una efficace campagna pubblicitaria hanno portato sempre più gente a desiderare di poter vivere una vacanza in località lontane, appannaggio classico di pochi ricchi e fortunati. Le località esclusive diventano sempre più vicine sia in termini di spazio che di costo... e smettono quindi di essere esclusive. L'attrattiva iniziale quindi scompare e va cercata una nuova attrattiva: può essere l'economicità, può essere la natura, può essere la "vicinanza culturale".
Ecco quindi che in quelli che fino a pochi anni prima erano dei paradisi per pochi nascono grandi alberghi, piste d'atterraggio, parchi divertimento, villaggi vacanze. Il turista viene quindi attratto con il miraggio della meta "esotica" ed esclusiva, ma si trova di fatto a fare un viaggio appena dietro casa, dato che non ha né la percezione spaziale del viaggio né la percezione culturale di essere in un'altra zona della terra.
Entra allora in gioco il bombardamento pubblicitario massivo dello "stile di vita" e dell'apparire. Nonostante ormai i più si rendano conto della farsa rappresentata da un certo tipo di vacanza, è allo stesso tempo importante sottostarvi ugualmente per affermare una parvenza di status sociale elevato.


Qual è l'impatto del turismo massivo o comunque non rispettoso delle specificità locali?
Non può essere chiesto a tutti di sapersi adattare appieno ad altre culture ed una spiaggia dei tropici è attraente anche per il turista più pigro, però non bisogna scordare che tutto ha dei costi: spesso molto salati.
Innanzi tutto abbiamo dei costi ambientali: spostarsi dall'altra parte del mondo, magari in aereo, ha un impatto sull'ambiente molto pesante. Non dobbiamo mai dimenticare che gli aerei scaricano al confine della troposfera dei gas di scarico molto dannosi (ricordate il famoso buco nell'ozono?), quindi poter limitare il numero di spostamenti in volo sarebbe sempre una buona pratica.
Esiste poi un impatto ambientale a terra dovuto alla presenza di alberghi di grandi dimensioni, spesso a ridosso (se non all'interno) di parchi naturali o riserve marine. Se in Europa sta cominciando a svilupparsi una sensibilità sotto questo aspetto (per esempio la riviera romagnola da anni sta incentivando gli alberghi ed i ristoranti che investono sul basso impatto ambientale), quando ci si guarda in giro invece si vedono degli scempi considerevoli.
Esistono poi realtà che hanno un impatto ambientale ancora più elevato, come per esempio i grandi complessi alberghieri od i villaggi vacanze. Esistono casi dove per il mantenimento di tali impianti sono stati privati i villaggi limitrofi di luce o acqua, creando dei pesanti disagi alla popolazione.

Esiste poi un altro tipo di impatto: quello culturale. L'incontro fra un viaggiatore ed indigeno (utilizzando questa parola nel suo significato originale) crea sempre dei conflitti. Quello linguistico prima di tutto (e il visitatore dovrebbe avere l'obbligo morale di sapersi far capire...). Abbiamo poi dei problemi dovuti alle differenti usanze in termini di vestiario, di cibo, di consuetudini e di galateo.
Se da una parte il turista dovrebbe essere in grado di comportarsi in modo da non recare offesa alle persone che si trovano nella zona visitata, dall'altra chi ha a che fare con i turisti dovrebbe sapere come comportarsi con loro senza svilirsi. Il turismo di massa però non ha queste sensibilità, soprattutto da parte dei "turisti ricchi". Abbiamo allora una notevole quantità di turisti che pretende di non sentirsi lontano da casa e di non volersi adattare alle usanze locali. Questa è una violenza e spesso anche un forte inquinamento della realtà locale, che perde anche in questo caso le autenticità e le peculiarità che la rendevano attraente.


Ma almeno il turismo di massa non porta ricchezza alla popolazione?
Purtroppo nella maggior parte dei casi la risposta è no. Ad aggravare ulteriormente il quadro ambientale e sociale in alcuni casi disastroso è l'impatto economico. Molti sono convinti che, dato l'elevato costo di viaggi (anche se spesso non è vero), anche gli abitanti del posto vivano meglio. Spesso questo è falso. I viaggi massivi riescono a mantenere i prezzi bassi non solo giocando sull'economia di scala, ma sfruttando personale sottopagato o aggirando le leggi di tutela ambientale. Purtroppo ai danni ambientali e culturali non sono contrapposti dei benefici nemmeno economici per la popolazione locale.
Spesso si è arrivati a degli eccessi che hanno portato profonde crisi in alcune nazioni o regioni. Un caso eclatante, reso famoso per una campagna di boicottaggio turistico internazionale, è quello della Birmania. Qui la dittatura che governa la nazione ha costruito grandi impianti turistici utilizzando lavoro minorile e lavoro forzato (in barba alla Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo) di prigionieri politici. Un altro esempio è quello keniano. Questa meta rinomatissima del turismo massivo verso paesi esotici degli anni ottanta è stato devastata a tal punto da essere stato perfino sconsigliato per i turisti per molti anni (le zone naturali erano state "ricoperte" di villaggi vacanze e l'impatto culturale ha distrutto il tessuto sociale al punto che è pericoloso girare per strada per gli stessi residenti). In altri casi, soprattutto in paesi dove i diritti umani non sono tenuti in forte considerazione, si è arrivati ad estremi meno famosi ma ugualmente distruttivi. L'espropriazione di terre con conseguente "trasferimento" della popolazione è stata più volte documentata, ma più grave è di solito lo sfruttamento delle risorse idriche o energetiche. A volte villaggi posti in zone semidesertiche hanno al loro interno un campo da golf in erba, in altri casi si hanno villaggi vacanze con garantita l'energia elettrica in zone dove la popolazione la vede quotidianamente razionata.


