Campi di Lavoro

Autore: 
Riccardo Soli

Vagabondo ringrazia che ci ha fornito tutti i testi di questa pagina.


Molta gente viaggia per conoscere, per svagarsi o per scappare da qualcosa. Esistono varie forme del viaggiare: il villaggio turistico, il turismo responsabile, il viaggio solitario. Esistono poi persone che desiderano mettersi al servizio di comunità o persone per aiutarle a risolvere determinati problemi. Altri poi desiderano invece entrare in contatto con persone che spendono la propria vita per costruire un mondo migliore, ma contemporaneamente non amano i viaggi con molti spostamenti. Questi generi di persone sono quelli che di solito partono per i "campi".
Prima di viaggiare bisognerebbe sempre chiedersi "perché viaggio?", ma con i campi di lavoro questa domanda diventa fondamentale. Chi è attratto solo dal basso costo che può avere l'ospitalità ma non ha intenzione di mettersi in gioco forse dovrebbe desistere in partenza dall'effettuare un campo. Chi invece desidera mettersi in gioco deve capire quale tipo di campo fa per lui.
Già, perché esistono diversi tipo dei cosiddetti "campi di lavoro".

 

  • Cos'è un "campo"?
    I campi di lavoro propriamente detti sono dei campi dove una persona mette a disposizione le proprie capacità professionali o anche semplicemente la propria mano d'opera per realizzare un progetto concreto. Può essere la costruzione di un edificio (scuola, ospedale, casa...), l'aiuto professionale in una di queste strutture, un progetto di recupero ambientale: non importa. La cosa importante del campo è comunque la parte lavorativa.
    La maggior parte di questo tipo di campi viene realizzata da Organizzazioni Non Governative o da associazioni, ma possono anche esserci dei privati che li realizzano o dei gruppi spontanei di persone che non hanno nessuna struttura giuridica. Chi parte per questo tipo di esperienza sa già prima di partire che una buona parte del tempo (60-70%) sarà destinato al raggiungimento di un obiettivo concreto.
    Molte organizzazioni però si sono rese conto con il tempo che molti dei progetti che ospitavano volontari non avevano più una vera e propria necessità di manodopera. Non esisteva un edificio da costruire o dei banchi da montare, bensì c'era la necessità di aiutare nell'animazione di una scuola o semplicemente si rimaneva a condividere la vita della comunità ospitante. Si è quindi cominciato a differenziare questo tipo di esperienza e a chiamarli campi di solidarietà (o campi di conoscenza).
    In questo caso quindi si vive sempre nella comunità o nel progetto, come per i campi di lavoro. Non esiste però un fine concreto e preciso da realizzare, ma spesso si è utili in tanti piccoli lavoretti. In pratica ci si rende utili e si conosce la gente del posto cercando di non essere d'intralcio. Spesso si fa animazione con i bambini (magari per i due anni precedenti si sono fatti campi di lavoro per costruire una scuola...) o si collabora con gli operatori della ONG o dell'associazione che stanno sul posto a tempo pieno.
    Alcuni partono per le missioni. Non importa essere dei frati o delle suore per andare in missione, sono accettati sempre e volentieri anche laici. Sostanzialmente non sono differenti dai campi di lavoro o di solidarietà di cui si è già parlato. Va però ricordato che la dimensione spirituale non viene dimenticata e non può essere tralasciata. Questo non vuole dire che si passa il tempo a pregare: chi conosce i religiosi missionari sa benissimo che sono gente molto pragmatica e aperta. È però sempre da tenere in considerazione il rispetto per la religione e per le persone che sono lì presenti tutto l'anno.
    Un particolare tipo di campo di lavoro sono i campi di archeologia. Molti progetti di scavo sono gestiti da organizzazioni con pochi fondi a disposizione, quindi si affidano all'aiuto di volontari per l'effettuazione di scavi archeologici o di catalogazione dei reperti. Per chi è appassionato di storia questo può essere un modo originale di passare una estate.
    Altro tipo particolare sono i campi natura. Questi, a differenza dei campi di solidarietà, permettono a chi vi partecipa di approfondire la conoscenza non della comunità ma della natura circostante. Sono quindi campi dove viene prediletta la vita all'aria aperta, dove si effettuano escursioni nei parchi naturali. Una delle attività importanti in questi campi è però l'osservazione e l'aiuto nella conservazione di determinate specie. Può essere quindi la catalogazione delle tartarughe marine che stanno depositando le uova piuttosto che l'osservazione degli spostamenti di animali.
    Di solito questi campi sono organizzati da enti parco, da guardie forestali od ecologiche o da organizzazioni per la conservazione della natura.


  • Quanto costa un campo?
    Va detto che nei campi di cui ho parlato si parte sempre dal presupposto di farlo volontariamente e gratuitamente, quindi scordatevi di essere pagati. Il campo in alcuni casi é gratuito, nel senso che il vitto e l'alloggio sono offerti da chi ospita in cambio del lavoro che si va a prestare.
    Più spesso però è chiesto un contributo, soprattutto per i campi di solidarietà. Dato cioè che non si presta un lavoro vero e proprio è importante non andare a pesare sulla comunità o sul progetto ospitante. Il contributo va quindi a coprire il vitto e l'alloggio delle persone e varia molto da paese a paese, a seconda di quale sia il tenore di vita effettivo o di quali siano le caratteristiche dell'ospitalità.
    Possono poi essere compresi nel campo anche dei momenti più "turistici", come per esempio escursioni in città vicine. Anche queste cose ovviamente possono andare ad influire sul costo finale.
    In ogni caso poi va sempre ricordato che il viaggio (volo, treno o macchina) è indipendente. Ogni singolo partecipante deve cioè arrangiarsi nel trovare il modo di arrivare nel luogo dell'appuntamento e di tornare nel proprio paese. In alcuni casi, ma sono eccezioni, è l'ente che organizza anche lo spostamento.
    È quindi importante per chi parte pianificare anche il viaggio. Sia in termini di costo, per evitare che il biglietto sia troppo caro o che non sia disponibile, sia in termini di durata. Durante i campi solitamente si conoscono persone (del posto o di altre nazioni) che poi possono aiutare nel passare alcuni giorni di riposo o di turismo dopo il campo. È quindi un buon consiglio conservare sempre dei giorni dopo il campo prima del rientro così da poter approfondire queste amicizie o anche solo per poter visitare la nazione o la regione.
    Ho saputo però anche di gente a cui sono stati chiesti molti soldi per partecipare ad un campo (4000€). Mi sembra strano ed un poco sospetto, a meno che non si tratti di finanziare un progetto particolare. In ogni caso informatevi sempre, poco o molto che venga chiesto, sulla destinazione dei soldi e cercate informazioni su chi organizza il campo.


  • Quanto dura un campo?
    La durata di un campo è anch'essa molto variabile. Solitamente però dura dai 7 ai 15 giorni. Campi più brevi o più lunghi sono delle eccezioni e sono solitamente organizzati partendo da una base di volontari che già si conoscono e conoscono il progetto. Ovviamente non si calcola l'eventuale periodo che si vuole trascorrere dopo il campo o l'eventuale tempo di viaggio.


  • Che lingua si parla nei campi di lavoro?
    Qui dipende molto dalla sede del campo e dall'organizzazione che lo gestisce, così come "dall'internazionalità" di quel campo. La lingua del paese dove si svolge il campo è sempre un punto di riferimento, soprattutto per i campi di solidarietà dove la conoscenza reciproca dei volontari e della gente del posto è uno degli obiettivi.
    Per chi conosce solo l'italiano ovviamente un campo in Italia dovrebbe quindi essere l'ideale. Se sulla carta è così di fatto però potrebbero sorgere dei problemi con gli altri partecipanti. Se cioè il campo ha una forte valenza internazionale e ci si trova in dieci con due statunitensi, un australiano, due tedeschi, due russi e un polacco e solo un altro connazionale è evidente che sia pura fortuna che si possa parlare italiano.
    Un'altra soluzione è partire con una organizzazione italiana. Solitamente in quel caso c'è sempre una persona che può aiutare nella traduzione e nella comprensione reciproca con la gente del posto.
    L'ideale però è conoscere, almeno superficialmente, una delle lingue parlate maggiormente nel mondo e soprattutto scegliere un campo dove sia richiesta la conoscenza di quella lingua. Chi conosca un po' di francese, inglese, spagnolo o portoghese non avrà difficoltà a trovare un campo che faccia al suo caso. In ogni caso informarsi sempre e stare attenti a non sbagliare lingua!