Ma alla fine allora chi ci guadagna con il turismo?
Principalmente le grandi compagnie di viaggio, che possono permettersi di creare un pacchetto completo di volo e alloggio 'all inclusive' in villaggio.
Queste possono cioè offrire un pacchetto dove la quasi totalità di quello speso resta nel paese da dove partono i turisti, se non alla compagnia stessa. È quindi consueto che i cibi siano comprati nel paese di partenza, così come gli arredamenti; per non parlare del personale, che è preso dalla popolazione locale per i lavori di bassa lega ma arriva dall'estero per i lavori più importanti.


Non si può proprio andare in viaggio nei villaggi?
Probabilmente sì. Sarebbe assurdo pretendere di impedire ad una persona di andare a fare un viaggio in un villaggio vacanze, anche perché a molti è una forma di turismo che piace. È però necessario cominciare a guardare meglio cosa viene offerto dietro un viaggio e quale sia il livello etico di chi ci offre la vacanza. Andrebbe incentivata la scelta di chi almeno ci garantisca un certo livello di attenzione ambientale e di attenzione alla realtà locale. Le agenzie devono vendere e vendono quello che la gente chiede: se si comincia a scegliere un villaggio solo sulla base del costo per forza di cose l'obiettivo dell'agenzia sarà sempre e solo la riduzione degli stipendi e la riduzione dei costi di costruzione e mantenimento.


Chi ha cominciato a interrogarsi sulle iniquità del turismo?
Il Turismo Responsabile nasce formalmente in Italia da meno di dieci anni. Esistono delle organizzazioni anche straniere molto più vecchie, così come in Italia ci sono delle realtà che fanno viaggi da ben più tempo. Ma ci arriveremo dopo.
Il "terreno fertile" è stato creato dal mondo del commercio equo e solidale e da quello della cooperazione internazionale. Sempre più spesso infatti negli anni passati i volontari del commercio equo e solidale chiedevano alle centrali di importazione la possibilità di incontrare i produttori e contemporaneamente nelle ONG sempre più persone (ex cooperanti, amici o parenti di cooperanti) viaggiavano nelle nazioni dove risiedevano i progetti.
Non è quindi un caso che il primo viaggio di turismo responsabile riconosciuto sia stato realizzato da CTM (uno dei principali importatori di commercio equo e solidale italiano) in Ecuador, così come non è un caso che la prima organizzazione che ha messo in campo un vero e proprio catalogo di soli viaggi di turismo responsabile sia RAM (un altro importatore di commercio equo e solidale, fra l'altro presieduta da Renzo Garrone, una delle persone che hanno posto le basi teoriche di questa forma di turismo).
Dai primi approcci si è arrivati molto rapidamente a forme molto più strutturate. Nascono così le prime agenzie di viaggi che si prefiggono come solo scopo la realizzazione di itinerari di turismo responsabile. Esse partono in molti casi da contatti con i produttori di commercio equo, con le ONG locali, con associazioni. Appaiono poi i primi cataloghi, che anno dopo anno, si arricchiscono di mete sempre nuove e diverse.
A queste organizzazioni si affiancano con gli anni vari studiosi ed esperti del settore. Le risposte alla necessità di non distruggere i luoghi che si visitano da semplici turisti diventano sempre più precise ed articolate. Nel mondo del turismo comincia quindi pian piano a farsi strada una nuova consapevolezza ed un nuovo modo di vedere gli ecosistemi.

Lo sapevi?

  • Guida al Turismo Responsabile
    Cosa vuole dire davvero un viaggio di turismo responsabile, cosa chiedere a chi organizza i viaggi, cosa fare noi viaggiatori per contribuire, nel nostro piccolo, ad un circolo virtuoso nel paese visitato
  • 2 - Il Turismo Responsabile in pratica
    Quali sono i comportamenti da tenere in un viaggio di Turismo Responsabile? In pratica cosa si fa di diverso rispetto ad un altro tipo di viaggio? È possibile adattare queste peculiarità ad un viaggio da soli? Quali sono i costi? Dove trovo informazioni?
  • 3 - Viaggiare con il Turismo Responsabile
    I Viaggi di Vagabondo ed il Turismo Responsabile. Esistono dei libri e delle guide che mi possano aiutare? Il viaggio di Riccardo Soli.
  • 4 - La bontà che distrugge!
    “Diamogli un euro, per noi non è nulla, mentre per lui è di grande aiuto”. Questo discorso è solitamente fatto in buona fede, da persone che non si rendono conto di star facendo del male invece che del bene...