  • Quante persone ci sono in un campo di lavoro?
    Solitamente non tante. Per una comunità od un ente ospitante un gruppo di più di dieci persone nello stesso tempo può essere un problema da gestire. Solitamente i campi non superano questo numero, anche se ci sono delle eccezioni.

  • Chi sono i partecipanti ai campi?
    Solitamente i partecipanti non si conoscono direttamente. Il gruppo si costituisce prima durante il corso e poi affina la conoscenza durante il campo. Se viene indicata la conoscenza di una lingua per il viaggio è importante conoscerla. Non credo vengano mai effettuati dei test, ma ci si potrebbe trovare in difficoltà e soprattutto si potrebbe mettere in difficoltà la riuscita dell'intero campo per problemi di comunicazione.
    L'età dei partecipanti è varia. Di solito vengono accettate persone maggiorenni, ma credo che esistano dei campi che accettano anche minorenni. A volte l'ente indica la fascia d'età richiesta. È importante che una persona conosca le proprie condizioni fisiche in relazione con quello che andrà a fare e all'ambiente dove si svolge il campo. Il voler strafare può essere un problema molto serio in certi contesti.
    Nei campi spesso ci sono varie persone del posto. Quando si va all'estero attenzione che si avranno molti contatti con persone di un'altra cultura: buon senso e rispetto non vanno mai dimenticati. Persone che magari non vivono nel progetto ma sono venute a fare il campo proprio come voi.
    Se poi il campo è internazionale è facile che ci siano persone che arrivano da differenti parti del mondo. Questo porta a problemi di carattere pratico, ma basta un minimo di spirito d'adattamento per superare ogni incomprensione. Più facilmente invece la presenza di volontari di diverse nazioni sarà una ulteriore fonte di arricchimento per il volontario.


  • Quanto tempo prima bisogna iscriversi?
    In teoria il prima possibile, non appena cioè si viene a conoscenza di quel determinato campo e che si ha la certezza di potervi andare. Dato che i gruppi di volontari sono solitamente abbastanza piccoli è facile che si riempiano in fretta i posti disponibili, quindi è meglio non indugiare.
    È importante però ricordare che un campo di lavoro richiede impegno nella preparazione sia per chi parte sia per l'ente o la comunità che ospitano. È quindi abbastanza consueto che un mese prima dell'inizio non vengano più accettati nuovi iscritti. Per molti campi è necessario effettuare un corso preparatorio realizzato dall'ente organizzatore. Questo corso può essere una semplice giornata formativa oppure una serie di incontri dove si arriva a capire meglio quale sarà il proprio compito. Nella maggior parte dei casi sono una condizione sine qua non alla partecipazione al campo.


  • Chi organizza i campi?
    Solitamente, come già detto in precedenza, sono ONG ed associazioni. Possono però anche essere enti pubblici o cooperative. In realtà quasi tutte le organizzazioni che hanno progetti di sviluppo organizzano dei campi di lavoro, anche se molto spesso non se ne viene a conoscenza perché vengono riempiti tramite la conoscenza diretta fra gli organizzatori ed i volontari.
    In linea generale va detto che la cosa migliore quando si partecipa ad un campo è che questo non sia un momento avulso dalla nostra vita quotidiana. La scelta di mettersi al servizio non deve essere qualcosa di diverso o di speciale che si fa per dieci giorni all'anno, ma dovrebbe riflettersi anche in una scelta di uno stile di vita coerente. Conoscere quindi l'ente prima della partenza (e non solo attraverso l'incontro preparatorio od il corso) o continuare a collaborare anche dopo il rientro sarebbero cose auspicabili in chi desidera intraprendere un campo. Una conoscenza diretta ed una collaborazione che dura da tempo sono due cose che possono aiutare a vivere il campo in maniera più completa e coinvolgente.
    La prima strada che una persona può praticare è di chiedere informazioni ad amici e parenti per scoprire se già nella sua zona esista una organizzazione che fa un campo di lavoro come noi desideriamo.
    La seconda strada è di consultare una guida apposita. Ne esistono varie ed ogni Bottega del Mondo e le migliori librerie potranno procurarvene senza difficoltà. Forse la più completa ed aggiornata è "Vacanze Contromano", di Umberto Di Maria, edizione "Terre di Mezzo" (esce un'edizione nuova tutti gli anni in aprile/maggio). Qui vengono riportati i nomi e gli indirizzi delle differenti organizzazioni che realizzano campi, divise per tipologia. Si possono trovare esempi di campi, i luoghi di destinazione, cosa si andrà a fare e uno schema sommario di come è suddiviso il tempo, oltre a costi e date.
    Un'altra strada è consultare internet. Molte strutture hanno loro siti dove chiedere informazioni o addirittura preiscriversi. Molte piccole però non hanno un loro sito internet o non lo tengono aggiornato con regolarità. È quindi facile trovare delle informazioni imprecise o troppo vecchie, nonostante le attività siano ancora in pieno svolgimento. A volte poi sono indicati dei referenti che per un motivo o un altro non possono rispondere (magari perché sono al campo di lavoro...). Nel caso non si ottenga una risposta da una certa associazione conviene quindi telefonare direttamente o presentarsi presso la sede per instaurare un contatto diretto.


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I Siti fondamentali sui Campi di Lavoro

Un ultimo sistema può essere consultare questo piccolo elenco di organizzazioni. Io sono solo un volontario di una cooperativa che fa anche turismo responsabile, quindi mi è capitato più volte di dare indicazioni su campi di lavoro. Non ho però una conoscenza molto approfondita di tutte le organizzazioni che ne realizzano, quindi anch'io mi baso soprattutto sulle guide. Non me ne vogliano le organizzazioni, grandi e piccole, che non ho citato. Come già detto in precedenza una guida più completa e aggiornata a cui fare riferimento è "Vacanze Contromano".

  • SCI (Servizio Civile Internazionale). È forse una delle associazioni più strutturate fra quelle che organizzano campi. Sono attivi in tutto il mondo e coordinano l'offerta di campi di tutti i tipi. Realizzano un catalogo (Centofiori) che comprende le varie offerte ed esce (credo) ogni sei mesi.
    Sito: http://www.sci-italia.it

  • Lunaria. Anche Lunaria coordina campi internazionali. Se non ricordo male sono legati all'ARCI.
    Sito: http://www.lunaria.org

  • Consiglio poi anche Modena Terzo Mondo. Fanno dei campi di lavoro prevalentemente in Brasile dove hanno vari progetti legati ai bambini. È una associazione di Modena che fa viaggiare molti volontari soprattutto durante il periodo estivo.
    Sito: http://www.modenaterzomondo.org

  • PARC (Palestinian Agricultural Relief Committees) di Gerusalemme (Israele) può essere un esempio di organizzazione straniera che organizza campi di lavoro. Operano sia in Cisgiordania che nella striscia di Gaza e si occupano principalmente di progetti di sviluppo agricolo e di diritti umani. Ogni estate da alcuni anni realizzano dei campi internazionali.
    Sito: http://www.pal-arc.org

  • Per i campi natura le organizzazioni di riferimento sono solitamente WWF e Legambiente. Entrambe organizzano campi in tutto il mondo con diverse finalità.
    Sito: http://www.wwf.it e http://www.legambienteonline.it

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Alcune considerazioni di Vagabondo per viaggiatori fai-da-te

Le foto che avete visto in questa pagina sono state scattate nel 1997 in un campo di lavoro dello SCI in un parco nazionale sui Pirenei (Spagna) a cui ho partecipato anche io (Matteo).
In quell'occasione lo scopo del campo era sia quello di aiutare una cooperativa di giovani a trasformare un vecchio casale in un ostello per la vsita del parco, sia quello di aiutare i pastori del piccolissimo paese ad organizzare una gara internazionale (Spagna, Francia e Andorra, i paesi dei Pirenei) di abilità per cani da pastore.
Mi ero iscritto al campo con lo scopo di divertirmi e praticare l'inglese. Ho avuto successo in entrambe: il campo è stato divertentissimo, gli altri ragazzi simpaticissimi e fin dal primo giorno si è creato uno splendido clima di allegria. Quanto all'inglese ho scoperto che per chi non lo padroneggia bene (come me allora) è molto più proficuo parlare con altre persone non di madre-lingua che non con inglesi...
Insomma: una esperienza che ricordo tuttora con estremo piacere. Un consiglio?
Passerete varie ore al giorno a lavoro con gli altri ragazzi: scegliete un campo che offre un tipo di lavoro che trovate divertente! Io ho costruito staccionate e impianti elettrici e mi è piaciuto molto, ma magari un falegname o un elettricista non lo avrebbero apprezzato :-) meglio uno scavo archeologico per lui... Fate quindi attenzione non solo al luogo, ma anche al lavoro.

Lo sapevi?